venerdì 4 gennaio 2013

Santo, è del Vaticano ma vale la legge italiana

Santo, è del Vaticano ma vale la legge italiana
Cristina Genesin
IL MATTINO,  Padova, 2/11/2012
II carteggio fra ministero dei Beni culturali e Soprintendenza chiarisce il regime giuridico del complesso basilicale. E confermerebbe l'abuso edilizio
Un abuso edilizio in un'ala dello storico complesso del Santo che reclama di essere subito sanato? Oppure è un intervento del tutto legittimo in un edificio che, appartenendo alla Santa Sede, gode di extraterritorialità, il che significa che la proprietà (il Vaticano) può farci ciò che vuole, oggi sei mini appartamenti, domani un albergo ristorante e, perché no, magari un bocciodromo per gli anziani fedeli che intendono giocare all'ombra del Santo? La soluzione al quesito (il complesso della Basilica del Santo gode di extraterritorialità o no?) darà la direzione all'inchiesta della procura di Padova innescata dall'esposto degli Uffici tecnici comunali quando, sul tavolo dei responsabili, è arrivata una richiesta di sanatoria per cinque mini-appartamenti ricavati nell'ex casa del custode al civico 1 di via Orto Botanico, con (allegato) un progetto già bell'e pronto per trasformare il resto dell'area - un tempo occupata dal museo e dalla biblioteca cittadini - in un centro di accoglienza e di ristoro. Risposta fondamentale perché ammettere l'extraterritorialità significa consegnare una carta in bianco al proprietario che, su quel bene, potrà far ciò che vuole senza seguire alcuna procedura amministrativa - che impone pareri, approvazioni, obblighi da rispettare - irrinunciabile per qualsiasi altro cittadino italiano proprietario di un edificio di pregio. Ma le carte che si possono raccogliere - tra Ministero dei beni culturali e Soprintendenza - raccontano in modo chiaro ed esplicito che il complesso basilicale nelle sue varie articolazioni (il convento e i chiostri, la biblioteca Antoniana, il museo, l'oratorio di San Giorgio e la Scuola del Santo), pur appartenente a uno stato straniero, è soggetto alle norme dell'ordinamento italiano, dalle leggi (come il Codice dei beni culturali e del paesaggio racchiuso nel decreto legislativo n.42 del 22 gennaio 2004) ai regolamenti edilizi comunali. Di fronte a un quesito sollevato il 25 ottobre 2007 dalla Soprintendenza sull'applicabilità del Codice dei beni culturali al complesso basilicale, il Ministero per i beni culturali (Direzione regionale del Veneto) risponde a stretto giro di posta con il protocollo n.8277 del 7 novembre, a firma del dirigente Ugo Soragni: «... Appare opportuno richiamare il parere reso dall'Ufficio legislativo del Ministero con nota prot.21933 del 6 novembre 2006 il quale... ha ribadito che la conferma della personalità giuridica della Santa Sede... non può valere come riconoscimento ope legis di tale soggettività ai fini dell'ordinamento interno... Cosicché ai beni della Santa Sede, come a quelli di ogni altro stato estero, è applicabile il regime di tutela previsto per i beni di proprietà privata presenti sul territorio nazionale». Del resto con nota del 20 novembre 2006 (protocollo 21933) l'Ufficio legislativo del Ministero aveva espresso proprio quel concetto, specificando che «la conferma della personalità giuridica della Santa Sede (stato straniero proprietario del Santo)... deve intendersi come riconoscimento della sua dimensione internazionale...». Però «... ai beni della Santa Sede... è applicabile il regime di tutela previsto per i beni di proprietà privata sul territorio nazionale». E per quanto concerne l'extraterritorialità, scrive il Ministero dell'Interno (Direzione generale Affari dei culti) nel protocollo 51/3/2/433 del 19 dicembre 1995: «... il termine extraterritoriale ricorre nell'allegato II del Trattato del Laterano tra la Santa Sede e l'Italia, con riferimento ad alcuni immobili tassativamente elencati nell'articolo 15... tra cui non è citata la Basilica (del Santo)».

