venerdì 12 marzo 2010

Pedofilia, vescovo di Ratisbona attacca la ministra tedesca

l’Unità 12.3.10
Pedofilia, vescovo di Ratisbona attacca la ministra tedesca
Il vescovo di Ratisbona contro il Guardasigilli tedesco reo di aver accusato la Chiesa di scarsa collaborazione. «È massone e favorevole alla pedofilia». Nessun nesso tra celibato e pedofilia. Oggi parla Benedetto XVI.
di Roberto Monteforte

Un’accusa pesante alla Guardasigilli: «Taccia, è massone e vuole depenalizzare la pedofilia»
Reato gravissimo «Chi se ne macchia, è fuori dal sacerdozio. Nessun legame con il celibato»

Linea dura della Chiesa cattolica sulla pedofilia. Decisa pulizia al proprio interno, ma attenzione a chi critica il Vaticano. A Roma, per il convegno teologico sul sacerdozio che si svolge alla Pontificia Università lateranense, ieri il vescovo di Ratisbona, monsignor Gerhard Mueller ammette le colpe del clero, ma lancia fendenti verso chi criticala Santa Sede. «I colpevoli non possono restare nella Chiesa. Non possono continuare a svolgere il loro ruolo di sacerdoti, di rappresentanti di Cristo» afferma. Poi attacca frontalmente il ministro della Giustizia tedesca, Sabine Leuthesser-Scharrenberger, rea di aver accusato il Vaticano per aver ostacolato le indagini sui casi di abusi sessuali nelle scuole cattoliche tedesche. «Fa parte dell’Unione umanistica, quasi una franco-massoneria, che considera normale la pedofilia e che vuole depenalizzarla. Questa signora ci critica, mentre dovrebbe criticare la sua stessa ideologia» ha scandito il vescovo. Assicura che l’«operazione verità» è in corso nella Chiesa tedesca e che non sono necessari «commissari della Santa Sede» per condurla a termine. Invita a distinguere tra casi di abusi sessuali e metodi di correzione violenti praticati nelle scuole, nei collegi e nei convitti cattolici. E assicura l’estraneità di Georg Ratzinger, il fratello di papa Benedetto XVI, rispetto all’unico caso di abusi sessuali accertato, commesso più di 40 anni fa, nella struttura del coro di voci bianche, i «passerotti del Coro del duomo di Ratisbona, quando era lui a dirigerlo.
Quello che il vescovo di Ratisbona respinge è il collegamento tra pedofilie e obbligo del celibato per i sacerdoti. «Non c’è nessun motivo per cambiare la tradizione della Chiesa latina che il Concilio ha sottolineato» ha puntualizzato Mueller che rilancia. Premette che le origini della pedofilia risiedono in un «disturbo evolutivo» della personalità di «cui non si conoscono esattamente le cause», per poi definire «una grande ingiustizia» l’attenzione mediatica vero i casi di pedofilia denunciati in Germania. «È un’offesa per tutti quelli che lavorano bene per la Chiesa». L’accostamento tra pedofilia e obbligo dl celibato, attribuito all’arcivescovo di Vienna, cardinale Scoerder, ma poi smentito, è stata rigettata anche dal presidente della Caritas Internazionale, cardinale Oscar Rodriquez Maradiaga. «Non capisco come possa darsi un rapporto. Gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi». «Quello che succede ha aggiunto è che i casi di abusi sessuali su minori perpetrati da non sacerdoti non sono pubblicizzati». Il punto su cui insistere ha spiegato è quello «della formazione del clero». Comunque ha concluso il sacerdozio non si può ridurre ad alcuni pochi che hanno fallito, che hanno peccato».
TOLLERANZA ZERO
Che la linea della Chiesa sia quella della «tolleranza zero» lo ha ribadito l’osservatore della Santa Sede all’Onu, monsignor Silvano Tomasi. Intervenendo a Ginevra all’incontro annuale delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini ha affermato che «Non ci possono essere scuse per i preti che si macchiano del crimine odioso di pedofilia. La protezione dei minori da queste aggressioni deve essere in cima alle priorità della Chiesa».
Oggi Benedetto XVI parlerà. Incontrerà i partecipanti al convegno sul clero della «Lateranse». Riceverà in udienza anche il presidente della conferenza episcopale tedesca, monsignor Robert Zollitsch. Intanto il bubbone si espande. Tre preti cattolici austriaci del monastero di Kremsmuenster, nel distretto di Kirchdorf, in Alta Austria, sono stati sospesi dalle funzioni sacerdotali per presunti abusi sessuali e maltrattamenti avvenuti negli anni 80 nei confronti di alcuni ragazzi della scuola gestita dal monastero. Lo ha annunciato ieri l’abate di Kremsmuenster, Ambros Ebhart. Uno dei tre religiosi ha ammesso gli abusi.

