venerdì 19 marzo 2010

Pedofilia, altri casi in Svizzera "A Ratisbona abusi fino al ´92"

La Repubblica 14.3.10
Pedofilia, altri casi in Svizzera "A Ratisbona abusi fino al ´92"
Il Vaticano: volevano coinvolgere il Papa ma hanno fallito
Nelle diocesi elvetiche si indaga su sessanta presunte vittime di sacerdoti
di Orazio La Rocca

CITTÀ DEL VATICANO Lo scandalo dei preti pedofili continua a scuotere la Chiesa cattolica. Dopo gli Usa, l´Irlanda, l´Olanda e la Germania, notizie di nuovi casi di violenze sessuali su minori ora arrivano anche dalla Svizzera, dove i giornali di ieri hanno rivelato che nelle diocesi elvetiche si sta indagando su una sessantina di presunte vittime di preti pedofili, sui quali le autorità ecclesiali assicurano che «faranno chiarezza». Mentre nella stessa Germania oltre a nuovi presunti casi di abusi denunziati ancora ieri dalla stampa nella Bassa Sassonia risalenti agli anni ‘50 e ‘60 tornano ad accendersi i riflettori sullo storico coro di Ratisbona diretto dal 1964 al 1994 da monsignor Georg Ratzinger, fratello maggiore di Benedetto XVI. Secondo il settimanale Der Spiegel nel coro gli abusi sarebbero durati fin al 1992 e, secondo un ex allievo, il maestro Ratzinger era solito usare «maniere forti» durante le lezioni. Altra notizia-shock che va a lambire la figura dell´attuale pontefice già tirato indirettamente in ballo dalla rivelazione di un caso di omesso controllo su un sacerdote pedofilo accolto nel 1980 nella diocesi di Monaco retta dall´allora arcivescovo Joseph Ratzinger. Una vicenda emersa lo stesso giorno in cui in Vaticano il Papa ha ricevuto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, l´arcivescovo Robert Zollitsch, per pianificare gli interventi per sradicare la pedofilia nelle chiese locali.
Sul caso di Monaco, però, in Vaticano non sembrano preoccupati. «È stato tutto chiarito ha detto il portavoce papale, padre Federico Lombardi la curia di Monaco ha ammesso che la responsabilità di non aver controllato adeguatamente un sacerdote accolto in diocesi per essere curato fu tutta dell´ex vicario episcopale, non del vescovo». «È piuttosto evidente ha poi commentato padre Lombardi alla Radio Vaticana che negli ultimi giorni vi è chi ha cercato, con un certo accanimento, a Regensburg e a Monaco, elementi per coinvolgere il Santo Padre nelle questioni degli abusi». Ma «per ogni osservatore obiettivo è chiaro che questi sforzi sono falliti», assicura il portavoce pontificio, secondo il quale «nonostante la tempesta, la Chiesa vede bene il cammino da seguire, sotto la guida sicura del Santo Padre». Su questo aspetto interviene anche l´Osservatore Romano, che pubblica un commento sullo «scandalo degli abusi sessuali sui minori» intitolato "Il rigore di Benedetto XVI contro la sporcizia nella Chiesa", evocando significativamente l´analoga severa espressione con cui nel commento alla Via Crucis della Pasqua 2005 scritta dall´allora cardinale Ratzinger per condannare gli scandali consumati da sacerdoti, preti e religiosi.

giovedì 18 marzo 2010

Nuove rivelazioni del settimanale Spiegel sullo scandalo pedofilia

l’Unità 14.3.10
Nuove rivelazioni del settimanale Spiegel sullo scandalo pedofilia
La difesa del Vaticano «Cercano invano di coinvolgere il Papa»
Ex-corista stuprato: Georg Ratzinger era collerico. Ci tirò sedie addosso
Nuove rivelazioni su violenze sessuali nel convitto di Ratisbona sino al 1992, quando il coro era diretto dal fratello di papa Ratzinger. Il Vaticano: cercano invano di coinvolgere il pontefice.
di Gabriel Bertinetto

