martedì 10 febbraio 2009

Patti Lateranensi. Quell’antico dissidio tra Chiesa e Stato

La Repubblica 10.2.09
Patti Lateranensi. Quell’antico dissidio tra Chiesa e Stato
di Agostino Giovagnoli

Dall´84 a oggi sono cresciute nuove problematiche dalla fecondazione all´omosessualità
Ottant´anni fa Mussolini firmava il Concordato Venticinque anni fa Craxi ne sottoscrisse la revisione. Ma la questione è aperta
Ma ora non ci sono più le grandi contrapposizioni ottocentesche
La storia della laicità è stata segnata anche dal dialogo e da comprensione

Ottant´anni fa, l´11 febbraio 1929, Mussolini e Gasparri firmarono i Patti Lateranensi: Concordato, Trattato e Convenzione finanziaria. Venticinque anni fa, il 18 febbraio 1984 Craxi e Casaroli sottoscrissero la revisione di uno di quei Patti, il Concordato. Entrambi questi eventi si inseriscono in una tradizione conflittuale di rapporti tra Stato e Chiesa iniziata con il Risorgimento, che lo strumento pattizio, applicato in modo non sempre perfetto, ha cercato di contenere e che il principio di laicità, inteso in senso sempre più ampio, ha cercato di risolvere. La conflittualità che gli accordi del 1929 e del 1984 hanno cercato di regolamentare appare ormai lontana, ma il principio di laicità non pare oggi godere di ottima salute: tensioni e problemi, infatti, sembrano tornati ad emergere.
L´antico dissidio risorgimentale tra Chiesa e Stato fu risolto quando ormai quella problematica appariva superata: nel 1929 non c´erano più un papa che rivendicasse il potere temporale della Chiesa e un´élite liberale preoccupata di affermare la sua identità. All´ordine del giorno non c´erano più neanche i grandi contrasti legati alle proprietà ecclesiastiche, al passaggio dell´insegnamento nelle mani dello Stato o alle Opere pie che, in precedenza, avevano caricato di un concreto spessore materiale il conflitto tra Chiesa e Stato. Con il nuovo secolo, invece, erano emersi altri problemi: il Novecento è stato il secolo delle masse e, anche tra Stato e Chiesa, principale oggetto del contendere è diventato l´influenza dell´uno o dell´altra sulle masse. Nel ´29, perciò, l´attenzione si concentrò sul Concordato, con le opposte speranze di "cattolicizzare" la società italiana o di "fascistizzarla". Tra i cattolici, solo pochi, come De Gasperi, avvertirono che per conquistare davvero le masse si doveva procedere democraticamente dal basso e non autoritariamente dall´alto: è la strada poi imboccata dall´Italia post-bellica, attraverso il confronto tra partiti di massa espressivi delle principali tradizioni italiane, compresa quella cattolica.
Era inevitabile che i retaggi autoritari e fascisti presenti nei Patti Lateranensi, recepiti dalla Costituzione repubblicana � con il decisivo apporto di Togliatti - per non riaprire antichi conflitti, apparissero sempre più inaccettabili alla crescente sensibilità democratica della società italiana e, nel 1967, anche i partiti di governo � tranne i socialisti - auspicarono una revisione del Concordato. Da allora, però, sono passati ben diciassette anni prima dell´accordo di Villa Madama del 1984, perché i rapporti tra Stato e Chiesa erano entrati, in modo imprevisto, dentro una nuova fase. L´iter di revisione del Concordato fu prima fermato dalla vicenda del divorzio e poi rallentato da quella dell´aborto, da problematiche cioè che riguardano più la vita individuale che quella collettiva, più le scelte personali che quelle politiche. Nel 1984, i grandi partiti di massa � questa volta con un decisivo impulso socialista � si mostrarono ancora abbastanza forti da varare un nuovo Concordato, ma ormai troppo lontani dall´evoluzione della società italiana per affrontare i problemi nuovi che stavano emergendo. Nel 1989, la Corte costituzionale esplicitò la filosofia di quell´accordo elevando la laicità a "principio supremo" della Costituzione, ma, come intuì già allora Pietro Scoppola, il nuovo Concordato chiudeva vecchie questioni senza affrontare le nuove, sempre più difficili da risolvere applicando il principio di laicità in modo tradizionale.