mercoledì 10 marzo 2010

Violenze sessuali, si allarga lo scandalo nelle scuole e negli istituti religiosi in Germania.

l’Unità 10.3.10
«Pentito di quegli schiaffi» Georg Ratzinger chiede scusa
Violenze sessuali, si allarga lo scandalo nelle scuole e negli istituti religiosi in Germania. Il governo convoca un vertice il 23 aprile. Altri due casi in Austria, nell’Abbazia di Salisburgo e in quella di Bregenz.
Tre ministre schierate contro la pedofilia. Tolleranza zero e risarcimenti anche con prescrizione
Pioggia di denunce, ora anche tra le voci bianche di Limburgo nel convento di santa Edvige
di Gherardo Ugolini

Forse davvero Georg Ratzinger, per tre decenni direttore del Coro delle voci bianche della cattedrale di Ratisbona, non sapeva nulla degli abusi sessuali ai danni degli allievi dell’internato della scuola,
ma di sicuro non disdegnava metodi punitivi violenti. Anche a lui è capitato «di assestare uno schiaffo a qualche allievo come reazione a una manchevolezza o ad un rifiuto» ha ammesso ieri monsignor Ratzinger in una nuova intervista al quotidiano Passauer Neue Presse. Era del resto era la prassi, dalla quale era difficile per gli insegnanti derogare. E quando nel 1980 le punizioni corporali sono state vietate in Germania, Ratzinger dice di essersi sentito «intimamente sollevato». Il fratello del Pontefice dice di essere pentito per il ricorso alle punizioni corporali praticate, e chiede scusa agli allievi che le hanno subite. Quanto agli abusi sessuali ribadisce di non averne mai avuto notizia ed esprime la sua pena per le vittime «la cui integrità fisica e psichica è stata ferita».
LE VOCI BIANCHE DI LIMBURG
Lo scandalo della violenza sessuale su minori nelle scuole religiose tedesche non dà tregua. Non passa giorno senza che nuovi casi vengano denunciati e nuovi istituti finiscano nel mirino. Un’ex allieva del Collegio delle suore di Sant’Edvige a Berlino ha denunciato pesanti molestie sessuali compiute anni fa ai suoi danni. L’ultimo caso riguarda i “Limburger Domsingknaben”, il coro di voci bianche della cattedrale di Limburg, in Assia: un ex allievo del coro ha scritto al vescovo, Peter Tebartz van Elst, denunciando gli abusi commessi tra il 1967 e il 1973 dal direttore, deceduto nel 2002.
Lo scandalo manda in fibrillazione anche il mondo politico tedesco. Se Angela Merkel ha scelto la massima cautela dichiarando di apprezzare il «senso di responsabilità» con cui la Chiesa sta affrontando la faccenda, ben più drastica è la posizione di alcuni suoi ministri. Sono soprattutto le donne a farsi sentire. Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, esponente Fdp e ministro federale della Giustizia, ha accusato il Vaticano di avere ostacolato le indagini con «un muro di silenzio» per evitare che la verità trapelasse fuori dalle istituzioni coinvolte. E in un articolo sulla Süddeutsche Zeitung la leader liberale invoca risarcimenti per le vittime anche se fosse intervenuta la prescrizione giudiziaria.
Un’altra ministra federale, la cristianodemocratica Annete Schavan, responsabile dell’Istruzione, è invoca «tolleranza zero» contro i preti pedofili dal momento che «la violenza sugli scolari rappresenta la più grave rottura del rapporto di fiducia che si possa immaginare». Insieme a Kristina Schröder, ministro della Famiglia, ha lanciato il progetto di un comitato permanente, formato da esponenti del mondo scolastico e da delegati delle Chiese cattolica e protestante, con lo scopo di varare procedure vincolanti da seguire nei casi di abusi sessuali. In cantiere c’è anche una campagna di sensibilizzazione rivolta ai bambini perché sappiano riconoscere e trovino il coraggio di denunciare eventuali approcci molesti.

