mercoledì 17 dicembre 2008

Pillola abortiva, l'Agenzia del farmaco ritarda il via libera

Pillola abortiva, l'Agenzia del farmaco ritarda il via libera

Liberazione del 17 dicembre 2008, pag. 2

La pillola abortiva Ru486 attende da mesi la commercializzazione in Italia. E dovrà attendere fino a gennaio, visto che il consiglio di amministrazione dell'Aifa (Agenzia italiano del farmaco) è stato rinviato al nuovo anno nonostante avrebbe dovuto dare un parere definitivo sulla Ru486 proprio questa settimana. L'ennesimo ritardo ha fatto andare su tutte le furie la Aduc, l'associazione a difesa dei consumatori che ha annunciato un ricorso alla Corte europea per ottenere finalmente l'autorizzazione alla commercializzazione del farmaco al centro delle polemiche. L'Aduc sostiene che il rinvio dell'Aifa è determinato da «pressioni politiche» sfavorevoli all'utilizzo della pillola che elimina l'intervento chirurgico per l'interruzione di gravidanza, e cioè il centrodestra e ambienti ecclesiastici.
Secondo le direttive europee, uno Stato membro deve approvare la richiesta di mutuo riconoscimento entro 120 giorni, mentre l'Italia attende da oltre un anno la pillola. La francese Exelgyn, ditta produttrice della Ru486 - da non confondere con la pillola del giorno dopo, contraccezione di emergenza da richiedere dopo un rapporto sessuale a rischio di gravidanza, mentre la Ru486 provoca un aborto - è convinta che «ci siano forti pressioni nella valutazione della RU486, e non è difficile intuire da dove vengano originate, ossia dal Vaticano. Siamo stati informati che nella scorsa settimana sono usciti diversi articoli sui giornali italiani, molto critici verso la Ru486, e questo è scandaloso».
Chi non lo trova affatto scandaloso è Eugenia Roccella, ex portavoce del Forum delle famiglie, ora sottosegretaria al welfare per i temi bioetici: la questione dell'immissione in commercio della pillola «non è affatto chiusa» e rimane da chiarire l'effetto del secondo farmaco approvato dall'Aifa, «il misomisoprostolo, che attualmente è "off label" in Italia, cioè non approvato con quest'indicazione. La stessa ditta ne ha sconsigliato l'uso per l'interruzione volontaria di gravidanza».
Proprio ieri un gruppo di parlamentari ha presentato una mozione che impegna il governo a sospendere la procedura di autorizzazione e registrazione della Ru486. Si tratta di parlamentari di Pdl, Udc e Lega coordinati dal cattolicissimo Luca Volonté: chiedono «un impegno concreto dell'Esecutivo affinchè la pillola che consente alle donne di abortire senza entrare in sala operatoria non approdi in Italia». L'argomentazione utilizzata dai detrattori del farmaco è la sospetta efficaca e soprattutto il tasso di mortalità: 16 donne sono morte, nel mondo, a causa della Ru486. La mozione sarà «bipartisan» e molto probabilmente includerà la firma di Paola Binetti e altri teo-dem del Partito democratico, convinti che bisogna tutelare «la vita nascente» e quella delle donne. Attualmente cresce la percentuale dei medici obiettori e la scarsa applicazione della 194, la legge che legittima l'interruzione volontaria di gravidanza.