venerdì 17 febbraio 2012

Vaticano, i fondi dello Ior trasferiti in banche tedesche

Corriere della Sera 9.2.12
Vaticano, i fondi dello Ior trasferiti in banche tedesche
Chiuso il rapporto con nove istituti di credito italiani
di Sergio Bocconi

MILANO — Ancora una volta lo Ior, il forziere del Vaticano, è sotto i riflettori da parte della Procura di Roma. Secondo quanto riferito da alcune agenzie citando «ambienti giudiziari», lo Ior avrebbe provveduto a trasferire gran parte dei fondi depositati presso nove banche italiane, di cui è cliente, fra le quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, in istituti di credito tedeschi.
Per quale ragione lo Ior avrebbe deciso di interrompere i rapporti con gli istituti del nostro Paese? Sempre secondo fonti giudiziarie, il «trasloco» sarebbe legato all'entrata in vigore della circolare con la quale Bankitalia ha incluso l'istituto, presieduto da Ettore Gotti Tedeschi e guidato dal direttore generale Paolo Cipriani, nella lista dei Paesi extracomunitari verso i cui istituti le banche italiane devono applicare le verifiche e i controlli «rafforzati» previsti dal decreto 231 del 2007 (cioè le disposizione che hanno dato attuazione alla direttiva europea antiriciclaggio).
Il progressivo azzeramento della operatività dello Ior con gli istituti italiani sarebbe emerso dall'esame dei rapporti finanziari acquisiti dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sullo Ior che, nel settembre 2010, ha portato al sequestro di 23 milioni trasferiti dall'istituto Vaticano, attraverso il Credito Artigiano, alla Jp Morgan Frankfurt (20 milioni) e alla Banca del Fucino (3 milioni). Secondo i giudici i trasferimenti erano avvenuti senza comunicare per conto di chi erano stati disposti, né la natura e lo scopo delle due operazioni. In particolare, lo Ior aveva chiesto al Credito Artigiano di disporre le due operazioni di bonifico e la banca, che nei mesi precedenti aveva ricevuto, come tutti gli altri istituti di credito, la circolare della Banca d'Italia che obbliga nei rapporti con lo Ior, istituto extracomunitario, a rispettare gli obblighi di verifica rafforzata, ha chiesto al Vaticano di fornire informazioni su beneficiari e scopo delle operazioni. Ma le risposte non erano arrivate, l'Artigiano lo ha segnalato a Bankitalia, si è mossa la Procura e si è arrivati al sequestro. Gli avvocati della Santa Sede hanno in seguito precisato che si trattava di operazioni di tesoreria: la somma maggiore, cioè i 20 milioni trasferiti a Francoforte, doveva essere investita in titoli di Stato tedeschi.
L'inchiesta, che aveva visto indagati sia Gotti Tedeschi sia Cipriani appunto per omesse comunicazioni in violazione alla normativa antiriciclaggio, è rimasta aperta anche dopo che, nel giugno 2011, è stato autorizzato il dissequestro della somma. Tra i motivi della revoca del provvedimento, respinta una prima volta alla fine del 2010, c'è stata l'emanazione da parte del Vaticano di una legge sulla «prevenzione e il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose» e l'istituzione di un'Autorità di informazione finanziaria (Aif). Sempre secondo quanto riportato dalle agenzie, in Procura si fa notare che l'Aif ha risposto alle domande degli inquirenti solo in una occasione.

martedì 14 febbraio 2012

“Volevo farmi suora, un prete si è fatto me”

il Fatto 9.2.12
Abusi d’Oltretevere
“Volevo farmi suora, un prete si è fatto me”
di Marco Politi