Nei vent´anni successivi, l´Italia ha goduto, almeno apparentemente, di una pace religiosa senza precedenti, ma dal 1984 ad oggi � mentre scomparivano dalla scena i partiti che avevano sostenuto la revisione - sono cresciute prima silenziosamente e poi rumorosamente nuove problematiche, come quelle della fecondazione assistita, dell´atteggiamento verso l´omosessualità, della liceità dell´eutanasia. Negli ultimi anni, da una parte, le prese di posizioni della Chiesa su queste tematiche sono state respinte come insopportabile ingerenza nella vita pubblica, dall´altra i tentativi di contrastarle giudicate inaccettabili limitazioni della libertà di espressione. E´ sembrato così di tornare ad una conflittualità tra Chiesa e Stato che molti consideravano ormai esaurita ma, a ben vedere, non si tratta propriamente di un conflitto tra Chiesa e Stato, almeno in termini tradizionali: non ci sono più, infatti, le grandi contrapposizioni ottocentesche tra due istituzioni o la dura concorrenza novecentesca per influire sulle masse.
Le discussioni riguardano oggi soprattutto questioni etiche, rapporti tra scienza e fede o, persino, concezioni filosofiche e, cioè, problematiche culturali, nel senso ampio del termine, piuttosto che questioni giuridiche, controversie economiche, conflitti politici, anche se pure su questi terreni riemergono talvolta questioni irrisolte. Sono cambiati i soggetti, i temi e i fini del confronto: anche se le persone sono le stesse, più che una contrapposizione tra detentori del potere ecclesiastico e di quello statuale, prevale la discussione tra autorità morali, gruppi sociali, élites intellettuali, individui comuni; l´oggetto del contendere riguarda spesso problemi senza spessore materiale ma di grande rilievo simbolico; i fini su cui ci si divide non toccano più gli interessi della Chiesa e dello Stato ma i comportamenti concreti dei singoli cittadini e così via. E´ il caso, per ricordare l´esempio più noto, della discussione sul valore della vita e sulle sue implicazioni.
Si tratta di un radicale mutamento che rende impossibile affrontare i conflitti in modo tradizionale, attraverso strumenti giuridici come i concordati o ricorrendo al principio di laicità. Sul tema della laicità, negli ultimi tempi sono stati scritti in Italia decine di libri e centinaia di articoli, i cui autori mostrano di sapere di che cosa stanno parlando, ma definire esattamente che cos´è la laicità sta diventando sempre più difficile. Questo principio è nato e si è sviluppato sul terreno dei conflitti istituzionali, intorno all´incompetenza dello Stato in materia religiosa, per sancirne la neutralità nei conflitti, anzitutto, tra Chiese cristiane e, poi, tra movimenti ideologici e formazioni politiche. Oggi, invece, molte discussioni riguardano altre questioni, legate ad un diverso rapporto tra valori religiosi e orientamenti culturali, tra principi etici e comportamenti pratici.
Non si tratta di una questione solo italiana né solo occidentale. In un libro recente (La Sainte Ignorance. Le temps de la religion sans culture, Edition du Seuil), Olivier Roy ha spiegato le attuali difficoltà del principio di laicità, in una Francia sempre più multiculturale, multietnica e multireligiosa, con una tesi originale: sarebbe oggi in atto una crescente divaricazione tra cristianesimo e mondo occidentale, tra Islam e mondo arabo, tra induismo o buddismo e mondo asiatico ecc. La contemporanea diffusione del fondamentalismo e di forme di secolarizzazione sempre più radicali, cioè, rientrerebbe in una più generale tendenza alla divaricazione tra le strade dei credenti e quelle dei non credenti. La storia della laicità, com´è noto, non è stata solo segnata da duri scontri e da dure contrapposizioni, ma anche dal dialogo e da una crescente capacità di comprensione reciproca. Se oggi il dialogo tra credenti e non credenti si interrompe, entrambi rischiano un progressivo impoverimento e, soprattutto, lo rischia tutta la società.

lunedì 9 febbraio 2009

Arriva «Religiolus», il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche

l'Unità 9.2.09
Satira e fede. Il nuovo film del regista di «Borat» nelle sale a partire dal 13 febbraio
Censura. Le locandine già coperte da un’associazione cattolica con la scritta «ateo no»
Arriva «Religiolus», il film castiga-bigotti tra crociate annunciate, risate e polemiche
di Gabriella Gallozzi

