lunedì 11 agosto 2008

"Mobbizzati perché applichiamo la 194" e i ginecologi fondano un’associazione

La Repubblica 9.8.08
Sono medici non obiettori. Si lamentano: non sappiamo quanti siamo e ci isolano sempre più
"Mobbizzati perché applichiamo la 194" e i ginecologi fondano un’associazione
di p.co.

"Siamo pronti a presentarci come parte civile a sostegno di chi si trova in difficoltà"

ROMA - Pochi, liquidati come quelli che si occupano di "un lavoro sporco", isolati e in alcuni casi persino mobbizzati. I ginecologi non obiettori in Italia si contano e sono sempre meno. Ancora meno quelli tra loro che sono disposti a fare un aborto terapeutico.
«Quanti siamo e chi siamo noi ginecologi ospedalieri che affrontiamo le tematiche dell´aborto terapeutico in ospedale? Non lo sappiamo, perché non esiste una lista delle regioni, né all´istituto superiore di sanità, né al ministero della Salute», denuncia in una lettera la ginecologa Silvana Agatone. Anche per questo motivo, a giugno scorso, è nata l´associazione L.A.I.G.A. (Libera associazione italiana ginecologi per l´applicazione della legge 194/78) che si propone di mettere insieme i medici che si occupano di garantire alle pazienti in tutto il paese il diritto di abortire.
Il caso dell´aborto terapeutico, chiarisce Agatone, è particolarmente spinoso: se viene diagnosticata una malformazione del feto «la coppia deve migrare da un ospedale all´altro in cerca del luogo dove possa sottoporsi ad aborto perché, come si evince dall´ultima relazione del ministero della Salute sulla 194 del 21 aprile 2008, non esiste una rete di collegamento su questo punto».
Poi, come è accaduto alla donna ricoverata al San Camillo di Roma, la situazione può anche peggiorare durante i periodi di vacanza. Il centro dove sottoporsi ad aborto lo si trova ma a causa delle ferie manca chi può fare l´intervento.
Oltre a essere un lavoro gravoso e penalizzante per i medici, la ginecologa romana denuncia che le lacune della 194 (ovvero il fatto che non specifici su quali malformazioni agire) può esporre i medici non obiettori anche al rischio di denunce.
«Sostenere psicologicamente una coppia in questo percorso ti svuota, anche a noi piace di più essere in sala operatoria per far nascere una vita piuttosto che compiere questo lavoro che trovo compassionevole», aggiunge Agatone e chiarisce che per discutere e affrontare anche questi problemi è nata l´associazione L.A.I.G.A. che servirà «a difendere noi stessi e le donne e poterci presentare come parte civile a sostegno di chi si dovesse trovare in difficoltà».

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