sabato 31 luglio 2010

Case extra-lusso dov’era l’asilo delle suore

Case extra-lusso dov’era l’asilo delle suore
30 luglio 2010, IL TIRRENO - LIVORNO

Società livornese compra il complesso del Sacro Cuore per realizzare 14 appartamenti

Della vendita si occupa la Lloyd, prezzi da 360 a 750mila euro

Appartamenti extra-lusso al posto delle scuole gestite dall’associazione religiosa.

In via del Pastore, zona Ardenza terra, nell’edificio che fino a giugno scorso ha ospitato le scuole materne ed elementari che fanno capo alla fondazione Sacro Cuore sorgeranno 14 appartamenti. Proprietaria dell’immobile era la Chiesa, che fino a giugno ha dato in gestione il complesso alla fondazione religiosa. Dopo il Sacro Cuore ha dovuto lasciare l’edificio, che è stato acquistato dalla Formentera srl, società con un capitale sociale di 10.000 euro formata da imprenditori dell’area livornese, che entro due anni ha intenzione di realizzare in via del Pastore 14 appartamenti. Si tratterà di abitazioni di pregio, vista la posizione e la conformazione dell’edificio. Ad occuparsi della commercializzazione sarà la Lloyd immobiliare di Livorno.
«Saranno costruiti 14 appartamenti - dice Juan Carlos Gallo, titolare della Lloyd e imprenditore tra i proprietari della società Formentera - con relativo posto auto. Sei saranno nella villa, ossia il corpo verticale dell’attuale complesso di via del Pastore, e altri 8 nel restante corpo orizzontale».
I prezzi per acquistare questi appartamenti-gioiello? Dipenderà dalla metratura. Il progetto prevede abitazioni dai 75 ai 120 metri quadrati, alcuni dei quali dotati di giardino (quello usato dai bambini che frequentavano le scuole della fondazione Sacro Cuore) oppure di ampie terrazze abitabili. «I prezzi previsti - dice Gallo - vanno dai 360.000 ai 750.000 euro. I lavori dovrebbero partire entro la fine dell’anno, in modo che il nuovo complesso sia pronto all’inizio del 2012. La vendita ancora non è partita, ci sono prenotazioni per due o tre appartamenti nella villa, ma senza la firma di alcun compromesso».
A.C.

«I nostri figli resteranno senza scuola»
Allarmate le mamme: l’associazione religiosa deve ancora cominciare la ristrutturazione del nuovo edificio, come faremo a settembre?

ANNA CECCHINI


LIVORNO. Hanno paura che con la vendita dell’edificio gestito dal Sacro Cuore i loro figli, a settembre prossimo, non abbiano un luogo dove andare a scuola. A lanciare l’allarme una ventina di mamme i cui bambini, fino a metà del giugno scorso, frequentavano la scuola materna di via del Pastore. Bambini che, secondo i piani della fondazione, a settembre dovrebbero essere trasferiti in un nuovo edificio in via Pietro Nenni, ristrutturato appositamante per ospitare le classi di scuola materna.
«A febbario del passato anno scolastico - dicono le mamme - la direzione della scuola ci ha confermato lo spostamento della materna in un’altra struttura già defnita, che però necessitava di alcuni lavori, dato che prima ospitava una scuola di danza. La data di inizio lavori era indicata per marzo 2010, ma l’intervento è ancora da iniziare». Molte mamme, fiduciose nelle rassicurazioni della scuola, hanno evitato di iscrivere i loro bimbi, per precauzione, anche a asili comunali o statali. «Adesso - dicono le mamme - se la scuola non aprirà in tempo, i nostri figli resteranno fuori da tutto. Alla fondazione le bocche sono cucite, ma noi ci chiediamo come faremo a settembre, porteremo i figli con noi al lavoro?».
Dal canto suo la fondazione Sacro Cuore assicura che l’intervento di ristrutturazione del nuovo edificio da destinare a scuola materna è stato avviato: «l’auspicio - dicono alla scuola - è che l’asilo si riesca ad aprire il 15 settembre, con l’avvio dell’anno scolastico».
Sul futuro dei bambini iscritti alla materna del Sacro Cuore, che ospita tre sezioni per un totale di circa ottanta piccoli, interviene anche la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Elisa Amato. «Si tratta di una scuola paritaria - dice - la cui sorveglianza è affidata al nostro ufficio. La fondazione ci ha presentato i documento per avviare i lavori, quindi presumiamo che siano partiti, ancora però non abbiamo il certificato igienico sanitario Asl e quello per l’abitabilità rilasciato dal Comune. La fondazione deve presentarceli entro la fine di agosto, insieme al numero di iscritti e sezioni previste, così che noi dell’ufficio possiamo andare a controllare per dare l’ok all’avvio dell’anno scolastico».

