martedì 26 aprile 2011

Il significato religioso e sociale della pratica del battesimo



Cosa vuoi che sia il battesimo! E' solo un po di acqua sulla testa! Solo che i danni non ricadono sotto i sensi, sono nella struttura psichica del bambino. I danni sono fatti riversando la credenza imposta mediante le azioni in un insieme sociale di cui i genitori sono i guardiani e gli aguzzini. I danni sono nel tempo, non nell'immediato. Non è come un colpo di pistola che uccide qualcuno. E come il proliferare di una cellula cancerosa che silenziosa cresce e manifesta il danno quando ha infettato tutto il corpo. Quando il danno è distruttivo non si ha più memoria da dove ha avuto inizio e perché (come per la sbestosi). Dopo, nel mutare della crescita infantile. Danni fatti da un individuo adulto mai completato e sempre attraversato da paure, angosce e sensi di colpa; pervaso dalla depressione per un futuro che non è mai in grado di dischiudere. In questa incapacità, quell'individuo, ha una sola possibilità per spegnere la sete dell'impotenza: danneggiare il presente a maggior gloria della propria fede; del suo dio padrone!

venerdì 22 aprile 2011

E il notaio «fotografò» Giordano Bruno sul rogo. In un disegno la prima immagine

Corriere della Sera 17.04.2011
E il notaio «fotografò» Giordano Bruno sul rogo. In un disegno la prima immagine del filosofo
Nuccio Ordine

Un nuovo documento sul rogo di Giordano Bruno offre per la prima volta una testimonianza visiva del tragico evento del 17 febbraio 1600: si tratta di un disegno, eseguito dal notaio Giuseppe De Angelis, in cui si vede il filosofo avvolto dalle fiamme. Collocato accanto alla descrizione del trasferimento dell’ «eretico» dal carcere di Tor di Nona alla piazza di Campo de’ Fiori, lo schizzo mostra Bruno di tre quarti, con addosso una tunica, e con le braccia dietro il corpo, probabilmente legate a un palo come spesso accadeva. Il volto presenta dettagli interessanti: un filo di barba sembra marcare i contorni del viso, mentre il tratto molto accentuato degli occhi e delle sopracciglia potrebbe far pensare a uno sguardo marcato, quasi minaccioso. Questo prezioso inedito è stato rinvenuto nell’Archivio di Stato di Roma da Michele Di Sivo e Orietta Verdi nel corso del restauro di alcuni documenti in occasione della mostra dedicata a Caravaggio a Roma (fino al 15 maggio), in cui sono esposte testimonianze sconosciute sul soggiorno nell’Urbe del grande pittore. Si tratta del registro che raccoglie gli avvenimenti accaduti tra il 1 ° gennaio e il 31 marzo 1600. L’intervento dei restauratori ha permesso di recuperare quasi il settanta per cento del testo in latino. Ma già una prima trascrizione, effettuata da Di Sivo e dalla Verdi, presenta, nonostante alcune evidenti lacune, interessanti informazioni finora rimaste sconosciute agli specialisti. Il notaio De Angelis, come era nella prassi, registra che Bruno, trovandosi detenuto presso il governatore di Roma (che all’epoca era Ferrante Taverna) viene affidato al giudice Giovanni Battista Gottarello per far eseguire la condanna comminata dal Tribunale dell’Inquisizione. Il nome di Gottarello non era mai apparso prima in nessun documento: spetta a lui dare il via al corteo che accompagna Bruno in Campo de’ Fiori. L’Inquisizione, infatti, affidava al braccio secolare l’esecuzione della pena capitale. Tra i testimoni del rogo, figurano il cardinale Giulio Antonio Santori di Santa Severina e lo stesso notaio De Angelis. L’unico importante resoconto del supplizio del Nolano, in cui si descrive l’atteggiamento sdegnato di Bruno che reagisce con ferocia quando gli presentano