domenica 30 dicembre 2012

I capolavori perduti tra mafia e Vaticano

I capolavori perduti tra mafia e Vaticano
Valeria Pacelli
"Il Fatto Quotidiano", 12 novembre. 2012

TRA GLI ANTIQUARI DI ROMA CIRCOLA UNA VOCE: IL “BAMBINELLO” DELL’ARACOELI, RUBATO NEL 1994, È NELLE STANZE DI UN CARDINALE “LA NATIVITÀ COI SANTI LORENZO E FRANCESCO” DI CARAVAGGIO, TRAFUGATA NEL 1969, NELLA CASA DI UN MAFIOSO

Opere scomparse e trafugate, distrutte, portate all’estero e ricostruite. Opere comunque sottratte al piacere e alla contemplazione. Di tutti. Come il bambinello dell’Aracoeli, rubato il 2 febbraio del 1994 e mai più trovato. Era sera, qualcuno entrò nella basilica di Santa Maria in Aracoeli, sul colle del Campidoglio, e portò via quella statuetta lignea del XV secolo tanto cara alla religiosità popolare romana. Da qualche anno, però, tra gli esperti d’arte, si aggira una voce. Il bambinello, secondo indiscrezioni, si troverebbe addirittura all’interno delle mura vaticane, in possesso di un cardinale.
Voci di corridoio, si direbbe. Ma che spesso definiscono delle vere piste investigative, soprattutto perché a fornire le informazioni è chi di commercio d’arte vive. E una nuova pista spunta anche nelle indagini sulla scomparsa della Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, di Caravaggio, trafugata nella notte tra il 17 e il 18 ottobre 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, cui Leonardo Sciascia dedicò Una storia semplice, il suo ultimo racconto. Secondo le ultime indiscrezioni sarebbe esposta alle pareti di casa di uomo ben introdotto in Cosa nostra. Un’opera, questa, che da tempo ha addosso l’odore della mafia. Già nel 1992 lo “scannacristiani” Giovanni Brusca riferì che il dipinto venne proposto come pegno per ottenere in cambio l’alleggerimento del 41 bis, ma lo stato italiano avrebbe rifiutato. Nelle parole del pentito Salvatore Cangemi, invece, quella tela divenne il simbolo del potere, esposta con la sua imponenza artistica durante le riunioni di Cosa Nostra. Nel 2009 fu infine Gaspare Spatuzza a parlarne, quando riferì che la tela fu consegnata negli anni ‘80 alla famiglia Pullarà, che l’avrebbe nascosta in una stalla e irrimediabilmente perduta.
Ma gli investigatori continuano a cercare. Perché a volte voci e dicerie diffuse tra gli esperti d’arte possono essere decisive per le indagini condotte dalla magistratura, dal Nucleo tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri e dal Nucleo Tutela patrimonio archeologico della Guardia di finanza che - a differenza del primo - è finalizzato al controllo fiscale. Un lavoro minuzioso, che ha raggiunto ottimi risultati. Secondo i dati della Tpc, infatti, il furto di opere è diminuito del 35 per cento negli ultimi cinque anni. Molti sono stati i beni recuperati, come i 321 mila manufatti di interesse archeologico, gli oltre 80 dipinti trafugati e le 141 mila opere contraffatte solo durante il biennio 2010-2011, come invece si legge in una stima del Tpa.
Ma il lavoro dei Carabinieri e delle Fiamme gialle spesso è un ottimo ingranaggio soprattutto quando si innesca bene con quella rete informativa composta, a volte, dagli antiquari della Capitale. Figure importanti nel mondo dell’arte che a Roma si concentrano soprattutto lungo il cosiddetto “Angolo del Tridente”, le tre strade che si sviluppano da Piazza del Popolo. Ma gli antiquari, a volte, sono anche il canale di sbocco privilegiato per mercato delle opere trafugate dai cosiddetti “tombaroli”, i professionisti dello scavo clandestino.
Robert Hecht, conosciuto soprattutto per aver portato in America il vaso di Eufronio, il celebre cratere proveniente dalla necropoli etrusca di Cerveteri, in provincia di Roma. Hect detto Bob, deceduto lo scorso febbraio, era il principe dei trafficanti d’arte.
Nel 1972 vendette illegalmente il Vaso di Eufronio al Metropolitan Museum of Art di New York. La prescrizione lo ha salvato da un’accusa per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione e al traffico internazionale di opere d’arte di fronte al Tribunale di Roma. Il vaso faceva parte di un gruppo di oggetti saccheggiati nel 1971 in una necropoli etrusca. Pochi anni dopo il Museo newyorchese lo acquistò per un milione di dollari direttamente da Hecht, che aveva dichiarato di averlo acquistato da un mercante libanese. Le indagini accertarono che Hecht lo aveva acquistato da un altro discusso - e già condannato - mercante d’arte italiano, Giacomo Medici.
Prima di morire Hecht però avrebbe voluto restituire qualcosa all’Italia: ha fatto in modo di far rientrare dopo 21 anni, il Sarcofago delle Quadrighe ad Aquino. Questo è stato il suo “testamento” per il patrimonio culturale italiano.