domenica 25 luglio 2010

"La Chiesa deve risarcire le vittime dei preti pedofili"

La Repubblica 5.7.10
Bruxelles, appello del ministro della Giustizia Stefaan De Clerck
"La Chiesa deve risarcire le vittime dei preti pedofili"

BRUXELLES - La chiesa belga deve prendere iniziative per incontrare le vittime degli abusi sessuali commessi da preti, e per risarcirle in modo adeguato. È quanto chiede il ministro uscente della Giustizia Stefaan De Clerck. Il risarcimento «potrebbe essere un indenizzo pecuniario, ma la Chiesa dovrebbe studiare caso per caso il modo migliore per dare alle vittime un risarcimento di quanto hanno subito», ha dichiarato De Clerck al quotidiano fiammingo «Het Nieuwsblad». Il ministro riferisce che la grande maggioranza dei 475 dossier sequestrati durante le ultime perquisizioni, il 24 giugno scorso negli uffici della commissione Adriaenssens (creata nell´ambito della chiesa per il trattamento delle vittime di pedofilia) riguarda fatti che risalgono a 30, 40 e 50 anni. Fatti che quindi non possono essere perseguiti dalla giustizia in quanto reati prescritti. Per De Clerck dunque è la Chiesa che dovrebbe assumere l´iniziativa di andare incontro alle vittime: «Se non è possibile applicare la giustizia, la Chiesa deve incontrare le vittime, testimoniare loro rispetto e confessare gli errori commessi», suggerisce De Clerck. Ciò può essere fatto in modi diversi: con la punizione dei preti colpevoli, il loro licenziamento, il versamento di un indennizzo alla vittima. «Gli abusi sessuali su bambini non potranno mai essere cancellati, ma un risarcimento economico - rileva De Clerck - potrà favorire il processo di riparazione».
Una posizione, quella di De Clerck, condivisa da gran parte dei magistrati belgi, molti dei quali sospettano che la Chiesa fiamminga abbia voluto sistematicamente coprire i sacerdoti pedofili. Intanto è stato confermato che il cardinale Godfried Danneels, ex primate del Belgio, sarà presto interrogato. Durante il blitz della polizia del 24 giugno scorso all´arcivescovado di Bruxelles, era stata perquisita infatti anche l´abitazione di Danneels, in carica dal 1979 al 2009. Danneels sarebbe chiamato in causa per il caso di abuso di un minore da parte del vescovo di Bruges, Roger Vangheluwe.

mercoledì 21 luglio 2010

Preti pedofili negli Usa Primo processo al Vaticano

l’Unità 1.7.10
Preti pedofili negli Usa Primo processo al Vaticano
I vertici vaticani possono essere processati per gli abusi sessuali commessi dai preti negli Usa. Così ha stabilito la Corte Suprema. E subito in California il difensore di una vittima dei preti pedofili denuncia la Santa Sede.
di Gabriel Bertinetto

Il Vaticano può essere processato. La Corte Suprema americana lunedì scorso ha detto sì alla richiesta di un avvocato di Minneapolis, che assiste le vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili. La sentenza riguarda una causa in particolare, intentata da un ex-chierichetto dell’Oregon, molestato negli anni sessanta dal sacerdote irlandese Andrew Ronan. Ma è chiaro che il precedente fissato dal massimo organo di giustizia statunitense potrebbe innescare una reazione a catena.
DURO COLPO
Per la Santa Sede il colpo è duro. I suoi legali avevano chiesto che fosse riconosciuta ai rappresentanti del Vaticano all’estero l’immunità che, secondo la legge degli Usa, sarebbe prerogativa degli Stati sovrani. La Corte Suprema si è rifiutata di applicare questa sorta di privilegio extraterritoriale e ha concesso il nullaosta a procedere. Vuol dire, afferma il presidente
del Tribunale Vaticano, Giuseppe Della Torre, che ci considerano una «corporation, una multinazionale». Ma ogni Chiesa nazionale «ha una sua propria autonomia -afferma Della Torre, secondo il quale «è contradditorio considerare da un lato la Chiesa una corporation, dall’altro intrattenere con la Santa Sede relazioni diplomatiche».
Imbarazzo oltre Tevere. Piena soddisfazione a Los Angeles, dove l’avvocato Jeff Anderson, incassato il successo nella causa dell’Oregon, passa all’attacco e denuncia il Vaticano per un’altra dolorosa storia di violenze sessuali. Protagonista padre Jim, alias Titian Miani, un salesiano di 83 anni, che nel corso della sua attività pastorale, «ha fatto almeno 13 vittime, e malgrado ciò ha continuato a svolgere il suo servizio».
ABUSI INSABBIATI
Anderson accusa i vertici della Santa Sede, i superiori dell’ordine salesiano, e i vescovi responsabili di una scuola a Bellflower, in California, di avere insabbiato il caso. Padre Jim fu arrestato nel 2003 per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione, ma aveva alle spalle altre tre denunce riguardanti fatti avvenuti negli anni quaranta, quando era un seminarista. Sono i ripetuti abusi subiti da un ragazzo di 13 anni, prima durante un ritiro spirituale in Italia, poi in un collegio a Edmonton in Canada, e poi nella diocesi di Stockton, in California, allora diretta dal cardinale Roger Mahoney.
L’avvocato sostiene che «il Vaticano era stato avvertito, ma il Papa e la congregazione per la dottrina della fede non rimossero» il religioso. Anzi a Bellflower fu incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né gli allievi né le famiglie fossero avvertiti» delle sue malefatte. In quella scuola abusò di quattro minorenni fra cui un ragazzo di 15 anni e le sue due sorelline.
«Per molti anni -incalza Andersongli ordini religiosi con base a Roma hanno trasferito con impunità all’estero i sacerdoti pedofili per evitare di fare i conti con la giustizia».
La Chiesa rischia di essere condannata a pagare pesanti risarcimenti. Proprio ieri un giudice del Delaware ha aperto alle vittime di preti pedofili un fondo di investimento da 120 milioni di dollari amministrato dalla diocesi di Wilmington in bancarotta. A Boston l'arcidiocesi ha messo in vendita beni ecclesiastici tra cui il palazzo dell'Arcivescovo per pagare gli indennizzi. Nel 2008 la Società salesiana di Los Angeles accettò di pagare 19 milioni e mezzo di dollari per chiudere 17 vertenze.
Ma l’avvocato Anderson sostiene che per il momento, più ancora dei soldi che può ottenere a vantaggio dei suoi assistiti, gli interessa che escano dagli archivi vaticani i nomi dei preti pedofili ancora segreti.