Si erano tenuti tutto dentro per anni e anni. Finalmente trovano il coraggio di parlare. La confessione dell’uno comunica all’altro la forza di raccontare ciò che, forse per vergogna, aveva cercato di occultare in fondo alla memoria. Tra gli ultimi a denunciare gli abusi sessuali in istituti religiosi è un ex-corista di Ratisbona, Thomas Mayer. Il settimanale tedesco Spiegel pubblicherà domani i particolari di una vicenda destinata a suscitare ulteriore imbarazzo in casa Ratzinger. Perché le rivelazioni riguardano violenze subite dai cosiddetti «Passeri del duomo di Ratisbona» nel periodo in cui il fratello di Benedetto XVI, Georg, dirigeva il coro. Sostiene Mayer che nel convitto dei «Passeri» abusi e violenze si sono protratti almeno fino al 1992, anno in cui lui se ne andò. All’epoca, e ancora sino al 1994, il coro era diretto da Georg Ratzinger, che sinora si è sempre difeso dicendo di non avere saputo nulla dei quegli episodi. Mayer lo ricorda come persona «estremamente collerica e irascibile», capace di scagliare sedie contro i cantori rei di stonature o errori di tempo. Una volta si imbestialì a tal punto, che gli cadde di bocca la dentiera.
SISTEMA TOTALITARIO
Ma accadeva ben di peggio in quello che avrebbe dovuto essere un luogo di preghiera e di educazione. Mayer afferma di essere stato violentato da colleghi più grandi. Lui come tanti altri. C’era un prefetto, uno dei presunti istruttori, che prestava la sua casa agli stupratori. Secondo Mayer ci sono dirette responsabilità di coloro che gestivano la struttura, perché i più grandi avrebbero esteso ai minori «la pressione di un sistema totalitario».
E mentre altri casi di pedofilia vengono scoperti anche in Austria (al convitto di Fuegen tra il 1970 ed il 1976, e nella sede dei Piccoli cantori di Vienna durante gli anni sessanta), il Vaticano in questi giorni è particolarmente impegnato a fare muro attorno alla figura del Papa, come se fosse in atto un tentativo di infangarne la dignità religiosa. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, parla di «un certo accanimento» alla ricerca di «elementi per coinvolgere personalmente il Santo Padre nelle questioni degli abusi». Sforzi «falliti» secondo Lombardi. L’Osservatore Romano rivendica alla Chiesa, «a dispetto dell'immagine deformata con cui la si vuole rappresentare», di essere «l'istituzione che ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno dei minori partendo dal suo interno». Monsignor Scicluna in un’intervista informa che la Congregazione per la dottrina della fede, di cui fa parte, ha indagato dal 2001 su tremila casi di presunti abusi, accertando che 300 erano «atti di vera e propria pedofilia». Troppi, dice Scicluna, «ma il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere».

mercoledì 17 marzo 2010

Lo scandalo ora lambisce persino il Papa

l’Unità 13.3.10
Lo scandalo ora lambisce persino il Papa
di Roberto Monteforte

Era vescovo a Monaco quando un suo prete già condannato per pedofilia ebbe una recidiva
Ratzinger sconvolto per l’affaire tedesco: nuove norme, linea dura, massima chiarezza

Pieno appoggio del Papa alla linea dura della Chiesa tedesca contro i preti pedofili. Scandalo anche a Monaco quando Ratzinger era a capo della diocesi.«Nessuna sua responsabilità» chiarisce padre Lombardi.

