sabato 11 febbraio 2012

“Omicidi e congiure La lotta per il potere è sempre aperta”

il Fatto 11.2.12
“Omicidi e congiure La lotta per il potere è sempre aperta”
Il professor Rusconi racconta: “La guerra perenne per il papato”
Stefano Caselli

Il Conclave? È sempre in marcia. Chi mira a diventare papa, per un motivo o per l’altro, agisce continuamente dietro le quinte. E poi è altamente probabile che il prossimo Conclave non sia troppo lontano, non dico per l’età avanzata di Benedetto XVI, ma per la sua volontà – di cui non ha mai fatto mistero – di volersi prima o poi dimettere. Ecco perché prenderei con le molle la tesi del ‘complotto’ contro Ratzinger”. È l’opinione di Roberto Rusconi, docente di storia del Cristianesimo all’Università di Roma Tre.
Professor Rusconi, il documento pubblicato dal “Fatto Quotidiano” ieri sul presunto complotto per uccidere papa Ratzinger riporta in auge un antico topos, quello della congiura dei Palazzi vaticani. È così?
Il tema della congiura, come in qualsiasi sistema altro di potere, è risalente nei secoli, ma quello dell’attentato in senso stretto nasce con i papi contemporanei. L’attentato a Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, infatti, ha un precedente con Paolo VI, che fu accoltellato a Manila nel 1970. Uno squilibrato lo ferì colpendolo con una lama a tre centimetri dal cuore e fu il cardinale Marcinkus a bloccare l’aggressore. L’evento fu fatto passare il più possibile sotto silenzio, cosa che ovviamente non fu possibile quando Alì Agca sparò a Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II, poi, rischiò qualcosa anche a Fatima, esattamente un anno dopo piazza San Pietro, nel maggio 1982, quando un prete spagnolo ultraconservatore, che lo accusava di essere un “agente di Mosca”, tentò di colpirlo con una baionetta. E poi non dimentichiamo che i nazisti minacciarono di deportare Pio XII durante la Seconda guerra mondiale.
Più indietro nei secoli?
Citerei il caso di Clemente XVI, il papa che soppresse la Compagnia di Gesù. Quando morì, nel 1774, si disse che la sua salma non poté essere esposta al pubblico perché avrebbe svelato i segni di una morte violenta per avvelenamento, probabilmente legata proprio alla sua azione contro i gesuiti. Come altro esempio di attentato alla persona del papa possiamo citare lo “Schiaffo di Anagni” della notte del 7 settembre 1303, quando emissari del re di Francia Filippo IV Il Bello, occuparono la residenza papale e sequestrarono Bonifacio VIII, intimando al pontefice il ritiro della bolla scomunica ai danni del sovrano francese. Bonifacio VIII morirà soltanto un mese dopo. Se poi andiamo ancora indietro nel tempo, nel medioevo per esempio, beh, lì non andavano certo per il sottile. Viene in mente il primo caso della storia di omicidio di un papa, quello di Giovanni VIII, ucciso il 16 dicembre 882, a Roma, per motivi – pare – non esattamente spirituali. E poi, nel 964, l’omicidio di Giovanni XII, ma a quel tempo era già stato deposto.
Vedo che ha accuratamente evitato di citare Giovanni Paolo I…
Ricordo che mia moglie, appena seppe della sua morte esclamò: “Lo hanno ucciso”. E chissà quanti italiani lo hanno pensato e lo pensano tuttora. Certo, la morte del predecessore di Karol Wojtyla tolse di mezzo un grande ostacolo per certi ambienti, ma non dimentichiamo che la carriera ecclesiale di Albino Luciani fu da sempre caratterizzata e anche ostacolata da ricorrenti problemi di salute. È possibile che i cumuli di responsabilità e di potere – che sono pesantissimi – che investono un papa le abbiano aggravate. L’unica cosa certa, tuttavia, è che sul caso c’è tanta cattiva letteratura.
Il concetto di regicidio rimanda a poteri assoluti, è forse per questo che i papi continuano a essere soggetti a pericoli di complotto anche mortali?
Certo. Il capo della Chiesa Cattolica è rimasto l’unico sovrano assoluto in terra. C’è chi tenta di negarlo, ma di fatto è e rimane l’unica fonte del diritto della Chiesa. Il tema del complotto, comunque, è legato alla preminente posizione di potere che ancora oggi ha il papato.
Quali – e quanti – riflessi possono avere, nella realtà italiana, gli intrighi di palazzo in Vaticano?
Ci sono diversi livelli, diciamo così, di intersezione. Il Vaticano è anche fisicamente un mondo a sé. Entrarci non è facile, ma se si ha la fortuna di varcare la soglia dei palazzi si ha davvero la sensazione di essere catapultati in un’altra galassia. Le lotte di potere, principalmente, rispondono a logiche interne e su tutto prevale sempre la salvaguardia dell’istituzione. Basta vedere com’è stato affrontato lo scandalo pedofilia: il problema principale è sempre stato tutelare la Chiesa, non le vittime. Ma nel rapporto con l’Italia c’è un bubbone grosso come una casa che non è per nulla di un altro mondo: si chiama Ior, un crocevia di interessi insanabili che non si risolve.

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