sabato 9 maggio 2009

La Consulta sulla legge 40: «La tutela dell’embrione non è assoluta»

l’Unità 9.5.09
La Consulta sulla legge 40: «La tutela dell’embrione non è assoluta»

Spetta al medico, e non al legislatore, individuare, di volta in volta, il numero di embrioni «idoneo ad assicurare un serio tentativo di procreazione assistita, riducendo al minimo ipotizzabile il rischio per la salute della donna e del feto». La Corte costituzioanle ha depositato le motivazione, 33 pagine, della sentenza con cui ha dichiarato parzialmente incostituzionale la legge 40 sulla fecondazione assistita. Era una legge sbagliata, come si evince da quanto scrivono i giudici che affermano, tra l’altro, che gli embrioni «prodotti ma non impiantati per scelta medica» vanno congelati, così derogando al divieto di crio-conservazione. Il giudice costituzionale Alfio Finocchiaro fuga ogni dubbio e chiarisce il perché sia illegittima la produzione di non più di tre embrioni per volta da impiantare contemporaneamente in utero. Tale limite - scrive la Corte - viola l'art. 3 della Costituzione «sotto il duplice profilo del principio di ragionevolezza e di quello di uguaglianza, in quanto il legislatore riserva il medesimo trattamento a situazioni dissimili», e viola anche l'art. 32 per «il pregiudizio alla salute della donna - ed eventualmente (...) del feto - ad esso connesso». La «tutela dell'embrione non è assoluta, ma limitata dalla necessità di individuare un giusto bilanciamento con la tutela della esigenza di procreazione». La legge ha un limite: «La regola di fondo deve essere l'autonomia e la responsabilità del medico che, con il consenso del paziente, opera le necessarie scelte professionali».

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