Pieno appoggio di Benedetto XVI ai vescovi tedeschi. Sulla pedofilia che ha sconvolto la Chiesa in Germania sarà linea dura e trasparenza. Costi quel che costi. Senza guardare in faccia a nessuno e collaborando con le autorità giudiziarie. La linea è decisa e ha il convinto avvallo di papa Ratzinger che ieri, «con grande sgomento, attento interesse e profonda commozione» ha ascoltato la relazione sui casi di «soprusi pedagogici e abusi sessuali» avvenuti in Germania tenutagli dal presidente della conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitsch. Uno scandalo cha nel 1980 ha colpito anche la diocesi di Monaco di Baviera, quando Joseph Ratzinger ne era arcivescovo. Lo scrive il giornale Sueddeutsche Zeitung. Un sacerdote con precedenti di pedofilia racconta sarebbe stato autorizzato a trasferirsi nella diocesi bavarese per essere curato. Avrebbe dovuto essere ospitato in una comunità religiosa. Venne, invece, autorizzato a svolgere attività pastorale, e continuò a commettere abusi. La responsabilità però, puntualizza il portavoce vaticano, padre Lombardi, è stata dell’ex «vicario generale» della diocesi, monsignor Gerhard Gruber che avrebbe trasgredito le indicazioni dell’allora arcivescovo Ratzinger.
LO SCANDALO DI MONACO
La notizia è stata diffusa dopo l’incontro in Vaticano, ma l’episodio deve essere stato ben presente al pontefice durante il faccia a faccia durato quarantacinque minuti con monsignor Zollitsch. La sua adesione al «pacchetto di misure» messe a punto dalla Conferenza episcopale tedesca, deve essere stata ancora più convinta. Che non ci siano state incertezze sulla linea della fermezza lo ha sottolineato monsignor Zollitsch che alla stampa ha spiegato la strategia messa a punto dalla Chiesa tedesca. Lo fa partendo dalle scuse alle vittime degli abusi. È una premessa significativa. L’intero «catalogo» delle misure ora rafforzate, ma individuate già nel 2002, parte dalla convinta attenzione verso le vittime. «Vogliamo portare alla luce la verità ha assicurato il vescovo senza falso rispetto per nessuno o chicchessia, anche di cose accadute molto tempo fa, perché le vittime ne hanno il diritto».
L’impegno della Chiesa nella lotta alla pedofilia è esplicito: collaborare con la giustizia e accertare la verità. Si invitano sacerdoti, laici e volontari «ad autodenunciarsi quando vi possano essere fatti significativi». Il vescovo ha pure chiarito che le procedure sono due, distinte, non sovrapponibili e indipendenti: quella della giustizia ordinaria e quella del diritto canonico. In Germania la procedura assunta è molto rigorosa. «Nessun altro Paese, ad eccezione dell’Austria ha precisato Zollitsch ha mai adottato norme simili». Che aggiunge: «Il Papa ci incoraggia ad applicare le nostre norme procedurali in maniera continuativa e a migliorarle se necessario. È favorevole alle nostre misure e sul cammino che abbiamo intrapreso». Il pacchetto è articolato. La Chiesa tedesca ha predisposto un’indagine interna e ha indicato nel vescovo di Treviri, monsignor Stephan Hackermann, l’« incaricato straordinario per tutte le questioni inerenti agli abusi sessuali». Sulle misure a sostegno delle vittime e delle loro famiglie la Chiesa tedesca ha assicurato alle vittime accertate e ai loro familiari «assistenza umana, psicologica e pastorale adeguata alle loro esigenze». Vi è piena disponibilità ad incontrare le vittime. Non si è ancora deciso sull’eventuale risarcimento economico per le vittime. L’indagine è estesa a tutte le diocesi tedesche. «Abbiamo raccomandato di investigare su ogni episodio già emerso o che dovesse emergere, anche riferito a tempi lontani». Sono previste anche misure di controllo sulla corretta applicazione delle norme procedurali. Non si ha ancora un quadro preciso dei casi di abuso. Si attendono le risposte dalle diocesi. Durante il colloquio con il pontefice non si sarebbe toccato il caso del coro di Ratisbona diretto dal fratello del Papa, George Ratzinger.
LA COLLABORAZIONE CON IL GOVERNO
Quello che i vescovi tedeschi respingono è che la pedofilia sia un problema esclusivamente della Chiesa cattolica. Quello che si sottolinea è che «non vi è in Germania un altro gruppo che abbia norme così severe». Molto si attende dalla «tavola rotonda» promossa dal governo con tutte le realtà coinvolte dal fenomeno, prevista per il prossimo 23 aprile.
Vi sarebbe «piena fiducia» dei vescovi con la cancelliera Angela Merkel e con i ministri della famiglia e dell’istruzione. Invece resterebbero gli attriti con il Guardasigilli, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger con la quale sarebbe in programma un incontro chiarificatore.