martedì 30 ottobre 2012

Il Consiglio di Stato dice no al provvedimento che impone l’imposta sui beni commerciali della Chiesa

La Repubblica, 06.10.2012
Imu-Chiesa, bocciato il decreto del governo
Il Consiglio di Stato dice no al provvedimento che impone l’imposta sui beni commerciali della Chiesa
Valentina Conte e Roberto Pietrini


La battaglia delle tasse rischia di segnare l’ultima legge di Stabilità della legislatura. Ad accendere il dibattito, dopo gli interventi di Bankitalia, Corte dei Conti, Confindustria e sindacati, è stato lo stesso presidente del Consiglio Mario Monti, che non ha escluso la possibilità di un primo intervento. A dare corpo all’ipotesi sono le ingenti risorse che affluiscono nelle casse dello Stato, nonostante la recessione, dal fisco: 10,4 miliardi in più rispetto allo scorso anno, come pure aumenta il gettito delle addizionali regionali e persino i Comuni sembrano poter godere di un extragettito Imu relativo alle maggiorazioni che i Municipi possono applicare alle aliquote base. Anche la lotta all’evasione sembra diventare strutturale e prevedibile: ormai il 95 per cento dei controlli va a segno e quest’anno si prevede di replicare il risultato del 2011 quando Agenzia delle entrate e Guardia di finanza portarono in cassa 12,7 miliardi. Il Pd ha tentato fino all’ultimo di inserire nella legge delega sul fisco un anticipo al 2013 dell’operatività del fondo taglia tasse. «No» del Tesoro.
LE TASSE gonfiano le casse dello Stato. Nonostante la recessione. I dati diffusi ieri dal Tesoro indicano che nei primi otto mesi dell’anno sono entrati 10,4 miliardi in più rispetto al 2011 (ovvero il 4,1 per cento in più). La stessa Via Venti Settembre spiega il motivo: la crescita del gettito dipende dalle manovre che si sono succedute dall’estate dello scorso anno, dai bolli alle accise, dalla prima rata Imu all’imposta sui capitali “scudati”. Nel quadro che porta la pressione fiscale oltre il 45 per cento svolgono un ruolo importante anche le tasse locali: le addizionali Irpef regionali sono cresciute del 24 per cento rispetto allo scorso anno.
Un gran quantità di risorse che ieri il Tesoro ha messo in mostra anche in una relazione al Parlamento sui risultati della lotta all’evasione: nel 2011 sono stati accertati 30 miliardi e in cassa sono finiti 12,7 miliardi (un risultato che si attende anche per quest’anno). Fatto importante: ormai gli uomini dell’Agenzia delle entrate di Befera e della Guardia di Finanza non sbagliano un colpo e nel 95 per cento dei casi fanno centro. Dal 2007 il recupero è più che raddoppiato, trasformando sostanzialmente i proventi della lotta all’evasione fiscale in una variabile quasi certa.
Notizie di extragettito provengono anche sul fronte dell’Imu. Complessivamente, secondo i calcoli della Uil servizi Politiche territoriali, la stima contenuta nel “Salva Italia” pari a 21,5 miliardi dovrebbe essere rispettata. La parte spettante ai Comuni tuttavia, grazie alla mano pesante sulle aliquote esercitata dai Municipi, dovrebbe essere assai abbondante: 14,8 miliardi, circa il 2,8 in più rispetto alle previsioni.
Con queste cifre la battaglia per la riduzione delle tasse si prepara a catturare la scena dello scorcio di legislatura. E’ stato lo stesso Monti ad accendere la miccia giovedì, rispondendo a Enrico La Loggia, non ha escluso una «prima tappa» di riduzione delle imposte evitando tuttavia di impegnarsi prima delle elezioni. Sotto il pressing di sindacati e Confindustria che prosegue, preoccupati della ormai asfittica domanda interna, il governo ha individuato 4-5 miliardi da destinare all’operazione che potrebbe prevedere interventi su tredicesima o no tax area. «Se Monti non taglia le tasse perde credibilità, e il decreto Sviluppo è solo un aperitivo per il rilancio dell’economia», ha detto ieri il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.