martedì 20 luglio 2010

Documenti inediti sul finanziamento inutile concesso al Vaticano

Documenti inediti sul finanziamento inutile concesso al Vaticano
di Marco Lillo e Marco Occhipinti
“Il Fatto Quotidiano”, 26 giugno 2010

La lettera che inchioda il Vaticano e Arcus porta la data del 16 dicembre del 2005. Monsignor Francesco Di Muzio, allora capo dell’amministrazione di Propaganda Fide, scrive a Francesca Nannelli, responsabile del procedimento per il finanziamento erogato alla Curia dalla società Arcus Spa, di proprietà del Tesoro ma controllata dai ministeri dello Spettacolo e delle Infrastrutture. Il carteggio tra Arcus e Vaticano che Il Fatto Quotidiano pubblica in esclusiva documenta i retroscena inediti e le bugie pubbliche raccontate per giustificare un contributo relativo al palazzo di Piazza di Spagna.

Quello stabile è la sede della Congregazione che oltre a occuparsi dell’evangelizzazione dei popoli nel mondo è dedita anche a una frenetica attività immobiliare nella Capitale. Ora la storia del contributo ha attirato l’attenzione della Procura di Perugia. I magistrati che stanno indagando sulla cricca dei lavori pubblici, hanno iscritto nel registro degli indagati il ministro delle infrastrutture dell’epoca, Piero Lunardi, e l’allora Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, Crescenzio Sepe, per corruzione. L’ipotesi dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavernesi è che esista una relazione tra l’acquisto nel 2004 di un palazzo nel centro di Roma per “soli” 3 milioni di euro (ne valeva il doppio) da parte della famiglia Lunardi e il contributo di 2,5 milioni erogato nel 2005 di concerto con il dicastero delle Infrastrutture, retto in quel periodo dallo stesso Lunardi. I magistrati ieri hanno preso contatto con il legale del cardinale Crescenzio Sepe perché vogliono interrogarlo per chiarire il giallo del finanziamento che era stato oggetto di polemiche e servizi televisivi di Rai e Mediaset e poi di un’inchiesta interna della Corte dei Conti. Allora, l’unica voce che si ostinava a denunciare lo scandalo di un finanziamento statale che fino a quel momento sembrava ammontare solo a 2,5 milioni di euro, pagati per un’opera pubblica mai realizzata, era quella del segretario generale della Uil per i beni culturali: Gianfranco Cerasoli. Ora quella tesi coincide con l’ipotesi investigativa dei pm perugini: il contributo sarebbe stato erogato da Arcus nonostante i lavori previsti nella convenzione tra la società del Tesoro e Propaganda Fide non sono mai stati realizzati.