Arriva nelle sale venerdì prossimo ma - dato il clima - si attendono già polemiche: è «Religiolus», che mette alla berlina tutti gli integralismi, predicatori folli, ebrei, islamici. Si ride, ma qualcuno si arrabbia...
E pensare che a Torino è stato il «caso» del festival morettiano: ha fatto sganasciare il pubblico, soprattutto quello dei giovani, disposti anche a fare la fila per vederlo. Ma senza lasciar traccia di polemiche. Forse gli ultracattolici non leggono i giornali, o magari non seguono le cronache cinematografiche. Oppure sono troppo occupati ad interferire nel dramma privato della famiglia Englaro. Fatto sta che soltanto ora, all’apparire dei manifesti per le strade (l’uscita è il 13 febbraio per la Eagle Pictures) la fantomatica associazione di stampo cattolico, «Vera libertà», ha sferrato la sua crociata ricoprendo i manifesti del film con le scritte «ateo no».
ORGOGLIO LAICO
L’attacco è contro Religiolus, la doc-comedy di Larry Charles, il regista del fenomeno Borat che stavolta se la ride di gusto proprio dei fondamentalismi religiosi, siano essi cattolici, musulmani o ebraici. Nel poster dello «scandalo», infatti, sono rappresentate le tre celebri scimmiette che indossano i simboli delle tre religioni monoteiste. Avendolo già visto al festival di Torino possiamo assicurare che Religiolus non ha davvero nulla di dissacrante nei confronti dei credo religiosi. Anzi, è al contrario un lucido atto di accusa, orgogliosamente laico, nei confronti delle infinite strumentalizzazioni della fede, economiche o «politiche» che siano. Quello, insomma, che proprio in questi giorni è sotto gli occhi di tutti in Italia a proposito del caso Eluana. E che il governo Berlusconi cavalca con sprezzo della democrazia arrivando persino a definire «bolscevica» la nostra Costituzione. Scatenando, così, folle di fanatici capaci di fare muro contro l’ambulanza che dalla clinica di Lecco doveva trasportare Eluana a Udine.
Proprio come ci racconta, nel film, il comico Usa Bill Maher, impietoso castigatore di bigotti e facinorosi della fede, mentre ci conduce in un lungo viaggio - da Gerusalemme fino al cuore del Vaticano in piazza San Pietro - attraverso le credenze, le ipocrisie e i business religiosi. Molto redditizzi soprattutto negli Usa. Dove, lo stesso Bush non ha certo esitato a chiamare in causa il dio dei cattolici come «paladino della libertà» e quindi promotore numero uno dell’occupazione dell’Iraq.
Con piglio alla Michael Moore (producono gli stessi di Fahrenheit 9/11), Maher ci svela l’enorme giro d’affari che ruota intorno agli infiniti predicatori americani. Quelli tutti agghindati d’ori che predicano la povertà svuotando i portafogli dei «poveri di spirito». Esilaranti le interviste a quanti si sentono davvero l’incarnazione dei nuovi messia. Via così nei parchi a tema - molto in voga negli Usa - dove i turisti pagano per veder flagellare un povero cristo che arranca sotto al peso della croce. Proprio come nel fortunatissimo La passione di Mel Gibson. Oppure eccoci nei musei «creazionisti» dove l’obiettivo è quello di negare la teoria evoluzionista di Darwin per «dimostrare scientificamente» la nascita dell’uomo da Adamo ed Eva. Come un novello Candide, Maher davanti a prelati e predicatori propone sempre la stessa domanda: «Ma davvero l’uomo è nato da una costola di Adamo?». Le risposte sono un catalogo di comicità. Si ride molto in Religiolus e non si risparmia nessuno: né ebrei, né cattolici, né musulmani. Per questi ultimi, poi, Maher ha gioco facile nel mettere alla berlina i fanatismi anche più violenti. Mentre per fustigare gli ebrei - le sue radici - bastano le coversazioni con l’anziana madre, rigorosa osservante della fede di Abramo. Il montaggio alla blob rimanda un divertito spirito surreale, politicamente scorretto. Il film, in attesa in questi giorni del visto di censura, è possibile che rischi qualche divieto. Memori però del «caso» Codice da Vinci, c’è da dire che in certi casi avere contro il Vaticano significa contare su pubblicità gratuita a livello planetario.

