sabato 13 marzo 2010

Lo scandalo pedofilia arriva fino a Ratzinger

il Fatto 13.3.10
Lo scandalo pedofilia arriva fino a Ratzinger
Spunta un caso a Monaco, quando il Papa era vescovo
di Marco Politi

“Il Papa è sconvolto!”
Dal Vaticano il presidente dei vescovi tedeschi Zollitsch riferisce in diretta l’umore di Benedetto XVI. Poche ore dopo esplode il caso di un prete pedofilo a Monaco, quando Ratzinger era arcivescovo. Riferisce la Sueddeutsche Zeitung che, mentre Ratzinger guidava la diocesi, venne trasferito in città un prete con precedenti di abusi sessuali. Interpellato, l’arcivescovado di Monaco rivela adesso: “Nel 1980 fu deciso di sistemare in una casa parrocchiale il sacerdote H. perchè seguisse una terapia. L'arcivescovo (Joseph Ratzinger) contribuì alla decisione”. Tuttavia, la Suddeutsc he Zeitung r ifer isce che nella sua nuova sistemazione il prete tornò ad abusare di minori. In affanno, gli odierni responsabili ecclesiastici di Monaco specificano che l’arcivescovo Ratzinger aveva deciso di dare ospitalità al prete ai fini della cura. Successe invece – si spiega in una nota – che, “discostandosi da questa decisione”, l’allora vicario generale della diocesi Gerhard Gruber (e diretto collaboratore di Ratzinger) “fece assegnare H. alla pastorale di una par rocchia senza limitazioni”.
Un caso tipico, già visto migliaia di volte: il prete-predatore spostato da un posto all’altro. Allarmato interviene ora il Vaticano. Il portavoce padre Lombardi dichiara che la diocesi di Monaco ha riconosciuto “errori nella gestione del personale negli anni Ottanta" e che Gruber si è assunto “piena responsabilità dell’accaduto”. Evidente-
mente, per Lombardi, Gruber non ha seguito le indicazioni di Ratzinger. Così, alla fine, si è verificato ciò che da giorni nel palazzo apostolico chiamavano “l’incubo”: il rischio che il ciclone pedofilia colpisse anche Monaco negli anni in cui Ratzinger era arcivescovo. Dunque si fa sempre più urgente la necessità di una pulizia radicale.
A colloquio a tu per tu per quarantacinque minuti, Zollitsch ha fatto al Papa il quadro della situazione tedesca, dove la stampa segnala circa 350 casi di abusi di minori e di metodi correttivi violenti. La conferenza episcopale tedesca ha delegato un vescovo a seguire a livello nazionale ogni caso di abuso sessuale. É stato istituito un numero verde. La linea ufficiale, ribadita dal portavoce dell’episcopato, consiste nell’allontanare i preti coinvolti e “nell’appoggiare incondizionatamente” l’autor ità giudiziaria statale nel perseguire gli abusi sessuali commessi da sacerdoti e religiosi. Zollitsch ha rinnovato le sue pubbliche scuse alle vittime e confermato l’apertura di un’inchiesta nazionale, in cui ogni vescovo esaminerà nella sua diocesi vicende e denunce, anche lontane nel tempo, per rendere giustizia alle vittime “senza falsi riguardi verso chicchessia”. In caso di inerzia il vescovo locale renderà conto alla conferenza episcopale. La Chiesa tedesca parteciperà inoltre ad una tavola rotonda, promossa dal governo di Berlino per studiare misure efficaci di contrasto. Benedetto XVI, riferisce Zollitsch, approva le iniziative prese e “incoraggia a procedere coerentemente”. Dai suoi incontri in Vaticano il presule riporta la notizia che la Congregazione per la Dottrina della Fede sta raccogliendo materiale da tutto il mondo al fine di rielaborare le direttive emanate nel 2001. Probabilmente verrà redatta un’apposita Istruzione dell’ex sant’Uffizio. Di fatto l’episcopato di Germania si è attrezzato ad affrontare gli scandali di pedofilia con un documento di “Orientamenti”, redatto già nel 2002. É l’unico episcopato, insieme all’Austria, ad avere elaborato linee guida specifiche. A parte i punti stabiliti a suo tempo dall’episcopato nord-americano quando – dopo l’esplodere di migliaia di casi, tra i quarantamila e i sessantamila secondo cifre realistiche – fu varata la “tolleranza zero”. Gli Orientamenti dell’episcopato tedesco prevedono un referente per i casi di pedofilia in ogni diocesi (suggerimento ripreso pochi giorni fa dal vescovo di Bolzano mons. Golser con un apposito indirizzo e-mail), immediato esame dei casi sospetti, apertura di un procedimento ecclesiastico, esortazione al colpevole di costituirsi e, in casi provati, informazione diretta da parte della diocesi alla procura federale tedesca. Contemporaneamente è prevista “assistenza umana, terapeutica e pastorale” alle vittime. Attualmente, ha spiegato Zollitsch, si sta studiando anche la possibilità di un aiuto economico.
In Italia l’episcopato sembra comportarsi come se il fenomeno non richiedesse iniziative collettive. Eppure don Fortunato Noto, responsabile dell’associazione anti-pedofilia “Meter”, ha dichiarato alla Radio Vaticana che nell’ultimo decennio si sono registrati pubblicamente ottanta casi di abusi sessuali commessi da religiosi. Cifra – alla luce dell’esperienza – probabilmente per difetto. Ad esempio nel caso di don Gelmini, ora ridotto allo stato laicale perché accusato di abusi, né il Vaticano né la Cei hanno dato l’input per un’immediata indagine ecclesiastica. Ma senza indagini a tappeto da parte dei vertici ecclesiastici non si volterà realmente pagina.

