giovedì 27 agosto 2009

Ora di religione, la sentenza del Tar è una vittoria. La laicità non ha aggettivi

Liberazione 25,8.09
Ora di religione, la sentenza del Tar è una vittoria. La laicità non ha aggettivi
Laboratorio di Etica laica Firenze

E' indubbio che la sentenza del Tar del Lazio rappresenta una vittoria laica di notevole importanza.
Ma occorre anche affermare, mentre si esprime soddisfazione per questo successo, che si tratta solo di una tappa su un percorso ancora in gran parte da compiere.
La sudditanza al Vaticano della gran parte della politica, di quella politica che dovrebbe essere il primo punto di riferimento a garanzia della laicità delle istituzioni pubbliche, rimane un pericolo costante per la vita democratica del nostro Paese. Lo dimostrano il pronto ricorso al Consiglio di Stato, contro la sentenza, effettuato dalla ministra Gelmini, come suggerito dal rappresentante della Cei, le reazioni becere degli esponenti della destra, i confusi, e contrastanti, pronunciamenti del maggiore partito di opposizione in ambito parlamentare. 
Risulta, di conseguenza, sempre più necessario prendere coscienza del fatto che quando viene meno la laicità è la democrazia stessa ad entrare in crisi.
Soffermiamoci allora un momento sui motivi che hanno portato alla sentenza del Tar del Lazio.
E' stata la mobilitazione di tante associazioni, laiche e religiose (a partire dalla Consulta romana per la Laicità delle Istituzioni e dalla Associazione per la Scuola della Repubblica), di gruppi, di singole cittadine e singoli cittadini, che si è tradotta in numerosi ricorsi, a suscitare dibattito, a rimettere in discussione una decisione bipartisan (condivisa, cioè, da governi di destra e di centro-sinistra), a determinare il risultato a cui siamo giunti.
Si è cominciato così a mettere una zeppa sul cammino, resistibile ma incontrastato a livello politico, che dava corpo e sostanza alla profezia di Piero Calamandrei su come si sarebbe progressivamente annullato in Italia il ruolo della scuola pubblica, lasciando spazio a quella confessionale.
La laicità, e la Costituzione, si difendono, quindi, con l'iniziativa e la lotta che partono dal basso, dalla partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini che possiedono ancora, o riacquistano, fiducia nella possibilità di avere, insieme, la forza per affermare le proprie ragioni.
Come, in un altro campo, hanno dimostrato proprio in questi giorni, con la loro splendida lotta vittoriosa, gli operai della Innse.
Perciò auspichiamo che crescano sul territorio Laboratori e Consulte per la Laicità in grado di presentare piattaforme agli enti locali (sugli spazi per i funerali civili, sui registri dei testamenti biologici, sui diritti di tutte le persone ad avere uguale trattamento da parte dell'anagrafe e di altri uffici pubblici - anche se ciò contrasta con le leggi razziste approvate dal Parlamento - etc.), di promuovere movimenti per il riconoscimento delle coppie di fatto, per difendere la legge 194 e rimettere in discussione quella sulla procreazione medicalmente assistita, per sostenere la piena applicazione della direttiva che permette l'uso della pillola Ru-486, per affermare la legittimità della pillola del giorno dopo, per affrontare alla radice il tema della religione nella scuola, per sviluppare, più in generale, un processo di liberazione da ogni tipo di intolleranza e di fondamentalismo.
Si potrà in tal modo da un lato risvegliare le energie laiche attualmente "in sonno", anche all'interno del mondo cattolico (come sostiene Enzo Mazzi, rivolgendosi ai vescovi: «E' il troppo potere di cui siete rivestiti che impedisce alle vostre parole di essere veicoli del Vangelo»), dall'altro intrecciare fattivamente, a partire dalle realtà di base, le iniziative per i diritti civili con quelle per i diritti sociali. Perché è su entrambi i fronti che oggi nel nostro Paese vanno difesi la Costituzione e la democrazia, mai sotto attacco come in questo momento.
Per dirla con le parole di Stefano Rodotà: «Abbiamo bisogno di chiarezza, di rifiuti di travestimenti, di chiamar le cose con il loro nome. Per questo non è tempo di laicità flebile, timida, devota. E' tempo, pieno e difficile, di laicità senza aggettivi, o, se vogliamo comunque definirla, semplicemente democratica».

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