martedì 27 novembre 2007

Insegnanti di religione

dal libro di Piergiorgio odifreddi,
Perchè Non Possiamo essereCristiani, del 2007:
Agli insegnanti di religione delle proprie scuole lo Stato richiede uncertificato di idoneità da parte dell'orinario diocesano, ma NON UNALAUREA: basta anche un diploma di magistero in scienze religioserilasciato da un istituto approvato dalla Santa Sede. (intesa tra ilministro della Pubblica Istruzione e il Presidente della CommissioneEpiscopale Italiana, resa esecutiva con Decreto del Presidente dellarepubblica n.751 del 1985). Ciò nonostante, il governo Berlusconi hacreato nel 2003 un organico di 15.507 posti che li IMMETTE in massa INRUOLO, e PERMETTE loro un successivo PASSAGGIO ad ALTRE CATTEDRE(legge n. 186 del 2003): 9222 sono stati assunti nel 2005 e 3077 nel2006, mentre gli ALTRI PRECARI, (REGOLARMENTE LAUREATI) della scuolaattendono da anni l'assunzione a tempo indeterminato.Per quanto riguarda il clero, la revisione del Concordato sostituiscela congrua di sostentamento col finanziamento "volontario" dell' 8 permille sul gettito totale dell'IRPEF. L'ammontare ella cifra intascataannualmente dal Vaticano è di circa UN MILIARDO DI EURO (2000 miliardidi vecchie lire): una somma che NON È AFFATTO DESTINATA AD OPERE DICARITÀ, come la pubblicità clericale cerca di far credere ogniprimavera, nel periodo della dichiarazione dei redditi. Piuttosto,come ammettono le cifre ufficiali della CEI relative al triennio2002-2004, in media i fondi vengono destinati a interventi caritativisoltanto per il 20%, mentre al sostentamento del clero va il 34% ealle "esigenze di culto" il 46%.Tra l'altro, il meccanismo del finanziamento è furbescamentetruffaldino. SOLO UN TERZO DEGLI ITALIANI SCEGLIE INFATTI A CHIDEVOLVERE L'8 PER MILLE del proprio reddito: se allo Stato, se allaChiesa Cattolica o ad altre confessioni religiose (NON SONOCONTEMPLATE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE O SCIENTIFICHE). Ma l'art. 37della legge di attuazione (Legge n.222 del 1985) recita: "In caso discelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione sistabilisce in proporzione alle scelte espresse". E poichè nellaminoranza che sceglie, la maggioranza opta a favore della ChiesaCattolica, questa ottiene la maggioranza (circa l'85%) dell'interogettito.Al miliardo di euro dell'8 per mille dei contribuenti, va aggiuntaogni anno una cifra dello stesso ordine di grandezza sborsata dal soloStato (senza contare regioni, provincie e comuni) nei modi piùdisparati: nel 2004, ad esempio, sono statio elargiti 478 MILIONI diEURO per gli stipendi degli insegnanti di religione, €258 MILIONI peri finanziamenti alle scuole cattoliche, €44 MILIONI per le cinqueuniversità cattoliche, €25 MILIONI per la fornitura dei servizi idricialla Città del Vaticano[sic], €20 MILIONI per l'Università CampusBiomedico dell'Opus Dei, € 19 MILIONI per l'assunzione in ruolo degliinsegnanti di religione, €18 MILIONI per i buoni scuola degli studentidelle scuole cattoliche, €9 MILIONI per il fondo di sicurezza socialedei dipendenti vaticani e dei loro familiari, €9 MILIONI per laristrutturazione di edifici religiosi, €8 MILIONI per gli stipendi deicappellani militari, €7 MILIONI per il fondo di previdenza del clero,€5 MILIONI per l'Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, €2MILIONI e MEZZO per il finanziamento degli oratori, €2 MILIONI per lacostruzione di edifici di culto, e così via.Aggiungendo a tutto ciò una buona fetta del miliardo e mezzo deifinanziamenti PUBBLICI alla sanità, molta della quale è gestita daISTITUZIONI CATTOLICHE, si arriva facilmente a una cifra complessivaannua di almeno TRE MILIARDI DI EURO, cioè 6000 miliardi di vecchielire. Ma non è finita, perchè a queste riuscite uscite vannonaturalmente aggiunte le MANCATE ENTRATE PER LO STATO DOVUTE