martedì 15 giugno 2010

“L’arcivescovo premia chi ha nascosto le violenze”

il Fatto 6.5.10
“L’arcivescovo premia chi ha nascosto le violenze”
Monsignor Betori conferma come suo braccio destro Maniago, che sapeva e ha messo tutto a tacere

Nella giornata mondiale contro la pedofilia arriva una polemica tra l’ex segretario generale della Cei monsignor Giuseppe Betori e alcune vittime della pedofilia nella Chiesa. Si tratta delle “Vittime di don Lelio Cantini”, associazione che raccoglie chi ha subìto le molestie di un sacerdote di 87 anni che, fino al 2005, è stato parroco della Regina della Pace a Firenze. Si sono scontrate con l’arcivescovo di Firenze, Giuseppe Betori, che non ha
mai chiesto d’incontrarle. “Perché la pulizia che la Chiesa sta facendo al suo interno sta risparmiando Firenze?” si chiedono Mariangela Accordi, Francesco Aspettati e altri esponenti di questa associazione nata “contro l’omertà”. L’ufficio stampa di Betori si affretta a chiarire: “A malincuore e sorpresi da questi attacchi ingiustificati e reiterati, tramite la stampa, nei confronti della Chiesa fiorentina, si chiarisce, a prova di ogni sincera smentita, che a nessuno di coloro che hanno chiesto udienza a monsignor Betori su cose importanti e per le vie ufficiali, questa è stata negata”.
LA VICENDA. In una lettera indirizzata a Papa Benedetto XVI, le vittime definiscono don Lelio Cantini “responsabile di abuso plurimo e aggravato nei confronti di minori, del delitto di sollecitazione a rapporti sessuali compiuto nei confronti di più persone in occasione della Confessione e dell’abuso nell’esercizio della potestà ecclesiastica nella formazione delle coscienze”. Tutto comincia con la denuncia di Mariangela Accordi, che è stata violentata dal prete per quindici anni. Gli abusi su di lei sono cominciati quando ne aveva appena dieci. Mariangela ha raccontato la sua storia al vescovo ausiliario di Firenze, monsignor Claudio Maniago, che si è formato nella parrocchia di don Cantini, suo maestro. Il risultato però è stato soltanto silenzio. Don Cantini è stato trasferito in un’altra sede, ma ha continuato a celebrare messa e a stare in contatto con bambini. Mariangela ha poi svelato la storia prima a Repubblica e poi ad Annozero. Solo allora, quando lo scandalo è diventato noto a livello nazionale, è stato fatto un processo canonico, conclusosi nell’ottobre 2008 con la riduzione allo stato laicale del prelato.
IL VESCOVO. Monsignor Maniago, classe 1959, è divenuto il più giovane vescovo italiano nel 2003 dopo una rapidissima carriera. Nel 2005 ha tentato di convincere Mariangela e i suoi parenti a non divulgare la notizia degli abusi subiti per non nuocere all’immagine della Chiesa. A gennaio di quest’anno, Betori, che è arcivescovo di Firenze, ha confermato come suo braccio destro fino al 2015 proprio Maniago. “Maniago – scrivono nella lettera le vittime di don Cantini – ha saputo degli abusi e ha cercato di mettere tutto a tacere. Perché riconfermare proprio lui, se la chiesa vuole fare pulizia?". Al Fatto Quotidiano, che ha cercato di contattare Betori per chiarire i motivi della nomina di Maniago, il suo ufficio stampa ha risposto: “L’arcivescovo di Firenze in questi giorni non è in sede e quindi non è in grado di rispondere alle domande”. I firmatari del documento sostengono che la “condanna” di don Cantini non basta, perché di fronte agli abusi del sacerdote e di Rosanna Saveri, sedicente veggente che per anni è stata al fianco di don Cantini, “una intera Chiesa avrebbe taciuto, sottovalutato, non voluto vedere”.
Vista la passività di monsignor Maniago, Mariangela si rivolge al cardinale di Firenze Giacomo Antonelli, il quale le risponde di “non avere il potere per intervenire”. Ora l’appello è rivolto direttamente al Papa, “l’ultimo, e l’unico, che può fare giustizia”.
(Bea. Bor.)

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