lunedì 29 ottobre 2007

Un verso vi seppellirà, e addio ai veli neri

Corriere della Sera 28.10.07
Dal Marocco allo Yemen, le voci represse dell'altra metà del cielo
Un verso vi seppellirà, e addio ai veli neri
Le poetesse arabe sfidano la censura in nome della libertà e di eros
di Dario Fertilio

Confessano d'aver peccato, le poetesse di lingua e cultura araba tradotte e raccolte in antologia da Valentina Colombo. Loro colpa è essersi ribellate all'ortodossia coranica, alla dittatura maschilista, all'ideologia della sottomissione e del silenzio, alle millenarie regole sacrali del fare versi, alla repressione degli istinti sessuali e degli slanci del cuore.
Sono testimonianze estreme, dunque, le loro, che esprimono sentimenti ugualmente radicali ed escludono richieste di perdono. Strofa dopo strofa, le protagoniste di «Non ho peccato abbastanza » (Oscar Mondadori, pagine 286, e 9) scagliano parole come pietre, sotto forma di versi lirici, appassionati e spesso sensuali, qualche volta disperati, ma anche duri, non di rado irridenti nei confronti dell'universo maschile; e per farlo si espongono ogni giorno a tutte le possibili conseguenze, incluse la censura, le perdite del posto, le persecuzioni, persino le minacce di morte. Scrivono, insomma, in uno slancio estremamente femminile di dedizione totale, con una specie di sereno coraggio che non conosce mezze misure. Così alzano la voce, le poetesse del mondo arabo (islamiche, cristiane, agnostiche, inclassificabili), soprattutto per scuotere i loro compagni, fratelli, padri, figli e amanti, per risvegliare chi si è smarrito nel sonno dogmatico delle abitudini coraniche e dell'ortodossia, chi nega per pigrizia o conformismo l'autonomia e la personalità giuridica delle donne, chi accetta di seppellire la splendida, divina differenza di genere sotto una coltre— purtroppo non solo simbolica — di veli neri. E dunque «Non ho peccato abbastanza» si collega idealmente a un'altra antologia, «Basta! », dedicata dalla stessa curatrice pochi mesi fa alle testimonianze dei musulmani liberali.
Le personalità delle poetesse chiamate da Valentina Colombo a comporre questa antologia sono — e probabilmente rimarranno a lungo — sconosciute ed esotiche agli occhi degli occidentali. Così della irachena Nazik al Malaika o della emiratina Zhabiya Khamis, della bahrenita Hamda Khamis o della libanese Joumana Haddad, giungono fino a noi, evocate dai loro versi, soltanto immagini sfocate, imprecise, tanto da impedirci spesso di decifrarne i nomi, individuarne le origini, ritrovare sulla carta geografica i luoghi dove vivono e soffrono. Eppure, nel momento stesso in cui ci si abbandona al ritmo dei loro versi, si viene colti dalla sensazione di conoscerle molto bene, da sempre, queste donne. Provano rabbia, disperazione, lutto ma soprattutto amore, spesso esagerato ed eccessivo rispetto al suo oggetto, però caparbiamente deciso a non lasciarsi intimidire e ad esprimersi sino in fondo, contravvenendo a tutte le regole correnti dell'Islam. Perché, come ricorda la curatrice dell'antologia, le ventinove poetesse che rappresentano un'area geografica e culturale vastissima, dal Marocco all'Iraq, dalla Siria allo Yemen, commettono già scrivendo un triplice sacrilegio. In quanto donne, di per sé tenute al silenzio; perché seguaci aperte del dio eros, in tutti i luoghi e in tutti i tempi refrattario alle imposizioni delle dottrine; e infine come dissacratrici della rigida tradizione metrica araba, condizionata dall'idea della lingua coranica.
Impariamo anche, immergendoci in questa antologia, che le ispiratrici di un simile universo poetico portano i nomi di Endhuanna e Lilith. La prima, sacerdotessa sumera del terzo millennio prima di Cristo, seppe infrangere tutti i cliché letterari dell'epoca con le sue composizioni nell'alfabeto cuneiforme; la seconda, nota come demone notturno in una tradizione mesopotamica giunta fino a noi, è l'archetipo della donna che non accetta di sottomettersi all'uomo. Ma al di là di forme e simboli, è proprio la loro ricerca incessante dell'altro da sé, cioè dell'uomo libero, il principio maschile in grado di renderle complete, che le poetesse arabe arrivano a concepire, quindi affermare e infine difendere la loro idea di libertà.
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commento:
Queste donne dimostrano un coraggio incredibile, possono essere d'esempio anche per molti occidentali. In Europa ci sono in giro troppi "laici devoti", politici pronti ad inchinarsi ad ogni richesta che venga dalle chiese cristiane.
Questa notizia è anche l'ennesima dimostrazione che non vi è alcun "scontro di civiltà", i monoteisti sono sempre uguali, non vi è differenza alcuna tra un monoteista ebreo, cristiano, cattolico o mussulmano. Come non vi è differenza alcuna tra chi in Europa lotta contro la sottomissione e chi si impegna nella medesima lotta all'interno dei paesi islamici.
Francesco Scanagatta

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