domenica 23 giugno 2024
clero criminale - recensione
mercoledì 5 giugno 2024
Vaticano pedofilia - recensione
**Recensione del libro "Vaticano Pedofilia" di Luca Pollini**
"Vaticano Pedofilia" di Luca Pollini, pubblicato dalla casa editrice Documenti e Cronaca, è un'opera coraggiosa e incisiva che affronta uno dei temi più scottanti e controversi del nostro tempo: la pedofilia all'interno della Chiesa cattolica. Con uno stile giornalistico dettagliato e accurato, Pollini esamina numerosi casi di abusi sessuali commessi da membri del clero e il modo in cui la gerarchia ecclesiastica ha spesso tentato di insabbiare tali scandali.
**Contenuto e Struttura**
Il libro è suddiviso in vari capitoli che analizzano singoli casi di abusi, le risposte delle vittime, le reazioni della Chiesa e le conseguenze legali e sociali. Pollini non si limita a riportare i fatti, ma offre anche un'analisi approfondita delle dinamiche di potere e delle complicità interne che hanno permesso a questi crimini di rimanere nascosti per così tanto tempo. Ogni caso viene trattato con rispetto e sensibilità, mettendo in luce la sofferenza delle vittime e l'inefficienza delle istituzioni ecclesiastiche nel garantire giustizia.
**Stile e Ricerca**
Luca Pollini dimostra una notevole abilità nel raccogliere e presentare informazioni in modo chiaro e comprensibile. La sua ricerca è meticolosa, basata su documenti ufficiali, testimonianze delle vittime e interviste con esperti del settore. L'approccio giornalistico rende il libro accessibile a un ampio pubblico, pur mantenendo un rigoroso standard accademico. Il tono è sobrio e privo di sensazionalismo, il che rafforza ulteriormente la credibilità del testo.
**Impatto e Riflessioni**
"Vaticano Pedofilia" non è solo una cronaca di eventi terribili, ma un invito alla riflessione su temi di giustizia, responsabilità e trasparenza. Pollini solleva questioni fondamentali sulla necessità di una riforma all'interno della Chiesa cattolica e sul ruolo delle istituzioni nel proteggere i più vulnerabili. Il libro ha il potenziale di scuotere le coscienze e di stimolare un dibattito pubblico su come prevenire e affrontare future violazioni.
**Conclusione**
In conclusione, "Vaticano Pedofilia" è un libro di grande importanza e rilevanza. Luca Pollini ha realizzato un'opera che non solo informa, ma sfida il lettore a prendere posizione di fronte a un problema che ha segnato profondamente la storia recente della Chiesa cattolica. Con la sua narrazione avvincente e ben documentata, il libro rappresenta una lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere a fondo la portata e le implicazioni degli scandali di pedofilia nel Vaticano.
domenica 23 aprile 2023
La Marsigliese anticlericale
La Marsigliese anticlericale
(1881)
Léo Taxil
Andiamo! Figli della Repubblica,
Il giorno del voto è arrivato!
Contro di noi della cricca nera
L'ignobile bandiera è alzata (bis)
Sentite tutti questi infami
gracchiare le loro stupide canzoni?
Vorrebbero ancora, i briganti,
sporcare i nostri bambini e le nostre donne!
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e facciamo sentire la nostra voce
Disperdere i corvi!
Cosa vuole questo figlio maledetto?
Quella canaglia dalla gonna nera?
Vuole soffocare la Francia
sotto il cappello e la tabacchiera! (bis)
Ma con le nostre schede elettorali
Travolgeremo questi furfanti,
e le voci di tutti i seggi
grideranno contro di loro: Abbasso il cappello!
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e lasciamo che le nostre voci
disperdano i corvi!
Cosa? Questi preti e i loro vicari
Farebbero la legge nelle nostre case!
Cosa! Questi assassini dei nostri padri
sarebbero un giorno i nostri assassini! (bis)
Perché questi scarafaggi, di razza ignobile,
sono nati per essere inquisitori...
Fuori gli impostori!
Fate largo alla Repubblica! Fate largo!
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e lasciamo che le nostre voci
disperdano i corvi!
Tremate, furfanti! Nascondetevi, traditori!
Sparite dalla nostra vista!
Il Popolo non vuole più preti,
Patria e Legge, questi sono i loro dei (bis)
Basta con le vostre pratiche insensate!
I vizi sono le vostre qualità.
Pretendete libertà?
Non ce n'è per le cimici!
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e lasciamo che le nostre voci
disperdano i corvi!
Cittadini, puniamo i crimini
di questi turpi calotini,
Compatiamo solo le vittime\
Che la fede trasforma in sciocchi (bis)
Ma i ladri, gli ipocriti,
ma i monaci grassi e pigri,
ma i truffatori, i ciarlatani...
Nessuna pietà per i gesuiti!
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e facciamo sentire la nostra voce
disperdano i corvi!
