venerdì 9 novembre 2007

La Chiesa si salva ancora, grazie al voto congiunto di maggioranza e opposizione.

La Chiesa si salva anche stavolta
L’emendamento dei socialisti sugli immobili non passa
di b. di g.
La Chiesa si salva ancora, grazie al voto congiunto di maggioranza e opposizione. L’emendamento dei socialisti sul pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa adibiti ad attività commerciali non viene ritirato. Il gruppo insiste, ma l’assemblea boccia compatta: 240 i contrari, 12 i senatori favorevoli e 48 gli astenuti (che in Senato corrispondono ai contrari).A nulla è valso l’appello di Accursio Montalbano che durante la dichiarazione di voto aveva chiesto ai colleghi della maggioranza di trasgredire la disciplina di partito «almeno» in ciò che non tocca la manovra nei suoi punti fondamentali. Infatti Rifondazione, Sinistra democratica e Verdi-Pdci, salvo qualche distinguo, si sono astenuti. «Una decisione sofferta - annuncia Rina Gagliardi - ma esclusivamente politica», nonostante l’adesione ideologica al contenuto dell’emendamento. Compatta nel no la Casa delle libertà. Giusta la bocciatura anche secondo Luigi Lusi dell’Ulivo che aveva definito il testo dei socialisti «schizofrenico» in quanto avrebbe colpito «sia le mense della Caritas che delle associazioni laiche» finendo per dare agli italiani «un segnale di divisione».Sull’emendamento c’era l’invito al ritiro, o parere contrario, del relatore Giovanni Legnini (Ulivo). I cattolici hanno tuonato in Aula contro la proposta. «Questo emendamento - attacca in Aula il capogruppo Francesco D’Onofrio - è figlio della peggiore cultura laicista e di chi non conosce la storia del nostro paese. L’assistenza non è una riserva di questa o di quella parte politica ma un bene comune di tutti». Per D’Onofrio «è intollerabile la pretesa di sottrarre l’esenzione dell’Ici alle opere destinate non a fini di lucro» ed è altrettanto l’intervento di Tommaso Barbato, mentre la Lega Nord sceglie di «esprimersi secondo coscienza». In extremis il senatore socialista Montalbano cancella una parte dell’emendamento conservando solo quella riferita alle attività commerciali e lancia «un appello» per sostenere la modifica. Ma il Senato lo boccia.«Una discussione ottocentesca», «ideologica», «identitaria». Nell’aula del Senato va in scena ancora una volta la polemica Stato-Chiesa. Era già successo pochi giorni fa quando un emendamento al decreto fiscale collegato alla manovra sull’8 per mille aveva scatenato la bagarre tra guelfi e ghibellini. Ieri il canovaccio si è ripetuto.Più di un’ora di discussione, sempre gli stessi i protagonisti. Sull’emendamento, firmato da Montalbano, Gavino Angius e Roberto Barbieri il relatore aveva invitato al ritiro «perché non è opportuno affrontare adesso la materia». Ma Giovanni Legnini viene accusato dai socialisti di nascondere la testa sotto la sabbia.

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