venerdì 12 marzo 2010

I misteri del corista vaticano

I misteri del corista vaticano

• da Panorama del 12 marzo 2010

di Giacomo Amadori

In pochi giorni è diventato il corista più famoso del mondo. Tutti i media del pianeta hanno parlato di lui, ma nessuno è riuscito a mostrare il suo volto. Dopo la pubblicazione delle intercettazioni in cui procacciava escort ad Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici e gentiluomo del Papa, arrestato con l'accusa di corruzione (vedere il riquadro), la sua immagine era sembrata condannata all'oblio, protetta negli archivi fotografici vaticani. Così i cronisti, per descriverlo, si sono affidati alle voci e qualcuno lo ha definito «alto e palestrato». Ma Chinedu Thomas Ehiem, quarantenne nigeriano, non è né l'uno né l'altro: ha un po' di pancetta, modi affettati e i capelli rasati sui lati alla Mike Tyson (per questo Balducci lo chiamava semplicemente «Mike»).
Ehiem cantava nel coro della Cappella Giulia, da cui, secondo le agenzie di stampa, sarebbe stato «cacciato» subito dopo l'uscita delle prime notizie sui festini gay. «A me, però, non risulta che mi abbiano mandato via» dice il tenore a Panorama. «Nessuno mi ha chiesto di restituire la tessera. E poi perché dovrebbero allontanarmi senza neppure avere ascoltato le mie ragioni?». Ma oltretevere, in questi giorni, il suo nome crea solo fastidio e imbarazzo, sebbene abbia passato circa vent'anni della sua vita tra le mura vaticane: qui, oltre a cantare, ha studiato all'università pontificia e ha vinto una borsa di studio della congregazione per l'evangelizzazione De propaganda fide.
Una frequentazione non priva di soddisfazioni, se è vero che tra novembre e dicembre 2009 è stato inviato per due volte a Londra insieme con altri tre membri dell'Accademia filarmonica romana a pubblicizzare l'Alma mater, «il cd musicale con la voce di Papa Benedetto XVI», come annunciato urbi et orbi. Una performance canora che è valsa al Santo padre la nomination ai Classical Brit award, gli Oscar della musica inglese. In un servizio della Bbc, Ehiem e compagni sono stati ribattezzati «i cantanti del Papa». Del resto il nigeriano quel privilegio lo aveva meritato, essendosi esibito più volte nella cappella privata del Pontefice (foto sopra).
Eppure, oggi in Vaticano sono pochissimi quelli che lo difendono. Tra loro Fabio Colino, maestro di cappella emerito della Basilica di San Pietro, l'uomo che negli anni scorsi aveva chiesto per Ehiem l'onorificenza di cavaliere del Santo sepolcro. Anche il cardinale francese Roger Etchegaray, presidente emerito del Pontificio consiglio della giustizia e della pace, ha voluto bene e ha vergato personalmente una segnalazione che il corista conserva tra le cose preziose.
Il problema è che le telefonate intercettate dai carabinieri del Ros sembrano inequivocabili: il nigeriano cerca escort per Balducci, offre la sua casa per gli incontri a pagamento e in almeno un caso divide il guadagno con i gigolò di turno.
I magistrati di Perugia, che stanno cercando di capire se in questa vicenda siano contestabili il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione, per ora, lo hanno convocato come «persona informata dei fatti» e non come indagato.
In attesa di partire per l'Umbria Ehiem ha deciso di non nascondersi più. Per questo ha spalancato a Panorama la porta dell'appartamento romano dove vive, al terzo piano di una palazzina del cosiddetto quartiere africano. La casa è ordinata e pulita e nelle stanze non ci sono articoli da sex shop, bensì spartiti musicali, testi di musica sacra, bollette ed estratti conto. Ogni mese molte uscite e qualche entrata: la pensione di circa 430 curo al mese da invalido civile (è cardiopatico) e qualche introito più sostanzioso: «Sono i risarcimenti per un incidente in moto» spiega il nigeriano. Negli armadi sono appese con cura decine di camicie sartoriali bianche e