Le rivendicazioni ecclesiastiche arrivano a condizionare le nomine nella tv di Stato

La Repubblica 9.2.09
Prelati d'attacco e politici in ginocchio a 80 anni il Concordato è "invisibile"
Dall'etica al fisco, l´irresistibile avanzata della Chiesa
Mercoledì ricevimento in ambasciata: cardinali a fianco del governo
Le rivendicazioni ecclesiastiche arrivano a condizionare le nomine nella tv di Stato
di Filippo Ceccarelli

Gli anniversari ballano, gli anniversari scherzano e quindi a volte finiscono precisamente per cadere, certi anniversari, nel momento della verità. Dopodomani 11 febbraio il Concordato compie dunque 80 anni.Ma non è mai apparso così malridotto. Nulla probabilmente cambierà nella rappresentazione della ricorrenza: dicasteri vaticani imbandierati, soporifere cerimonie e dotte articolesse commemorative, bisbigli, tartine e cordiale ipocrisia al ricevimento nella Palazzina Borromeo, sede dell´ambasciata italiana presso la Santa Sede, là dove ogni anno porpore e grisaglie si ritrovano a celebrare, insieme all´antica sapienza del potere, le risorse dello stile diplomatico che vela e camuffa gli eventi, le fatiche, le magagne, le inimicizie.
Ma chi abbia un filo di onestà non può stavolta, nei giorni di Eluana, far finta che tra Cesare e Dio, o per lo meno fra i loro pretesi rappresentanti, le cose filino proprio lisce. Mai come oggi il Vaticano è parte in causa, perciò si scopre, attacca, ripiega, cerca alleati; mai come adesso l´Italia sembra così compiutamente immersa in una turbinosa realtà post-lateranense. Ma quali stati "indipendenti e autonomi"! Non solo sbiadiscono le istantanee di Mussolini e Craxi, la firma antica del 1929 e quella ormai pure remota del 1984, ma di colpo suonano vuote anche espressioni come "laicismo" o "interferenze". L´altro giorno il giornale dei vescovi parlava di "assassinio" e davanti alla chiesa di Gesù operaio hanno fatto scoppiare una bomba carta: cosa si vuole di più per riflettere sulle condizioni del Concordato? Sconcordato, piuttosto: un patto rotto, un accordo in evidente stato di confusione, un attrezzo inservibile, nel migliore dei casi un simulacro. Non lo si dice qui per polemica, al modo dei radicali. Sono i fatti degli ultimi anni che parlano da soli, e danno la misura dello strappo, degli strappi: fecondazione assistita, istruzione privata, astensionismi, vittimismi, aborto, unioni civili, pressioni, anatemi. Il contenzioso si allarga mese dopo mese, c´è sempre chi ci marcia e lo estende all´Ici, alle moschee, o all´immigrazione e a persino a una sorta di franchigia ecclesiale nella legge sulle intercettazioni telefoniche. Le sacre immagini sugli stendardi e i torpedoni al Family day, il Pontefice impedito di entrare all´università, i politici in preghiera e in passerella a piazza San Pietro, l´evocazione di "diavoloni frocioni" a piazza Navona. E baci berlusconiani all´anello pontificio, genuflessioni, commistioni di ruoli: l´altro giorno nella cappella Sistina, per un concerto in onore del fratello del Papa, c´era Gianni Letta - e vai a sapere se stava lì, e poi pure in foto sull´Osservatore romano, come sottosegretario alla presidenza o come Gentiluomo di Sua Santità. Si sono smarriti i confini, ma questo complica le cose. Il sindaco di Roma invoca la benedizione papale sugli atti del Comune; il Cardinale Segretario di Stato celebra all´interno della Camera una messa "d´inizio legislatura"; la Binetti arruola il Signore nei risultati d´aula. E allora dal balcone di Montecitorio si sventola per polemica la bandiera vaticana; al concertone del primo maggio si prende di mira il Papa; al Gay Pride si oltraggiano i sacramenti. Così va, ritorsione dopo ritorsione. E allora ecco Ratzinger nel video di Storace, poi sulle bandiere di Borghezio, "saremo le guardie svizzere del Pd" promettono i teo-dem, e "Il Vaticano tifa Pera" recita, testualmente, un titolo de Il Tempo, giornale tutt´altro che laicista. No, davvero non si invidiano i potenti italiani e i dignitari pontifici che nel bel mezzo della storia angosciosissima di Eluana e dell´aspro conflitto che ne deriva s´incontreranno sotto la loggia del Sansovino per poi sedersi sulle poltroncine di raso rosso e spalliera dorata, come se nulla fosse. Come se davvero al giorno d´oggi bastasse un Concordato inserito a sorpresa da Togliatti nella Costituzione e trionfalisticamente revisionato 25 anni orsono da una partitocrazia già ansimante, per rimettere a posto le cose: là dove il vuoto ideologico sembra già colmato da un pieno di generici e sospetti "Valori" che ognuno, oltretutto, si tira spudoratamente dalla propria parte. Eh no, stavolta è diverso, stavolta non mancano spunti per una quantità e varietà di conflitti. Codice da Vinci, crocifisso nelle aule, presepi identitari e creativi, ora di religione, scritte sui muri, filmati sui preti pedofili, commemorazione degli zuavi, rane crocifisse. Non c´è vicenda che non implichi un disagio, una frizione, un cortocircuito fra Stato e Chiesa. In provincia hanno ricominciato a litigare sulle ore in cui sciogliere le campane; la Littizzetto disturba oltre il Portone di bronzo; le nomine Rai debbono tenere presente i gusti dei tele-prelati; si torna a parlare dei peccati e pure del diavolo; sembra uno scherzo onomastico, una trovata felliniana per far colpo sugli stranieri, ma adesso c´è perfino il segretario della Cei che di cognome fa Crociata: monsignor Crociata, sul serio. Serve a nulla rimpiangere la Dc, che per quasi mezzo secolo ha fatto da cuscinetto alle richieste vaticane. Al corto di idee e di progetti il centrodestra indossa i paramenti, si attacca alla mantella del Papa; mentre fin troppe volte il centrosinistra è paralizzato, subalterno, confuso. Tanti anni fa, per indicare un´auspicabile distanza, Giovanni Spadolini lanciò l´immagine del "Tevere più largo". Oggi non è nemmeno più stretto. Sembra un fiume in piena, grigio, gonfio e anche un po´ pauroso - come quello che s´è visto a Roma nel novembre scorso.