Che l'odio per l'impostura
ispiri i nostri voti vendicativi!
Espelliamo l'orribile tonsura,
Fuori dalla Francia i malfattori! (bis)
Formiamo l'unione radicale,
Andiamo alle urne con la fronte alta:
Per salvare il Paese abbiamo bisogno di
Una camera anticlericale.
Alle urne, cittadini,
contro i chierici!
Votiamo, votiamo e lasciamo che le nostre voci
disperdano i corvi!
La Marseillaise anticléricale
(1881)
Léo Taxil
Allons ! Fils de la République,
Le jour du vote est arrivé !
Contre nous de la noire clique
L'oriflamme ignoble est levé. (bis)
Entendez-vous tous ces infâmes
Croasser leurs stupides chants ?
Ils voudraient encore, les brigands,
Salir nos enfants et nos femmes !
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
Que veut cette maudite engeance,
Cette canaille à jupon noir ?
Elle veut étouffer la France
sous la calotte et l'éteignoir ! (bis)
Mais de nos bulletins de vote
Nous accablerons ces gredins,
Et les voix de tous les scrutins
Leur crieront : A bas la calotte !
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
Quoi ! Ces curés et leurs vicaires
Feraient la loi dans nos foyers !
Quoi ! Ces assassins de nos pères
Seraient un jour nos meurtriers ! (bis)
Car ces cafards, de vile race,
Sont nés pour être inquisiteurs...
A la porte, les imposteurs !
Place à la République ! Place !
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
Tremblez,coquins!Cachez-vous,traitres !
Disparaissez loin de nos yeux !
Le Peuple ne veut plus des prêtres,
Patrie et Loi, voilà ses dieux (bis)
Assez de vos pratiques niaises !
Les vices sont vos qualités.
Vous réclamez des libertés ?
Il n'en est pas pour les punaises !
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
Citoyens, punissons les crimes
De ces immondes calotins,
N'ayons pitié que des victimes
Que la foi transforme en crétins (bis)
Mais les voleurs, les hypocrites,
Mais les gros moines fainéants,
Mais les escrocs, les charlatans...
Pas de pitié pour les jésuites !
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
Que la haine de l'imposture
Inspire nos votes vengeurs !
Expulsons l'horrible tonsure,
Hors de France, les malfaiteurs ! (bis)
Formons l'union radicale,
Allons au scrutin le front haut :
Pour sauver le pays il faut
Une chambre anticléricale.
Aux urnes,citoyens,
contre les cléricaux !
Votons, votons et que nos voix
Dispersent les corbeaux !
giovedì 9 marzo 2023
Masse briache di livore anticlericale : la documentazione vaticana sul 20 settembre (1870-1922)
Masse briache di livore anticlericale : la documentazione vaticana sul 20 settembre (1870-1922)
https://www.persee.fr/doc/mefr_1123-9891_1997_num_109_1_4482
(...)
L'agitazione per il 20 settembre è infatti generalmente orchestrata dalla Santa Sede, anche se qualche volta i fedeli anticipano le richieste vaticane. Nel 1895, per esempio, la Segreteria di Stato diffonde la lettera di Leone XIII al cardinal Rampolla, nella quale si biasimano «le insolite manifestazioni politiche» per le vie della città e le offese ai diritti della Sede Apostolica, soltanto dopo un primo ciclo di messaggi e manifestazioni di protesta. Non sempre questa era, però, veramente spontanea : in molte diocesi italiane erano state fornite lettere di protesta prestampate, che dovevano essere soltanto firmate10. Negli anni seguenti una circolare del segretario di Stato sollecita, qualche giorno prima della fatidica ricorrenza, le rimostranze. Nel 1910 infine Pio X scrive a Pietro Respighi, cardinal vicario, per protestare contro il discorso di Ernesto Nathan, sindaco capitolino, sulla Roma pontificia trincerata dietro alle «mura di Belisario». La comunicazione del pontefice è poi diffusa in tutto il mondo dalla Segreteria di Stato, che si preoccupa di suscitare un movimento di solidarietà verso Pio XII.
(...).
domenica 5 marzo 2023
Un prete scrive al papa
Un prete scrive al papa
un prete si trova con un libro condannato dalla chiesa cattolica, nel 1800, ecco cosa scrive nella sua lettera di sottomissione al papa:
“
Altro ora non mi resta, che di dichiararmi, nei termini più semplici e schietti , pronto a sottomettermi, anzi già fin d'ora sottomesso, con piena adesione della mente e del cuore, a quella qualunque sentenza, fosse anche di condanna, che da Voi o in nome Vostro o per vostro mandato, fosse pronunciata. Che se con più mite sentenza del vostro tribunale, o da Voi direttamente mi venissero indicati o correzioni da farsi, o modificazioni da introdursi nel mio libro nel caso d'una seconda edizione, non c'è bisogno di dire, ch' io eseguirò puntualmente qualunque comando, qualunque desiderio. Sempre fedele alla Chiesa, nel cui seno protesto di voler vivere e morire; sempre sotto messo ed affezionato a codesta santa Sede, per la cui incolumità ed esaltazione sarei pronto a versare tutto il mio sangue;
“
I Papi contro i Protestanti
I Papi contro i Protestanti
Il Vaticano e il Cristianesimo Evangelico nell'Italia Fascista
The Popes against the Protestants
The Vatican and Evangelical Christianity in Fascist Italy
Kevin Madigan
Yale University Press
Un resoconto dell'alleanza tra la Chiesa Cattolica e il regime fascista italiano nella loro campagna contro i Protestanti.