La grande paura del Vaticano "Adesso lo scandalo può allargarsi"

La Repubblica 10.3.10
Si teme che possano emergere nuovi casi nella diocesi di Monaco, già coinvolta per gli abusi nel monastero di Ettel
La grande paura del Vaticano "Adesso lo scandalo può allargarsi"
di Orazio La Rocca

Secondo un alto prelato tedesco sono rivelazioni destinate a colpire il Pontefice
Venerdì Benedetto XVI riceverà i rappresentanti dell´episcopato di Germania

CITTÀ DEL VATICANO - Dopo Ratisbona, Monaco? È l´interrogativo che sta circolando, con terrore, nella Curia pontificia già ampiamente sconvolta dalle notizie arrivate dalla Germania sulle violenze sessuali su minori avvenute nello storico coro di Ratisbona, diretto dal 1964 al 1993 dal fratello di Benedetto XVI, monsignor George Ratzinger. Notizie che - dopo quando già avvenuto in Irlanda, in Olanda e nelle diocesi Usa - hanno contribuito ad accentuare il clima di «imbarazzo, rabbia e delusione» che si respira in Vaticano. Un clima che - si apprende Oltretevere - non è stato «certamente» rasserenato dall´inattesa intervista che il fratello del Papa ha concesso ad un giornale tedesco rivelando, tra l´altro, di «essersi pentito per aver dato anche lui qualche ceffone ai suoi allievi» quando dirigeva il coro di Ratisbona.
Ammissioni «imprudenti ed inutili» si lascia scappare un alto prelato tedesco da anni in Vaticano, il quale - pur esprimendo riprovazione e condanna per i casi di pedofilia avvenuti in Germania e in altre nazioni - sospetta che «queste rivelazioni facciano parte di una strategia che tende a colpire, in ultima analisi, Benedetto XVI». Ecco perché in Vaticano si teme che, dopo i casi del coro di Ratisbona che hanno sfiorato il fratello del Papa, vicende analoghe possano emergere con altrettanta insistenza anche per la diocesi di Monaco retta dal cardinal Joseph Ratzinger dal 1977 al 1982.
Solo timori, anche se - in verità - la diocesi di Monaco in qualche modo è stata già tirata in ballo dagli abusi sessuali che hanno travolto il monastero benedettino di Ettal, dove negli anni passati sarebbero stati violentati un centinaio di bambini, molti dei quali hanno ammesso di aver subito punizioni anche a base di schiaffi e pugni. Sul monastero di Ettal il Vaticano ha subito avviato una indagine per mano di un visitatore apostolico, un monsignore "inquirente" pontificio che riferirà alla Santa Sede in applicazione di quella tolleranza zero pianificata da papa Ratzinger per stroncare alla radice la vergogna della pedofilia. Quella stessa tolleranza zero che lo stesso Benedetto XVI rammenterà ai rappresentanti dell´episcopato tedesco che verranno venerdì prossimo in Vaticano guidati dall´arcivescovo Robert Zollitsch, presidente dei vescovi tedeschi. «Certamente col Santo Padre parleremo anche degli abusi sessuali di cui sia sta parlando da qualche giorno, anche se l´incontro era previsto da tempo, ancor prima dei casi emersi al coro di Ratisbona», puntualizza il portavoce di monsignor Zollitsch.
«Ogni anno, alla conclusione della nostra assemblea plenaria - fa sapere il presidente della conferenza episcopale tedesca - riferiamo sempre al Papa dei contenuti di cui abbiamo discusso. Quest´anno, ci siamo soffermati ad analizzare in primo luogo i casi di violenze sessuali emersi nel nostro paese, ma anche le problematiche legate all´Afghanistan e al calo demografico che ha colpito la Germania».
Grande, dunque, è l´attesa per l´udienza di venerdì, anche perché da quanto papa Ratzinger dirà ai suoi connazionali si capirà se la Santa Sede ha veramente archiviato l´evidente clima di incertezza con cui finora ha fatto fronte alle rivelazioni sui preti pedofili. Come dimostra il ritardo che sta accompagnando la lettera del Papa ai cattolici irlandesi, annunciata per l´inizio della Quaresima (il 17 febbraio scorso), ma che - dopo i casi di Ratisbona - forse difficilmente vedrà la luce. Come pure il differente approccio con cui Radio Vaticana e Osservatore Romano, hanno affrontato finora il caso pedofilia. Il giornale vaticano ieri ha quasi "degradato" padre Federico Lombardi, dimenticando di scrivere che il religioso è il portavoce papale nel servizio dedicato al commento sui preti pedofili letto da Lombardi alla Radio Vaticana. Servizio pubblicato in ultima pagina con piccolissimo richiamo in prima col titolo «A proposito del dibattito sugli abusi sessuali».