domenica 8 febbraio 2009

«Scontro tra due violenze. Vincerà la più forte»

Corriere della Sera 8.2.09
Il filosofo Emanuele Severino
«Scontro tra due violenze. Vincerà la più forte»
intervista di Daniela Monti

Per ora dobbiamo rassegnarci a quello che è sempre successo: è stata chiamata verità, giustizia, legge la forza vincente

MILANO — «Mi fa schifo». Emanuele Severino è uno dei maggiori pensatori contemporanei. Ha il linguaggio dei filosofi: denso, arguto (a volte oscuro). «Mi fa schifo» è un'espressione che suona stonata. Eppure ora la usa: «Non ho dubbi, appena posso farò il testamento biologico in cui rifiuto tutto. Ma si tratta di vedere se la mia volontà riuscirà a iscriversi in una legislazione che la rispetti. Mi fa schifo pensarmi in una situazione in cui non posso nutrirmi da solo, in cui non posso pensare».
Ha chiaro da che parte stare. Una legge giusta, sul tema della fine della vita, sarebbe dunque quella che riconosce il diritto a scegliere?
«Non è così semplice» e, chiusa la parentesi privata, Severino comincia a parlare di filosofia. «Quello che vedo è lo scontro tra due forme di violenza. Le intenzioni possono essere le migliori, anzi diamolo per scontato, ma la sostanza non cambia: da una parte c'è la Chiesa, e il governo la segue, che intende difendere la vita umana ad ogni costo, impedendo precedenti pericolosi; dall'altra le istanze laiche. Anche se non intenzionali, sono comunque due forme contrapposte di fede».
È uno scontro ideologico, aspro, ma ancora nei termini della legalità. Perché parla di violenza?
«Né una parte né l'altra dispongono di verità assoluta. Il problema si può impostare così: è bene che si sospenda la vita di questa donna? Ma che cosa significa "bene": la nostra cultura è in grado di dire che cos'è "bene"? E poi: è giusto sospendere questa vita? Ma daccapo: la nostra cultura è in grado di indicare il vero senso della giustizia? Certo è più visibile il desiderio di alcuni di mostrare la propria adesione agli insegnamenti della Chiesa, che non il significato di bene e giustizia. Come pure è più visibile la volontà di mostrare il proprio dissenso. In questa situazione, anche se può sembrare cinico, l'esito non può essere dato che dal prevalere di una parte sull'altra».
È una visione cupa. Ma in un modo o nell'altro dovremo pure uscirne.
«Per ora dobbiamo rassegnarci a quello che è sempre successo: che è stata chiamata verità, giustizia, legge la forza vincente. Per cui è patetico invocare un bene assoluto. Oggi la cultura dominante non è in grado di risolvere questi problemi. Si risolvono in modo pratico, politico».
E la politica ha fallito. Dopo il decreto del governo, siamo allo scontro istituzionale.
«È un braccio di ferro, si tratta di vedere chi è più forte, ma essere più forte non vuol dire essere più vero, più giusto. D'altra parte quando si rimproverano i cattolici di imporre le loro convinzioni a chi non è cattolico ci si dimentica che in democrazia chi ha la maggioranza fa le leggi. Però sembra più democratica una legge che non impone anche ai non credenti le convinzioni dei credenti».