martedì 16 marzo 2010

Molestie sessuali e frustate anche a Bolzano e Innsbruck

l’Unità 13.3.10
Molestie sessuali e frustate anche a Bolzano e Innsbruck

Arriva sino a Bolzano lo scandalo pedofilia. Ieri un bolzanino ha ricordato le violenze sessuali subite quand’era ragazzino negli anni 60 da cinque frati in un convento in città, giorni fa un ex allievo di un collegio di Novacella aveva denunciato vessazioni fisiche e frustate. La curia di Bolzano Bressanone ha reagito spostando in apertura del suo sito web l’indicazione di un indirizzo e-mail, molestie@bz-bx. net, dove le vittime possono fare segnalazioni, perché si legge sul sito «ogni abuso è uno di troppo». Quello della pedofilia è un tema che causa da tempo imbarazzi nella curia altoatesina, fino dall’epoca del processo a carico di don Giorgio Carli, accusato di avere abusato per anni da una minorenne. Assolto in primo grado, condannato in appello, fu prosciolto per prescrizione. Durante il processo vi erano state serie frizioni tra procura e curia, per una convocazione a testimoniare al vescovo Wilhelm Egger (oggi defunto). Alla fine Egger rispose alle domande della corte. Oggi il procuratore capo Guido Rispoli dice: bene hanno fatto le autorità religiose a rendersi disponibili raccogliendo segnalazioni su abusi, ma si segnali ogni fatto rilevante anche al potere secolare. Al di là del Brennero, nella diocesi austriaca di Innsbruck, i casi segnalati dal 1995 ad oggi sono 33, 15 venuti alla luce negli ultimi due giorni.

lunedì 15 marzo 2010

Fecondazione, nuova bocciatura Consulta "Sì alla crioconservazione degli embrioni"

La Repubblica 13.3.10
Fecondazione, nuova bocciatura Consulta "Sì alla crioconservazione degli embrioni"

ROMA - Nuova bocciatura per la legge 40 da parte della Corte costituzionale. La Consulta ha di fatto confermato l´illegittimità dell´obbligo di creazione di massimo tre embrioni, dell´impianto unico di più embrioni e la legittimità invece della crioconservazione legata a motivi di salute della donna, ossia del congelamento degli embrioni per un successivo impianto, già sanciti dalla sentenza del 2009.
La sentenza arriva sulla base del ricorso presentato da Hera onlus e Sos infertilità per conto di due coppie affette da due gravi malattie genetiche.
«La sentenza conferma che i cittadini hanno diritto alla diagnosi preimpianto e alla crionservazione, e i centri devono adeguarsi», ha commentato Maria Paola Costantini, vicesegretario di Cittadinanzattiva Toscana e avvocato.

domenica 14 marzo 2010

Caso di pedofilia a Monaco con Ratzinger vescovo

La Repubblica 13.3.10
Caso di pedofilia a Monaco con Ratzinger vescovo
Pedofilia, lo scandalo sfiora il Papa "Nella sua diocesi un prete condannato"
di Andrea Tarquini

BERLINO - Lo scandalo degli abusi sessuali ai danni di minori sfiora Papa Ratzinger. A scriverlo è il quotidiano Sueddeutsche Zeitung che rivela la storia di un prete tedesco con tendenze pedofile già note, trasferito per questo stesso motivo da Essen a Monaco di Baviera. Benedetto XVI, prosegue il giornale, presiedeva allora come arcivescovo di Monaco di Baviera e Freising, il consiglio della diocesi. Nella sua inchiesta, il Sueddeutsche Zeitung scrive che nel 1980 fu deciso di sistemare il prete in rettorato per curarlo. Nonostante la nuova sistemazione, il prete continuò ad abusare dei ragazzi. Dura la reazione del Vaticano che con una nota ha affermato la completa estraneità di Benedetto XVI. L´ex vicario generale, monsignor Gruber, si è assunto ogni responsabilità.

