mercoledì 10 marzo 2010

E dopo Ratisbona denunciate violenze sui minori anche in Austria e nei Paesi Bassi

La Repubblica 10.3.10
Padre Ratzinger: "Anch´io ho dato schiaffi"
E dopo Ratisbona denunciate violenze sui minori anche in Austria e nei Paesi Bassi
di Andrea Tarquini

Il fratello del Papa chiede scusa. Lombardi: "La Chiesa è intervenuta con forza"

BERLINO - Padre Georg Ratzinger, fratello del Pontefice, ammette che qualche volta sono scappati anche a lui ceffoni ai bimbi e ai ragazzi del Coro di Ratisbona, anche se la coscienza poi gli ha sempre fatto provare rimorso. E pur ribadendo di non aver mai saputo fino ad oggi dei gravi casi di abusi e violenze contro i minori, chiede scusa alle vittime. Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, sottolinea invece che le chiese si sono attivate con decisione, nega che la Direttiva del 2001 della Congregazione per la dottrina della fede sia stata ispiratrice di una cultura del silenzio, e invita a non accusare solo il mondo cattolico; ma ammette che la Chiesa stessa «sta attraversando un grande travaglio». Dopo gli scandali tedeschi, intanto, in Austria e in Olanda emergono nuovi casi, con la denuncia di centinaia di abusi. La Chiesa dei Paesi Bassi ha aperto un´inchiesta indipendente.
Sul tema tragico, pesante e sofferto degli abusi omosessuali e pedofili, le istituzioni cattoliche e il mondo che fa loro capo sono nella tempesta.
Le prime notizie urgenti, ieri mattina, venivano dalla Germania. In un´intervista alla Passauer Neue Presse, un giornale ritenuto portavoce ufficioso del cattolicesimo conservatore, padre Georg Ratzinger ammetteva: «All´inizio anch´io ho distribuito ripetutamente schiaffi, anche se la coscienza poi mi rimordeva. Quando nel 1980 le punizioni corporali sono state proibite, ho provato un profondo sollievo». Non è tutto. «Quando eravamo in viaggio per concerti, i ragazzi del Coro dei passeri del Duomo», ha continuato il fratello maggiore del Pontefice, «mi raccontavano della durezza dell´allora rettore dell´Internato. Sapevo che egli picchiava mollando schiaffi di particolare durezza, ma mi era sconosciuta l´ampiezza, e la gravità del problema». Oggi, sottolinea, «provo profondo dolore per le vittime, la cui integrità fisica e spirituale fu ferita».
Per la prima volta dunque, padre Ratzinger ammette in sostanza che le percosse erano pratica corrente. Per la prima volta parla con tanta apertura e fornisce tanti dettagli sul dramma.
«Non si può negare la gravità della tormenta, del travaglio che la Chiesa attraversa», ha detto alla Radio Vaticana il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi. «Ma non bisogna rinunciare a fare il possibile per ottenere risultati positivi, più difesa dell´infanzia e dei giovani e una purificazione della Chiesa». Le chiese, sottolinea, si sono mosse bene, «si sono attivate con decisione e hanno dato prova di trasparenza e di volontà di fare luce». Ma ricordiamo, ha aggiunto, che questi drammi riguardano l´intera società: in Austria «si parla di 17 casi in ambienti religiosi e 510 in altri ambienti». E soprattutto, padre Lombardi ha risposto all´accusa della ministro della Giustizia tedesca, Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. Non è vero, ha detto, che (come invece sosteneva lunedì la guardasigilli tedesca, ndr) la Direttiva del 2001 "de delictis gravioribus" abbia creato una cultura del silenzio. La Direttiva al contrario «ha indicato la gravità del problema al mondo ecclesiastico», e l´ha inquadrato nel contesto del diritto canonico. Il che non vuol dire affatto boicottare la Giustizia statale.
La Santa Sede tende anche la mano al governo tedesco: padre Lombardi ha detto sì alla Tavola rotonda voluta dall´esecutivo della cancelliera Merkel per il 23 aprile tra potere pubblico, mondo dell´istruzione e chiese, proposta finora non accolta dalla Conferenza episcopale tedesca. Ma intanto gli scandali dilagano: in Olanda i vescovi stessi parlano della scoperta di almeno 200 casi di abusi. In Austria si parla di violenze in almeno due istituti religiosi negli anni Settanta e Ottanta, e l´attuale padre superiore dell´Abbazia di San Pietro a Salisburgo avrebbe già ammesso di essere implicato.

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