venerdì 12 marzo 2010

La Chiesa e il celibato "Non c'entra con gli abusi"

La Chiesa e il celibato "Non c'entra con gli abusi"

Corriere della Sera del 12 marzo 2010

M. Antonietta Calabrò

«Non ci sono scuse» per la pedofilia. Monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'Onu di Ginevra, ha ricordato che «a questa chiarissima condanna della violenza sessuale contro i bambini ed i giovani, il Papa ha aggiunto la dimensione religiosa, ribadendo che l'abuso è anche un grave peccato, che offende Dio e la dignità umana».
Tomasi ha sottolineato che «la protezione dalle aggressioni sessuali rimane in cima alla lista delle priorità delle istituzioni ecclesiastiche che lottano per porre fine a questo serio problema». E ha assicurato che «i colpevoli di tali crimini vengono immediatamente sospesi dall'esercizio delle loro funzioni e trattati secondo la normativa civile ed il diritto canonico».
«Non ci sono scuse», per la pedofilia: neppure il celibato dei preti, hanno commentato il cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, presidente di Caritas International e arcivescovo di Tegucigalpa, e il vescovo di Ratisbona, Gerhard L. Miller, a margine di un convegno teologico
sul sacerdozio organizzato dalla Congregazione vaticana per il clero. «Non capisco come possa darsi un rapporto» tra il celibato e i casi di pedofilia emersi nella Chiesa, «perché gli abusi sessuali ci sono in tutte le categorie, anche in quelle non formate da celibi» ha detto Maradiaga. Per monsignor Miller «non c'è nessun motivo per cambiare la tradizione del celibato della Chiesa latina che il Concilio ha sottolineato», in quanto le origini della pedofilia risiedono in un«disturbo evolutivo» della personalità di «cui non si conoscono esattamente le cause» e non nell'astinenza sessuale per motivi religiosi. Le dichiarazioni di Maradiaga e Miller erano state sollecitate dopo le dichiarazioni dell'arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schtinborn che aveva citato il tema del celibato, oltre alla rivoluzione sessuale, in relazione alla pedofilia. Ieri il primate austriaco ha fatto precisare dal portavoce della Diocesi di non aver «messo in dubbio in alcun modo il celibato nella Chiesa cattolica di rito latino».
E ha anzi lamentato di essere stato frainteso. Mentre per monsignor Raymond Leo Burke, prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, lo scandalo potrà essere affrontato nel modo giusto dalla Chiesa «nella prassi canonica non prescindendo dall'applicazione delle pene ecclesiastiche», è questa l'unica strada in grado di salvaguardare la Chiesa. Oggi, nella seconda giornata del Convegno sul sacerdozio, il celibato verrà analizzato anche sotto il profilo psicologico dal professor Manfred Lutz psichiatra e neurologo tedesco, dell' Università di Wuerzburg, con una dettagliata relazione nella quale si sfatano i pregiudizi circa una presunta innaturalità del voto di castità che predisporrebbe chi lo fa alla devianza sessuale. Lutz citerà al riguardo lo stesso padre della psicanalisi Freud (che ha potuto scorgere certi aspetti positivi nel movimento celibatario del cristianesimo degli inizi»). Lutz farà poi esempi celebri di personalità non cattoliche, chiedendosi: «ll Mahatma Gandhi era innaturale, lui che pur sempre aveva fatto voti corrispondenti al celibato? Forse che il Dalai Lama è innaturale?». Quanto alla pedofilia, Lutz non ritiene che tra la valutazione dei rischi ci debba essere il criterio del «deficit di intimità» conseguenza del celibato e ricorda in proposito il parere di Bill Marshall, «uno dei terapeuti del crimine più famosi su scala mondiale, noto ateo professo», che ha definito il presunto legame tra la pedofilia e il dovere della castità celibataria «un fraintendimento», visto che il prete «vive un'intima relazione con Dio» e quindi se la sua spiritualità è forte questa mancanza di intimità relazionale non c`è.
Intanto ieri cinquecento siti web con violenze sessuali su bambini dai 3 ai 12 anni sono stati segnalati in meno di un'ora e 20 minuti alla Polizia Postale di Catania dalla onlus Meter fondata da don Di Noto. E il Procuratore di Bolzano Guido Rispoli ha chiesto alla Curia, che invita le eventuali vittime di abusi a segnalarli sul sito Internet della diocesi, a passare «subito alla procura i presunti casi».

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