azzurre, stirate e con il colletto alto «per proteggere l'ugola dal freddo». Alle pareti calendari delle forze dell'ordine. In un cassetto c'è il curriculum di un carabiniere: «L`ho conosciuto quando lavoravo come commesso in via Condotti e mi aveva chiesto di aiutarlo». E sì perché Ehiem ha fama di avere conoscenze altolocate. Forse per quel suo vezzo di farsi fotografare con personaggi importanti. Nel suo album dei ricordi è ritratto a fianco di Giulio Andreotti alla presentazione del libro su Pio IX. Ci sono pure gli scatti della stretta di mano con Karol Wojtyla e le immagini con madre Teresa di Calcutta o con gli altri coristi e il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone; senza contare le foto ricordo con Albano Carrisi o Pippo Baudo. Tutti personaggi incrociati sotto le volte di San Pietro, durante i concerti. Ehiem, seduto sul divano rosso del salotto, singhiozza e si misura la pressione: «Il mio nome ha fatto il giro dei mondo. Ora vorrei poter dire la mia...». Ha intenzione dì scrivere un memoriale? «Ci sto pensando. In questo caso qualcuno potrebbe pentirsi di avermi trattato come un animale da scacciare». Custodisce segreti inconfessabili? Il nigeriano nega, ma ammette che nella sua autobiografia descriverà nei particolari i suoi rapporti conBalducci, di cui dice: «La Chiesa dovrebbe avere compassione cristiana anche per lui».
Non è chiaro se i racconti dell'aspirante scrittore coinvolgeranno solo l'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. A prima vista, Ehiem può sembrare l'uomo in grado di far tremare il Vaticano con le sue rivelazioni: «Cìè la storia di quel celebre monsignore che un giorno, in un ascensore, ha molestato un mio caro amico» afferma, senza omettere il nome del presunto aggressore. Poi, come se frugasse nella memoria, aggiunge: «Una sera un escort spagnolo aveva con sé un cd di musica sacra e mi ha detto che glielo aveva regalato un alto prelato» appassionato di canto. Dopo un altro paio di confidenze si pente: «Sul Vaticano non ho niente da dire, non ho prove, solo voci, meglio non parlarne».
Ehiem conclude la sua intervista con Panorama tingendo la vicenda di giallo. Nei mesi scorsi avrebbe denunciato alla Polizia postale e alla Vodafone la scomparsa del suo telefonino con la sim card intercettata. A gennaio su questo tema ha scritto una email gonfia di preoccupazione al maestro del coro, padre Pierre Paul: «Da quando ho perso il cellulare mesi fa, ho ricevuto tante telefonate ed email assurde». Nella missiva il tenore dice di «avere avvertito alcuni personaggi importanti, i miei clienti del negozio di oggettistica dove facevo il commesso, che avevo i loro numeri e le loro email memorizzati su quel cellulare rubato». Quindi si augura «che la polizia riuscirà a rintracciare questa persona che mi sta creando problemi» e di cui indica il nickname. Il misterioso internauta avrebbe utilizzato il suo numero di telefonino e la sua email per comunicare su social network come Messenger e Facebook. Per questo a gennaio Ehiem ha cambiato pure l'indirizzo di posta elettronica. Quello vecchio, traboccante di messaggi erotici, sarebbe ora «sotto il controllo della polizia».
A insospettire è la comparsa del presunto alias a pochi giorni dall'esplosione dell'inchiesta su Balducci e soci. Si tratta di un maldestro tentativo di precostituirsi un alibi per giustificare comunicazioni delicate? La banda sotto indagine era già informata a gennaio del filone hard del fascicolo? Ehiem respinge questa ipotesi: «Qualcuno in questi mesi si è spacciato per me». Una versione che gli investigatori ora dovranno verificare. In attesa che in questa storia qualcuno decida di confessare e non solo davanti a un prete.

Preti tedeschi a rapporto dal Papa. La Santa Sede: tolleranza zero

Preti tedeschi a rapporto dal Papa. La Santa Sede: tolleranza zero

• da la Repubblica del 12 marzo 2010

di m. ans.