Torniamo al caso di Eluana, c'è il problema della volontà presunta. Cosa ne pensa?
«Il padre di Eluana sostiene che la figlia non avrebbe mai sopportato una vita come quella di ora».
Ma — obietta qualcuno — non si può sapere se questo è ancora il volere di Eluana.
«Mi sembra una gigantesca contraddizione. Se infatti si è d'accordo sul fatto che a Eluana la coscienza è venuta a mancare, non si può dire quale sarebbe oggi la sua intenzione, appunto perché lei non è più cosciente. Quindi non ha intenzioni. Tutte queste considerazioni — ha o non ha coscienza, cosa sente, cosa prova — sono ipotesi. È con questo che abbiamo a che fare: solo ipotesi. Vedo molti atteggiamenti tartufeschi in questa vicenda. Che ci siano persone attaccate ai principi lo credo, ma che ci siano persone così grondanti amore per Eluana lo metterei in dubbio. A contare, qui, è piuttosto la volontà che la vita pubblica sia regolata in una certa direzione».
Chi può dire una parola di verità su Eluana, e sulla fine della vita. La filosofia?
«La filosofia comincia a mettere in discussione il contesto in cui si gioca lo scontro fra volontà. Le cose più grandi non avvengono dall'oggi al domani. Se tramontasse la volontà che le cose siano nulla (e qui siamo nel cuore della critica di Severino alla cultura dell'Occidente, perché se le cose nascono, muoiono, sporgono provvisoriamente dal nulla, tirate le somme, spiega il filosofo, sono di per sé nulla)
allora sì ci sarebbero le condizioni perché anche la violenza delle tesi contrapposte venga meno. Ma bisogna risalire molto più indietro del limite a cui riescono a portarsi le forze culturali e pratiche delle nostre civiltà, si tratta di un impegno infinitamente più radicale. La modestia da parte della filosofia sarebbe fuoriluogo».

venerdì 6 febbraio 2009

" Napolitano non firmarlo" : il decreto legge su Eluana Englaro

" Napolitano non firmarlo" : il decreto legge su Eluana Englaro
Protestare contro la decisione di continuare a far soffrire Eluana Englaro

Oggi 6 febbraio 2009 il consiglio dei ministri (volutamente minuscolo) ha approvato all'unanimità un decreto legge appositamente redatto contro l'applicazione di una sentenza della Magistratura, in sfregio della volontà di libertà di una donna, di un padre, di una famiglia, di una gran parte della società civile.
Il decreto dovrà essere firmato dal Presidente della Repubblica, per questo motivo gridiamo insieme:
" Napolitano non firmarlo"

1. Petizione al Presidente della Repubblica perchè non firmi il decreto legge su Eluana Englaro
2. Far riconscere il diritto ad Eluana Englaro di disporre della sua vita
3. Solidarietà con la lotta di Beppino Englaro
4. Basta con la sottomissione dei politici alle decisioni del Vaticano
5. la vita ci appartiene e non appartiene a nessun dio

http://apps.facebook.com/causes/212850?m=ebd25163&recruiter_id=30188356

giovedì 5 febbraio 2009

"Religiolus film amorale" crociata degli ultracattolici

La Repubblica 5.2.09
"Religiolus film amorale" crociata degli ultracattolici
A Roma oscurati i manifesti della pellicola, che esce il 13. Il regista: "Tutta pubblicità"
di Silvia Bizio

