sabato 29 agosto 2009

Quali spazi per gli atei?

il Riformista 29.8.09
Quali spazi per gli atei?
di Marco Bertinatti

Dopo aver letto l'ultimo editoriale di Marcello Sorgi "Tutti cattolici se i laici non parlano", pubblicato su La Stampa, mi sono chiesto se l'autore intendesse fare della sottile ironia o se fosse serio. Nel secondo caso desidererei domandargli quali siano gli spazi riservati ai laici per esprimere la loro opinione. Già la scelta del vocabolo utilizzato per definire chi non ha ricevuto il "dono della fede" è indicativa del suo timore nei confronti di quell'aggettivo maledetto, "ateo", riservato a chi crede solo nella natura e nell'uomo. E se invece fossero i credenti ad avere qualcosa di troppo? Qual'è il rapporto tra lo spazio riservato agli atei per presentare le loro tesi e quello dedicato ai credenti dai mass media? Dal momento che i decimali per scriverlo sono molti, mi limiterò alla mia personale esperienza proprio con il giornale del quale l'autore è stato anche direttore. Essendo per l'appunto ateo, conosco i fondamenti del cristianesimo meglio della maggioranza dei credenti (secondo Mark Twain le Sacre Scritture sono la base per divenire atei) e pertanto mi è naturale evidenziarne le incongruenze correlandole con i fatti di cronaca. Purtroppo con i miei interventi che La Stampa ha rifiutato di pubblicare potrei realizzare un intero volume. Questa mia esperienza è condivisa da tanti altri che, come me, sono riusciti a liberarsi dal "dono della fede" e desidererebbero confrontarsi con chi non ci è ancora riuscito. Senza questo "dono" il mondo sarebbe certamente un posto migliore in cui vivere (con meno guerre e meno tasse) e questa opinione viene condivisa dalle più brillanti menti, passate e presenti, dell'umanità. Pensieri pericolosi, meglio lasciarli sepolti in quei libri che pochi ormai leggono e che mai troveranno spazio in quell'elettrodomestico che crea le nostre opinioni e dirige la nostra vita.

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