Niente scuse per nessuno. Fuori dal sacerdozio chi ha abusato di giovani inermi. Su questo doppio binario, delineato da alti esponenti vaticani, Papa Ratzinger si prepara questa mattina a incontrare la delegazione di vescovi tedeschi per affrontare il tema della pedofilia nella Chiesa di Germania.
Una riunione il cui esito non si discosterà dalle dure parole pronunciate due settimane fa da Benedetto XVI ai prelati irlandesi, ugualmente convocati a Roma. La linea del Vaticano è chiara: tolleranza zero. I vescovi, guidati dal presidente della Conferenza episcopale tedesca Robert Zollitsch, dopo la riunione terranno una conferenza stampa per spiegare i risultati dell'incontro.
Neanche quella di ieri è stata una giornata facile per la Santa Sede. Tre preti cattolici del monastero di Kremsmuenster, in Austria, sono stati sospesi dalle funzioni sacerdotali per presunti abusi sessuali negli anni '80 nei confronti di alcuni ragazzi.
Sull'argomento il vescovio di Ratisbona, Gerhard Mueller, a Roma per un convegno, ha usato parole molto nette: «La pedofilia è un peccato grave che esclude dal sacerdozio». Concetto ribadito in un'altra conferenza da monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore della Santa Sede presso le sedi Onu di Ginevra, ricordando che «l'abuso sessuale sui minori è sempre un crimine odioso», un crimine «per il quale non ci sono scuse».
Mueller ha inoltre affermato l'estraneità di Georg Ratzinger, il fratello del pontefice, rispetto all'unico caso accertato di abusi commesso più di 40 anni fa nel coro di voci bianche di Ratisbona, di cui in seguito era stato direttore. «Georg Ratzinger è assolutamente, temporalmente e realmente estraneo», ha detto Mueller. Il vescovo, considerato come uno degli uomini più vicini al Papa, incaricato anche come curatore editoriale dell'opera omnia di Benedetto XVI, ha poi attaccato il ministro Guardasigilli di Berlino, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. «La nostra ministra della Giustizia - ha detto - appartiene all'Unione umanistica», una sorta di «massoneria che considera normale la pedofilia e vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia». Nei giorni scorsi l'esponente della Fdp aveva accusato il Vaticano di avere ostacolato le indagini sugli abusi sessuali, chiedendo un risarcimento per le vittime. Per salvaguardare la Chiesa, il prefetto
del Supremo tribunale della segnatura apostolica, Leo Burke, ha detto che lo scandalo pedofilia
dovrà essere affrontato nell'ambito del diritto canonico.

La Chiesa e il celibato "Non c'entra con gli abusi"

La Chiesa e il celibato "Non c'entra con gli abusi"

Corriere della Sera del 12 marzo 2010

M. Antonietta Calabrò

«Non ci sono scuse» per la pedofilia. Monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu di Ginevra, ha ricordato che «a questa chiarissima condanna della violenza sessuale contro i bambini ed i giovani, il Papa ha aggiunto la dimensione religiosa, ribadendo che l'abuso è anche un grave peccato, che offende Dio e la dignità umana».
Tomasi ha sottolineato che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità delle istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema». E ha assicurato che «i colpevoli di tali crimini vengono immediatamente sospesi dall'esercizio delle loro funzioni e trattati secondo la normativa civile ed il diritto canonico».
«Non ci sono scuse», per la pedofilia: neppure il celibato dei preti, hanno commentato il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, e il vescovo di Ratisbona, Gerhard L. Miller, a margine di un convegno teologico
sul sacerdozio organizzato dalla Congregazione vaticana per il clero. «Non capisco come possa darsi un rapporto» tra il celibato e i casi di pedofilia emersi nella Chiesa, «perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi» ha detto Maradiaga. Per monsignor Miller «non c'è nessun motivo per cambiare la tradizione del celibato della Chiesa latina che il Concilio ha sottolineato», in quanto le origini della pedofilia risiedono in un«disturbo evolutivo» della personalità di «cui non si conoscono esattamente le cause» e non nell'astinenza sessuale per motivi religiosi. Le dichiarazioni di Maradiaga e Miller erano state sollecitate dopo le dichiarazioni dell'arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schtinborn che aveva citato il tema del celibato, oltre alla rivoluzione sessuale, in relazione alla pedofilia. Ieri il primate austriaco ha fatto precisare dal portavoce della Diocesi di non aver «messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino».
E ha anzi lamentato di essere stato frainteso. Mentre per monsignor Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, lo scandalo potrà essere affrontato nel modo giusto dalla Chiesa «nella prassi canonica non prescindendo dall'applicazione delle pene ecclesiastiche», è questa l'unica strada in grado di salvaguardare la Chiesa. Oggi, nella seconda giornata del Convegno sul sacerdozio, il celibato verrà analizzato anche sotto il profilo psicologico dal professor Manfred Lutz psichiatra e neurologo tedesco, dell' Università di Wuerzburg, con una dettagliata relazione nella quale si sfatano i pregiudizi circa una presunta innaturalità del voto di castità che predisporrebbe chi lo fa alla devianza sessuale. Lutz citerà al riguardo lo stesso padre della psicanalisi Freud (che ha potuto scorgere certi aspetti positivi nel movimento celibatario del cristianesimo degli inizi»). Lutz farà poi esempi celebri di personalità non cattoliche, chiedendosi: «ll Mahatma Gandhi era innaturale, lui che pur sempre aveva fatto voti corrispondenti al celibato? Forse che il Dalai Lama è innaturale?». Quanto alla pedofilia, Lutz non ritiene che tra la valutazione dei rischi ci debba essere il criterio del «deficit di intimità» conseguenza del celibato e ricorda in proposito il parere di Bill Marshall, «uno dei terapeuti del crimine più famosi su scala mondiale, noto ateo professo», che ha definito il presunto legame tra la pedofilia e il dovere della castità celibataria «un fraintendimento», visto che il prete «vive un'intima relazione con Dio» e quindi se la sua spiritualità è forte questa mancanza di intimità relazionale non c`è.
Intanto ieri cinquecento siti web con violenze sessuali su bambini dai 3 ai 12 anni sono stati segnalati in meno di un'ora e 20 minuti alla Polizia Postale di Catania dalla onlus Meter fondata da don Di Noto. E il Procuratore di Bolzano Guido Rispoli ha chiesto alla Curia, che invita le eventuali vittime di abusi a segnalarli sul sito Internet della diocesi, a passare «subito alla procura i presunti casi».