Ho iniziato a fare direzione spirituale quando avevo 18 anni e la storia è iniziata quasi subito. Il don aveva capito il mio punto debole, la carenza d’affetto e, piano piano, lavorando sulla mia psiche fragile, è riuscito a mettermi in testa che l’amore, l’affetto, è un bene che si può vendere e comprare. La nostra frase era “Cinque minuti di quello che vuoi tu in cambio di cinque minuti di quello che voglio io”. Io volevo solamente sfogarmi, parlare dei miei problemi ed essere abbracciata, volevo essere messa al centro dell’attenzione, cosa che non accadeva mai nella mia famiglia.
La prima volta è stato così. “Ti porto in camera, ci sdraiamo sul letto così ti abbraccio meglio”. Ero talmente inesperta che non avevo mai visto un pene in vita mia, non sapevo come si facevano certe cose, ma poi ho dovuto imparare per forza. Stavamo su quel letto, c’erano volte in cui io dovevo semplicemente stare ferma e lui mi ravanava dappertutto e volte in cui si sedeva sul mio collo e io avevo paura di soffocare.
In camera sua c’era un crocifisso di legno pesante, proprio sopra il letto. Io avevo il terrore che quel crocifisso potesse cadermi in testa. Poi lui si rivestiva in fretta, mi buttava i vestiti e mi diceva di andarmene, aveva fretta di liberarsi di me.
Adesso Emanuela Violani (lo pseudonimo che ha scelto) ha più di ventisei anni. Il diario le è servito per rielaborare il trauma. Per cinque anni, in un paesino di campagna, è stata abusata da un prete. Aveva più di diciott’anni. Non era una minore. “Soltanto” una ragazza fragilissima, dedita all’alcol, manipolata come oggetto sessuale.
Era prete da poco. Ogni tanto andavamo al parcheggio del cimitero ed era sempre la solita storia: ho dovuto pagare tutto quello che mi ha dato. Ogni tanto mi portava al cinema o a mangiare una pizza. Io ero contenta perché non uscivo mai, solo che poi al ritorno andavamo a finire sempre in qualche parcheggio isolato e lì non mi doveva abbracciare per cinque minuti, dovevo subito iniziare. Per due anni mi sono ubriacata quasi tutti i fine settimana e quando non bevevo, andavo dal don perché avevo bisogno di riempire il vuoto della mia anima. Capivo che lui mi stava usando, ma io volevo stare con qualcuno. Ho anche avuto disturbi alimentari, mi nutrivo quasi esclusivamente di latte e nell’estate 2003 sono arrivata a pesare 41 chili. Era agosto, faceva caldo, stavo talmente male che non mi interessava della mia verginità, avrei dato tutto pur di essere presa in braccio e coccolata per qualche minuto, ma quando mi sono accorta che faceva sul serio, mi sono spaventata, ho iniziato a sentire male e gli ho detto di fermarsi. Lui (cento e più chili contro i miei quarantuno) con una mano mi teneva ferma e con l’altra mi tappava la bocca, poi ricordo il sangue, un “vaffanculo” detto da me e un “lo volevi anche tu” detto da lui. Ci ho messo un anno a capire che cosa mi era successo veramente, ho capito che razza d’uomo era solo quando ci siamo rivisti dopo diversi mesi e mi ha sbattuta fuori casa perché non volevo fare porcate con lui.