Basato su materiali d'archivio precedentemente non divulgati, questo libro racconta la storia affascinante, non raccontata e preoccupante di una campagna anti-Protestante in Italia che durò più a lungo, consumò più energia clericale e spazio culturale, e generò molta più letteratura rispetto alla guerra contro la popolazione ebraica d'Italia.
Poiché i leader ecclesiastici a Roma cercavano di costruire un nuovo mondo cattolico in seguito alla Grande Guerra, i Protestanti incarnavano una minaccia speciale e venivano visti come portatori di pericoli come l'eresia, il laicismo, la modernità e l'americanesimo, come minacce potenti ai precetti cattolici che erano le vere fondamenta della civiltà, dei valori e della cultura italiana. Il papa e i cardinali hanno presentato la minaccia del cristianesimo evangelico come un pericolo non solo per la Chiesa cattolica, ma anche per il governo fascista, reclutando alcuni funzionari fascisti molto potenti per la loro causa.
Questo importante libro è il primo resoconto completo di questa alleanza.
venerdì 17 febbraio 2023
Il mito della persecuzione - come i primi cristiani hanno inventato una storia di martirio
Candida Moss
The Myth of Persecution: How Early Christians Invented a Story of Martyrdom
New York: HarperCollins, 2013
Il mito della persecuzione: come i primi cristiani hanno inventato una storia di martirio
In "Il mito della persecuzione", Candida Moss, una delle principali esperte di cristianesimo antico, rivela come la chiesa primitiva abbia esagerato, inventato e falsificato storie di martiri cristiani e come il pericoloso lascito di un complesso di martirio venga utilizzato oggi per silenziare il dissenso e galvanizzare una nuova generazione di guerrieri culturali.
Secondo la tradizione ecclesiastica cara e la credenza popolare, prima che l'imperatore Costantino rendesse legale il cristianesimo nel IV secolo, i primi cristiani venivano sistematicamente perseguitati da un brutale Impero Romano intenzionato alla loro distruzione. Come racconta la storia, un vasto numero di credenti veniva gettato ai leoni, torturato o bruciato vivo perché rifiutavano di rinunciare a Cristo. Questi santi, eroi ispiratori del cristianesimo, sono ancora venerati oggi.
Moss, tuttavia, mette in luce che l'"età dei martiri" è una finzione: non c'è stata nessuna lunga e sostenuta persecuzione dei cristiani da parte dei Romani per 300 anni. Invece, queste storie erano esagerazioni pie, riscritture altamente stilizzate delle tradizioni di morte nobiliari ebraiche, greche e romane, e persino falsificazioni destinate a emarginare gli eretici, ispirare i fedeli e finanziare le chiese.
La tradizionale storia della persecuzione è ancora insegnata nelle lezioni delle scuole domenicali, celebrata nei sermoni e utilizzata da leader ecclesiastici, politici e opinionisti dei media che insistono sul fatto che i cristiani sono stati, e sempre saranno, perseguitati da un mondo ostile e secolare. Sebbene la violenza contro i cristiani accada in parti selezionate del mondo oggi, la retorica della persecuzione è fuorviante e radicata in una storia inesatta della chiesa primitiva. Moss esorta i cristiani moderni ad abbandonare l'assunzione cospirativa che il mondo sia contro i cristiani e, piuttosto, ad abbracciare il conforto, l'istruzione morale e la guida spirituale che queste storie di martirio forniscono.
punti notevoli del libro.
Basato su una prodigiosa erudizione, profondamente seria. Mostra al lettore l'importanza di spazzare via i racconti fantasiosi e che usano il passato come scusa, una storia che è stata romanzata per troppo tempo, ci ricorda che gran parte di ciò che accettiamo acriticamente è leggenda pia, ma tali leggende avvelenano il linguaggio religioso e politico del nostro tempo..
Moss smantella la giustificazione che alcuni cristiani erigono per giustificare il loro conflitto con gli altri.