Censura cattolica scatenata sui manifesti del film Religiolus di Larry Charles, il regista di Borat. Strisce nere adesive li hanno coperti con le scritte "Ateo no" e "Vergogna". La Eagle Pictures che distribuirà il film il 13 febbraio denuncia come responsabili gli appartenenti all´associazione cattolica VeraLibertà: «Sulle pagine del loro blog chiedono anche l´abolizione della campagna promozionale e pretendono da generiche autorità competenti di vigilare sui contenuti del film. Lo accusano anche» aggiunge la Eagle «di veicolare messaggi empi e amorali». La campagna pubblicitaria rappresenta tre scimmiette che ironicamente simboleggiano le tre maggiori fedi monoteiste.
Risponde pronto, dagli Stati Uniti, il regista Larry Charles: «Ringrazio i dilettanti dell´Inquisizione per il loro aiuto nel promuovere Religiolus». Ma se è ironico il messaggio del regista, più duro è il segretario dell´Uaar, l´associazione degli atei, Raffaele Carcano. «Non conosco VeraLibertà ma queste associazioni spuntano come funghi e diventano sempre più invasive. È una gravissima violazione della libertà di espressione. Sembra normale che non si debba parlare di ateismo, non si deve fare concorrenza alla religione cattolica. La Chiesa in pesante crisi di consensi» continua Carcano «si chiude in se stessa, diventa intollerante. Questo papato ha messo una pietra tombale sul Concilio, è tornata indietro di 50 anni».
Interviene nella polemica in tono leggero anche il protagonista di Religiolus, Bill Maher. «C´è un sacco di gente che mi ringrazia per quello che dico» commenta «ma i cattolici in genere mi trattano come un ragazzino cretino. Però basterebbe che gli agnostici si organizzassero, come fanno i religiosi, per scoprirsi in lieta compagnia». Quello che in Italia hanno fatto gli aderenti all´Uaar. «Questa faccenda dei manifesti» commenta Carcano «è la continuazione di quanto è successo a noi con la campagna sugli autobus dove le concessionarie alla pubblicità hanno censurato lo slogan "La cattiva notizia è che Dio non c´è, quella buona è che non ne hai bisogno". Don Livio Fanzaga dalla seguitissima Radio Maria affermava che quelli sarebbero diventati gli autobus del demonio. La situazione peggiora» prevede Carcano «gruppi di persone hanno tentato di bloccare, alla clinica di Lecco, l´ambulanza che doveva portare Eluana Englaro a Udine. Fino a oggi questo era patrimonio dei fondamentalisti americani che assaltavano le cliniche dove si praticava l´aborto. Ora queste cose succedono anche da noi».

mercoledì 4 febbraio 2009

«Governo recidivo, violata ancora la legalità costituzionale»

Liberazione 4.2.09
Stefano Rodotà giurista ex garante dei dati personali:
«Governo recidivo, violata ancora la legalità costituzionale»
intervista di Vittorio Bonanni

Il ministro Sacconi che minaccia interventi formali del governo per fermare la mano dei medici che dovrebbero interrompere l'alimentazione artificiale che tiene in vita Eluana; il cardinale Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, che chiede di fermare «la mano assassina». Mentre la vicenda della giovane in coma vegetativo da 17 anni sembra volgere al termine, c'è chi non si rassegna e tenta in tutti i modi di ignorare le diverse sentenze della magistratura che hanno detto sì alla volontà espressa dai genitori di Eluana e dalla stessa ragazza. Abbiamo chiesto a Stefano Rodotà, giurista autorevole, attento ai temi della laicità e dei diritti della persona, un parere su questo scenario. «E' in atto non da oggi - dice l'ex garante della protezione dei dati personali - un gravissimo e pericoloso conflitto sul tema della legalità e il rispetto dei diritti. Queste invocazioni, questi tentativi di impedire che si dia esecuzione ad una sentenza passata in giudicato non vengono da soggetti che fanno appello a dei criteri morali. In tal senso figuriamoci se sono d'accordo sul contenuto e ancor meno sulle parole del cardinale Barragan».
Ma almeno agisce senza avere un ruolo istituzionale. Ma quando dichiarazioni di questo genere e annunci di comportamenti vengono da responsabili politici investiti da ruoli particolarmente rilevanti come un ministro qui si apre un conflitto».