«Boatos», si è limitato a dire Vieri Ceriani, sottosegretario all’Economia e vero e proprio uomo del fisco dell’Esecutivo che ha evitato di escludere l’ipotesi di un intervento di riduzione. Anzi, stando ai resoconti parlamentari, ieri Ceriani nell’ambito della discussione in Commissione Finanze sulla delega fiscale ha sostenuto che «si può valutare » l’anticipo dell’operatività del fondo taglia-tasse alimentato con i proventi dell’evasione, e perorato dal relatore del Pd Alberto Fluvi. Ma anche a questa apertura ha fatto seguito una frenata: una nota del Tesoro, dove siede Vittorio Grilli, poco dopo ha chiuso la porta all’eventuale anticipo dell’operatività del fondo di un anno ribadendo la necessità di lasciarlo collocato al 2014. Ovvero nella prossima legislatura.
No, ma con sfumature, arrivano anche da due ministri. L'impegno è quello di «evitare l'aumento dell'Iva in maniera strutturale » mentre si lavora per «creare le condizioni perché dalla prossima legislatura si possano ridurre le tasse», ha detto Corrado Passera. Anche Elsa Fornero chiude: «Credo che sia onesto dire che nel poco tempo che resta al governo gli spazi sono molto scarsi. Se ci sarà, sarà più una boccata di ossigeno ma molto selettiva».

sabato 20 ottobre 2012

Imu sugli immobili della Chiesa, lo Stato non deve fare eccezioni

Corriere della Sera, 07.10.2012
Imu sugli immobili della Chiesa, lo Stato non deve fare eccezioni
Massimo Teodori


Il pagamento dell'Imu sugli immobili della Chiesa non adibiti a funzioni religiose e di culto è un tormentone senza fine per la resistenza degli ecclesiastici a versare l'imposta dovuta. Non si tratta di una questione di poco conto perché è in gioco non solo il rapporto tra Stato e Chiesa, ma anche un'evasione fiscale che colpisce gravemente molti Comuni d'Italia, in primo luogo Roma.
Un gruppo vicino al Vaticano stima che il patrimonio immobiliare della Santa Sede sia il 20-22 % del totale italiano per un valore complessivo di circa 120 miliardi di euro. Una sua parte si riferisce a enti religiosi e di culto che per Concordato sono esenti dall'imposta, mentre un'altra parte riguarda edifici a uso commerciale che talvolta, per sfuggire alla tassazione, inglobano una cappellina che li dovrebbe rendere «religiosi». Il mancato gettito fiscale dei beni commerciali della Chiesa è notevole: l'Associazione nazionale dei Comuni d'Italia (Anci) lo ha stimato per l'Ici di 800 milioni di euro, e l'Associazione ricerca e sviluppo sociale (Ares) lo ha cifrato in 2,2 miliardi di euro. Da anni l'Unione europea ha avviato un procedimento per sanzionare l'Italia per sussidi alle attività commerciali della Chiesa: se entro fine anno la situazione non sarà sanata, lo Stato dovrà pagare 9.920.000 euro di multa. Il premier Monti ha comunicato l'11 febbraio 2012 al presidente Almunia di volere «chiarire in modo definitivo la questione delle attività non esclusivamente religiose», ma ora si apprende che il Consiglio di Stato ha bocciato — molto opportunamente — un furbesco decreto attuativo dell'Imu alla Chiesa, pattuito tra governo e Santa Sede, perché il ministero dell'Economia è andato di là dai suoi compiti accordando tali e tante eccezioni al pagamento della tassa sugli edifici commerciali da sfiorare il paradosso. È proprio vero che quando si tratta della «roba», la Curia difende con gli artigli privilegi che superano perfino i benefici previsti dal Concordato. Che cosa farà il più rigoroso dei governi che l'Italia abbia mai avuto? Pagherà la multa milionaria e continuerà ad esentare l'Imu alla Chiesa?