E dopo Ratisbona denunciate violenze sui minori anche in Austria e nei Paesi Bassi

La Repubblica 10.3.10
Padre Ratzinger: "Anch´io ho dato schiaffi"
E dopo Ratisbona denunciate violenze sui minori anche in Austria e nei Paesi Bassi
di Andrea Tarquini

Il fratello del Papa chiede scusa. Lombardi: "La Chiesa è intervenuta con forza"

BERLINO - Padre Georg Ratzinger, fratello del Pontefice, ammette che qualche volta sono scappati anche a lui ceffoni ai bimbi e ai ragazzi del Coro di Ratisbona, anche se la coscienza poi gli ha sempre fatto provare rimorso. E pur ribadendo di non aver mai saputo fino ad oggi dei gravi casi di abusi e violenze contro i minori, chiede scusa alle vittime. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, sottolinea invece che le chiese si sono attivate con decisione, nega che la Direttiva del 2001 della Congregazione per la dottrina della fede sia stata ispiratrice di una cultura del silenzio, e invita a non accusare solo il mondo cattolico; ma ammette che la Chiesa stessa «sta attraversando un grande travaglio». Dopo gli scandali tedeschi, intanto, in Austria e in Olanda emergono nuovi casi, con la denuncia di centinaia di abusi. La Chiesa dei Paesi Bassi ha aperto un´inchiesta indipendente.
Sul tema tragico, pesante e sofferto degli abusi omosessuali e pedofili, le istituzioni cattoliche e il mondo che fa loro capo sono nella tempesta.
Le prime notizie urgenti, ieri mattina, venivano dalla Germania. In un´intervista alla Passauer Neue Presse, un giornale ritenuto portavoce ufficioso del cattolicesimo conservatore, padre Georg Ratzinger ammetteva: «All´inizio anch´io ho distribuito ripetutamente schiaffi, anche se la coscienza poi mi rimordeva. Quando nel 1980 le punizioni corporali sono state proibite, ho provato un profondo sollievo». Non è tutto. «Quando eravamo in viaggio per concerti, i ragazzi del Coro dei passeri del Duomo», ha continuato il fratello maggiore del Pontefice, «mi raccontavano della durezza dell´allora rettore dell´Internato. Sapevo che egli picchiava mollando schiaffi di particolare durezza, ma mi era sconosciuta l´ampiezza, e la gravità del problema». Oggi, sottolinea, «provo profondo dolore per le vittime, la cui integrità fisica e spirituale fu ferita».
Per la prima volta dunque, padre Ratzinger ammette in sostanza che le percosse erano pratica corrente. Per la prima volta parla con tanta apertura e fornisce tanti dettagli sul dramma.
«Non si può negare la gravità della tormenta, del travaglio che la Chiesa attraversa», ha detto alla Radio Vaticana il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Ma non bisogna rinunciare a fare il possibile per ottenere risultati positivi, più difesa dell´infanzia e dei giovani e una purificazione della Chiesa». Le chiese, sottolinea, si sono mosse bene, «si sono attivate con decisione e hanno dato prova di trasparenza e di volontà di fare luce». Ma ricordiamo, ha aggiunto, che questi drammi riguardano l´intera società: in Austria «si parla di 17 casi in ambienti religiosi e 510 in altri ambienti». E soprattutto, padre Lombardi ha risposto all´accusa della ministro della Giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. Non è vero, ha detto, che (come invece sosteneva lunedì la guardasigilli tedesca, ndr) la Direttiva del 2001 "de delictis gravioribus" abbia creato una cultura del silenzio. La Direttiva al contrario «ha indicato la gravità del problema al mondo ecclesiastico», e l´ha inquadrato nel contesto del diritto canonico. Il che non vuol dire affatto boicottare la Giustizia statale.
La Santa Sede tende anche la mano al governo tedesco: padre Lombardi ha detto sì alla Tavola rotonda voluta dall´esecutivo della cancelliera Merkel per il 23 aprile tra potere pubblico, mondo dell´istruzione e chiese, proposta finora non accolta dalla Conferenza episcopale tedesca. Ma intanto gli scandali dilagano: in Olanda i vescovi stessi parlano della scoperta di almeno 200 casi di abusi. In Austria si parla di violenze in almeno due istituti religiosi negli anni Settanta e Ottanta, e l´attuale padre superiore dell´Abbazia di San Pietro a Salisburgo avrebbe già ammesso di essere implicato.

