giovedì 6 gennaio 2011

Dal Piemonte al Lazio, l’attacco federale alla 194 in nome della vita

l’Unità 3.1.11
Dal Piemonte al Lazio, l’attacco federale alla 194 in nome della vita

Non solo Lombardia. Le «linee interpretative» di Formigoni dovevano fare da apripista ad altre regioni nell’offensiva contro la legge 194. A cominciare dal Lazio, dal Piemonte e dal Veneto. Ma il Tar le ha fermate.
Le linee guida lombarde dovevano fare da apripista. Di più, quella dettata dal “Celeste” Formigoni doveva essere l’avanguardia di una via federalista alla revisione della legge 194. Non a caso paladina del provvedimento regionale appena bocciato dal Tar è stata in questi tre anni di ricorsi la sottosegretaria Eugenia Roccella. Le cronache dello scorso 27 novembre la ritraggono in prima fila alla veglia per la vita nascente celebrata in San Pietro mentre riceve dallo stesso Benedetto XVI il mandato di «andare avanti nell’azione politica di difesa della vita». E una delle principali promesse portate fin qui in dono è stata proprio il famoso «piano federale per la vita», da lei più volte annunciato. E pensato sul modello lombardo.
Era il 22 gennaio 2008: il governo Prodi cadeva e Formigoni varava la sua delibera-manifesto. Le nuove linee guida nazionali sulla 194, affossate in conferenza stato-regioni proprio dalla Lombardia, rimanevano nel cassetto, mentre il centrodestra si ritrovava in mano una carta in più per lanciare la sua nuova crociata elettorale.
Nonostante i ricorsi e la battaglia legale, in questi tre anni, la Lombardia ha fatto scuola. Seguita a ruota dalle altre regioni diventate a loro volta pilota.
In Piemonte, Roberto Cota, appena eletto presidente, ha spiegato che non poteva tirarsi indietro visto che il suo programma elettorale dava largo spazio alle associazioni pro-vita. «Quando si governa gli impegni si devono mantenere». Quindi via al provvedimento pro-vita. Una delibera che in questo introduce nei consultori pubblici la figura dei volontari anti-abortisti. L’opposizione in consiglio regionale ha alzato le barricate. Ma anche in questo caso la battaglia si sposterà nelle aule di tribunale. Come ha annunciato lo scorso 10 novembre il consigliere Andrea Stara, del gruppo Insieme per Bresso. Ricorso contro il Protocollo dell’assessore Ferrero che introduce nei consultori i volontari del movimenti pro vita. E sostegno legale alle associazioni e alle donne che vorranno sporgere denuncia contro la presenza dei volontari al primo colloquio.
Lo schema per colpire dall’interno la legge 194 è molto simile a quello messo a punto nella Regione Lazio da Olimpia Tarzia, segretaria generale del Movimento per la vita nonché consigliera eletta nella Lista Polverini, quella su cui il Pdl, rimasto a Roma senza lista, ha fatto convergere in massa i suoi voti.
Appena eletta, l’onorevole Tarzia si è fatta promotrice di una proposta di legge ancora più ideologica. Sia nella formulazione che nell’impianto.
In sostanza, la “sua” legge, se approvata, provvederà a finanziare i consultori privati o costituiti da associazioni familiari o che fanno capo a diocesi, equiparandoli a quelli pubblici. Ovviamente molti di quei consultori sono sostenuti proprio dal Movimento per la vita. Non solo. La legge riconosce, il concepito «come membro della famiglia» e definisce, come ha spiegato la stessa Olimpia Tarzia, la «posizione sussidiaria delle istituzioni pubbliche nei confronti di consorzi familiari, associazioni e ong che promuovono i valori familiari».
Anche in questo caso, si tratta di un test nazionale. Come ha avvertito la vicepresidente del senato Emma Bonino, già candidata alle ultime elezioni alla presidenza della Regione Lazio. E anche in questo caso, la mobilitazione per fermarne l’approviazione in consiglio regionale è fortissima. A promuoverla, oltre ai partiti d’opposizione ci sono i sindacati, le associazioni di donne. «Salviamo i consultori della Regione Lazio dalla proposta di riforma», è il titolo del manifesto promosso dalla Casa internazionale delle donne. 
MA.GE.

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