Da giovane Emanuela, molto credente, voleva diventare suora missionaria. Ora dice: “Volevo farmi suora e il prete si è fatto me”.
Mi sono confessata da don D. Ho detto che avevo commesso un solo grande peccato: “Atti impuri con un prete” e lui mi ha detto cose orribili, mi ha detto che io ero il demonio sulla terra, che se quel prete dava la comunione dopo essere stato con me rovinava la sua comunità. Ero lì in ginocchio in quella chiesa scura con un pretino anziano che mi faceva cadere addosso dei massi enormi e non sapevo come difendermi. Non voleva darmi l’assoluzione, ma poi si è convinto e mi ha detto di non rifare più certe cose. Io sono uscita dal confessionale di corsa perché lui voleva vedermi, facevo fatica a stare in piedi, facevo fatica a parlare, ero sbiancata.
Emanuela per chiedere aiuto si confida, mandando lettere a un altro sacerdote.
Don B. le leggeva ma un giorno le ha buttate via perché quando facevo le cose con don G. io descrivevo nei minimi dettagli le porcate che facevamo. Don B. ha buttato via questi miei “resoconti” perché ha detto che potrebbero finire nelle mani sbagliate. Quando a don B. in una lettera ho descritto per filo e per segno della violenza e ho chiesto: “È stata violenza? ”, lui mi ha presa in un angolo della chiesa e, sottovoce per non farsi sentire, mi ha detto: “Se le cose sono andate come le hai descritte, sì, è stata violenza”, poi ssst, silenzio e se n’è andato”.
Don Virginio Colmegna, che a Milano dirige la Casa della Carità, afferma di aver letto il diario di Emanuela con “fatica, disgusto e conati di vomito”, augurandosi che il violentatore “ammantato di potere religioso” si assuma le sue responsabilità e decida di “rompere la copertura ipocrita del silenzio”. Nel diario, Emanuela scrive di un incidente. A me ha confessato di essersi gettata da un ponte.
Venti giorni dopo l’operazione, venti giorni soltanto dopo che mi hanno aperto la testa, mi hanno ricostruita con il metallo e con le viti, mi hanno tirato fuori le ossa della faccia che erano entrate… venti giorni dopo don G. mi ha detto che non ero più buona neanche a fare pompini.
Ho voluto rompere la cortina dello pseudonimo. Ho rintracciato Emanuela per sapere cosa è accaduto dopo. Mi ha detto al telefono che per anni, dopo che si rifiutava di vedere il suo violentatore, il prete l’ha per-seguitata con messaggini. Finalmente lo ha denunciato per violenza. In Questura le hanno risposto che era passato troppo tempo. È andata dal vescovo. Il tribunale ecclesiastico doveva intervenire, ma nulla è successo. Il prete ha confessato di avere compiuto un “atto di debolezza”, ora è parroco. Le hanno proposto di versare una somma di denaro a un’associazione benefica da lei indicata. Così, per non dovere ammettere pubblicamente responsabilità, Emanuela ha rifiutato.
In Vaticano l'altro giorno hanno organizzato una veglia per le vittime, ma discutono ancora se rendere obbligatorio o no che il vescovo denunci i preti criminali.
Diario segreto dei miei giorni feroci di Emanuela Violani