martedì 9 marzo 2010

Un ministro: "Fu la sua Congregazione a chiedere il silenzio".

La Repubblica 9.3.10
Germania, sugli abusi accuse al Papa
Un ministro: "Fu la sua Congregazione a chiedere il silenzio". Ma la Merkel frena
"Una direttiva del 2001 stabilisce che i casi di violenza non siano divulgati fuori dalla Chiesa"
di Andrea Tarquini

BERLINO - Sale ancora, con un´escalation che segna un salto di qualità decisivo, il tono dello scontro tra il governo tedesco e la Chiesa cattolica sulle accuse di abusi sessuali, violenze e percosse nelle istituzioni religiose. Ieri, per la prima volta un´esponente del governo di centrodestra guidato da Angela Merkel, la ministro della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ha in sostanza chiamato in causa di persona papa Benedetto XVI. Da anni, ha detto, la Chiesa ha istituito un muro di silenzio; e la decisione risale a una direttiva emanata dalla Congregazione per la dottrina della fede nel 2001. Quando cioè a guidarla era il cardinale Joseph Ratzinger, l´attuale pontefice.
Il Vaticano, ha detto intervistata dalla radio pubblica tedesca la signora Leutheusser-Schnarrenberger (dirigente del partito liberale Fdp, partner di governo della Cdu-Csu della Cancelliera Angela Merkel), da anni ha fatto regnare un muro di silenzio e così di fatto ha ostacolato le inchieste sugli episodi avvenuti all´interno delle istituzioni ecclesiastiche. La decisione, ha aggiunto in sostanza la ministro, fu presa con una disposizione ad altissimo livello. Cioè una direttiva emanata appunto nel 2001 dalla Congregazione per la dottrina della fede. Il documento, ha accusato la guardasigilli, chiedeva di non divulgare all´esterno della chiesa le notizie sugli abusi.
Il clima è pesante, la Cancelliera Merkel in persona si è sforzata di smorzare i toni dicendosi «molto soddisfatta» dei segni che la Chiesa «prende estremamente sul serio il problema». Ma la titolare della Giustizia esprime una linea più dura. «Abusi così gravi - ha continuato - in base a quella direttiva sono dunque sottomessi alla confidenzialità del Papa, e non devono essere divulgati all´esterno della Chiesa… Vi vedo un segno che la Chiesa, in caso di abusi sessuali, esamina i casi presunti o reali come un affare interno, e suggerisce ai presunti colpevoli di autodenunciarsi».
L´accusa è gravissima, e pare lanciata contro l´operato in quegli anni dell´attuale pontefice. Monsignor Stephan Ackermann, vescovo di Treviri, incaricato dalla conferenza episcopale di condurre l´inchiesta sugli abusi, ha subito replicato: «Non è vero - ha detto - nella pratica la Chiesa chiede sempre l´intervento della magistratura». Dopo aver lanciato la sua accusa, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger ha reiterato la sua proposta di una Tavola rotonda. L´incontro si terrà il 23 aprile. Sarà opportuno, ha suggerito la ministro, discutere in quell´occasione di adeguati risarcimenti alle vittime delle violenze. Richiesta finora respinta dalla Chiesa.
Ma ormai il Santo Padre è chiamato in causa. «Egli era vescovo di Monaco e Frisinga dal 1977 al 1982», sottolinea Christian Weisner, del movimento dei cattolici dissidenti "Wir sind Kirche" (Noi siamo la Chiesa), «e sarebbe giusto sapere se era al corrente dei fatti e come reagì». La visita in Vaticano del presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, si prepara in un clima sempre più difficile e acceso.