un crocifisso, è conservato in una lettera spedita da Roma, proprio il 17 febbraio 1600, da Kaspar Schoppe al suo maestro Konrad Rittershausen. Da quest’ultimo, probabilmente, il grande Keplero avrebbe potuto attingere le informazioni che hanno ispirato la sua famosa missiva del 1607 in cui si accenna alla tragica fine dell’ «infelice» filosofo. In assenza degli atti processuali e di fronte alla carenza di documenti che riguardano la vita di Bruno, questa nuova scoperta aggiunge una piccola tessera alla ricostruzione degli avvenimenti. Ma l’elemento più prezioso riguarda il disegno del notaio. Si tratta di uno schizzo, è vero. Si tratta di un manoscritto purtroppo deteriorato dall’umidità, senza dubbio. Ma l’abbozzo dell’unica testimonianza visiva del rogo potrebbe fornire, se studiata a fondo e con strumenti che possono permettere di distinguere con maggiore chiarezza il tratto della mano dalle sbavature dell’inchiostro, qualche dettaglio utile a rispondere ad alcuni interrogativi. Bruno aveva veramente la mordacchia, il morso collocato in bocca? Solo un documento la menziona, senza altri riscontri. E ancora: Bruno viene bruciato nudo, come è ricordato soltanto in una nota della Confraternita di San Giovanni Decollato? A una prima analisi del disegno sembrerebbe che Bruno indossasse una tunica, mentre resta difficile confermare o smentire la presenza della mordacchia (il tratto della bocca resta non abbozzato: per distinguere i limiti della barba o per voler marcare la bocca chiusa?). Altre interessanti indicazioni potrebbero chiarire dettagli del volto del Nolano. Lars Berggren ha mostrato che tutti i ritratti del filosofo finora conosciuti sono stati eseguiti molto tempo dopo la sua morte. Dagli interrogatori degli atti veneziani ricaviamo l’unico racconto, molto vago, di un testimone che descrive Bruno come «un homo piccolo, scarmo, con un pocco di barba nera» . Del resto, anche nel Candelaio il pittore Gioan Bernardo (le iniziali, G. B., rafforzano nella commedia il suo ruolo di alter ego dell’autore) viene rappresentato con una «negra-barba» . E in effetti il disegno del notaio De Angelis sembrerebbe confermare la presenza della barba che correrebbe lungo tutto il volto. Ma questo schizzo— che, lo ripetiamo, merita indagini più approfondite — non può essere considerato un caso isolato. Esistono, infatti, diversi esempi in cui ai margini dei registri venivano offerte immagini dei condannati a morte con una serie di importanti dettagli. Michele Di Sivo, in un suo articolo, ne segnala due: Andrea Pacini, bruciato a Roma per sodomia il 10 maggio 1614, viene raffigurato nudo con un volto effeminato e addirittura con due seni abbozzati, mentre Giovanni Mancini (condannato il 23 ottobre 1623 per aver celebrato messa senza essere prete) viene rappresentato nelle fiamme, vestito, e con i tratti del volto e dei capelli ben evidenziati. Quanti altri documenti importanti per la memoria del nostro grande patrimonio intellettuale e artistico potrebbero venir fuori dai nostri archivi? A Roma se non fosse stato per l’eccellente idea dei dirigenti dell’Archivio di Stato di rivolgersi a sponsor privati, per il restauro degli importanti documenti su Caravaggio, non avremmo mai avuto occasione di aggiungere nuove tessere alla vita del famoso pittore e adesso anche a quella di Giordano Bruno. Ma perché lo Stato si disimpegna sempre più e non difende i suoi tesori? L’alibi della crisi viene smentito dai fatti: i miliardi di euro stanziati per coprire le furberie di pochi allevatori non avrebbero potuto essere degnamente e fruttuosamente investiti nella scuola e nella cultura?

