giovedì 17 settembre 2009

Ora di religione La Santa Sede «Sia quella cattolica»

l’Unità 10.9.09
La Congregazione per l’educazione cattolica: «Studio di diverse fedi creerebbe confusione»
Messa in discussione la sentenza del Tar del Lazio: «I figli devono seguire la fede dei genitori»
Ora di religione La Santa Sede «Sia quella cattolica»
L’ora di religione «cattolica» non si tocca. Non può essere sostituita da insegnamenti «multiconfessionali». All’apertura dell’anno scolastico il Vaticano dà la linea a tutte le conferenze episcopali, non solo alla Cei.
di Roberto Monteforte

All’ora di religione «cattolica» nelle scuole il Vaticano non intende proprio rinunciare. È troppo importante quel «contatto» formativo con le giovani generazioni, e non solo in Italia. All’inizio dell’anno scolastico la Santa Sede pone ufficialmente il problema. Davanti alle esigenze poste da società sempre più multietniche e plurireligiose che hanno messo in discussione «la natura e il ruolo dell’insegnamento della religione nella scuola» mette le mani avanti. Fa muro contro le tendenze a sostituirlo con insegnamenti multiconfessionali sul fatto religioso o di etica e cultura religiosa. Con una «lettera circolare» sull’insegnamento della religione nella scuola, inviata il 5 maggio dalla Congregazione vaticana per l’Educazione Cattolica dà la linea alle «conferenze episcopali» dei paesi di tradizione cattolica o dove i cattolici sono minoranza. «Il rispetto della libertà religiosa esige la possibilità di offrire agli alunni nelle scuole pubbliche e private un’educazione religiosa coerente con la loro fede» puntualizza il documento che reca le firme del cardinale Zenon Grocholewski e monsignor Jean-Louis Brugues, prefetto e segretario della Congregazione. Il punto è quello della libertà religiosa e di indirizzo educativo dei giovani cui sono «primi responsabili» i genitori. «I diritti dei genitori sono violati insiste la lettera se i figli sono costretti a frequentare lezioni scolastiche che non corrispondono alla persuasione religiosa dei genitori o se viene imposta un’unica forma di educazione dalla quale sia completamente esclusa la formazione religiosa». Da qui lo sbarramento anche verso un insegnamento «limitato ad un’esposizione delle diverse religioni comparativo o neutro». «Potrebbe creare confusione o generare relativismo o indifferentismo religioso». Il punto è chiaro: in Italia ed anche altrove, non deve essere messo in discussione quell’insegnamento che non presuppone l’adesione alla fede, ma «intende trasmettere le conoscenze sull’identità del cristianesimo e della vita cristiana». Si chiede abbia «lo status di disciplina scolastica», con la stessa esigenza di sistematicità e rigore che hanno le altre discipline» e deve svilupparsi in «necessario dialogo interdisciplinare». La Chiesa ribadisce pure la sua prerogativa di stabilire i contenuti autentici dell'insegnamento della religione cattolica nella scuola». Che è poi quanto prevede il Concordato tra l’Italia e la Santa Sede ratificato nel 1984.
Scatta immediato l’allineamento del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini: «Condivido questa posizione e credo che nel nostro paese questo avvenga regolarmente». «L’ora di religione aggiunge non deve essere un’ora di catechismo, ma sicuramente un’ora in cui si insegna la religione cattolica».
Chiude così in modo sbrigativo un confronto sulla laicità dello Stato e sull’uguaglianza dei diritti dei cittadini non cattolici che ha portato alla recente sentenza del Tar del Lazio proprio sulla rilevanza dell’insegnamento della religione cattolica nella valutazione degli studenti. Che quell’insegnamento non debba essere strettamente confessionale lo pensa anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e la moderatora della Tavola Valdese, pastora Maria Bonafede. Le comunità islamiche in Italia, con l’Ucoii chiedono che all’ora di religione cattolica ne sia affiancata una di storia delle religioni, gestita dalle stesse comunità. Il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni osserva che nella Italia a maggioranza cattolica «è giusto insegnare a scuola questa confessione», ma che non deve essere discriminato chi chiede l’esenzione.

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