lunedì 8 marzo 2010

Decine di ex allievi raccontano le angherie subite nel monastero benedettino di Ettal.

La Repubblica 8.3.10
Decine di ex allievi raccontano le angherie subite nel monastero benedettino di Ettal. Tra le vittime anche un monaco
"Gli anni peggiori della mia vita" voci dal convento degli orrori
Percosse, stupri o "semplici" giochi sadici. L´inventario infinito delle violenze sui giovani
di A. T.

BERLINO - Molti portavano gli allievi minorenni nelle loro abitazioni, li costringevano a carezze e palpeggiamenti. Molti altri preferivano il piacere sadico delle percosse: amavano usare bastoni o stampelle di legno per picchiare i ragazzi sulle natiche e sulla schiena, fino a vedere le cicatrici sulle loro pelle. Uno studente si tolse la vita. Un religioso ebbe una relazione con una studentessa sedicenne. Ettal, l´abbazia dell´orrore: nel rapporto dell´avvocato Thomas Pfister, incaricato di indagare dagli attuali responsabili dell´abbazia stessa e della Chiesa, l´antico convento benedettino appare, nel suo passato recente, come un luogo di violenza e di tragedie.
«Le vittime mi chiamano giorno e notte», dice l´avvocato Pfister. Narra delle lettere degli ex studenti: «In tutti gli anni Sessanta, regnava un clima di terrore assoluto». Le vittime di allora scelgono l´anonimato, non vogliono compromettersi dicendo il loro nome. La vergogna per gli abusi subìti ha spezzato i loro animi, ma adesso hanno almeno trovato il coraggio di rompere il silenzio. Oltre cento casi di abusi e violenze sono documentati, e gli ultimi risalgono alla fine dell´anno scorso.
«C´era padre G. che andava con gusto mirato a scegliersi per vittima gli scolari che sembravano più deboli di carattere… Lui e altri preferivano accanirsi con percosse contro i bimbi più piccoli, magari tra gli otto e i dieci anni». Il confine tra violenza fine a se stessa, percosse inflitte per piacere sadico, e gusto della violenza mosso da una sessualità perversa, attraversa di continuo zone grigie nelle testimonianze delle vittime. Si parla di violenza sessuale anche contro i religiosi più giovani, come un macabro "nonnismo" tra frati o sacerdoti anziché tra soldati.
«Ricordo ancora», narra un´altra vittima, «che il mio insegnante, un prete, una volta mi picchiò talmente a lungo con un bastone di bambù che poi dovettero ricoverarmi all´infermeria del convento… Nessuno seppe mai nulla, dominavano omertà e silenzio. Furono gli anni peggiori della mia vita, da adulto divenni alcolizzato». Un altro "ex di Ettal" ricorda un sacerdote americano. Raccontava sempre di aver subìto traumi come cappellano nella guerra di Corea. Tra gli studenti era temutissimo per la brutalità delle sue percosse. Altri religiosi, continua il rapporto di Pfister, sfogarono le loro tendenze pedofile od omosessuali con i giovani. «Un padre, ora nel frattempo scomparso, amava tenere vicino a sé i giovani eccitati, e avere contatto corporale con loro». Un altro religioso ancora adesso è sotto inchiesta: in anni recentissimi, ha diffuso su siti pedofili in internet foto di suoi allievi seminudi.
«Confesso con vergogna di aver percosso e umiliato anch´io bambini e ragazzi, tra il 1985 e il 1987», ha detto in pubblico, piangendo alla conferenza stampa, l´ex amministratore di Ettal, padre Johannes Bauer. «Lo ammetto, picchiavo brutalmente i giovani sulle natiche nude, usando dure, pesanti stampelle di legno». Le tecniche della violenza erano raffinate, mostravano spesso una perversa, criminale fantasia. Arrivavano a strappare i capelli con forza a bambini e ragazzi, per il piacere di farli piangere dal dolore. «Ci tiravano via le basette con colpi brutali delle loro mani, era una sofferenza estrema», narra un altro ex studente. Le vittime parlano, a decine se non a centinaia. Si è rivolto all´avvocato Pfister anche un monaco, raccontandogli di quando superiori e confratelli anziani lo violentarono. La violenza in tono minore, ma non meno sottile e crudele, era quella dei preti che davanti ai bambini aprivano i pacchi dono inviati ai giovani dai genitori. Con le peggiori minacce, obbligavano i minorenni a regalare loro i migliori dolciumi o i doni più belli.