La lettera di monsignor Angelo Di Muzio e il carteggio che pubblichiamo (comprendente anche una missiva firmata dal successore di Sepe, il cardinale Ivan Dias) sembrano confermare la tesi dell’accusa. Nella convenzione del 2005, il finanziamento statale è legato inscindibilmente ai lavori futuri per la realizzazione di una Pinacoteca e di un percorso museale che sarebbe stato fruibile dalla cittadinanza italiana. Mentre nelle lettere riservate tra Vaticano e Arcus il medesimo finanziamento è finalizzato a coprire le spese già sostenute da Propaganda Fide per un restauro che nulla ha a che vedere con la Pinacoteca. Monsignor Di Muzio, un personaggio legato all’Opus Dei e molto influente nella Curia, ex braccio destro dell’attuale arcivescovo di Napoli, Crescenzio Sepe e ben inserito anche nei ministeri grazie anche ad Angelo Balducci, scrive ad Arcus: “restituisco la bozza della convenzione con apportate piccole modifiche. In particolare segnalo che sarebbe opportuno che il finanziamento venga erogato secondo le scadenze indicate in bozza, in considerazione del notevole esborso sino ad ora sostenuto dalla Congregazione per l’avanzato stato dei lavori”. La lettera è anomala per tre elementi. Non è normale che il soggetto finanziato da una società pubblica (solo formalmente privata come è la Spa Arcus) si permetta di dettare i tempi e le scadenze dei pagamenti al finanziatore. Inoltre Propaganda Fide non fa mistero di avere bisogno di un ingente pagamento in tempi brevi perché c’è stato “un notevole esborso per l’avanzato stato dei lavori”. La terza anomalia è che il soggetto che dovrebbe sorvegliare il corretto uso dei soldi pubblici è inquilino del sorvegliato. Infatti Francesca Nannelli abita in uno dei palazzi più belli di Propaganda Fide, in via del Governo vecchio, a due passi da Piazza Navona. Il nome della signora Nannelli era già emerso nelle cronache quando si era scoperto che l’appartamento (nel quale convive con il subcommissario della ricostruzione in Abruzzo, Luciano Marchetti) era stato ristrutturato da Diego Anemone e figurava nella sua lista. A parte l’innegabile conflitto di interessi, anche i tempi non tornano: il decreto ministeriale che approva il programma di Arcus con il finanziamento di Propaganda Fide viene firmato dal ministro Buttiglione e dal collega Lunardi il 20 luglio del 2005. Il 29 novembre 2005 il consiglio di Arcus approva e appena 16 giorni dopo Propaganda Fide già parla di “avanzato stato lavori” e chiede un pagamento immediato per “l’esborso notevole già sostenuto”. Ancor prima che il contratto tra Arcus e Vaticano sia firmato. Nella sua mail, Di Muzio chiedeva all’inquilina di Propaganda Fide un’accelerazione dei pagamenti. Nella convenzione firmata il 23 dicembre del 2005 tra il direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa e il cardinale Sepe, Propaganda Fide ottiene un trattamento di lusso: un milione e mezzo di euro entro 30 giorni dalla firma, solo “previa comunicazione dell’effettivo avvio delle attività”; altri 500 mila euro entro 90 giorni salvo un generico “monitoraggio” di Arcus. Solo il restante mezzo milione di euro è legato alla “verifica dell’effettiva conclusione positiva delle attività connesse al progetto”.

Nell’articolo 6 della convenzione tra Arcus e Propaganda Fide, che Il Fatto Quotidiano ha ottenuto in copia, è previsto come termine del progetto il 31 dicembre del 2006. L’articolo 8 prevede che il finanziamento sia revocato in caso di utilizzo “per finalità diverse” oppure qualora il contraente “non completi il progetto nei termini”. Ancora oggi, quattro anni dopo i termini della convenzione, la Pinacoteca aperta al pubblico, prevista come ragione del finanziamento con i soldi dei contribuenti italiani, non esiste. Nel 2009 la trasmissione Presa diretta di Rai tre mostrò l’inadempimento di Propaganda Fide con le sue telecamere. Immediatamente Arcus pubblicò un comunicato nel quale si sosteneva che del “finanziamento complessivo di euro 2,5 milioni a oggi sono stati condotti e terminati i lavori pari a euro 2 milioni regolarmente rendi-contati. Fanno eccezione le sole attività relative alla Pinacoteca che non hanno ancora visto l’avvio. Il relativo finanziamento”, sosteneva Arcus nel settembre del 2009, “di euro 500 mila (a saldo dell’intero finanziamento di 2,5 milioni) verrà erogato solo a seguito della positiva conclusione dei lavori”. Il comunicato di Arcus presenta due incongruenze importanti e sembra nascondere la verità per annullare l’impatto negativo delle inchieste televisive. Innanzitutto il finanziamento previsto nella convenzione del dicembre 2005 era stato erogato interamente, come provato da un documento in possesso del Fatto Quotidiano: una lettera firmata dal cardinale Ivan Dias, nella quale il prefetto di Propaganda Fide e successore di Sepe, scrive al direttore generale di Arcus Ettore Pietrabissa: “mi pregio di comunicarLe che questa Congregazione ha ricevuto l’importo di 2,5 milioni di euro quale contributo relativo al primo finanziamento”. Tutto il contributo, quindi. Ed ecco la seconda incongruenza: al contrario di quanto sostenuto allora ufficialmente da Arcus e Propaganda Fide, il contributo complessivo era di 5 milioni di euro, spalmati in due anni: 2005 e 2006. Anche perché la novità del doppio contributo (con una seconda convenzione stipulata nel 2007) è stata rivelata da Arcus solo pochi giorni fa. E i sospetti aumentano. Perché quando le tv si occuparono della Pinacoteca fantasma, Arcus e Propaganda Fide sostenevano la tesi del “finanziamento complessivo di 2,5 milioni erogato solo in parte”? Forse perché questa tesi era l’unica che non imponeva una seconda domanda: perché - se Propaganda Fide non aveva rispettato la prima convenzione - era stata pagata interamente e finanziata per altri 2,5 milioni di euro nel 2007? A queste domande risponderanno i pm di Perugia. Intanto il segretario dei radicali Mario Staderini chiede al ministero e alla Corte dei Conti di agire per l’integrale restituzione del finanziamento a causa dell’inadempimento contrattuale.

