giovedì 17 settembre 2009

Ora di religione. Quella disputa che divide lo Stato dalla Chiesa

La Repubblica 15.9.09
Ora di religione. Quella disputa che divide lo Stato dalla Chiesa
Le decisioni del Tar e del ministro Gelmini hanno riaperto le polemiche sulla laicità della scuola italiana
di Filippo Ceccarelli

Ci sono questioni nel nostro paese che sembrano create apposta per dimostrare l´impossibilità di essere risolte. E che riemergono con inutile regolarità
I ricordi scolastici si affollano: scoperte, discussioni libri letti sotto il banco partite a carte, tante chiacchiere e anche qualche dormitina

Circolari ministeriali, Tar, Consiglio di Stato, protocolli addizionali, vertenze sindacali, vertici di maggioranza, dibattiti in Parlamento, incontri segreti, presidenti e monsignori scarrozzati in giro per l´Italia a bordo dell´aereo – si è poi saputo – di Calisto Tanzi.
Ci sono in Italia questioni che sembrano create apposta per dimostrare non solo l´impossibilità di essere risolte, ma anche destinate a riemergere con vana regolarità in una dimensione misteriosa, senza più confini. Ecco: l´ora di religione, che in questi giorni il governo di centrodestra ha scelto come merce di scambio per farsi perdonare i peccati del premier, è una di queste storie senza fine nelle quali in realtà rifulge, debitamente ammantata di sacri principi, la tignosissima inconcludenza nazionale.
Solita solfa, dunque, e iper-groviglio a più voci. Il classico "relitto concordatario" (Vittorio Messori), imposto alla Repubblica dai negoziatori vaticani per dovere di firma, estremo avamposto dell´ex religione di Stato. E come tale accolto dai governanti italiani, Craxi in testa, con un sovrappiù di furbizia tipo: vedremo poi come aggiustare la faccenda. E si vede, infatti.
Il nuovo Concordato è del 1984. Già nell´estate del 1986 si mosse il Tar del Lazio, terrore di ogni legislatore, precipitando l´ora di religione in pieno marasma. Tra moduli ritirati e fiammate anticlericali, dopo un plebiscito di adesioni (oltre il 90 per cento) si compresero le insidie deposto all´articolo 9 di quel celebratissimo "accordo di libertà": nella loro ambigua nettezza, ce n´era a sufficienza per esercizi di laicismo, scherzi da prete e pretesti per una guerra di religione.
Fin dall´inizio il caos attuativo si articolò su vari livelli d´incandescenza: materia alternativa, orario delle lezioni, destino degli alunni esonerati. Ma sopra tutto divampava – come oggi – la disputa sul carattere obbligatorio e confessionale dell´insegnamento.
Nulla di drammatico, per la verità, a generazioni di italiani aveva comportato la vecchia e cara oretta di religione, prossima per importanza a quella di musica o di ginnastica. Innocui ricordi: scoperte, discussioni, omelie, libri letti sotto il banco, partite a carte, chiacchiere e dormitine, anche. In una loro preistorica canzone, Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni raccontano di un amore nato durante l´ora di religione – esito non sai bene se gradito ai cardinali Bagnasco e Bertone.
Anche rispetto agli insegnanti vale il detto: a ciascuno il suo. Ecco dunque una gamma vastissima di figure, autentiche e anche immaginarie, dal sacerdote orbo di Amarcord a don Giussani, che nelle aule del Berchet conquistò il futuro gruppo dirigente di Cl. Pochi libri e niente voti (che l´ineffabile Gelmini vuol riproporre). Condizione scolastica a suo modo proverbiale come dimostra il titolo di quel film di Bellocchio, L´ora di religione appunto, che pure con la materia non c´entra nulla.
E forse le cose vanno meglio quando non ci si pensa troppo. Fatto sta che nell´autunno del 1987 la Santa Sede depositò la sua prima bomba a orologeria. C´entrava l´obbligatorietà e l´ordigno faceva tic-tac sotto il tavolo del povero Goria che tampinando l´allora Segretario di Stato cardinal Casaroli cercò affannosamente di disinnescare la crisi di governo, come si è detto anche grazie alla diplomazia aeronautica della Parmalat.
Dalle cronache vien fuori un rimarchevole cammeo della Prima Repubblica: cardinalizio Spadolini; sfuggente Andreotti; facile profeta Almirante nel prevedere l´ennesimo "pateracchio". L´onorevole Ilona Staller, al secolo Cicciolina, propose un´ora di educazione sessuale alternativa; mentre a gestire l´improvvida matassa alla Pubblica Istruzione c´era il ministro Galloni, per la sua specchiata calvizie detto "la testa più lucida della Dc", invocatissimo in tv da un´attrice satirica travestita da insegnante che con isterico abbandono esplodeva: «Galloooni! Oh Galloooni!».
Sul risultato per così dire finale ci si affida alla caustica penna di Ghino di Tacco, cioè Craxi: «Ho vinto io. No, abbiamo vinto noi. Hanno vinto tutti. Non ha vinto nessuno. È finita pari. È finita pari e dispari. Poi di seguito un crescendo di intrighi, strategie raffinate, storie di scavalcamenti, appiattimenti, confessioni, sconfessioni, revisioni e conversioni. Nel frattempo, nel campo di battaglia invaso dal fumo, è scomparsa proprio la principale materia che ha originato il contendere, e cioè l´ora di religione».
Si fece allora notare per la prima volta un giovane prelato, a nome Camillo Ruini, tanto ambizioso quanto terrorizzato dai processi di secolarizzazione. Dopo di che nella ricostruzione è necessario farsi schematici per evitare la più martellante ripetitività.
Nel 1988 intervenne di nuovo il Tar del Lazio, e poi il governo, e poi il Consiglio di Stato, e poi anche la Corte costituzionale, ogni entità dando sostanzialmente torto a quella che la precedeva in giudizio. Ed era di sicuro una grande questione di principio, ma nel frattempo urgeva l´incerto destino degli insegnanti, nominati dai vescovi e retribuiti dallo Stato; per cui ai già bastevoli contendenti si aggiunse la più abbondante varietà di sindacati, oltre ai presidi, ai provveditorati e alla magistratura che tutelava singoli studenti esonerati che venivano rispediti a casa o tenuti a scuola.
Quindi ancora il Tar, ancora il governo, ancora il Consiglio di Stato e la Corte costituzionale, oltre alla Cei che cominciava anche a preoccuparsi per una lenta erosione.
Non c´era più la Dc, oltretutto: e ciò spinse monsignor Ruini a riaffermare il carattere dell´insegnamento contro "l´ora del nulla". Con il che, anche per battere il nichilismo, nel 1994 l´ora di religione divenne "Insegnamento della religione cattolica", Irc. Come se per salvare la fede e le opere di Santa Romana Chiesa bastasse una sigla – e lo Spirito fosse un optional o un pretesto per attaccare briga (in attesa del prossimo Tar del Lazio).

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