martedì 16 ottobre 2012

Santi in paradiso. Benedetta Imu: la Chiesa si salva ancora

il Fatto quotidiano, 07.10.2012
Santi in paradiso
Benedetta Imu: la Chiesa si salva ancora
M. Pal.

Non hanno fatto neanche in tempo a dirlo. Martedì scorso il governo aveva fatto sapere a tutti i malpensanti che il regolamento grazie al quale gli enti ecclesiastici avrebbe finalmente pagato l’imposta sugli immobili era pronto: “Manca solo il parere del Consiglio di Stato”. Quei cattivacci dei giudici amministrativi, però, due giorni dopo, hanno resto noto il parere sul testo elaborato nell’adunanza del 27 settembre: regolamento bocciato, almeno nelle sue parti più importanti. 
PER CAPIRE SERVE un piccolo riassunto. 
Con un emendamento al decreto liberalizzazioni, i tecnici decisero che dal 2013 anche case e palazzi di proprietà di enti religiosi e del non profit avrebbero dovuto pagare l’Imu: con la nuova legge sono esenti solo le attività “non commerciali”. Come si fa, però, se nello stesso immobile hanno sede, per dire, sia un convento che un albergo? Se sono divise in modo chiaro non c’è problema, ma se non è così bisogna seguire un apposito regolamento del Tesoro. Solo che ora il Consiglio di Stato quel testo l’ha bocciato. Motivo: il ministero di Grilli s’è allargato troppo. “Non è demandato al ministero di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell’esenzione Imu per gli immobili degli enti non commerciali” (cioè definire cosa è commerciale e cosa no), scrivono i giudici, ma solo chiarire come stabilire “il rapporto proporzionale” in strutture con “utilizzazione mista”: il regolamento, insomma, va al di là di quanto prescrive la legge. Non solo: i criteri individuati sono pure caratterizzati da “diversità e eterogeneità”. Come dire: si sono allargati e l’hanno fatto male. Come si fa allora a stabilire come definire “commerciale” una scuola o un ospedale? Risposta: o si scrive una legge ad hoc o si lascia fare all’Agenzia delle Entrate “sulla base dei principi generali dell’ordinamento interno e di quello dell’Unione europea in tema di attività non commerciali”. C’è un altro rischio, adesso, all’orizzonte, sembrano sostenere i giudici amministrativi: “Va, peraltro, ricordato che proprio sulla analoga questione dell’esenzione dall’Ici la Commissione europea ha avviato in data 12 ottobre 2010 una indagine al fine della valutazione della sussistenza di un aiuto di Stato” che potrebbe sempre riprendere l’abbrivio in caso si continuasse a non far niente.  ANCHE non considerando le multe di Bruxelles, però, c’è la concreta possibilità che enti ecclesiastici e non profit continuino anche l’anno prossimo a godere di un’esenzione ingiusta (secondo la legge) con relativa perdita di gettito per i comuni: secondo le norme volute da Monti, infatti, il pagamento scatta dalla rata del 16 giugno 2013, ma il modulo delle esenzioni va consegnato entro quest’anno e senza il regolamento del ministero dell’Economia questo è impossibile. I radicali Maurizio Turco e Carlo Pontesilli – che hanno dato il via coi loro esposti alla procedura dell’Ue – ci vanno giù duri: “L’ennesimo tentativo di far credere alla Commissione europea che non violiamo le direttive sulla concorrenza è fallito. L’ha fatto il Consiglio di Stato, ed è tutto dire”. Il duo ha già annunciato che segnalerà ufficialmente a Bruxelles “l’ennesimo tentativo di rinviare alle calende greche” questa faccenda, “sollecitandola a procedere contro l'Italia e a richiedere agli enti ecclesiastici proprietari di immobili destinati ad attività commerciali di pagare l’Imu”. Anche loro, peraltro, non sono ottimisti: “La commissione europea ci appare troppo propensa ad attendere l’ennesimo depistaggio, l’ennesima bufala”. Resta da capire in sostanza – ed entrambe le opzioni non sono esaltanti – se questo governo non sa fare le leggi o se sta tentando davvero di “rinviare alle calende greche”.

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