domenica 18 luglio 2010

Arcus preme sulla Curia per la consegna dei lavori

Arcus preme sulla Curia per la consegna dei lavori
di Marco Lillo e Marco Occhipinti
“Il Fatto Quotidiano”, 1° lug. 2010

DOPO LA MOSSA DELLA CORTE DEI CONTI CHE CHIEDE INDIETRO I 5 MILIONI STANZIATI PER PROPAGANDA FIDE

Forse è la volta buona? La pinacoteca nel palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, pagata con i soldi degli italiani, sarà davvero realizzata e aperta al pubblico? Ettore Pietrabissa, il direttore generale di Arcus, la società di proprietà pubblica che finanzia l’arte, giura di sì. E stavolta ha un interesse personale a mantenere la promessa. Lunedì 21 giugno Pietrabissa si era presentato negli uffici di piazza di Spagna della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e, dopo aver fatto un giro con monsignor Ermes Viale, responsabile amministrativo di Propaganda Fide, ha detto al prelato: “Stavolta la Congregazione deve rispettare i tempi e consegnare tutto entro il 31 ottobre del 2010 perché questa cosa mi sta esplodendo addosso”. Pietrabissa è stato un buon profeta: la Corte dei Conti gli ha appena spedito una contestazione per quel contributo. Così, dopo la procura di Perugia e dopo le inchieste giornalistiche del Fatto Quotidiano, anche la magistratura contabile ha scoperto che qualcosa non va nel finanziamento di 4,5 milioni di euro già incassato da Propaganda Fide per la “pinacoteca fantasma” di piazza di Spagna. Il viceprocuratore di Roma Bruno Tridico ha firmato l'invito a dedurre (mediante il quale si formalizzano le accuse nel giudizio contabile) e ha chiesto ai funzionari di Arcus di motivare i loro atti oppure di restituire i soldi elargiti con tanta generosità alla Curia. Il finanziamento era già finito nel mirino dei pm di Perugia Alessia Tavernesi e Sergio Sottani che hanno iscritto nel registro degli indagati il cardinale Crescenzio Sepe, allora prefetto della congregazione, e l’ex ministro Pietro Lunardi. Ora la Corte dei Conti punta a recuperare i soldi chiedendoli direttamente a chi doveva controllarne il buon utilizzo.

La storia è nota: nel 2005 il ministero dei beni culturali e quello delle infrastrutture allora guidato proprio da Lunardi stanziano 5 milioni di euro per restaurare la sede della Congregazione e aprirne una al pubblico realizzando una pinacoteca. Il finanziamento è diviso in due tranche uguali. L'intero contributo del 2005 e ben due milioni sui 2,5 milioni del 2006 sono stati pagati dalla società pubblica Arcus senza battere ciglio nonostante della pinacoteca aperta al pubblico non vi fosse l'ombra. “L'unica colpa che ammetto è quella di avere permesso un ritardo a Propaganda Fide senza revocare il contributo”, spiega Ettore Pietrabissa, il direttore generale di Arcus al Fatto, “ma ero di fronte a un bivio: se avessi revocato il finanziamento, ne sarebbe nata una vertenza e addio pinacoteca. Avevo spiegato tutto il 9 giugno al procuratore Tridico e pensavo di averlo convinto. Evidentemente non è così. Mi sento come Alberto Sordi in 'detenuto in attesa di giudizio' ma spero di riuscire a dimostrare di avere operato nel giusto”.

