lunedì 5 gennaio 2009

Fecondazione. Impasse da 5 anni dopo gli investimenti per la sede di Milano

Corriere della Sera 5.1.08
Fecondazione. Impasse da 5 anni dopo gli investimenti per la sede di Milano
Il pasticcio degli embrioni La biobanca c'è ma non apre
di Margherita De Bac

«Dateli alle coppie»
La proposta del ginecologo Palagiano, capogruppo dell'Idv: affidiamoli alle coppie sterili
Più di 2.500 organismi orfani bloccati in tutta Italia
La radicale Donatella Poretti: operazione faraonica stoppata Perché non usarli per la ricerca o lasciarli morire?

ROMA — La casa è pronta e funzionante dal 2005. Ma è vuota perché gli «inquilini» che avrebbe dovuto ospitare non sono ancora stati trasferiti. Una casa molto speciale. E' la biobanca degli embrioni orfani, cioè congelati e abbandonati con tanto di dichiarazione scritta dalle rispettive coppie infertili da cui sono stati generati. Circa 2.500 secondo i dati che vengono riportati nell'ultima relazione al Parlamento sulla legge della procreazione medicalmente assistita.
Proprio in virtù di queste norme meglio specificate in un successivo decreto del 4 agosto del 2004 (il ministro della Salute era Girolamo Sirchia) gli embrioni cosiddetti «sovrannumerari» (creati prima del 2004 quando ancora non c'erano limiti sul numero di ovociti da fecondare), conservati nei centri italiani avrebbero dovuto essere depositati tutti insieme in un'unica sede. Una cella creata apposta all'ospedale Maggiore di Milano, in attesa che il governo decidesse la loro sorte.
A distanza di quasi cinque anni però nessuno di loro si trova nel nuovo domicilio. Eppure la casa è costata fior di quattrini. Poco più di 230 mila euro per l'allestimento dell'ambiente criobiologico, dotato di 6 contenitori di azoto liquido, oltre a 96 mila euro per acquisto di materiale e software e 74 mila per il personale. A questi si aggiungono i 50 mila euro assegnati all'Istituto superiore di sanità per il censimento. Gli embrioni orfani sono 2.527 per l'esattezza. Ma altrettanti sarebbero quelli abbandonati. I loro genitori non si trovano più, non hanno risposto alle lettere di sollecito inviate dai centri. Forse sono riusciti ad avere un figlio grazie alla provetta e non hanno più bisogno dei frutti del concepimento in eccesso lasciati nel congelatore. Oppure si sono separati e non vogliono più saperne del passato.
Uno dei tanti pasticci all'italiana con relativo sperpero di denaro pubblico. «La verità è che nessuno vuole metterci mano — accusa la senatrice Donatella Poretti, radicale eletta nel Pd —. Riaprire la questione e rispettare le indicazioni della legge significherebbe ammettere l'assurdità di tutta l'operazione. Diciamo la verità. Questi embrioni scottano perché una volta trasferiti si dovrebbe decidere cosa farne. Donarli alla ricerca, strada seguita da tutti gli altri Paesi? Cederli in adozione a coppie sterili? Oppure lasciarli lì congelati in attesa che muoiano, dunque senza prendersene carico?».
Se ne discuterà lunedì prossimo al convegno «Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena?» organizzato dall'Idv, interventi in apertura di Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro. «Noi siamo dell'idea che bisognerebbe scegliere la strada dell'adozione anche se la legge 40 la renderebbe impraticabile perché vieta le tecniche eterologhe — dice Antonio Palagiano, ginecologo, capogruppo del-l'Idv in commissione Affari sociali della Camera —. Il nostro partito sta lavorando su una proposta di legge. Parliamoci chiaro. Questi embrioni sono destinati a spegnersi in un tot numero di anni. Forse non più del 20% risulterebbero ancora impiantabili e capaci di svilupparsi. Tanto vale utilizzarli affidandoli a coppie che non hanno altre possibilità ».
La Poretti, intanto, ha presentato un'interrogazione parlamentare «sull'operazione faraonica per la quale sono stati stanziati e spesi soldi pubblici». Il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha risposto che «il censimento non è terminato» e che dunque nell'attesa «il trasferimento non può avere luogo perché devono essere previsti ulteriori stanziamenti calcolabili solo al termine dell'operazione ». «Balle, la conta è terminata» insiste la parlamentare. Paolo Rebulla, direttore del Centro di risorse biologiche dell'ospedale Maggiore, allarga le braccia: «Aspettiamo istruzioni dal ministero. Noi siamo pronti. La banca è stata inaugurata. Non abbiamo avuto più notizie ».

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