Toglie il velo su uno dei segreti meglio custoditi della storia occidentale: che i cristiani non furono mai oggetto di una persecuzione sostenuta.
giudizi:
“Brillante e provocatorio… Sulla base di attente letture delle tradizionali storie dei martiri e di una profonda ricerca storica, Moss dimostra in modo convincente che non esiste alcuna prova di una diffusa persecuzione dei cristiani da parte dei romani”. — —Publisher's Weekly
lunedì 28 novembre 2022
L'entità La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano
L'entità
La clamorosa scoperta del servizio segreto vaticano: intrighi, omicidi, complotti degli ultimi cinquecento anni.
di Eric Frattini
Fazi Editore
dal risvolto di copertina:
Il papato, una delle istituzioni più antiche del mondo, ha da sempre un doppio ruolo: autorità spirituale e religiosa e attore fondamentale della scena politica internazionale. E proprio per rafforzare il suo potere, nel 1566 venne fondato il servizio di intelligence pontificio: da allora fino ai giorni nostri, l'Entità e il suo controspionaggio, il Sodalitium Pianum, hanno secondo l'autore - assassinato re, capi di Stato ed esponenti dell'alta economia come Enrico IV di Francia o Roberto Calvi; preso parte a rivoluzioni, finanziato dittatori e appoggiato golpe; creato società segrete al cui interno sono stati pianificati ed eseguiti omicidi politici e traffici d'armi internazionali; organizzato la fuga di criminali di guerra nazisti e provocato crack finanziari. Tutto in nome di Dio e della fede cattolica e dietro mandato del sommo pontefice, secondo il motto "per la croce e con la spada". Questo libro racconta cinque secoli di operazioni segrete dell'Entità, da Pio V a Benedetto XVI, soffermandosi in particolare sulle pagine ancora oscure della storia vaticana degli ultimi decenni (l'improvvisa e misteriosa morte di papa Luciani, l'attentato a Wojtyla, la gestione di Marcinkus dello IOR e il suo coinvolgimento nel fallimento del Banco Ambrosiano).
un saggio sconvolgente e molto documentato, che svela episodi inediti e getta nuova luce sulle vicende che hanno visto implicati non soltanto lo Stato della Chiesa, ma anche l'Italia e le maggiori potenze politiche mondiali.
da pagina 147-148
Alla morte di Giuseppe I del Portogallo, avvenuta il 24 febbraio 1777, Il marchese Pombal fu costretto a dimettersi e si ritirò nei suoi possedimenti possedimenti a Oyeras. ma l'Entità non permise All’ex ministro, il grande nemico deii Gesuiti, di rimanere impunito.
domenica 21 marzo 2021
giovedì 18 marzo 2021
La religione dell’amore
La religione dell’amore. Come commuove e seduce il suono di queste parale. E non deve la più fredda critica struggersi al calore di questo amore? In realtà questa denominazione ha sempre aperto al Cristianesimo tutte le porte e ancor oggi i nemici della chiesa e dei dogmi, gli stessi negatori dell’eterna beatitudine, si chinano con profondo rispetto innanzi a questa parola redentrice. Davanti a questa parola si ferma la diffidenza dei dubbiosi; anche i demolitori che non hanno il minimo scrupolo l’ammettono, anzi la difendono. È il segno misterioso con cui da due millenni le generazioni e i partiti si intendono l’uno con l’altro al di sopra e al di là di tutte le discordie. Come può succedere questo? Li unisce in ciò una comune virtù o non piuttosto una comune debolezza? La questione è penosa, ma una volta deve essere posta. Non sono esistite culture per cui questa parola non sarebbe stata affatto meravigliosa? Una disposizione naturale molle, dice Seneca, tende ad altri difetti che non quella energica, cioè alla compassione, all’amore, alla mancanza di fiducia in sé. Misericordia e amore considerati come difetti, davanti ai quali deve stare in guardia il carattere debole. E il Cristianesimo non solo li difende, ma ne fa principio fondamentale, lega ad essi la sua speranza e dove non ci sono trova solo infelicità e dannazione.
Walter
Friedrich Otto
Spirito
Classico e mondo cristiano
mercoledì 17 marzo 2021
martedì 30 giugno 2020
Film: La bussola d'oro
A surriscaldare gli animi hanno contribuito alcune dichiarazioni dello scrittore che in un discorso più ampio, nel quale si è spinto ad avvicinare la Chiesa agli stati totalitari come la Russia di Stalin (in cui il libro di preghiere era il Capitale di Marx e il sacerdozio era sostituito dalla militanza nel partito comunista), ha dichiarato che la migliore religione è quella che si tiene lontana dal potere, perché quando una religione raggiunge il potere si volge al male.