Violenze in monastero. Sospesi 3 preti austriaci

Violenze in monastero. Sospesi 3 preti austriaci

Corriere della Sera del 12 marzo 2010

Danilo Taino

La lunga strada di abusi sessuali commessi in scuole e collegi cattolici in Germania ha passato il confine Sud: ora è arrivata in Austria. Nella diocesi di Linz, tre preti del monastero di Kremsmiinster sono stati sospesi dalle loro funzioni a causa dei maltrattamenti e degli abusi sessuali che avrebbero condotto negli anni Ottanta nei confronti di giovani nella scuola che gestivano. Uno dei tre religiosi ha ammesso le accuse che gli sono state mosse da un ex allievo, ha detto ieri durante una conferenza stampa l'abate Ambros Ebhart.
L'ex allievo ha raccontato alla stampa austriaca che un prete avrebbe effettuato approcci sessuali mentre altri due avrebbero regolarmente picchiato lui e almeno altri quattro suoi compagni. La diocesi di Linz ha per ora sollevato dai loro compiti sacerdotali i tre preti e ha promesso di condurre un'indagine approfondita sul caso. Che non è il primo, in questi giorni, in Austria. Mercoledì, un prete della provincia orientale di Burgerland si è dimesso dopo che erano diventate pubbliche nei suoi confronti accuse di molestie a una ventina di giovani negli anni Settanta e Ottanta.
A inizio settimana, il capo di un monastero benedettino di Salisburgo aveva ammesso di avere abusato di un giovane quarant'anni fa e si è dimesso. E ieri si è saputo di accuse di violenze che sarebbero avvenute anche nel Coro dei ragazzi di Vienna, non direttamente però legato alla Chiesa. La questione degli abusi sessuali è estremamente delicata, in Austria. C'è infatti un precedente molto doloroso per i fedeli del Paese. Negli anni Novanta, il cardinale Hans Hermann Groér, arcivescovo di Vienna, si dimise dopo essere stato pesantemente accusato di avere condotto, decenni prima, violenze sessuali nei confronti di giovani: uno dei momenti più drammatici e meno belli per la Chiesa austriaca.
Il mondo cattolico di lingua tedesca è insomma letteralmente travolto, da un mese e mezzo, dal rosario di scandali che vengono alla luce su basi quasi quotidiane. La Germania sta scoprendo quanto le pratiche violente fossero estese, almeno fino agli anni Ottanta: è probabilmente la maggiore crisi di reputazione della Chiesa tedesca dal dopoguerra. Ora, le gerarchie cattoliche stanno cercando di reagire. Oggi, il capo della Conferenza episcopale tedesca Robert Zollitsch incontrerà il Papa in una riunione di routine nella quale però la crisi sarà probabilmente l'argomento principale. Ieri, il vescovo di Ratisbona Gerhard Miiller, anch'egli a Roma, ha sostenuto che la dimensione dello scandalo è stata enfatizzata dai media. Nella sua diocesi è scoppiato il caso di abusi commessi contro allievi del Coro del Duomo di Ratisbona, per trent'anni diretto dal fratello del Papa, Georg Ratzinger.
Muller ha detto che, ovviamente, il problema esiste e che i prelati che si macchiano di violenze sessuali sono fuori dalla Chiesa: «Tutti sanno che questo peccato grave esclude dal sacerdozio». Ha aggiunto che il problema tedesco sarà risolto dai vescovi in Germania, senza bisogno che intervenga papa Benedetto XVI. Poi, ha attaccato il ministro della Giustizia tedesco Sabine Leutheusser-Scharrenberger: l'ha accusata di fare parte dell'Unione umanistica, «quasi una franco-massoneria» la quale «considera normale la pedofilia e vuole legalizzarla». Il nervosismo è insomma forte e anche il rapporto tra Stato e Chiesa tedeschi è in tensione.

