martedì 2 giugno 2009

Sindone, il caso della proprietà finisce in Parlamento

Sindone, il caso della proprietà finisce in Parlamento

La Stampa del 28 maggio 2009, pag. 46

Giacomo Galeazzi
«La Sindone è proprietà dello Stato». I senatori Radicali eletti nel Partito Democratico, Marco Perduca e Donatella Poretti, hanno presentato ieri un’interrogazione al ministro per i Beni e le Attività culturali, Sandro Bondi, per sapere, «quali passi intenda compiere, alla luce del parere autorevolmente espresso dal professor Margiotta Broglio, per riaffermare e ribadire la proprietà dello Stato italiano sulla Sindone». Senza per questo «negare in alcun modo sia a credenti e fedeli la possibilità di accesso e di venerazione, sia all’episcopato torinese la possibilità di conservazione e di ostensione della reliquia». I Radicali evidenziano che «in materia costituzionale non esiste l’istituto dell’usucapione; anche 26 anni dopo il passaggio del lenzuolo dai Savoia al Papa, lo Stato Italiano ha tutti i diritti per ribadire la proprietà della Sindone e per intraprendere studi scientifici obiettivi sulle sue origini». Tutto questo «senza privare la Curia torinese e i fedeli della custodia e della venerazione della reliquia». A far esplodere il caso è stato martedì sulla «Stampa» Broglia.

Tra i padri della revisione del Concordato del 1984 e massimo studioso dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, negando validità alla cessione della più celebre icona mondiale al Vaticano («l’atto di donazione di Umberto di Savoia al Papa è giuridicamente nullo. La Sacra Sindone appartiene ancora allo Stato Italiano»). In base al terzo comma della tredicesima disposizione transitoria, «i beni esistenti nel territorio nazionale degli ex re di casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi sono avocati allo Stato», spiega Margiotta Broglio. Quindi i «trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946 sono nulli. Ed è appunto il caso di quello che molti considerano il lenzuolo funerario di Cristo». Secondo la versione corrente e mai contestata da nessuno (come ribatte l’arcivescovo di Torino, Severino Poletto), il Papa è il proprietario della Sindone avendola ricevuta in dono dai Savoia per espresso desiderio testamentario dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, morto nel 1983. L'ultima ostensione concessa dai Savoia in occasione di feste di famiglia avvenne nel 1931, (matrimonio tra Umberto e Maria José), la prima Ostensione televisiva fu quella del 1973. Poi il dono, disposto da Umberto, della reliquia al Papa. «Divenuta l’Italia una Repubblica, dal 2 giugno 1946 ogni passaggio dai Savoia ad altri soggetti non ha valore giuridico, quindi la Sindone resta dello Stato italiano», sostiene Margiotta Broglio. I Savoia richiesero ed ottennero nel 1502 dal Papa il riconoscimento di una festa liturgica particolare per la quale fu scelto il 4 maggio. Il 4 dicembre 1532, un incendio devastò la «Sainte-Chapelle» e causò al sacro lenzuolo gravi danni. Emanuele Filiberto trasferì definitivamente la Sindone a Torino il 14 settembre 1578. La Sindone restò, da quel momento, definitivamente a Torino. Ora la parola passa al ministro Bondi.

1 commento:

Michele Salcito ha detto...

Siccome la Chiesa Cattolica è stata lasciata da sola in balìa di scienziati armati e pronti a distruggere il simbolo che essa rappresenta (mi riferisco alla datazione al C14 del 1988) e siccome la maggioranza degli italiani non è affatto cattolica praticante possiamo tranquillamente affermare che la Sindone è della Chiesa alla quale saggiamente i Savoia avevano già delegato per tutto quanto neccessitava alla Sacra reliquia. La Sindone è solo di Cristo, non è di nessun altro. Gli eredi di Cristo sono i cristiani. Non vedo quaole sia il problema. Se invece si pensa che sia un artefatto medievale, allora, i proprietari pretendenti (lo Stato! e chie è?) si facciano avanti per fare eseguire esami definitivi in modo da poterla finire con le leggende metropolitane.