venerdì 24 ottobre 2008

«Ecco perché le donne fanno paura ai fondamentalisti»

l’Unità 24.10.08
Nawal El Saadawi. La scrittrice egiziana a Roma per presentare il suo libro: «Temono la nostra intelligenza. La religione è basata sulla discriminazione, non ha futuro»
«Ecco perché le donne fanno paura ai fondamentalisti»
di Umberto De Giovannangeli

È l’autrice egiziana femminista universalmente più conosciuta e premiata. Medico, psichiatra. già docente alla Duke University, Nawal El Saadawi, 77 anni, è autrice di romanzi, racconti, commedie, memorie, saggi. Per le sue attività politiche e i suoi scritti a sostegno dei diritti delle donne, si scontra ripetutamente con il regime del Cairo e nel 1981, durante la presidenza di Sadat, viene incarcerata. Dalla metà degli anni Novanta vive in esilio: nel maggio 2008, vince la causa intentata contro di lei per apostasia. Le battaglie e i libri sulla condizione delle donne nella società egiziana e araba hanno esercitato una profonda influenza sulle generazioni degli ultimi trent’anni. Oggi, il suo nome compare su una lista di condannati a morte emanata da alcune organizzazioni terroristiche. In Italia per presentare il suo ultimo libro: «Dissidenza e scrittura. Conversazione sul mio itinerario intellettuale» (Spirali), Newal El Saadawi argomenta con la consueta passione civile e lucidità intellettuale, una tesi che farà discutere: « Non c’è futuro per la religione - dice - perché la mente umana non può arretrare, la conoscenza è irreversibile. È come la luce. Se nel mio cervello c’è la luce, non può tornare il buio....». «L’Antico Testamento, il nuovo Testamento e il Corano - afferma decisa Newal El Sadaawi - non dovrebbero essere utilizzati in politica o in economia o nella morale o nella sessualità, se vogliamo una vera eguaglianza, in qualsiasi Paese. Se c’è vera eguaglianza non c’è spazio per la religione, che si basa invece sulla discriminazione. Quindi, non credo che si verificherà l’islamizzazione dell’Europa».
Cosa significa oggi lottare con l’«arma» della parola, delle idee per rivendicare diritti, eguaglianza, nel mondo arabo?
«Ritengo che il potere della scrittura sia molto importante. Anche se non abbiamo la libertà di parola, possiamo combattere per le idee in cui crediamo. Anche se siamo in prigione o in esilio, possiamo farlo. Ad esempio, quando io ero in carcere, riuscii a ottenere grazie ad una prostituta, della carta igienica e una matita per le sopracciglia. Con quella carta e quella matita sono riuscita a scrivere un libro: “Memorie in prigione”. Adesso sto insegnando negli Stati Uniti, e il corso riguarda in particolare la creatività e la dissidenza, e poi continuo a scrivere. Negli Stati Uniti ma anche in Egitto. La mia esperienza personale mi fa dire che anche sotto la dittatura più rigida, è possibile utilizzare il potere della scrittura».
Perché le donne fanno paura al potere come ai fondamentalisti?
«Fin dall’inizio della storia dell’umanità,i governanti, ma anche i fondamentalisti e gli stessi Dei maschili, erano contro le donne. Perché erano contro Eva, la nostra progenitrice. Perché lei ha mangiato dall’albero della conoscenza, e quindi e diventata una peccatrice. Da lì sono cominciate due cose: è iniziata l’oppressione delle donne, e contemporaneamente la conoscenza veniva proibita. L’oppressione, la schiavitù sono iniziate con Evo e proseguite con Iside, la divinità femminile della conoscenza. Tutto questo accade perché gli uomini hanno paura delle donne, e hanno paura perché le donne sono più intelligenti degli uomini. Eva era più intelligente di Adamo...per questo si ha paura delle donne in una società che è, al tempo stesso, patriarcale e capitalista».
Nel 2005, Lei ha sfidato per la presidenza dell’Egitto, Hosni Mubarak, un leader sostenuto dagli Usa e dall’Europa. Ma possono essere personalità come Mubarak, da sempre al potere, un baluardo contro l’integralismo?
«Purtroppo l’Unione Europea si sta comportando come un’organizzazione imperialista come l’amministrazione di George W.Bush. Vi sono state molte speranze che questa nuova Europa unita potesse diventare una organizzazione diversa. E invece vediamo che si comporta esattamente come l’America, collaborando con essa. E lo fanno contro di noi. Ci trattano come quelli del Terzo mondo, un tutto indistinto che viene visto come una entità ostile, altroché inferiore. L’Europa e l’America collaborano con i nostri oppressori, con i dittatori. Pensiamo a Saddam Hussein: Saddam collaborava con gli americani ma quando ha detto “no” è stato ucciso. La stessa cosa può accadere con Mubarak. Nel momento in cui dirà di no, uccideranno anche lui, come è successo con Saddam. È questo il problema. Mi lasci dire che io sono venuta qui in Italia non per il governo italiano ma per il popolo italiano, per gli intellettuali, gli scrittori, per presentare il mio nuovo libro. Attualmente io insegno negli Stati Uniti, in una università progressista, però sono molto critica nei confronti di George W.Bush e la sua amministrazione mentre sono negli Usa. Per quanto riguarda Mubarak, il suo proposito dichiarato è di far ereditare il suo potere al figlio. E questo con il sostegno degli Stati Uniti. E stanno negoziando questo con gli Usa, perché Washington vede il potere di Mubarak prima, e di suo figlio dopo, come un’alternativa al fondamentalismo. Contemporaneamente, però, gli americani stanno negoziando con Mubarak da un lato e con i Fratelli Musulmani dall’altra. Davvero un bell’esempio di coerenza...».
Da donna, democratica, femminista, scrittrice araba che vive e insegna in America: come si schiera tra Barack Obama e John McCain?
«Spero vivamente che Obama vinca perché lui è molto meglio di McCain. Io vivo negli Stati Uniti da due anni e mezzo e ho seguito fin dall’inizio questa campagna presidenziale. Mc Cain è un imperialista, è un militare, lui potrebbe uccidere chiunque per i propri interessi o per denaro. Proprio come la Palin o George W. Bush, come tutti i repubblicani. Loro sono di destra, militari, imperialisti., e al 100% a favore di Israele. Barack Obama è sicuramente meglio anche se pure lui sostiene Israele. Nel sessantesimo anniversario della nascita dello Stato d’Israele gli ho sentito dire che l’America è Israele, e che Israele è l’America. Questo assunto non mi piace affatto, e spero che Obama si ricreda. Detto questo, lo considero immensamente meglio di McCain e per questo voterò per lui».

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