lunedì 12 gennaio 2009

Pio Laghi, il cardinale che non sfidò la dittatura

La Repubblica 12.1.09
È morto a 86 anni il porporato amico di Bush e primo nunzio apostolico a Washington. Sulla sua carriera la macchia del periodo trascorso in Argentina
Pio Laghi, il cardinale che non sfidò la dittatura
di Marco Politi

Tentò di fermare la prima guerra in Iraq mediando tra la Casa Bianca e l´Iraq

CITTÀ DEL VATICANO - L´ultima sua missione fu l´incontro cruciale con Bush il 5 marzo 2003, quando papa Wojtyla lo inviò a Washington per bloccare in extremis la guerra all´Iraq. Pio Laghi - il porporato morto ieri all´età di ottantasei anni, per il quale il presidente Napolitano ha mandato un messaggio di cordoglio - era amico personale della famiglia Bush. Ma fu un dialogo fra sordi. George W. Bush aveva già deciso di arrivare a Bagdad.
«Quando uscii - ci ha confidato anni dopo il cardinale - un generale accompagnandomi alla macchina, mi sussurrò: "Non si preoccupi, in pochi mesi sarà tutto sistemato"».
Il destino ha voluto che l´ultimo suo intervento sia stato ancora dedicato all´America. L´elezione di Obama libera gli Stati Uniti «da quell´orrendo peccato originale, che è stato lo schiavismo», disse a dicembre ad un dibattito organizzato al centro Elea.
Non fosse stato per il periodo passato da nunzio a Buenos Aires dal 1974 al 1980, il cardinale Laghi avrebbe potuto vantarsi di una carriera perfetta. Pacato e gran lavoratore, nato il 21 maggio 1922 nei pressi Forlì e diventato vescovo a quarantasette anni, Paolo VI lo aveva inviato nel 1969 a Gerusalemme come delegato apostolico. Nell´80 Giovanni Paolo II gli aveva assegnato Washington, dove - in seguito ai negoziati tra Santa Sede e amministrazione Reagan - assunse nel 1984 l´incarico di primo nunzio vaticano nella storia degli Stati Uniti. Nel 1990 Wojtyla lo nominò alla guida della Congregazione per l´Educazione cattolica, servizio premiato dopo nove anni con la porpora. Ancora nel 2001 era tornato in Terrasanta con lettere papali per mediare tra il premier israeliano Sharon e il leader palestinese Arafat.
I sei anni trascorsi a Buenos Aires al tempo della dittatura dei generali e delle feroci rappresaglie contro gli oppositori del regime, gli sono rimasti invece addosso come una macchia e forse un rimorso. In linea con le istruzioni vaticane di non dare spazio all´opposizione marxista (o comunque armata) Laghi tenne nei confronti del regime militare argentino un atteggiamento di assoluta realpolitik, senza lasciarsi andare a denunce o gesti di biasimo, nemmeno quando aumentarono le «sparizioni» degli oppositori. Angela Boitano, madre di due desaparecidos italo-argentini, ricorda che insieme ad altri familiari di vittime incontrò il cardinale nel 1979, a margine della Conferenza episcopale latinoamericana a Puebla (Messico), chiedendo il suo aiuto per rintracciare gli sventurati: «Laghi ci ascoltò e ci rispose solamente: se sono stati molto torturati, i militari non li lasceranno mai in libertà». Nemmeno un militare, commenta la Boitano, «si sarebbe permesso una tale brutalità».
Laghi si difese in seguito, dicendo che soltanto verso la fine del 1979 (quando stava per partire) «ebbi la certezza che la violazione dei diritti umani fosse divenuta sistematica e la condannai». La verità è che gran parte dei vescovi argentini appoggiava la dittatura e il Vaticano in quel periodo non si spese in condanne.

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