"Serve una tavola rotonda nazionale che affronti gli abusi del clero sui minori"

La Repubblica 8.3.10
Germania, il governo sfida la Chiesa
"Serve una tavola rotonda nazionale che affronti gli abusi del clero sui minori"
I ministri democristiani promettono "tolleranza zero" contro la pedofilia
di Andrea Tarquini

BERLINO - Gli abusi sessuali nei collegi, scuole e conventi della Chiesa cattolica in Germania non solo si rivelano un problema sempre più grave e diffuso, con nuove rivelazioni agghiaccianti ogni giorno. Ora sono diventati un caso politico, un nodo di scontro tra Stato e Chiesa. Il governo della cancelliera democristiana Angela Merkel entra in campo, alza la voce, chiede ai vertici ecclesiastici di indire al più presto una tavola rotonda per fare luce insieme, subito e a fondo, sulle violenze contro i minori. E al tempo stesso promette "tolleranza zero" contro la pedofilia, anche nelle scuole e istituzioni religiose.
A pochi giorni dall´incontro del 12 marzo in Vaticano tra il Papa e il presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, il clima tra establishment politico e vertici ecclesiastici si fa dunque più teso e pesante. «Sono in collera, l´abuso sessuale sui minori è la più grave violazione della fiducia, prometto che vareremo una politica di tolleranza zero», ha detto la democristiana Annette Schavan, ministro dell´Educazione.
Per la Chiesa è un attacco duro. Ancor più problematica è la richiesta della ministro della Giustizia, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. La quale ha detto alla Welt am Sonntag di ritenere necessaria l´organizzazione di una tavola rotonda che riunisca governo, forze politiche e sociali, rappresentanti delle Chiese, per affrontare il grave problema delle violenze e degli abusi sessuali contro bambini e adolescenti. È la seconda volta in pochi giorni che la ministro avanza la richiesta. Il presidente della Conferenza episcopale una prima volta l´aveva sdegnosamente respinta. Adesso le ultime rivelazioni sugli abusi nel coro dei Passeri del Duomo di Ratisbona e nell´abbazia-collegio di Ettal hanno cambiato il clima.
«I nuovi casi di abusi, resi noti ogni giorno, scuotono la gente», ha detto la ministro della Giustizia. «Una tavola rotonda non vuol dire mettere la Chiesa alla berlina, ma esigere un lavoro di chiarimento di tutta la società». Richieste non meno decise arrivano dal ministro della Giustizia bavarese Beate Merk, della iperconservatrice e cattolicissima Csu: «La Chiesa deve dare alla società un chiaro segnale di ritenere una priorità importante la difesa e il soccorso delle vittime degli abusi». Monsignor Zollitsch rischia di andare dal Papa lasciandosi alle spalle una Germania col governo a guida democristiana come controparte sempre più severa.