martedì 2 dicembre 2008

Crocifisso. Una legge per abolirlo. I vescovi e il potere

La Repubblica 2.12.08
Crocifisso. Una legge per abolirlo. I vescovi e il potere
Parla il filosofo spagnolo Fernando Savater

La Spagna è un Paese in cui il principio di aconfessionalità e laicità dello Stato è solennemente sancito dalla Costituzione democratica votata trent´anni fa. La Chiesa è in crisi e alla fine dovrà accettare di veder ridimensionato il proprio ruolo

MADRID. «Macché guerra del crocifisso. Diciamo la verità, se si fosse trattato di una statua di Buddha, sarebbe stato esattamente uguale. Qui il problema non è il crocifisso, non credo che esista nessuna ostilità preconcetta a quello che rappresenta. Quello che sì esiste, ed è pienamente giustificato, è un´avversione totale e incondizionata al fatto che si impongano dei simboli». In Spagna, il filosofo Fernando Savater può essere considerato l´intellettuale laico per eccellenza per come ha sempre difeso, con estremo spirito critico, il principio della aconfessionalità dello Stato. «L´unica cosa veramente chiara sulla laicità della nostra democrazia», ha scritto appena un mese fa su El País, «è la sua insufficienza».
Professor Savater, ma allora perché quello della presenza dei crocifissi nelle scuole continua a essere un tema che scalda tanto gli animi?
«La risposta è molto semplice: per la vera e propria deformazione del problema che viene fatta, come al solito, dalla gerarchia ecclesiastica. Qui non esiste nessuna "cristofobia", come vogliono farci credere. Non c´è nessuna Chiesa assediata o rifiutata. La realtà è che non esiste nessun motivo in base al quale i crocifissi dovrebbero continuare a restare appesi nelle pareti delle scuole spagnole. Questo è un paese in cui il principio di laicità e aconfessionalità dello Stato è solennemente sancito nella Costituzione democratica votata giusto trent´anni fa. Sarebbe ora di cominciare finalmente ad applicarlo. Loro, se vogliono i crocifissi, dispongono delle scuole cattoliche e confessionali: è l´unica sede dove è logico e naturale che vengano esposti».
Non crede, quindi, che i contrasti che questa questione continua a suscitare possano derivare dalla reazione di rifiuto che la Chiesa ha provocato in molti spagnoli per il suo sostegno alla dittatura franchista?
«In qualche caso è possibile, ognuno ha le sue idee ed è ipotizzabile che ci sia ancora chi conserva un ricordo negativo di quell´epoca in cui il crocifisso era lì a simboleggiare un´educazione cattolica imposta dallo Stato. Se c´è una reazione di rifiuto è giustificabile, ma dubito che ci sia chi voglia alimentare nuove tensioni».
A suo giudizio, allora, è la Chiesa che alimenta la strategia della contrapposizione frontale?
«È l´unica strada che ha per difendere una posizione che è ormai diventata indifendibile. Questo Stato è laico, e dovranno finire per accettarlo. Il problema è che la Spagna continua a essere, nonostante tutto, uno dei paesi in cui la Chiesa cattolica gode di più privilegi e di un riconoscimento pubblico smisurato rispetto alla sua presenza reale nei comportamenti quotidiani dei cittadini. Qui vigono ancora gli accordi antidemocratici stipulati nel 1979 con la Santa Sede e che un governo realmente progressista avrebbe dovuto rivedere da tempo. E si è persino aumentato il contributo economico alla Chiesa che, attraverso le imposte, pagano tutti i cittadini spagnoli».
Eppure, professor Savater, il governo socialista di Zapatero ha fatto della laicizzazione dello Stato la propria bandiera, tanto che è visto dalla gerarchia ecclesiastica come il fumo negli occhi.
«Il vero guaio è che il Partito socialista è specialista nel fare sempre un passo avanti e due passi indietro. Assume impegni concreti, elabora grandi affermazioni di principio che poi, troppo spesso, restano per aria».
Sul caso dei crocifissi, hanno detto che dovrebbero essere rimossi.
«Ma anche lì si sono sbagliati. È assurdo che il ministro dell´Educazione dichiari che la decisione dev´essere affidata alle singole scuole. Che un crocifisso venga rimosso o resti appeso alla parete a seconda che ci sia o no un genitore che lo chiede. Se si sceglie questa strada, allora sì che si può scatenare una guerra. Se esiste una normativa, che sia valida per tutti, si applica e basta. E´ questa l´unica soluzione».
Per i vescovi, potrebbe essere il pretesto per lanciare nuove mobilitazioni di piazza, come già hanno fatto contro i matrimoni gay e l´abolizione dell´obbligatorietà dell´ora di religione a scuola.
«Non credo che arriveranno a tanto, non penso che ci saranno nuove mobilitazioni. Tanto più che, se ne saranno resi conto, riescono a mobilitare sempre di meno. Questa Chiesa è in crisi, e alla fine dovrà accettare di veder ridimensionato il proprio ruolo. Che gli piaccia o no».
Sarà un cammino probabilmente ancora molto lungo.
«Immagino di sì, un cammino lungo. Ma questo è qualcosa che sapete molto bene anche in Italia, dove la Chiesa continua ad avere un ruolo e una presenza molto simile, se non superiore, a quella che esercita nella società spagnola».

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