sabato 17 settembre 2011

“Subii gli abusi di un prete risarcito con soli 5000 euro”

La Stampa 14.9.11
“L’ho fatto perché poteva fermarli invece ha taciuto”
“Subii gli abusi di un prete risarcito con soli 5000 euro”
di Alessandro Alviani

Wilfried Fesselmann ha 43 anni ed è una delle vittime di abusi che ieri hanno depositato alla Corte dell’Aja il ricorso contro il Papa. Nel 1979, quando aveva 11 anni, venne abusato da Padre Hullermann, che l’anno dopo fu trasferito dalla diocesi di Essen all’arcidiocesi di Monaco e Frisinga allora guidata dall’arcivescovo Joseph Ratzinger per sottoporsi a una terapia psichiatrica. In seguito Hullermann ha abusato di altri ragazzini. È stato sospeso soltanto l'anno scorso, quando il caso di Fesselmann è diventato pubblico.
Perché ha denunciato il Papa?
«Perché è il capo della Chiesa mondiale e ha la responsabilità di tutti i sacerdoti. Il problema sta nel fatto che i preti colpevoli di abusi vengono trasferiti da una diocesi all’altra. Le vittime di padre Hullermann sono almeno 17. Anche il suo successore, che iniziò a lavorare a Essen come lui, abusò di alcuni ragazzini e venne trasferito da Essen a Münster. La strategia è sempre la stessa. Ogni volta le diocesi rispondono: “Sei la prima vittima, non abbiamo mai sentito nulla del genere”. E intanto i sacerdoti pedofili vengono spostati da una città all’altra. Vogliamo metter fine a questa strategia».
Che cosa si aspetta concretamente da Benedetto XVI?
«Delle scuse. Dovrebbe prendere finalmente posizione su questo tema e ammettere che sono stati commessi errori. Inoltre dovrebbe bloccare i preti pedofili ancora attivi. Nell’atto d'accusa che abbiamo depositato all'Aja ci sono i nomi di circa 300 preti pedofili in Germania, alcuni dei quali svolgono ancora oggi le loro funzioni. Il Papa dovrebbe allontanarli e rivelare i loro nomi. Sarei poi contento se il Papa decidesse di incontrarmi a Berlino durante la sua visita della prossima settimana, visto che è stato direttamente coinvolto nel mio caso, in quanto accolse Hullermann a Monaco. Ho già scritto a diverse istituzioni, tra cui la Conferenza episcopale tedesca e il Vaticano, ma non ha nessun interesse a incontrarmi, cosa che non riesco a capire. Andrò a Berlino per partecipare alle proteste contro la sua visita».
Che cosa gli direbbe se potesse incontrarlo?
«Gli chiederei perché ha fatto questo a me e agli altri. Se avesse bloccato Hullermann nel 1979 non ci sarebbero state altre vittime oltre a me».
Ha presentato ricorso proprio ora a causa della prossima visita in Germania?
«No, si tratta di un processo molto lungo e complesso, stavamo raccogliendo documenti da marzo».
Vuole raggiungere altri obiettivi col ricorso?
«Siamo arrabbiati per il modo in cui è stata gestita la questione dei risarcimenti. In Germania questi reati sono già caduti in prescrizione. Le vittime però hanno bisogno anche di 20-25 anni per parlare di quello che è successo. Io ne ho impiegati oltre 25. Inoltre in media noi vittime tedesche siamo state risarcite con 5.000 euro. Padre Hullermann vive a Monaco, ha un appartamento che gli viene pagato e una governante, in più continua a incassare il suo stipendio dall’arcidiocesi, come se non fosse successo niente. Non è possibile che lui guadagni in tutto 5.300 euro al mese, mentre le vittime hanno avuto un risarcimento unico di 5.000 euro. È troppo poco».
Che cosa fa oggi?
«Da 10 anni mi sono stati diagnosticati attacchi di panico legati agli abusi. Da allora non posso più lavorare».
Che cosa succederà ora col ricorso?
«La Corte dovrà anzitutto visionare il materiale: tre cd più diverse scatole piene di documenti. Per farlo ci vorranno almeno tre settimane».

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