(...)
dal sito: http://www.fantasymagazine.it/notizie/8336/
domenica 14 giugno 2020
L' isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina
Non è una lettura facile questo libro, ma è da leggere. Parla di una guerra sporca, una guerra che tale era, forse, solo nella testa di chi la scatenò. Parla di una dittatura sottovalutata ma efferatissima e terribile. Parla dell’Argentina dal 1976 al 1983.Dal 1976 al 1981 io ho fatto il liceo. In quegli anni “Argentina” o “Cile” erano sinonimo di dittatura. Ed era vero. I desaparecidos, gli “scomparsi”. Persone che nella notte venivano portati via, e di cui si perdeva le tracce. In Italia che si sapeva? Poco o nulla. O meglio, quel che se ne sapeva era pesantemente condizionato dalla Guerra Fredda, che esisteva. I militari argentini avevano riportato l’ordine. I militari argentini massacravano innocenti. E intanto nel 1978 si andava in Argentina per i mondiali di calcio, e l’Argentina vinceva piegando un’Olanda irripetibile. Ricordo quelle partite. Ricordo gli stadi pieni di persone che acclamavano, forse sfogando in questo modo i terrori di oltre 24 mesi di dittatura e torture. A ripensarci furono Mondiali di calcio di cui vergognarsi, per il modo in cui i giornalisti sportivi italiani evitavano accuratamente di parlare o anche solo fare il minimo accenno alla vita vera di quel paese.E mentre il pallone rotolava in Argentina i desaparecidos continuavano a desaparecidar. La gente spariva. I ragazzi sparivano. I genitori sparivano. C’era una entità socio politica che però tutto sapeva e tutto seguiva. La Chiesa Argentina. Anzi, no. Siamo più precisi. Le alte gerarchie della Chiesa. Non i sacerdoti di base, o i volontari laici che lavoravano a stretto contatto con i poveri. Si parla del Nunzio Apostolico Pio Laghi, che in quella terra e in quegli anni gioca a tennis con i generali torturatori. O del Cardinale Bergoglio, all’epoca generale dei Gesuiti, che dimentica, non sa, dice e non dice, e forse denuncia, sicuramente non difende. O di Don Grasselli, sacerdote e poi vescovo che sa tutto. Sa dove sono gli scomparsi, sa chi non è più scomparso, ma cadavere. Sa ma non dice.L’isola del silenzio è un’isola nascosta, dove i militari argentini tengono dei prigionieri per “rieducarli”. Convertirli ai valori dell’Occidente, e utilizzarli poi come contro-spie, infiltrati tra i fantomatici terroristi rossi senza dio che vogliono precipitare l’Argentina nel caos infernale.Ma l’isola del silenzio è anche la chiesa cattolica argentina, dove si tace di questo passato di evidente contiguità tra gerarchie militari e religiose. Collusione? Difficile a dirsi. Comuni obiettivi? Forse. Eliminare la “gramigna comunista”. Difendere il “bene comune, sacrificando il singolo”. Discorsi che risuonano terrificanti in bocca a chiunque. Tanto più a un uomo di Dio.Horacio Verbitsky è un giornalista investigativo serio. In questo libro tutto si basa su documenti, dichiarazioni, riscontri. Non si inventa nulla, questa è la cosa terribile. Credo che libri come questo servano. È indispensabile aggrapparsi con forza alla memoria storica e non lasciare svanire nel silenzio pagine tragiche.E oltretutto la storia insegna cose curiose e interessanti. All’epoca dell’elezione al pontificato di Ratzinger, uno degli avversari più accreditati dalla stampa era il cardinale di Buenos Aires, tal Bergoglio, appunto, dipinto come sudamericano progressista. Eppure Bergoglio è colui che secondo Verbitsky (e sulla base dei documenti da lui raccolti) quando era generale dei gesuiti in argentina, ha denunciato due gesuiti alla giunta militare, condannandoli così a cinque mesi di torture e prigionia. Lo stesso Bergoglio che ha sempre negato tutto.
martedì 2 giugno 2020
Risorgimento scomunicato (16)
di Vittorio Gorresio
Si deve credere però che questa moderazione teologica non fosse pratica tanto diffusa quanto meritoria, poiché gli incidenti nelle chiese in occasione di prediche si succedettero con molta frequenza. Padre Gavazzi doveva predicare nella chiesa del Gesù Nuovo ed il clero borbonico fece diffondere la voce che egli avrebbe “convertito” la chiesa in un tempo protestante. Così la chiesa fu invasa da una folla infuriata e padre Gavazzi fu salvato a stento dal linciaggio. Un sacerdote borbonico fu, d’altra parte, scacciato da pergamo della chiesa del Monserrato. A Torre del Greco fu la Madonna ad esser “convertita” al nuovo regime: la sacra immagine, spogliata dei rituali paramenti, fu vestita della camicia rossa e così trasportata in processione. L’incidente più grave forse fu quello della chiesa di San Severino, presso l’università; un gruppo di studenti apostrofò violentemente il domenicano padre Cocozza “oratore di energico talento” che predicava contro l’unità d’Italia; insorsero i fedeli contro gli studenti, accorse folla, da una parte si assediava la chiesa, dall’altra si bloccava l’università. Ci furono molti feriti, e una ventina di arresti: anche il padre Cocozza fu arrestato e rimase in prigione quattro mesi.