Austria, sospesi tre preti. Ombre sul coro di Vienna

Austria, sospesi tre preti. Ombre sul coro di Vienna

La stampa del 12 marzo 2010

Alessandro Alviani

Si allunga la lista dei monasteri, delle scuole e dei convitti cattolici che in Germania e Austria ammettono di essere stati teatro, in passato, di episodi di pedofilia. Ieri tre preti dello Stift Krem smunster, uno dei più noti monasteri dell'Alta Austria, sono stati accusati di aver maltrattato e abusato di diversi ragazzini negli anni 80. Molestie su minorenni si sarebbero verificate negli anni '60 anche nel convitto legato al monastero di Meppen, nel nord-ovest della Germania. A Ratisbona si allarga invece lo scandalo sugli abusi e le dure punizioni corporali che investe il famoso coro del duomo cittadino, guidato tra 1964 e 1994 dal fratello del Papa, Georg Ratzinger: un ex cantore dei celebri «Regensburger Domspatzen», oggi 19enne, ha raccontato che brutali metodi educativi sono stati applicati anche tra 1999 e 2001. Finora si era parlato di maltrattamenti e abusi sessuali soltanto tra 1958 e 1973. Non solo, ma le denunce travolgono un altro coro, i Piccoli cantori di Vienna (che non è religioso, pur esibendosi in chiese) e colpiscono anche la chiesa protestante: negli anni '60 cinque ragazzini sarebbero stati abusati in un convitto evangelico tedesco.
Lo scandalo si allarga insomma a macchia d'olio e la pressione sulla Chiesa cresce. Persino in Baviera, la patria di Benedetto XVI, dove ieri il parlamento regionale, dominato dalla cattolicissima Csu, ha approvato all'unanimità una mozione in cui si lamenta il fatto che «in passato casi sospetti sono stati nascosti per anni e decenni» e si chiede che la Chiesa «denunci in linea di principio tali casi sospetti alla polizia o alla procura», perché le linee guida interne «non hanno la priorità sul monopolio dell'azione penale dello Stato».
Di fronte al moltiplicarsi delle denunce le gerarchie ecclesiastiche hanno deciso di reagire rapidamente. I tre prelati dello Stift Kremsmúnster sono stati sospesi a poche ore dall'emergere delle prime accuse. La diocesi di Ratisbona ha invece nominato ieri una psicologa che avrà il compito di parlare con le vittime. Un segnale di apertura che arriva alla vigilia dell`incontro di oggi in Vaticano tra il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, e Papa Benedetto XVI, e che sorprende tanto più se si pensa che ancora nel 2007, quando venne travolta dall'ultimo grande scandalo di un prete pedofilo, la diocesi di Ratisbona reagì in modo molto più titubante, al punto che fu accusata di nascondere sistematicamente gli abusi.
Restano, invece, le tensioni tra la chiesa tedesca e il ministro federale della Giustizia, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, accusata dalla Conferenza episcopale di aver invitato a mezzo stampa l'arcivescovo Zollitsch per un incontro il 25 marzo prossimo, senza però informare prima il diretto interessato.

Viaggio nel silenzio della Chiesa sui preti pedofili

Left 32-33/08
Viaggio nel silenzio della Chiesa sui preti pedofili
di Federico Tulli