lunedì 13 febbraio 2012

Il Vaticano difende lo Ior: «Scelta da tempo la trasparenza»

l’Unità 10.2.12
La Santa Sede ribatte all’articolo de l’Unità: «Da noi piena collaborazione»
Il Cdr del giornale: nella nota sono stati usati toni inaccettabili
Il Vaticano difende lo Ior: «Scelta da tempo la trasparenza»
Dura nota di padre Lombardi contro un articolo de l’Unità e contro La7.
di Roberto Monteforte

Il nuovo Ior non si tocca. Il Vaticano difende innanzitutto la trasparenza della nuova gestione. Non fa bene neanche alla Chiesa, soprattutto alla sua credibilità, quell’alone di opacità e di mistero su operazioni economico-finanziarie condotte negli scorsi anni dallo Ior (Istituto per le opere di religione) che hanno finito per alimentare sospetti e accuse sulla banca vaticana come quella di favorire il riciclaggio.
La linea Ratzinger è chiara. Avviare con decisione l’«operazione trasparenza», definendo sistemi di controllo e responsabilità precise sulle operazioni finanziarie compiute dai diversi soggetti della Santa Sede. A questo risponde la costituzione di un’autority specifica l’Aif (Autorità di informazione finanziaria) presieduta dal cardinale Attilio Nicora, istituita dal Papa con il motu proprio del 30 dicembre 2010, che ha anche introdotto nuove norme «per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario», diventate operative dal 1 ̊ aprile 2011. È così che la Santa Sede ha potuto aderire ai trattati internazionali sul riciclaggio e sul contrasto dei reati finanziari. Un’operazione che ha comportato cambiamenti significativi, il superamento di resistenze interne. Un nuovo corso difeso dalla Segreteria di Stato che è intenzionata a ribattere alle accuse mosse dai media allo Ior e all’attività dell’Autorità di informazione finanziaria. Per questo l’altra sera il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha contestato con una nota sia alcuni servizi della trasmissione «Gli Intoccabili» di La7 dedicati allo Ior, sia un articolo pubblicato l’altro ieri da l’Unità a firma di Angela Camuso.
ACCUSE E REPLICHE
Padre Lombardi definisce «infondate e false» le informazioni sullo Ior contenute nella trasmissione di La7. Puntualizza: lo Ior «non è una banca», ma «una Fondazione di diritto sia civile che canonico regolata da un proprio statuto», quindi «non mantiene riserve e non concede prestiti come una banca». Non è una «banca off-shore», ma risponde alla giurisdizione vaticana, compresa «la legge antiriciclaggio» adottata «proprio per essere in linea con gli standard internazionali». All’accusa, mossa durante la trasmissione, di non collaborare con la magistratura italiana, soprattutto per le indagini su fatti relativi a periodi precedenti l’entrata in vigore della legge sulla trasparenza del 1 ̊ aprile 2011, la Santa Sede nega che la collaborazione sia mancata e assicura che nessuna «resistenza» vi sarebbe stata da parte dello Ior a collaborare. Piena sarebbe stata anche la disponibilità verso la magistratura italiana. E la mancata risposta alla richiesta di rogatoria internazionale riguardante il caso Banco AmbrosianoCalvi, quelle inviate nel 2002? Non sarebbero mai arrivate in Vaticano.
Lombardi aveva già replicato in modo duro all’Unità che ha dato la notizia di quattro sacerdoti (monsignor Messina, don Bonaccorsi, don Palumbo e don Biasini) sotto inchiesta per riciclaggio avendo autorizzato operazioni sui loro conti aperti allo Ior. Lombardi ha contestato la ricostruzione dei fatti e ricordato che sin dal 2006-2007 lo Ior «ha attuato una verifica di tutti i conti e di clienti per accertare e riferire l'eventuale esistenza di transazioni sospette». Ha aggiunto pure che il direttore generale dell’Istituto, Paolo Cipriani, «ha cooperato con la magistratura e le altre autorità italiane».
I fatti denunciati dall’articolo non sono stati negati, ha replicato la Camuso. Una conferma ulteriore? La Procura di Roma attende da oltre sei mesi una risposta ad una sua richiesta di informazione su alcuni conti Ior oggetto di inchiesta. Il comitato di redazione de l’Unità ha espresso solidarietà alla collega per i toni «inaccettabili» usati nella nota vaticana.

domenica 12 febbraio 2012

I cattolici spaventano Obama. Dietrofront sui contraccettivi

La Stampa 11.2.12
I cattolici spaventano Obama. Dietrofront sui contraccettivi
Sanità, la Casa Bianca teme per le elezioni e cambia la legge
La svolta Obama annuncia alla stampa la decisione di rivedere la norma che obbliga i datori di lavoro a fornire gratis contraccettivi ai dipendenti
Paolo Mastolilli