Inutile seguire giorno per giorno gli incidenti e i contrasti. C’è una notizia del 31 luglio che serve per compendiare la situazione. Data da fonte liberale suona così: “A Napoli il questore recasi dall’arcivescovo, cardinal Riario-Sforza e coi dovuti riguardi consiglialo ad allontanarsi da Napoli, il suo nome essendo immischiato in complicazioni politiche. Il cardinale protesta che non si allontanerà che forzato. A sera due delegati di P.S. invitano il cardinale a seguirli e con una carrozza accompagnanelo al porto dove è imbarcato sul piroscafo “Tancredi” diretto a Civitavecchia”.
Nella versione clericale la notizia è questa: “Ieri, 31 luglio, verso le cinque e mezzo pomeridiane il questore signor Aveta e il segretario di questura, signor Amore, recaronsi al palazzo arcivescovile. Era il Cardinale in sull’uscire per amministrare il Sacramento della confermazione ad un’inferma in S. Giovanni a Teduccio, quando quegli ufficiali entrarono a lui. Pigliava la parola il questore e con cortesi modi diceva: “Le reazioni in cambio di scemare vanno crescendo ogni di più. Or sebbene il governo non abbia da imputare a Vostra Eminenza nessuna colpa, purtuttavia egli non può garantire la persona di Lei contro i malviventi”. “Ma io non temo punto di me”, rispose il cardinale. “Bene sta – soggiunse quegli – ma v’ha di molti che abusando del Suo nome vengon organando reazioni e mettono in grave imbarazzo il governo; sarebbe però opportuno che Vostra Eminenza si allontanasse da Napoli”. “Io non ho mai creato né creo imbarazzi al governo – ripigliò l’Arcivescovo – ma non temendo della mia persona non partirò né abbandonerò la mia chiesa, se non costretto”. Allora gli fu imposto che partisse quindi a un’ora. Ed avendo il Cardinale chiesto un più lungo indugio per provvedere alle cose della sua Diocesi, gli fu data facoltà d’intrattenersi fino alle nove di sera”.
Forse è inutile dire che tra i motivi che provocarono l’arresto e l’espulsione del cardinale (che tornò a Napoli soltanto cinque anni dopo, fruendo al pari del De Angelis delle più miti disposizioni del governo nell’autunno del 1866) era compreso anche l’ordine dato al clero di astenersi dallo Statuto. Ma in tema di feste, per la verità, a Napoli il clero si mostrava, per una buona sua parte, abbastanza condiscendente col governo nuovo: si ricordi per tutti monsignor Caputo che per la festa di Piedigrotta scrisse ai giornali della città per informarli che avrebbe pronunciato la seguente preghiera: “Signore, date lume al Capo della Chiesa, che cessi di proteggere in Roma il Re dei briganti Francesco II, e che una volta per sempre si ravvegga degli errori commessi con scandalo di tutta la cristianità. E la questione romana vegga presto la sua fine!”.
Per incoraggiare il clero su questa via, tanto Mancini che il governo di Torino si impegnavano a fondo. C’è una circolare di Mancini, di poco precedente l’arresto del cardinale, nella quale si raccomanda agli intendenti provinciali di tutelare in ogni modo gli ecclesiastici sospesi a divinis per la loro adesione al nuovo stato di cose. Alla Camera, un anno dopo all’incirca, il deputato napoletano Giuseppe Ricciardi, fece una proposta singolare, come risulta dagli Atti ufficiali dell’VIII legislatura: “…Qualunque prete diserti il campo di Roma, proclamato sia nostro amico. Signori, abbiamo messa insieme a Napoli una legione di disertori ungheresi. Questi disertori li riguardiamo come nostri fratelli, e perché? Perché sono nemici dell’Austria. Ebbene, riguardiamo come nostri alleati i preti tutti i quali rinneghino Roma papale; facciamo di questi preti una nuova legione ungherese (ilarità) la quale ci sarà utile moralmente, almeno quanto l’altra. Ma soprattutto, signori, stimoliamo i preti non solo, ma i cittadini tutti ad opporre al principio assurdo e bestiale della cieca fede su cui è fondata Roma papale, il sacro principio del libero esame. Sarà questo, Signori, la catapulta più potente (si ride) che adoperar si possa da noi per isfondar le porte di Roma…Signori, io vorrei esser più giovane e più vigoroso, e sapete perché? Per farmi eresiarca per amor di patria e di libertà (ilarità prolungata). Io mi farei quasi antipapa per aver il piacere di scomunicare Pio IX in nome dell’Italia tradita (ilarità prolungata).
