sabato 27 ottobre 2007

Tra Vaticano e «Repubblica» ora è scontro

l’Unità 26.10.07
Le inchieste del giornale fanno infuriare Bertone.
Mauro: «Inaccettabile» Tra Vaticano e «Repubblica» ora è scontro
Le “spese” dello Stato per assicurare ovunque l’ora di Religione (e l’assenza di quella di Educazione civica), l’Ici pagato dalla Chiesa di malavoglia, con molti edifici delle curie esenti (e i Comuni ci rimettono 400 milioni di eruo l’anno), i percorsi non sempre limpidi dell’8 per mille (fra opere di bene e pubblicità): le inchieste de La Repubblica mandano su tutte le furie la Chiesa. E il segretario di Stato Vaticano s’arrabbia: «Finiamola con questa storia dei finanziamenti alla Chiesa: l’apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società» è la evangelica “teoria” di Tarcisio Bertone. Cita i cartelli dei lavoratori dell’ospedale pediatrico voluto dal vaticano (e gestito insieme alla Regione Lazio) che contestano il mancato rispetto di alcuni accordi lavoro. «Problema vero, reale». Condanna il manifesto sull’omosessualità con al centro un neonato. Insomma, parla di tuto a margine della conferenza stampa per ricordare il concerto di Ennio Morricone e dell’Arma che si terrà in Vaticano. Ma i toni più aspri li lascia al giornale romano: «C’è un quotidiano che ogni settimana deve tirare fuori iniziative di questo genere».Quel «finiamola» chiama il direttore del quotidiano Ezio Mauro ad una risposta: «Finiamola? E perché? - si domanda il direttore - Chi lo decide? In nome di quale potestà? Forse la Santa Sede ritiene di poter bloccare il libero lavoro di un giornale a suo piacimento? Pensa di poter decidere se un'inchiesta dev’essere pubblicata "ogni settimana" o con una diversa cadenza?». La Chiesa va all’attacco di chi esercita diritti costituzionalmente garantiti, come quello d’informare. «La confutazione - scrive Mauro, che ricorda come nessuna precisazione è stata mai mossa agli articoli a firma Curzio Maltese, l’ultimo del quale è uscito proprio - a quanto pare, anche se è incredibile dirlo, riguarda la legittimità stessa di affrontare questi temi. Come se esistesse, lo abbiamo già detto, un'inedita servitù giornalistica dell'Italia verso la Santa Sede».

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