Marcia indietro del presidente Obama sul tema della contraccezione, che rischiava di alienargli il voto cattolico in vista delle elezioni di novembre. La Casa Bianca preferisce definire l’annuncio fatto ieri come un «accomodamento», più che un compromesso. Nella sostanza, però, l’amministrazione ha deciso di aggiustare la propria linea, dopo le dure reazioni dei vescovi cattolici, che si erano mobilitati contro la decisione del ministero della Santità di obbligare tutti i datori di lavoro a fornire gratis i contraccettivi alle proprie dipendenti.
La nuova policy era stata annunciata il 20 gennaio scorso dal segretario per gli Health and Human Services, Kathleen Sebelius. L’obiettivo era garantire che tutte le donne avessero accesso gratuito alle pratiche anticoncezionali, attraverso le assicurazioni sanitarie pagate dai loro datori di lavoro. Poi ogni persona avrebbe avuto l’opzione di decidere se usufruire di questa possibilità o no. Subito dopo l’annuncio, però, è scoppiata la polemica. Il problema era che la decisione della Sebelius escludeva le chiese dall’obbligo di fornire i contraccettivi, per motivi di coscienza, ma non esentava le organizzazioni con affiliazioni religiose. Quindi ospedali, università, istituzioni cattoliche della carità avrebbero dovuto obbedire, violando i propri principi sulla protezione della vita. La dottrina cattolica, infatti, concepisce l’atto sessuale all’interno del matrimonio finalizzato alla riproduzione, e considera i contraccettivi come un ostacolo dell’uomo ai piani di Dio.
La Casa Bianca sapeva che andava incontro a questo problema, e nei mesi scorsi c’erano state intense discussioni nell’amministrazione su come procedere. Joe Biden, primo vicepresidente cattolico degli Usa, e Bill Daley, capo dello staff della Casa Bianca anche lui cattolico, avevano cercato di convincere Obama ad ammorbidire la posizione, organizzando un incontro tra lui e l’arcivescovo di New York Dolan. La loro preoccupazione era alienare il voto cattolico, che rappresenta un gruppo fondamentale. Questi fedeli sono circa 70 milioni in America, e vengono considerati «swing voters» chiave, ossia elettori moderati di centro che cambiano posizione di volta in volta in base a quale candidato li convince di più. Nel 2008 avevano votato in maggioranza per Obama, perché erano stati influenzati più dall’idea del cambiamento, che non dai richiami della gerarchia a favorire i politici obbedienti alla dottrina della Chiesa sui temi della vita.
La componente femminile dell’amministrazione ha avuto la meglio, e il presidente ha sottoscritto la decisione della Sebelius. La loro teoria era che fosse più importante soddisfare le attese della base femminista del Partito democratico, piuttosto che andare incontro ai cattolici più conservatori, che comunque non avrebbero votato per Obama. La tempesta scoppiata dopo la decisione, però, ha dimostrato che questa scommessa era sbagliata. I vescovi hanno attaccato l’amministrazione e i candidati repubblicani alla Casa Bianca hanno accusato il presidente di violare la libertà di religione. Obama ha capito che rischiava una battaglia in cui avrebbe perso il sostegno potenzialmente decisivo dei cattolici moderati, e ieri ha fatto marcia indietro. Ora le organizzazioni religiose non avranno più l’obbligo di pagare i contraccettivi, ma le loro dipendenti che li vorranno potranno ottenerli direttamente dalle compagnie assicurative. Il presidente ha giustificato «l’accomodamento» con la necessità di conciliare i diritti delle donne con la libertà religiosa. Il suo compromesso probabilmente non basterà a soddisfare i vescovi, ma dovrebbe depotenziare lo scontro in vista delle elezioni.

sabato 11 febbraio 2012

“Omicidi e congiure La lotta per il potere è sempre aperta”

il Fatto 11.2.12
“Omicidi e congiure La lotta per il potere è sempre aperta”
Il professor Rusconi racconta: “La guerra perenne per il papato”
Stefano Caselli