BERLINO - I pedofili travestiti da sacerdoti arrivavano ovunque, riuscivano a ingannare anche menti finissime come quella dell´allora cardinale Joseph Ratzinger, ad aggirare la loro attenta, rigorosa sorveglianza. La rivelazione viene dal sito della Sueddetusche Zeitung, è allarmante e clamorosa. Negli anni in cui l´attuale papa Benedetto XVI era arcivescovo di Monaco e Frisinga la sua arcidiocesi, la più importante nella cattolicissima Baviera, ammise al servizio pastorale un prete pregiudicato per violenze pedofile. E in Baviera il pregiudicato si abbandonò di nuovo, sempre secondo l´autorevole quotidiano di Monaco, ad abusi su minorenni. Svolgerebbe ancora il suo ministero, da qualche parte nell´Alta Baviera.
Immediata la reazione della Santa Sede. Come ha spiegato il portavoce, padre Federico Lombardi, i comunicati dell´arcidiocesi di Monaco chiariscono tutto. Il sacerdote pregiudicato, indicato dai media tedeschi come "Abate H" fu accolto dalla Chiesa bavarese e assegnato a una residenza in una parrocchia per permettergli di sottoporsi a terapie contro la sua tendenza pedofila. Ma all´insaputa dell´allora arcivescovo e cardinale Ratzinger, il vicario generale dell´arcidiocesi, Gerhard Gruber, decise di riammetterlo al pieno servizio pastorale e al contatto con i fedeli, anche giovani o minorenni. «Ho commesso un grave errore, me ne assumo la piena responsabilità», ha detto ieri l´ex vicario generale Gruber, oggi 81enne. «Mi rincresce profondamente che a causa della mia decisione di allora dei giovani subirono violenze, chiedo scusa a tutte le vittime».
Joseph Ratzinger dunque non sapeva, non fu informato a dovere dai suoi sottoposti. La decisione di riammettere l´ "Abate H" al servizio pastorale, e al contatto diretto quotidiano con i fedeli, anche con minorenni, fu presa per suggerimento del vicario Gruber. La stessa Sueddeutsche Zeitung scrive che Gruber decise da solo, poi dopo il fatto compiuto (afferma il portavoce dell´arcivescovato di Monaco, Bernhard Kellner) inviò al cardinale Ratzinger documenti generici su varie nomine. In cui non si faceva alcuna menzione del passato criminale dell´abate H. E non c´è assolutamente certezza che Joseph Ratzinger abbia vagliato quei dossier sull´ "Abate H".
Le colpe sono pesanti, e per questo il caso è scottante, sebbene tutto indichi una totale estraneità e innocenza del Santo Padre. Il misterioso "Abate H" era stato condannato a Essen, nel Nordreno-Westfalia, per aver costretto un undicenne a praticargli un atto sessuale orale. La Chiesa bavarese lo accolse per terapie nell´82, ma poi lo riammise al servizio pastorale. Senza l´approvazione di Ratzinger, dicono tutti. Nel 1986, il prete fu di nuovo condannato da un tribunale bavarese a 18 mesi con la condizionale e a una multa di 4000 marchi per abusi su un minorenne. Ma ciò malgrado, la Chiesa lo assegnò di nuovo a una comunità di fedeli.
La presunzione d´innocenza e ogni prova indicano una totale estraneità di Benedetto XVI alla scelta. Ma lo stesso fatto che sia stato possibile nascondere all´allora cardinale Joseph Ratzinger la decisione di perdonare un sacerdote pregiudicato e chiaramente pericoloso, getta nuove ombre pesantissime sulla credibilità e l´immagine della Chiesa cattolica nel paese del Papa. Proprio nello stesso giorno in cui Benedetto ha ricevuto il presidente della Conferenza episcopale tedesca, esprimendo sdegno e costernazione per quei crimini contro l´infanzia e promettendo indagini e provvedimenti senza tolleranza.