«Accadde una domenica pomeriggio. In genere, si giocava a calcetto nel cortile del seminario. Invece quella volta don Bruno mi invitò nella sua camera a riposare. Spesso noi ragazzi entravamo nelle camere degli assistenti. Magari per fare due chiacchere. Invece quel pomeriggio lui mi spogliò, mi baciò, e poi abusò di me. Dopo andò in bagno. Quando tornò mi chiese solo: “Ti sei sporcato?”. Mi diceva che la nostra era solo un’amicizia, un’amicizia particolare, divina. E io gli credevo. Mi diceva che era normale e che era giusto. E anche che non dovevo dirlo a nessuno, perché avrei suscitato invidie, gelosie. Io non lo dissi. Neanche quando l’abuso si ripeté. Era un uomo di Dio: con lui pregavo, mi fidavo. Ciecamente». Marco Marchese aveva 12 anni quando fu violentato la prima volta da don Bruno Puleo. Gli abusi proseguirono per 4 anni, durante i quali Marco subì in silenzio. Fino a quando si rivolse al superiore del suo violentatore. Questi lo invitò a «non preoccuparsi e proseguire nel suo cammino religioso». Comincia così il Viaggio nel silenzio (Chiarelettere) di Vania Lucia Gaito, la psicologa che nel 2007 ha sottotitolato in italiano e pubblicato su bispensiero.it il video della Bbc, mai mostrato nel nostro Paese, sulle migliaia di casi di pedofilia che hanno coinvolto uomini di Chiesa, Sex, crimes and Vatican. In poco tempo il video fu scaricato 5 milioni di volte. «Accadde anche qualcos’altro – scrive l’autrice -. Mi arrivarono centinaia di email. Di protesta, di ringraziamento, di indignazione. In mezzo c’erano lettere di chi aveva subito abusi. Una sola volta o a lungo. Ma sempre in silenzio». Nel libro l’autrice dà la parola ad alcune di queste persone. Viene fuori un quadro agghiacciante della Chiesa e di come si svolge l’educazione nei seminari. Al centro la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale che spiega la tendenza diffusa alla pedofilia. Non è un caso che di recente tutte le diocesi americane abbiano chiuso i seminari minori. Come pure colpisce che la convenzione dei diritti del minore dell’Onu non sia mai stata firmata dal Vaticano. E ancora che in Italia sono ancora aperti 123 seminari minori. Nel libro ci si ritrova irretiti in tante storie come quella di Marco, tutte simili tra loro, nonostante si siano svolte a migliaia di chilometri di distanza. Negli Usa ad esempio. Con l’incredibile scandalo e l’omertà della diocesi di Boston e del cardinale Bernard Law. Che ora è arciprete a santa Maria Maggiore a Roma e che come tanti suoi colleghi, pur avendo solide prove di colpevolezza, si è sempre e solo limitato a spostare in altra curia ogni prete accusato di pedofilia da una o dieci o decine di vittime. Negli Usa s’incrocia per un attimo pure la figura di Ratzinger, l’attuale papa, che in Texas, grazie all’ascesa al soglio pontificio, è riuscito a evitare la comparizione, come imputato, a un processo contro la diocesi di Houston, che per coprire un seminarista «aveva seguito fedelmente le indicazioni del Crimen sollicitationis e del successivo Ad exequandam». Documenti che obbligano al vincolo di segretezza, pena la scomunica, i vescovi che vengono a conoscenza di casi di pedofilia che coinvolgono preti. Ad exequandam è stato redatto e firmato da Ratzinger, citato dunque in giudizio per aver «ostacolato il corso della giustizia» Usa. Ciò che balza agli occhi è come anche in questo caso il Vaticano mantenga un atteggiamento di totale incuranza per le vittime e quasi distaccato nei confronti dei preti violentatori o presunti tali. Atteggiamento che non si manifesta nei confronti di chi si sposa o lascia la Chiesa. Come racconta all’autrice Alessandro Pasquinelli, un ex prete oggi sposato. «La Chiesa usa la riduzione allo stato laicale per gettare fumo negli occhi, pur di non fronteggiare il problema dei preti sposati». «Ma tutti i sacerdoti pedofili sono ridotti allo stato laicale?», gli chiede la Gaito. «Neanche per sogno!», risponde Alessandro. «La Chiesa ha pochissimi sacerdoti, non può mica permettersi di gettarli via così. Preferisce buttare via chi s’innamora, piuttosto che i pedofili. Certi scandali si possono soffocare, nascondere, ma un sacerdote che si sposa non può essere occultato»

Decine di storie di violenze su minori da parte di preti scuotono l’Italia. Sulla prevenzione si lavora poco e male. La denuncia della scrittrice e psicologa Vania Lucia Gaito
di Federico Tulli

Dottoressa Gaito, in poche settimane i casi di Bolzano, Verona e Casal di Principe. Rischiamo di fare la fine degli Usa, dove, una volta rotto il silenzio decennale imposto dai vescovi in osservanza del Crimen sollicitationis, sono stati accertati migliaia di casi di violenza pedofila commessi da uomini di Chiesa?