Il Conclave? È sempre in marcia. Chi mira a diventare papa, per un motivo o per l’altro, agisce continuamente dietro le quinte. E poi è altamente probabile che il prossimo Conclave non sia troppo lontano, non dico per l’età avanzata di Benedetto XVI, ma per la sua volontà – di cui non ha mai fatto mistero – di volersi prima o poi dimettere. Ecco perché prenderei con le molle la tesi del ‘complotto’ contro Ratzinger”. È l’opinione di Roberto Rusconi, docente di storia del Cristianesimo all’Università di Roma Tre.
Professor Rusconi, il documento pubblicato dal “Fatto Quotidiano” ieri sul presunto complotto per uccidere papa Ratzinger riporta in auge un antico topos, quello della congiura dei Palazzi vaticani. È così?
Il tema della congiura, come in qualsiasi sistema altro di potere, è risalente nei secoli, ma quello dell’attentato in senso stretto nasce con i papi contemporanei. L’attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, infatti, ha un precedente con Paolo VI, che fu accoltellato a Manila nel 1970. Uno squilibrato lo ferì colpendolo con una lama a tre centimetri dal cuore e fu il cardinale Marcinkus a bloccare l’aggressore. L’evento fu fatto passare il più possibile sotto silenzio, cosa che ovviamente non fu possibile quando Alì Agca sparò a Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II, poi, rischiò qualcosa anche a Fatima, esattamente un anno dopo piazza San Pietro, nel maggio 1982, quando un prete spagnolo ultraconservatore, che lo accusava di essere un “agente di Mosca”, tentò di colpirlo con una baionetta. E poi non dimentichiamo che i nazisti minacciarono di deportare Pio XII durante la Seconda guerra mondiale.
Più indietro nei secoli?
Citerei il caso di Clemente XVI, il papa che soppresse la Compagnia di Gesù. Quando morì, nel 1774, si disse che la sua salma non poté essere esposta al pubblico perché avrebbe svelato i segni di una morte violenta per avvelenamento, probabilmente legata proprio alla sua azione contro i gesuiti. Come altro esempio di attentato alla persona del papa possiamo citare lo “Schiaffo di Anagni” della notte del 7 settembre 1303, quando emissari del re di Francia Filippo IV Il Bello, occuparono la residenza papale e sequestrarono Bonifacio VIII, intimando al pontefice il ritiro della bolla scomunica ai danni del sovrano francese. Bonifacio VIII morirà soltanto un mese dopo. Se poi andiamo ancora indietro nel tempo, nel medioevo per esempio, beh, lì non andavano certo per il sottile. Viene in mente il primo caso della storia di omicidio di un papa, quello di Giovanni VIII, ucciso il 16 dicembre 882, a Roma, per motivi – pare – non esattamente spirituali. E poi, nel 964, l’omicidio di Giovanni XII, ma a quel tempo era già stato deposto.
Vedo che ha accuratamente evitato di citare Giovanni Paolo I…
Ricordo che mia moglie, appena seppe della sua morte esclamò: “Lo hanno ucciso”. E chissà quanti italiani lo hanno pensato e lo pensano tuttora. Certo, la morte del predecessore di Karol Wojtyla tolse di mezzo un grande ostacolo per certi ambienti, ma non dimentichiamo che la carriera ecclesiale di Albino Luciani fu da sempre caratterizzata e anche ostacolata da ricorrenti problemi di salute. È possibile che i cumuli di responsabilità e di potere – che sono pesantissimi – che investono un papa le abbiano aggravate. L’unica cosa certa, tuttavia, è che sul caso c’è tanta cattiva letteratura.
Il concetto di regicidio rimanda a poteri assoluti, è forse per questo che i papi continuano a essere soggetti a pericoli di complotto anche mortali?
Certo. Il capo della Chiesa Cattolica è rimasto l’unico sovrano assoluto in terra. C’è chi tenta di negarlo, ma di fatto è e rimane l’unica fonte del diritto della Chiesa. Il tema del complotto, comunque, è legato alla preminente posizione di potere che ancora oggi ha il papato.
Quali – e quanti – riflessi possono avere, nella realtà italiana, gli intrighi di palazzo in Vaticano?
Ci sono diversi livelli, diciamo così, di intersezione. Il Vaticano è anche fisicamente un mondo a sé. Entrarci non è facile, ma se si ha la fortuna di varcare la soglia dei palazzi si ha davvero la sensazione di essere catapultati in un’altra galassia. Le lotte di potere, principalmente, rispondono a logiche interne e su tutto prevale sempre la salvaguardia dell’istituzione. Basta vedere com’è stato affrontato lo scandalo pedofilia: il problema principale è sempre stato tutelare la Chiesa, non le vittime. Ma nel rapporto con l’Italia c’è un bubbone grosso come una casa che non è per nulla di un altro mondo: si chiama Ior, un crocevia di interessi insanabili che non si risolve.

Come sollevano le coscienze - La Calotte 1908


Come sollevano le coscienze - La Calotte 1908.