A parte le amenità della proposta di Ricciardi, la politica per cattivare il clero non era sempre facile. Il giorno che Vittorio Emanuele andò a Napoli a venerare San Gennaro, il santo fece, sì, il miracolo in suo onore, ed anzi il sangue ribollì mirabilmente nell’ampolla, ma il capitolo ed il clero metropolitano si astennero dall’intervenire alla cerimonia, e fu per questo confiscata ad essi la rendita per un anno. Altre volte accadeva di trovarsi di fronte a preti esigentissimi, come quel Gigli che il cardinale Corsi aveva sospeso a divinis per essersi prestato a celebrare nel duomo di Pisa in occasione della festa dello Statuto nel 1860. Gli era stata offerta un’indennità dal governo, ed egli la respinse; fu nominato insegnante nel ginnasio regio di Campiglia, ed egli rifiutò l’incarico, “aspirando a cose maggiori”, secondo quanto comunicò Ricasoli alla Camera in risposta a un’interrogazione presentata dal deputato Paolo Carlo Turati di Busto Arsizio nella seduta del 5 ottobre 1860: “A tal risposta tutti fischiarono il prete Gigli che della sospensione a divinis facea una speculazione, come disse il deputato Boggio; e lo stesso Turati fece alla Camera le scuse per aver patrocinato la causa di un indegno, quant’egli non sapea”.
Il cardinale Carlo Luigi Morichini, vescovo di Jesi “non era maculato di veruna politica taccia, ed anzi era sempre stato in voce di prelato amico dei progressi civili”, secondo l’opinione di Luigi Carlo Farini autore della storia già citata dello Stato romano dal 1815 al 1850. Ciononostante, quel cardinale fu arrestato due volte in quattro anni: la prima nel settembre del 1860, la seconda nell’aprile del 1864. Al tempo del primo arresto, Farini era il delegato di Cavour presso il quartiere generale di Vittorio Emanuele partito in guerra per congiungersi con i volontari di Garibaldi; al tempo del secondo si trovava in una casa di salute, essendo, dicono, improvvisamente impazzito. Stava alla Novalesa, presso Susa, e tutti i giorni gli intimi continuavano a ripetergli l’assicurazione che gli sarebbe stato concesso di partire prestissimo per la Polonia. Aveva dato in escandescenze in presenza del Re, tentando anzi di vibrargli un colpo di pugnale (prestamente scansato da Vittorio Emanuele) per indurlo a dichiarare guerra alla Russia che opprimeva la Polonia. Superfluo dire quanto i cattolici, ed i gesuiti in particolare, speculassero su questa disgrazia: “Basta aver letto un po’ consideratamente le storie per dedurre che i derisori delle censure ecclesiastiche furono di sapienza così scarsa che tutti furono degni d’incontrar de’ guai non piccoli o di far la mala fine”, si legge nella “Civiltà Cattolica”.
Superfluo è anche dilungarsi nella narrazione del primo arresto del cardinale Morichini: basterà dire che trovandosi il porporato a Roma per la visita periodica ad limina quando giunse la notizia della battaglia di Castelfidardo, ripartì subito per far ritorno alla sua diocesi. Fu arrestato a Foligno dai piemontesi e trattenuto in carcere sei giorni, al tempo stesso che ad Ancona si arrestava il cardinale Antonucci e da Fermo si deportava il cardinale De Angelis, secondo quanto abbiamo già narrato. Rimesso in libertà, il Morichini poté tornare a Jesi dove “trovò tutto in subbuglio e si adoperò senza posa per ristabilire l’ordine turbato”, scrisse il Michel. E uno scrittore cattolicissimo , in un recente articolo sull’ “Osservatore Romano” aggiunge per conferma: “Fu pastore esemplare e restò al suo posto, nobilmente, anche quando la sua diocesi fu occupata dalle truppe italiane”. I cattolici scrivono che il capovolgimento della situazione politica “non aveva spento in lui l’animo conciliante e la temperanza del giudizio. Ma – come spesso avviene – ciò valse a scagliargli contro il livore del più inesorabile settarismo”. Il settarismo, secondo una versione liberale, consisteva in questo: il cardinale avrebbe istigato il giudice mandamentale di Jesi ad abiurare al giuramento di fedeltà al Re, pur rimanendo in carica ad amministrare la giustizia nell’interesse della Santa Romana Chiesa. Sostanzialmente era tutto vero, ma formalmente la condotta del cardinale era del tutto ineccepibile, come più tardi riconobbe il tribunale, e la vicenda è tanto interessante, che mette in conto di narrarla e di fermarsi sulle cause che le diedero origine. I fatti, innanzitutto. Nello “Osservatore Romano” del 27 aprile del ’64 si trova scritto: “Alle otto e quindici del sabato 23 aprile si presentò all’Episcopato di Jesi il capitano dei carabinieri signor Ruca, che introdotto presso l’Eminentissimo, gli notificò con tutta quella urbanità che può usare in simili circostanze un militare, aver ordine di imprigionarlo e seco condurlo in Ancona. In quella entrarono nel gabinetto dello Eminentissimo