giovedì 21 aprile 2011

Parole evangeliche - Lasciate venire a me i piccoli cento franchi

Parole evangeliche - Lasciate venire a me i piccoli cento franchi - La Calotte. Tanto per ricordarci che le campagne per l'otto per mille della chiesa cattolica non sono sole cose del presente.

mercoledì 20 aprile 2011

In fuga il vescovo pedofilo "In Belgio 500 casi di abusi"

La Repubblica 18.04.2011
Vangheluwe è scappato dal convento dove il Vaticano lo aveva mandato "per riflettere"
In fuga il vescovo pedofilo "In Belgio 500 casi di abusi"
Marco Ansaldo

Il vescovo di Bruges. Sembra il titolo di un libro di Simenon. E il grande scrittore belga avrebbe di sicuro tratto uno strepitoso soggetto da questa trama di cui si intuiscono le atmosfere cupe, da giallo di provincia. Ieri l´ultima puntata. Roger Joseph Vangheluwe, che ormai è l´ex vescovo della città fiamminga, reo di pedofilia, è fuggito dal convento di La Ferté Imbault, dove il Vaticano lo aveva inviato per «riflettere». «E´ andato via ieri sera, non so dove», ha confessato la madre superiore del convento.
La Santa Sede aveva ordinato all´alto prelato di sottoporsi a una «terapia spirituale e psicologica» e di farsi dimenticare. Ma l´anziano religioso non ha rispettato le consegne. Costretto a dimettersi nel 2010 dopo aver riconosciuto di aver abusato sessualmente di un minore per tredici anni, giovedì scorso aveva dichiarato alla rete Vt4 di aver fornicato con un altro bambino, minimizzando i propri gesti, descritti come un «gioco», «un´abitudine» contratta quando i suoi nipoti, un paio di volte l´anno, dormivano da lui. «Una sorta di toccamenti intimi - spiegava - ma non del sesso brutale. Nella mia prospettiva non aveva niente a che fare con la sessualità».
I reati commessi risalgono al periodo tra il 1973 e il 1986 e sono quindi prescritti per la giustizia civile e per quella ecclesiastica. Ma l´imbarazzo delle alte gerarchie, tanto in Belgio quanto in Vaticano, è forte. «Siamo estremamente scioccati - dicono i vescovi del Belgio - del modo in cui ha minimizzato le sue azioni». «Vangheluwe - rincara la dose il vescovo di Tournai, Guy Harpigny, incaricato del dossier sulla pedofilia - mina un anno di sforzi della Chiesa per fare completa chiarezza».
Duro il giudizio del portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi: «La Congregazione per la Dottrina della Fede, l´organismo competente sui "delicta graviora commessi da ecclesiastici", ha stabilito che monsignor Roger Vangheluwe si sottoponga a un periodo di trattamento spirituale e psicologico».
Preoccupante è soprattutto la diffusione del fenomeno in Belgio. Il numero di abusi sessuali commessi nella Chiesa locale è arrivato a 500. L´intervista televisiva diffusa giovedì sera ha scioccato l´intero Paese. Che si chiede ora: dov´è finito il vescovo di Bruges?

venerdì 15 aprile 2011

Misteri della fede: il prof. De Mattei ai vertici del Cnr

l’Unità 13.4.11
Misteri della fede: il prof. De Mattei ai vertici del Cnr
Le uscite del vice
Rino Falcone

Le dichiarazioni che il vice-presidente del Cnr ha rilasciato negli ultimi tempi hanno avuto grande eco nei media nazionali. Si tratta di affermazioni i cui tratti di fondamentalismo sono difficili da ritrovare persino nelle più estreme posizioni del clericalismo ipertradizionalista. Piuttosto che entrare nel merito delle gravi tesi sostenute, vorrei affrontare una questione metodologica. -Il principio di libertà d’opinione non può esimerci da indagare con attenzione l’opportunità di certi giudizi quando espressi in sede di rappresentanza istituzionale e la loro compatibilità con incarichi di forte rilevanza simbolica. Il punto è: se le opinioni di De
Mattei si fondano nella dimensione della fede perché mai dovrebbe egli assumere un incarico così rilevante nel principale Ente di ricerca nazionale? Ente che esprime nella sua essenza più profonda le ragioni del pensiero razionale. Ente che organizza una comunità di scienziati, ne disciplina le azioni e ne finalizza le strategie.
Perché mai una tale comunità (quella scientifica) deve trovare rappresentanza (seppure nella funzione di “vice”) in chi ha come principale obiettivo l’affermazione del pensiero dogmatico? Altri ambiti socio-politici (o più strettamente metafisici e confessionali) possono ospitare tali opinioni. E la società può/deve prendersi carico di stabilire spazi di confronto costante e dinamico tra questi approcci metodologici differenti e contrapposti. Ma mai confonderli!
Come è successo allora che De Mattei sia finito nel CdA del Cnr?
Come si organizza la ricerca nel nostro Paese? In queste settimane alcuni enti di ricerca (tra cui il Cnr) hanno definito i cosiddetti «statuti autonomi» a seguito della legge 165 del 2007. Il ministro Gelmini, ha fortemente distorto le intenzioni di quella legge e operato trasformazioni e pressioni tali che gli statuti varati non produrranno autogoverno e reale autonomia statutaria. In particolare, le comunità scientifiche non potranno esprimere loro rappresentanze dirigenziali e la politica continuerà a svolgere un ruolo preminente (con gli evidenti paradossi cui stiamo assistendo). Le comunità scientifiche hanno manifestato pubblicamente le loro preoccupazioni per questo fatto ma l’opinione pubblica, alquanto disattenta ai temi sostanziali per il futuro del Paese, ha offerto un’attenzione infinitesimale rispetto a quella che oggi si è attivata per il caso De Mattei. Eppure i due fenomeni sono strettamente connessi. Ed è la stessa Costituzione ad indicare la soluzione quando nell’articolo 33 pone l’esigenza di rendere autonome le istituzioni della conoscenza. Ecco perché una malintesa relazione tra scienza e politica può condurre a clamorose e controproducenti aberrazioni.