venerdì 7 ottobre 2011

Così la Chiesa torna in campo

La Repubblica 29.9.11
Le dichiarazioni delle gerarchie ecclesiastiche
Così la Chiesa torna in campo
di Agostino Giovagnoli

La decisione di intervenire è stata presa perché oggi la situazione è troppo grave per attendere ancora È diventato urgente restituire al paese una guida politica credibile e il rispetto sul piano internazionale

Era inevitabile che si leggesse la prolusione del cardinale Bagnasco al Consiglio permanente della Cei cercando anzitutto parole di condanna morale. Già in precedenza, egli ha ricordato giustamente, la Chiesa ha condannato comportamenti che «ammorbano l´aria e appesantiscono il cammino comune», ma è noto che in tempi diversi anche posizioni identiche possono acquistare peso diverso. Ciò che monsignor Crociata chiamò tempo fa «libertinaggio gaio e spensierato» appare ora «triste e vacuo», perché ciò che era moralmente inaccettabile è diventato anche irresponsabile nel contesto, evocato con accorata partecipazione dal cardinale Bagnasco, di una crisi di cui «non si era capito, o forse non avevamo voluto capire» quanto fosse "vasta" e "devastante". Oggi, la situazione è troppo grave perché si possa attendere ancora: è diventato urgente restituire all´Italia una guida politica credibile e il rispetto sul piano internazionale.
Nel suo discorso, il cardinale Bagnasco ha manifestato grande attenzione al contesto storico. Nel 150° anniversario dell´Unità d´Italia, egli si è interrogato più volte sulla partecipazione della Chiesa alla vicenda italiana. E nella prolusione cita un bel passo del documento conciliare Gaudium et spes per invitare i vescovi ad «ascoltare attentamente, discernere e interpretare i vari modi di parlare del nostro tempo». I cristiani, ha scritto Marc Bloch, sanno che alla salvezza si accede attraverso il tempo, che sono le scelte nel contingente a determinare il loro destino eterno. Il perseguimento del bene comune non è irrilevante anche sotto il profilo spirituale e il cardinale Bagnasco ha voluto dire che la Chiesa c´è, è presente qui ed ora e che, in questo momento così difficile, vuole dare una mano a tutti gli italiani, senza distinzioni e senza chiedere nulla in cambio. Questa semplice e disarmata dichiarazione di intenti suona assai più grave di qualunque condanna morale per una classe dirigente non all´altezza dei tempi.
Si radicano in questa scelta le parole su «un soggetto culturale e sociale di interlocuzione con la politica»: non un partito, dunque, ma una rete in grado di raccogliere i cattolici e di esprimerne la voce, senza escludere sviluppi futuri «senza nostalgie né ingenue illusioni». Il cardinale Bagnasco vede profilarsi una condensazione di idee e di energie, che sarebbe riduttivo definire prepolitica, per creare un laboratorio utile al paese. I precedenti non mancano: tutta la storia del movimento cattolico, dalle Amicizie cristiane di inizio Ottocento all´Opera dei Congressi, dalle casse rurali alle cooperative bianche, ha espresso, in modo variegato e multiforme, una presenza cattolica in Italia tendenzialmente unitaria. Dal tronco del movimento cattolico italiano sono scaturiti, inoltre, due partiti politici, il Partito popolare nel 1919 e la Democrazia cristiana nel 1942. Oggi viviamo indubbiamente in una stagione diversa. Il movimento cattolico ha avuto una forte radice papale e si è sviluppato anzitutto in difesa della Santa Sede. Questa volta, invece, a parlare non è stato il papa ma il presidente della Conferenza episcopale, che ha preso posizione sui principali problemi italiani. Ma nella lunga storia del movimento cattolico la Chiesa non si è solo difesa dall´Italia: ha anche cercato di aiutare l´Italia, soprattutto nei momenti più drammatici. E le è riuscito di difendere nel modo migliore i suoi legittimi interessi proprio quando si è adoperata in modo disinteressato per tutti gli italiani. I prossimi mesi ci diranno se i laici cattolici sapranno interpretare le preoccupazioni e realizzare le speranze del presidente della Cei.

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