Due settimane fa il procuratore Tridico ha firmato l'invito a dedurre contro Pietrabissa e contro il direttore amministrativo Gianluca Colabove e la responsabile del progetto Francesca Nannelli, della quale Il Fatto Quotidiano si era già occupato svelando che era ed è inquilina di Propaganda Fide. Pietrabissa la difende: “paga 1700 euro, non mi pare possibile ipotizzare uno scambio tra queste due situazioni anche perché sono io che decidevo tutto. La pratica è finita a lei per puro caso”. La procura di Perugia si concentra su Lunardi e il cardinale Sepe. L'ipotesi dei pm perugini è che l'elargizione del contributo a Propaganda Fide sia collegata alla svendita di un palazzo alla famiglia del ministro Lunardi per soli 3 milioni di euro mentre lo stabile, ubicato nel centro storico di Roma, ne valeva più del doppio. Ora si muove addirittura la Procura contabile che ritiene illegittima la concessione del finanziamento, rafforzando così l'ipotesi di accusa dei pm umbri.

Per dare un senso all'elargizione dei fondi pubblici di Arcus a uno Stato estero, il contributo fu collegato nel decreto interministeriale del luglio 2005 all'apertura al pubblico di una pinacoteca che sarebbe stata costruita da Propaganda Fide. In tal modo si giustificava anche l'intervento di Arcus, una società nata per promuovere la cultura degli italiani e non per ristrutturare le fondamenta dei palazzi Vaticani. Ora, con qualche anno di ritardo, la Corte dei Conti si sveglia e scopre il giochino: Arcus secondo il procuratore Tridico si sarebbe accollata «lavori che in realtà erano già stati effettuati». Non solo: come già avevamo spiegato negli articoli dei giorni scorsi su Il Fatto Quotidiano, la società pubblica (che pure era tenuta a fare il monitoraggio e a revocare il finanziamento in caso di inadempimento) non ha preteso secondo la Procura della Corte dei Conti «il rispetto dei termini».
Il punto di contatto tra l'inchiesta della Procura della Corte dei Conti e quella dei pm di Perugia è il ruolo di Lunardi. Secondo i magistrati contabili, «con nota del 21 ottobre 2005 il capo di gabinetto del ministro Lunardi segnalava per un esame prioritario in vista dell’imminente riunione del Cda di Arcus alcuni progetti, tra i quali quello in questione. E il direttore generale di Arcus, in sede di audizione personale, evidenzia la non frequente prassi seguita nell’occasione dal ministero. Tra gli atti c’è anche un’altra nota del 31 gennaio 2006 del direttore centrale Carolina Botti dalla quale si evince l’interessamento diretto del ministro Lunardi alle convenzioni firmate, tra le quali quelle in esame».

Arcus preme sulla Curia per la consegna dei lavori

Arcus preme sulla Curia per la consegna dei lavori
di Marco Lillo e Marco Occhipinti
“Il Fatto Quotidiano”, 1° lug. 2010

DOPO LA MOSSA DELLA CORTE DEI CONTI CHE CHIEDE INDIETRO I 5 MILIONI STANZIATI PER PROPAGANDA FIDE

Forse è la volta buona? La pinacoteca nel palazzo di Propaganda Fide in Piazza di Spagna, pagata con i soldi degli italiani, sarà davvero realizzata e aperta al pubblico? Ettore Pietrabissa, il direttore generale di Arcus, la società di proprietà pubblica che finanzia l’arte, giura di sì. E stavolta ha un interesse personale a mantenere la promessa. Lunedì 21 giugno Pietrabissa si era presentato negli uffici di piazza di Spagna della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e, dopo aver fatto un giro con monsignor Ermes Viale, responsabile amministrativo di Propaganda Fide, ha detto al prelato: “Stavolta la Congregazione deve rispettare i tempi e consegnare tutto entro il 31 ottobre del 2010 perché questa cosa mi sta esplodendo addosso”. Pietrabissa è stato un buon profeta: la Corte dei Conti gli ha appena spedito una contestazione per quel contributo. Così, dopo la procura di Perugia e dopo le inchieste giornalistiche del Fatto Quotidiano, anche la magistratura contabile ha scoperto che qualcosa non va nel finanziamento di 4,5 milioni di euro già incassato da Propaganda Fide per la “pinacoteca fantasma” di piazza di Spagna. Il viceprocuratore di Roma Bruno Tridico ha firmato l'invito a dedurre (mediante il quale si formalizzano le accuse nel giudizio contabile) e ha chiesto ai funzionari di Arcus di motivare i loro atti oppure di restituire i soldi elargiti con tanta generosità alla Curia. Il finanziamento era già finito nel mirino dei pm di Perugia Alessia Tavernesi e Sergio Sottani che hanno iscritto nel registro degli indagati il cardinale Crescenzio Sepe, allora prefetto della congregazione, e l’ex ministro Pietro Lunardi. Ora la Corte dei Conti punta a recuperare i soldi chiedendoli direttamente a chi doveva controllarne il buon utilizzo.

