lunedì 15 dicembre 2008

Parte dal pulpito la guerra alle donne

Parte dal pulpito la guerra alle donne

L’Unità del 15 dicembre 2008, pag. 6

di Lidia Ravera

“Non è un farmaco innocente" ha detto Javier Lozano Barragan, ministro per la salute dello Stato Straniero che si incunea nel corpo già martoriato del nostro paese. Così la pillola RU486 non sarà, come dovrebbe essere, a disposizione delle donne italiane dalla prossima settimana, in tutti i pubblici ospedali, per interrompere una gravidanza indesiderata, e non in stadio avanzato, espellendo l’embrione senza intrusioni chirurgiche nel proprio corpo. Dovrebbe, perché è stata autorizzata definitivamente dall’AIFA, è stata, cioè, ritenuta efficace e innocua (innocua, non innocente), dovrebbe perché è già prescritta e somministrata nei Paesi civili e progrediti che ci circondano, Paesi come il nostro (soltanto un po’ più laici). Invece non potremo avvalercene, di questa conquista della scienza. Come di tante altre (vogliamo parlare della procreazione assistita?). Ipotesi ottimista: dovremo continuare a patire e rischiare di più, sottoponendoci ad aspirazioni e raschiamenti. Ipotesi pessimista: se i corteggiatori politici della Chiesa vinceranno e riusciranno a cancellare la legge 194, dovremo tornare alla mammana e ai suoi ferri da calza. Tu, donna, abortirai con dolore, è la maledizione dei papisti. Il tuo corpo è impuro: l’hai "fatto per il piacer tuo" e non per "far piacere a Dio", mettendo al mondo un figlio di cui non puoi farti carico. E allora devi pagare. In attesa di azzerare le conquiste delle lotte, che, purtroppo, hanno prodotto leggi, ci impegneremo a renderti la vita difficile. Scienziati e ricercatori non possono essere messi al rogo come Galileo, ma potremo sempre fare in modo che il frutto della loro ricerca sia messo all’indice. Non possiamo ritirare la RU486 dal mercato, però possiamo tuonare dal pulpito. Già lo stiamo facendo. L’aborto è un omicidio, renderlo meno cruento non è difendere la salute delle donne ma incoraggiare la strage degli innocenti. Così il papa e i suoi ministri ombra. Mi pare di sentirli. E posso anche indovinare che cosa accadrà: un opportuno proliferare di obbiettori di coscienza fra ginecologi e farmacisti renderà meno disponibile questa metodica alternativa al trauma fisico dell’aborto (quello psicologico è inevitabile, si rilassino gli alti prelati, almeno un po’ di depressione è garantita). Un’informazione pilotata a spaventare farà il resto: è così facile quando un certo farmaco non l’hai mai preso, credere a chi ti fa paura! Sapremo difenderci?