AESENZIONI FISCALI DI OGNI GENERE ALLA CHIESA CATTOLICA, VALUTATEATTORNO AD ALTRI SEI MILIARDI DI EURO, cioè 12.000 miliardi di vecchielire.Gli enti ecclesiastici sono infatti circa 59.000 e posseggono circa90.000 immobili adibiti agli scopi più vari: parrocchie, oratori,conventi, seminari, case generalizie, missioni, scuole, collegi,istituti, case di cura, ospedali, ospizi, e così sia. Il loro valoreammonta ad almeno 30 MILIARDI DI EURO, ma essi SONO ESENTI DALLEIMPOSTE SUI FABBRICATI, SUI TERRENI, SUL REDDITO DELLE PERSONEGIURIDICHE, SULLE COMPRAVENDITE E SUL VALORE AGGIUNTIVO (IVA).Per capire l'entità di questa enorme cifra complessiva di NOVEMILIARDI DI EURO, cioè 18.000 miliardi di vecchie lire, basta notareche si tratta del 45 PER CENTO DELLA MANOVRA ECONOMICA PER LAFINANZIARIA DEL 2006, che è stata di 20 MILIARDI: ovvero senza laChiesa, o almeno SENZA I SUOI PRIVILEGI ECONOMICI, lo Stato potrebbepraticamente DIMEZZARE LE TASSE A TUTTI I SUOI CITTADINI!Come se non bastasse, alle esenzioni fiscali statali si aggiungonoanche quelle comunali: ad esempio dall'ICI (l'Imposta Comunale sugliImmobili), in quanto gli enti ecclesiastici si autocertificano come"non commerciali". Una sentenza della Corte di Cassazione, depositatal'8 marzo 2004, ha però stabilito che un centro di assistenza perbambini e anziani gestito dalle Suore del Sacro cuore di L'Aquila nonpoteva essere esentato dall'imposta, avendo fatto pagare retteregolari ai suoi ospiti: le suore dovevano dunque al comune 70.000euro di imposte arretrate. Poichè il precedente esponeva la Chiesa asimili rischi dovunque, i governi Berlusconi e Prodi sono corsi airipari: il primo allegando un temporaneo provvedimento allaFinanziaria 2006, e il secondo approvando un definitivo provvedimento(Legge n.248 del 2006) che garantisce furbescamente l'esenzionedall'ICI agli enti "non esclusivamente commerciali". Ovvero a TUTTE leIMPRESE COMMERCIALI che siano DOTATE DI UNA CAPPELLA, nella qualepregare Dio per l'animaccia balorda dei Cattolici e dei lorofiancheggiatori laici che siedono in parlamento, a destra o a "sinistra".In tal modo i Comuni Italiani perdono un gettito valutato intorno ai 2MILIARDI e 250 MILIONI di EURO ANNUI: La Santa Sede possiede infattiun enorme patrimonio immobiliare anche fuori della Città del Vaticano,in parte specificato dal Trattato del 1929: dal Palazzo delSant'Uffizio a piazza S. Pietro a quello di Propaganda Fide a Piazzadi Spagna, dall'Università Gregoriana al Collegio Lombardo, dallabasilica di S. Francesco ad Assisi a quella si S. Antonio a Padova, daVilla Barberini a Castel Gandolfo, all'area di Santa Maria di Galeriache ospita la Radio Vaticana, e che da sola è più estesa delterritorio dell'intero stato (44 ettari).Ma questi non sono che i gioielli della corona di una multinazionaleche, secondo una stima recente, nel 2003 disponeva nella sola Italiadi 504 seminari e 8779 scuole, suddivise in 6228 materne, 1280elementari,, 1136 secondarie e 135 universitarie o parauniversitarie.OLtre a 6105 centri di assistenza, suddivisi in 1853 case di cura 1669centri di "difesa della vita e della famiglia", 729 orfanotrofi, 534consultori familiari, 399 nidi d'infanzia, 136 ambulatori e dispensarie 111 ospedali, più 674 di altro genere.E' naturalmente ironico, oltre che illustrativo della citata "svoltacostantiniana", che a possedere un tale tesoro, che si può globalmentevalutare ad ALCUNE CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO, e a non pagarcineppure sopra le tasse, siano proprio coloro che dicono di ispirarsiagli insegnamenti di qualcuno che predicava: "Beati i poveri" e "Datea Cesare quel che è di Cesare", facendo letterali miracoli pur dipermettere ai suoi apostoli di pagare anche una sola moneta di tributo(Matteo,XVII,24-27).

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