La storia è nota: nel 2005 il ministero dei beni culturali e quello delle infrastrutture allora guidato proprio da Lunardi stanziano 5 milioni di euro per restaurare la sede della Congregazione e aprirne una al pubblico realizzando una pinacoteca. Il finanziamento è diviso in due tranche uguali. L'intero contributo del 2005 e ben due milioni sui 2,5 milioni del 2006 sono stati pagati dalla società pubblica Arcus senza battere ciglio nonostante della pinacoteca aperta al pubblico non vi fosse l'ombra. “L'unica colpa che ammetto è quella di avere permesso un ritardo a Propaganda Fide senza revocare il contributo”, spiega Ettore Pietrabissa, il direttore generale di Arcus al Fatto, “ma ero di fronte a un bivio: se avessi revocato il finanziamento, ne sarebbe nata una vertenza e addio pinacoteca. Avevo spiegato tutto il 9 giugno al procuratore Tridico e pensavo di averlo convinto. Evidentemente non è così. Mi sento come Alberto Sordi in 'detenuto in attesa di giudizio' ma spero di riuscire a dimostrare di avere operato nel giusto”.

Due settimane fa il procuratore Tridico ha firmato l'invito a dedurre contro Pietrabissa e contro il direttore amministrativo Gianluca Colabove e la responsabile del progetto Francesca Nannelli, della quale Il Fatto Quotidiano si era già occupato svelando che era ed è inquilina di Propaganda Fide. Pietrabissa la difende: “paga 1700 euro, non mi pare possibile ipotizzare uno scambio tra queste due situazioni anche perché sono io che decidevo tutto. La pratica è finita a lei per puro caso”. La procura di Perugia si concentra su Lunardi e il cardinale Sepe. L'ipotesi dei pm perugini è che l'elargizione del contributo a Propaganda Fide sia collegata alla svendita di un palazzo alla famiglia del ministro Lunardi per soli 3 milioni di euro mentre lo stabile, ubicato nel centro storico di Roma, ne valeva più del doppio. Ora si muove addirittura la Procura contabile che ritiene illegittima la concessione del finanziamento, rafforzando così l'ipotesi di accusa dei pm umbri.

Per dare un senso all'elargizione dei fondi pubblici di Arcus a uno Stato estero, il contributo fu collegato nel decreto interministeriale del luglio 2005 all'apertura al pubblico di una pinacoteca che sarebbe stata costruita da Propaganda Fide. In tal modo si giustificava anche l'intervento di Arcus, una società nata per promuovere la cultura degli italiani e non per ristrutturare le fondamenta dei palazzi Vaticani. Ora, con qualche anno di ritardo, la Corte dei Conti si sveglia e scopre il giochino: Arcus secondo il procuratore Tridico si sarebbe accollata «lavori che in realtà erano già stati effettuati». Non solo: come già avevamo spiegato negli articoli dei giorni scorsi su Il Fatto Quotidiano, la società pubblica (che pure era tenuta a fare il monitoraggio e a revocare il finanziamento in caso di inadempimento) non ha preteso secondo la Procura della Corte dei Conti «il rispetto dei termini».
Il punto di contatto tra l'inchiesta della Procura della Corte dei Conti e quella dei pm di Perugia è il ruolo di Lunardi. Secondo i magistrati contabili, «con nota del 21 ottobre 2005 il capo di gabinetto del ministro Lunardi segnalava per un esame prioritario in vista dell’imminente riunione del Cda di Arcus alcuni progetti, tra i quali quello in questione. E il direttore generale di Arcus, in sede di audizione personale, evidenzia la non frequente prassi seguita nell’occasione dal ministero. Tra gli atti c’è anche un’altra nota del 31 gennaio 2006 del direttore centrale Carolina Botti dalla quale si evince l’interessamento diretto del ministro Lunardi alle convenzioni firmate, tra le quali quelle in esame».

