mercoledì 14 novembre 2007

Abusi in sacrestia «I legionari di Cristo»

Con l'abito talare, un peccato senza castigo
Abusi in sacrestia «I legionari di Cristo» di Jason Berry e Gerald per Fazi editore
di Barbara Raggi
Jason Berry e Gerald Renner, giornalisti investigativi, cattolici americani, non particolarmente liberal, con il libro-inchiesta I legionari di Cristo (Fazi, pp. 377, euro 23,50) hanno ricostruito la vicenda dei preti pedofili, esplosa nella chiesa statunitense a metà degli anni '90. Senza confondere omosessualità con pedofilia, senza indulgere in scandalismo, raccontano le storie degli uomini e delle donne che sono stati violentati da bambini, dei sacerdoti (pochi) che li hanno sostenuti nella denuncia e del complesso apparato legato al codice canonico che ha favorito la copertura dei colpevoli da parte della Chiesa. Tra i passaggi più interessanti ci sono quelli relativi ai tribunali ecclesiastici e al funzionamento del codice canonico. Si scopre, per esempio, che il reato di pedofilia cade in prescrizione dieci anni dopo il compimento della maggiore età della vittima e che le chiese locali possono dare in custodia documenti riservati alle nuziature, protette dall'immunità diplomatica. Meccanismi pensati per ben altre situazioni, che avrebbero dovuto proteggere gli uomini della Chiesa da dittature o governi ostili alla libertà religiosa e che invece sono stati usati, con disinvoltura, anche per nascondere le responsabilità penali di sacerdoti coinvolti in reati penali comuni.Gli autori del libro non hanno una tesi precostituita da difendere, non sono convinti che sia il celibato a essere la causa del problema. Tant'è che molti pedofili non sono sacerdoti ma «normali» padri di famiglia. La loro domanda è: perché la Chiesa ha deciso di ignorare le vittime, lasciandole sole, tacciandole di complotti contro la fede e facendo, in ultima istanza, ricadere la colpa su di loro? Non esiste una risposta univoca. C'è il bisogno di difendere il buon nome dell'istituzione e c'è la sessuofobia di cui è intrisa la gran parte della teologia cattolica. Dove c'è la caduta deve esistere anche la tentazione. E la tentazione è da sempre identificata in qualche comportamento seduttivo dell'altro sia una donna o un bambino, quindi è il sedotto che si trova nella condizione di vittima da proteggere.Dall'analisi di Berry e Renner chi ne esce peggio è Giovanni Paolo II, il papa che molti vorrebbero santo subito, e il cui silenzio si è rivelato essenziale nel programma adottato dalle gerarchie locali per liberarsi del problema: spostare i sacerdoti denunciati di abuso su minori da una parrocchia a un'altra, senza mai avvertire le comunità locali. Per esemplificare le responsabilità del papa i due autori analizzano un caso emblematico, che coinvolge padre Marcial Maciel Degollado, fondatore della Legione di Cristo, una congregazione religiosa con un'organizzazione molto simile a quella dell'Opus Dei al cui fondatore, il santo Josemarìa Escrivá, Degollado deve molto.Nato in Messico, Degollado è stato accusato fin dall'inizio della fondazione della congregazione, nel 1941, di abusare di minori e di imporsi sulla volontà dei seminaristi adulti per intrattenere rapporti sessuali. Il fatto che la congregazione ai suoi inizi abbia agito in America latina ha avuto un peso rilevante. I rapporti tra Messico e Santa Sede non sono mai stati rosei. Soprattutto durante gli anni '30 e '40 del '900, il governo messicano era accusato dal papa e dagli organi di stampa cattolici di ogni genere di misfatti. Uno degli scopi della Legione è l'evangelizzazione attraverso l'educazione e la creazione di scuole private d'élite. Negli anni la Legione si è rivelata una straordinaria macchina per raccogliere fondi e, insieme, per contrastare la teologia della liberazione e frenare l'emorragia dei cattolici verso le chiese protestanti.Le prime denunce contro Degollado sono arrivate in Vaticano intorno agli anni '50 e, secondo gli autori, hanno dato vita a un'indagine interna che non ha avuto seguito e di cui la Legione nega persino l'esistenza. Poi, un gruppo coraggioso di ex legionari vittime di abusi da parte del fondatore, ha presentato istanze alla Santa Sede nel '76, nel '78 e nell'89. Il loro scopo non era solo la condanna del sacerdote ma la rottura del silenzio da parte del papa. Giovanni Paolo II stava attraversando il mondo chiedendo perdono per le colpe della Chiesa, e ora doveva intervenire affinché fossero resi pubblici i peccati (e i reati) di uno dei suoi figli. La sua parola avrebbe potuto spezzare il silenzio intorno alla pedofilia di una parte dei sacerdoti e portare conforto alle vittime. Ma questa parola non l'ha mai detta. Un silenzio, per Barry e Renner, legato al potere. La Legione fa un buon lavoro e non se ne può condannare il fondatore. Benedetto XVI è nella stessa situazione e, per di più, ha rischiato di essere chiamato in causa da un tribunale Usa come uno dei responsabili dell'occultamento dei dossier sui sacerdoti pedofili. La sua elezione al soglio di Pietro, che lo trasforma anche nel capo di uno stato straniero, ha fermato l'istanza del giudice americano. Quest'anno il fondatore della Legione è stato «condannato» a una vita riservata di preghiera e penitenza. Per gli autori del libro non è abbastanza. Come non lo è per le vittime.

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