giovedì 18 ottobre 2012

Imu alla Chiesa, tutto da rifare. Il Consiglio di Stato boccia il regolamento: serve una legge.

La Stampa, 09.10.2012
Imu alla Chiesa, tutto da rifare. Il Consiglio di Stato boccia il regolamento: serve una legge.
Il ministro Grilli: l’obiettivo è far pagare chiunque
L’Imu applicabile ai beni della Chiesa vale circa 600 milioni di euro
Giacomo Galeazzi

In ballo ci sono 600 milioni di euro, più le sanzioni in arrivo dall’Unione europea. Il Consiglio di Stato blocca il decreto che estende l’Imu alla Chiesa. La scure di Palazzo Spada cala sulla tassazione degli «immobili di Dio» e subito riesplodono le polemiche attorno alla «vexata quaestio» che dal 1992 spacca trasversalmente la politica tra laici e cattolici. Entro la fine dell’anno va riscritto il regolamento, altrimenti dal 1° gennaio niente imposte per le strutture ecclesiastiche. «L’obiettivo del governo resta quello di far pagare tutti, quindi troveremo le soluzioni appropriate», assicura il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, mentre in Cei si auspica che la bocciatura sia l’occasione per un approfondimento della materia e per una «più chiara ed equa definizione del recinto delle esenzioni». Una salutare pausa di riflessione, quindi. Il governo «non rinunci», rilanciano i socialisti. Il Consiglio di Stato, nel parere in cui stoppa l’applicazione dell’Imu sugli enti non commerciali e dunque anche sulle proprietà ecclesiastiche, invita l’esecutivo alla «prudenza» nella definizione dei casi di esenzione per la Chiesa. Sullo stesso argomento, spiegano i giudici amministrativi, si attende l’esito di un’indagine della Commissione europea che deve verificare se l’esenzione della vecchia Ici si configura come aiuto di Stato. Intanto il regolamento viene respinto in quanto «non è demandato al ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell’esenzione Imu». Va individuato, cioè, «lo strumento idoneo a fare chiarezza sulla qualificazione di una attività come non commerciale». Di certo non si può procedere attraverso «il regolamento così come varato dal Tesoro». Il ministero ha «esulato» dalle proprie competenze regolamentari e sono ««eterogenei» i criteri utilizzati per le convenzioni con lo Stato per le attività erogate dalle onlus in campo sanitario, culturale o sportivo. In alcuni casi è usato «il criterio della gratuità o del carattere simbolico della retta», in altri quello «della non copertura integrale del costo effettivo del servizio (attività didattiche) ». Gabriele Toccafondi, deputato Pdl in commissione Bilancio, mette in guardia il governo dal chiedere «l’Imu ad opere di pura carità che a malapena pareggiano i conti, operano per il bene di tutti e senza di loro lo Stato dovrebbe pagare molto di più». La partita è aperta, al Tesoro la prossima mossa.