giovedì 15 luglio 2010

La lobby del mattone benedetta dal Vaticano

La lobby del mattone benedetta dal Vaticano
CORRADO ZUNINO
LUNEDÌ, 28 GIUGNO 2010 LA REPUBBLICA
ROMA - Quattro imprese edili gradite al Vaticano e approdate, sulla scorta degli stretti rapporti con la Santa Sede, sopra gli appalti della Protezione civile. È l´ultimo filone d´inchiesta individuato dalla procura di Firenze, dalla quale è partita l´inchiesta G8. In quattro casi gli inquirenti hanno certificato un percorso inverso rispetto alla "Anemone costruzioni": grazie alla saldatura di un´amicizia con i vertici del mattone pubblico, il gentiluomo del Papa Angelo Balducci in particolare, Anemone nel tempo era diventato uomo di fiducia del Vaticano e di Propaganda Fide.
Per accedere agli uffici pontifici, hanno accertato in procura, bisognava essere presentati, quindi passare un esame fiduciario. La famiglia Navarra ne è un esempio. Certifica un´attività edilizia dalla fine dell´Ottocento e dal 1975, attraverso la Italiana costruzioni, si è consolidata sui cantieri pubblici più vari - la terza corsia del Grande raccordo anulare di Roma, il nuovo centro di Roma, Maxxi per le arti contemporanee, Palazzo Ducale a Genova, due caserme a Milano e Lecco - trovando parallelamente ascolto in Vaticano. I tecnici del Governatorato, con la supervisione del direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci, hanno scelto infatti di affidare ai Navarra il restauro del colonnato del Bernini di piazza San Pietro, commessa da 20 milioni da portare a termine nel 2015. L´azienda romana, che vanta tecniche di restauro sofisticate, nel corso del Giubileo prese il restauro delle otto cupole lignee, della biblioteca e della penitenzieria della basilica di Sant´Antonio da Padova. Nel 2003 ottenne dal provveditorato alle Opere pubbliche del Lazio (guidato da Balducci) il cantiere per la nuova sede della Corte d´appello di Roma: Navarra affidò la progettazione all´architetto Paolo Cuccioletta, già alto funzionario pubblico e amico di Fabio De Santis. Nel 2005, ancora, la Italiana costruzioni si è aggiudicata la ristrutturazione del famoso palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna, 15 milioni, cinque dei quali finanziati dai ministeri dei Beni culturali e delle Infrastrutture (è la partita che ha garantito l´avviso di garanzia per corruzione all´ex ministro Lunardi e all´arcivescovo Sepe). Vicini a Balducci, ma anche a Bertolaso, i Navarra nel 2008 hanno fatto man bassa degli appalti dei Mondiali di ciclismo di Varese: 54 milioni di commesse sui 75 disponibili. La "Varese 2008 scarl", controllata, realizzò perlopiù tangenziali. C´è un´inchiesta aperta.
Un altro riferimento edile di Balducci era la Pessina Costruzioni, colosso lombardo-piemontese oggi impegnato in "Malpensa 2000", alla nuova sede della Regione Lombardia e al Teatro delle Vittorie a Roma. Ha lavorato nel post-terremoto aquilano e in una lunga serie di partite vaticane e cattoliche: ristrutturazione di immobili in via della Conciliazione a Roma e nell´oratorio di Santa Marta presso la basilica vaticana, per la realizzazione di un parcheggio interrato nella Città del Vaticano e per il nuovo atrio di accesso della Pontificia Università Lateranense. Ancora, la Pessina ha messo mano al restauro del monastero di Assisi, all´ampliamento dell´ospedale di Treviso e della casa di cura di Brescia, rette entrambe dall´Istituto Figlie di San Camillo.
A cavallo tra la Santa sede e i ministeri è la Dromos restauri dell´ingegner Cosima Arcieri, società vicina all´ex direttore dei Beni culturali nel Lazio, Luciano Marchetti, oggi vice-commissario in Abruzzo, nonché affittuario di una casa di Propaganda Fide. Dromos si è aggiudicata i lavori nella Pontificia Università Gregoriana di piazza della Pilotta, finanziati per 1,8 milioni dallo Stato, e ha realizzato restauri in dodici chiese romane. In questo crogiolo di scambi edili prende corpo un interessante filone di rapporti che, passando per l´architetto Federica Galloni, successore di Marchetti alla direzione dei Beni culturali nel Lazio, porta a Paolo Berlusconi e ancora al Vaticano. Anello di congiunzione sono i fratelli Facchini, professionisti con studio a Roma, autori di un intervento sul palazzo dell´ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. Uno dei due fratelli ha disegnato la trasformazione in albergo dell´ex ospedale militare della Maddalena, mai aperto. In una telefonata intercettata l´architetto fiorentino Marco Casamonti (indagato per truffa ai danni dello Stato) dice: «Pare che l´abbia progettato un certo Facchini, dice che è una cosa orrenda... Sarà l´uomo di Balducci». E l´architetto Tito Boeri: «No, peggio, lui è l´architetto del Papa, il fratello è uno degli architetti di Berlusca... Della Giovampaola mi ha detto che sono dei cani, però non li possiamo mandare via perché uno lavora per Berlusconi e uno per il Vaticano». Il giorno dopo Valerio Carducci dell´azienda Giafi (truffa ai danni dello Stato) rivela a Casamonti: «Sono andato alla riunione con questo architetto Facchini e nella stanza c´era il fratello del presidente».