Il pericolo è più che reale. Non siamo di fronte a casi isolati. E qualcosa in Italia comincia a emergere. Ma quando una storia arriva sulla stampa nazionale di rado è messa in relazione con le altre vicende simili che si verificano in tutta la penisola. L’opinione pubblica perde così la possibilità di cogliere il filo che c’è tra questi abusi. Col risultato che da noi ancora non si parla in maniera aperta della pedofilia nel clero. Soprattutto non si racconta perché questo fenomeno non si arresta. Cosa d’altronde impossibile se prima non si scopre qual è la sua genesi.
L’abuso di preti nei confronti di minori ha una genesi completamente diversa da quello che si verifica in ambito familiare. La pedofilia clericale è spesso figlia del tipo di educazione che viene impartita nei seminari. Non è un caso se la Carta dei diritti del fanciullo delle Nazioni unite (1989), proibisce l’istituzionedei seminari minori. Nel documento, che il Vaticano non ha mai sottoscritto, si spiega che i bambini devono rimanere in famiglia per crescere nell’ambiente più consono a uno sviluppo normale. Per impedire cioè che avvenga uno “strappo” educativo proprio negli anni in cui si entra nell’età adolescenziale, quella più delicata dal punto di vista della definizione della sessualità. Ebbene, questi seminari sono oramai chiusi in quasi tutto il mondo, ma in Italia ce ne sono ancora 123.
Dove si trovano?
Sono dislocati specie al Sud e nel Nordest. Vero è che stanno chiudendo, ma non per rispetto della direttiva Onu quanto perché sono in calo le “vocazioni”. Tranne appunto che in certe regioni dove certa “cultura” permane. Che è quella di chi si fida ciecamente e pensa che entrando in seminario il proprio figlio vada in un ambiente protetto. Ora, a parte la disgustosa vicenda del Provolo – e sfido chiunque a parlare ancora di casi isolati – basta pensare a quanto racconta nel mio libro Marco Marchese, abusato per quattro anni all’interno di un seminario dal suo insegnate, don Bruno Puleo. Ciò che emerge dalla storia di Marco è la demonizzazione della figura femminile, una visione pesantissima, sessuofobica che dagli educatori ricade su dei ragazzini nel pieno dello sviluppo adolescenziale. E che vedono condannato il proprio corpo come se fosse la fonte del peccato. Questo atteggiamento manicheo, nichilistico è veramente deleterio per la psiche di un adolescente. Tanto più se poi viene violentato dalla stessa persona che lo dovrebbe “educare”.
È vero che Puleo non è stato nemmeno un giorno in carcere?
Sì, patteggiando meno di tre anni è stato affidato ai servizi sociali. Fortunatamente dal 2006 il patteggiamento per casi di pedofilia non è più permesso.
Come giudica la legislazione italiana al riguardo?
Assolutamente arretrata visto che prevede ancora la prescrizione del reato. Cosa che, per dire, la Svizzera ha abolito. Subire un abuso non significa automaticamente avere la forza di denunciarlo. Come prima cosa la violenza devasta l’autostima della persona che la subisce. Inoltre il pedofilo è molto spesso una persona di cui tanto la famiglia quanto il bambino si fidano. È seduttivo nei confronti del bimbo, non agisce in maniera violenta, lo blandisce approfittando della sua naturale fiducia nel prossimo. Questo incide talmente nel profondo che raccontare quanto subito richiede una forza che il pedofilo stesso ha distrutto. E che per essere recuperata, laddove è possibile, a volte richiede decenni. Ma questa cosa in Italia non è percepita.
Dopo gli scandali Usa, come ha gestito le proprie responsabilità il Vaticano?
Per comprenderlo basta raccontare dell’ultimo viaggio oltreoceano di papa Ratzinger. Mentre era in volo disse che la pedofilia è un peccato gravissimo, e che è incompatibile con il sacerdozio. Che fosse compatibile in realtà noi non lo abbiamo mai pensato, ma lui ha sentito la necessità di precisarlo. E poi nei fatti con chi si è accompagnato nelle due tappe americane di Washington e New York? Nella capitale era con il cardinale Francis George. Questo signore sapeva dell’esistenza di accuse contro padre Daniel McCormack. Ma non ha mai fatto nulla. McCormack fu arrestato nel 2005 e condannato a cinque anni per abusi su bambini tra gli 8 e gli 11 anni. Oggi George è presidente della Conferenza episcopale Usa. A New York, invece, l’anfitrione di Benedetto XVI era il cardinale Egan, un altro che non si è certo distinto per un’accanita lotta ai sacerdoti pedofili della sua diocesi. Allora mi chiedo, questa pulizia che il papa dice di voler fare all’interno della Chiesa da dove dovrebbe partire se non dai vertici? Diciamoci la verità: il Vaticano ha perso oltre 120mila sacerdoti e non può permettersi di lasciarne tornare altri alla vita laica. La priorità è questa.
Di cosa si occuperà nel suo prossimo libro?
Racconterò le responsabilità della Chiesa, talvolta dirette, talvolta indirette, negli ultimi tre genocidi del secolo scorso: Argentina, Rwanda e Canada. Responsabilità passate praticamente sotto silenzio, anche dei media. Basta guardare come alla sua morte si è celebrato il cardinale Pio Laghi, che era quello che andava a giocare a tennis con il genocida Eduardo Masera.
A parte il documentario “Unrepentant” di Kevin Annett, che ha vinto diversi premi internazionali ma che in Italia ha trovato diffusione solo online su arcoiris.tv, del genocidio in Canada non se ne è mai sentito parlare apertamente…
I giornali pubblicarono la notizia del primo ministro Harper che chiedeva scusa ai nativi canadesi, risarciti con 5 miliardi di dollari. E si dimenticarono di dire “perché”. In certi casi emerge la capacità tutta italiana di dare una notizia… senza darla. Non si disse che alla base di quanto è successo c’era l’Indian act del 1874 alla cui stesura aveva contribuito una commissione cattolica. Non si disse del genocidio di oltre 50mila bambini commesso dai responsabili religiosi delle scuole dove per decenni i bambini nativi sono stati rinchiusi e costretti a professare la religione cristiana.
Tutto questo sarà denunciato?
Sì, dettagliatamente.