Che certamente non è nuovo, vero professore?
Sì, si tratta di un conflitto aperto da molto tempo. Gli atti precedenti, dichiarati assolutamente illegittimi, si sono esplicitati con tre tentativi di bloccare attraverso strade più o meno corrette dal punto di vista legale l'attuazione della sentenza: primo tentativo, il Parlamento che ha sollevato appunto un conflitto tra magistratura e Parlamento stesso dicendo che non spettava ai giudici dare indicazioni in materia. La Corte Costituzionale ha liquidato molto rapidamente questo come un atteggiamento non corretto e ha valutato che la magistratura si è mossa nell'ambito dei propri poteri e delle proprie competenze.
Secondo tentativo, Formigoni, governatore della Lombardia, che dice "non in casa mia". Questo atto è stato impugnato davanti al Tribunale amministrativo della Lombardia, che ha annullato il provvedimento del presidente. Terzo, il cosiddetto atto di indirizzo di Sacconi, che più passa il tempo, più è stato studiato da chi ha conoscenza di grammatica giuridica, più si è rivelato un provvedimento legalmente improponibile. Tant'è che lo stesso governatore del Friuli Venezia Giulia, che come sappiamo è una regione amministrata dal centro-destra, non ha ritenuto vincolante qull'atto di invito. Quindi noi siamo di fronte ad un conflitto che ci viene riproposto di nuovo dopo che in tutte le sedi istituzionali questi tentativi della maggioranza di governo o del governo in quanto tale sono stati ritenuti assolutamente illegittimi.

Un grave strappo istituzionale...
E una gravissima violazione della legalità costituzionale perché sono in gioco contemporaneamente i poteri dello Stato e i diritti individuali e fondamentali delle persone. Questo come valutazione d'insieme. Sicché trovo stravagante per non usare altre parole, la richiesta di Buttiglione di organizzare una riunione immediata del Consiglio dei ministri perché sia approvata una legge che dovrebbe avere come obiettivo quello evidentemente di bloccare l'attuazione di una sentenza. Ne ho viste di tutti i colori in questo paese ma dire che con un decreto legge si possa impedire che una sentenza possa avere attuazione viola la stessa logica della politica costituzionale.

Professore, non siamo di fronte anche ad una grave violazione della sfera personale?
Non userei in questo caso la parola privacy . Qui c'è la fine del rispetto della dignità delle persone. Un principio che deve guidarci in ogni momento. Qui la dignità del morire non può essere evidentemente considerata qualcosa sulla quale ci si accanisce con una certa violenza. Anche da questo punto di vista in altri tempi si sarebbe detto che c'è una spaventosa mancanza di carità cristiana. Oggi dobbiamo dire laicamente, anche se quell'espressione della carità cristiana continua a piacermi, che il principio di dignità, che è uno dei principii fondativi di uno stato democratico, è violentamente aggredito. E non si dica che la dignità è quella di chi deve vedere la propria sopravvivenza resa obbligatoria ma di chi invece deve essere rispettato nelle sue decisioni e nel suo essere persona.

Quando si affrontano questi temi si parla sempre di vuoto legislativo. Ma non si rischia, visto lo scenario che offre il Parlamento, di "colmare" questo vuoto peggiorando la situazione?
Anzitutto non enfatizzerei il profilo "vuoto legislativo". Non c'è infatti questo vuoto tant'è che i giudici, con alcune decisioni, in particolare con la sentenza cardine di tutta questa vicenda, quella della Corte di Cassazione dell'ottobre 2007, hanno potuto ricostruire con molto rigore il sistema giuridico italiano mettendo in evidenza tutti gli elementi che già oggi, senza bisogno di una legge, consentono di arrivare alla conclusione che si è delineata, e cioè il diritto di rifiutare le cure e di morire con dignità. Quindi io uso con prudenza, e anzi tendo a non accettare l'argomento del vuoto legislativo perchè significa che qualcuno lo ha riempito più o meno illegittimamente. Quello che hanno fatto i giudici è assolutamente legittimo, conforme ai principi del nostro sistema e della nostra Costituzione, perché hanno letto tutta una serie di norme, come ci è stato insegnato dalla stessa Corte Costituzionale, secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata. Oggi dunque non c'è un vuoto. Ci possono essere degli aspetti operativi che hanno bisogno di una disciplina più puntuale. Per esempio la forma del testamento biologico o la possibilità di nominare un fiduciario di un amministratore di sostegno per evitare che ci siano ancora dei dubbi. Ma il mio timore è che si voglia usare l'argomento "dobbiamo fare una legge" sul testamento biologico o sulla tutela della vita fino alla sua fine "naturale", per una vera e propria restaurazione e per tornare indietro rispetto a ciò che già oggi è possibile per i cittadini italiani, ovvero poter rifiutare le cure in diverse forme.