un giudice istruttore, un delegato di pubblica sicurezza, ed un attuarlo, mentre al di fuori l’Episcopato veniva circondato dai carabinieri alcuni de’ quali occuparono armati ‘la posizione strategica’ della sala d’ingresso. L’oggetto di tutti quei personaggi entrati di seconda scena nel gabinetto dell’Eminentissimo era quello di fare un incarto giudiziale a carico del Cardinale e di procedere ad una perquisizione delle sue carte. Allora il Cardinale dettò due proteste che l’attuario si compiacque di scrivere. Nella prima diceva che come Porporato e Principe di Santa Chiesa non poteva essere imprigionato e processato che per ordine del solo Sommo Pontefice; nell’altra che non avrebbe potuto rispondere a domande che appellassero a coscienza o ad ordini venuti di Roma. Dopo ciò si provarono di fare qualche inchiesta, ma quelle poiché vertevano appunto in materia di confessione e assoluzioni, decreti della Sacra Penitenzieria, non vennero con risposta alcuna soddisfatte. Si passò allora alla perquisizione, ma a lode del vero debbe dirsi che aperti i cassetti dello scrittoio nessuno dei quattro ardì frugarvi per entro, e sol si limitarono a prendere la circolare a stampa inviata dalla Sacra Penitenzieria a tutti i vescovi d’Italia in data 6 marzo 1860, circolare che venne riportata fin dai giornali. E ciò valga a smentire le voci, non sappiamo se più maligne o insulse fatte correre dai caldissimi dell’onore e dovere del governo italiano a giustificazione dell’operato di lui; che si fossero cioè rinvenute al Vescovo di Jesi delle corrispondenze con esteri governi a danno di quella di cui mostransi passionantissimi favoreggiatori.
Alle undici della sera, l’Eminentissimo Morichini muoveva nel proprio legno alla volta di Ancona, confortando e incoraggiando con somma tranquillità il Clero che presso che tutto erasi radunato nella stanza dell’Episcopato, non si tosto fu sparsa per la città la nuova di quanto in essa accadeva. Sulla piazza attendeva il beneamato Vescovo grande folla di popolo che silenzioso e triste genufletteva al passaggio della carrozza per ricevere anche una volta la benedizione del suo Pastore. Seguiva immediatamente altro legno con quattro carabinieri. Il capitano Ruca prese posto accanto al cocchiere dell’Eminentissimo e fu solo uscito di città che al ripetuto invito del Porporato accettò un posto dentro il legno. Gli erano compagni don Sante Crocicchiani, cerimoniere, don Giuseppe Bucci, segretario, ed un domestico. Alle due e mezzo del mattino della domenica 24 corrente, giungeva l’illustre prigioniero in Ancona, e veniva rinchiuso nelle carceri di Santa Palagia. In quel giorno non gli venne permesso né di celebrare né di ascoltare la Messa. La cella in che venne posto, sebbene non possa dirsi assolutamente insalubre, purtuttavia mostra in alcune delle pareti delle tracce di umidità.
Venne tosto separato da’ suoi compagni e gli si lasciò solo il domestico, finché alla sera fu permesso a don Crocicchiani di entrare anch’esso a Santa Palagia, prigioniero volontario. Pervenuta la notizia di ciò all’Eminentissimo Cardinale Antonucci Vescovo di Ancona, egli fu sollecito di chiedere e di ottenere la facoltà di fornire all’illustre prigioniero quanto potesse alleviarne i patimenti. Finora non si sa che il Fisco abbia potuto giustificare con verun’apparenza di ragione legale questo nuovo attentato sacrilego; e noi teniamo per fermo che il motivo sia quel medesimo che fece già carcerare centinaia di personaggi ecclesiastici riconosciuti innocenti e dovuti perciò dopo mesi ed anni di torture crudeli esser rimessi in libertà”.
Il “nuovo attentato sacrilego” era stato invece minuziosamente motivato dal procuratore del Re, avvocato Lorenzo Armelonghi. Il giorno 2 aprile il canonico Planeta, di Jesi, aveva rifiutato di ammettere al sacramento della confessione tale avvocato Augusto Ronzetti già dipendente pontificio e nominato poi giudice mandamentale di Jesi in seguito a giuramento di fedeltà prestato al governo italiano. Il giorno dopo il canonico Giuseppe Grossi, penitenziere della diocesi, aveva confermato dovesse escludere il Ronzetti dalla confessione, a meno che egli non ritrattasse il giuramento prestato, promettesse di ubbidire alla Santa Sede, e chiedesse all’autorità ecclesiastica locale il permesso di continuare nell’esercizio delle sue funzioni di giudice dello stato italiano. Il cardinale Morichini, dal canto suo, aveva dato la sua approvazione all’operato dei canonici subordinati e ciò aveva fatto in esecuzione di un decreto della Sacra Penitenzieria che era stato pubblicato nella diocesi senza il regio exequatur richiesto dalla legge per dare carattere ad ogni provvedimento che fosse relativo alla religione dello Stato.
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