venerdì 9 novembre 2007

Chiesa e Pedofilia

l'Unità 30.10.06
Guerra alla pedofilia, cancro per la Chiesa
Dietro l’attacco del Papa ai «preti pedofili» 4mila casi negli States, parrocchie in rovina per risarcire i danni
di r.m.
GUERRA ai preti pedofili. È coerente Papa Ratzinger. La svolta è del 2002, dopo una riunione in Vaticano tra i vertici della Chiesa statunitense e i capi dicastero diCuria. Al termine di un lungo percorso, segnato anche da contrasti sulle soluzioni da prendere, passa la linea della «tolleranza zero». Quella caldeggiata dal cardinale Joseph Ratzinger, allora il custode dell’ortodossia. Il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha carta bianca. Convince Giovanni Paolo II che era ora di chiudere con la pratica delle «coperture» nei confronti dei sacerdoti accusati di abusi sessuali. Non è più accettabile puntare solo sul recupero del «soggetto malato», da affidare alle cure di qualche specialista, e magari da «spostare» da una parrocchia all’altra. Né si può contare sul silenzio delle vittime. Prima, nel 2001 vi era stata la prima tirata di freni di Papa Wojtyla che con un suo Motu Proprio affida proprio all’ex Sant’Uffizio il compito di affrontare il problema. Ratzinger è già pronto. Dopo poco invia ai vescovi di tutto il mondo le sue «linee guida». Il prete che molesta sessualmente un minore non solo commette un crimine gravissimo contro la persona, ma anche contro la santità del sacerdozio. È la linea della lotta senza quartiere alla pedofilia. L’indicazione è chiara: al primo sospetto «oggettivo» del vescovo, la «pratica» dalle diocesi passa all’ex Sant’Uffizio. Che non archivia. La linea è quella dell’allontanamento immediato del prete accusato di pedofilia. È la risposta vaticana ad una crisi di credibilità fortissima che rischiava di mettere in ginocchio la Chiesa di Roma. E non solo per la reazione sdegnata dei fedeli o per i rimborsi milionari richiesti dalle vittime. Anche se certamente pesano. USA Molte diocesi statunitensi sono in ginocchio per i risarcimenti dovuti alle vittime. Un milione di dollari secondo gli avvocati degli «abusati». Tra le più colpite quelle di Boston, Filadelfia, Los Angeles, New York. Sono state oltre 10.667 le vittime solo negli Usa. Nel 2002 solo a Boston sono state centinaia le denunce presentate. A causa delle proteste per le «coperture» fornite dalla curia locale, l’arcivescovo della città, l’autorevolissimo cardinale Bernard Law, viene trasferito a Roma. Anche il vescovo di Palm Beach viene rimosso. Il fenomeno è diffuso. Solo negli Usa sono stati poco meno di 4.400 i preti ufficialmente posti sotto accusa. E nello stesso anno ben 456 le cause legali aperte. In genere si concludono con «rimborsi» che mettono in ginocchio le diocesi. Nel 2004 è costretta a chiudere per bancarotta quella di Portland.MESSICO Il fenomeno dei preti pedofili è esploso negli Usa, ma interessa la «Chiesa universale». Caso eclatante è stato quello del fondatore dei Legionari di Cristo, il messicano padre Marcial Maciel Degollado, ora ultraottantenne, accusato da alcuni suoi ex seminaristi di molestie sessuali e che recentemente è stato «invitato» dalla Santa Sede «a ritirarsi in una vita di preghiera». Denunce a valanga, circa 1.700 scuotono la Chiesa in Brasile. EUROPA Ma il fenomeno interessa anche l’Europa. In Francia il caso più eclatante è stato quello del vescovo di Bayeux, Pierre Pican, condannato a tre mesi di condanna per «omessa denuncia» per aver «coperto» un prete pedofilo, padre Bassey, condannato a sua volta a 18 anni di reclusione. La pedofilia non ha risparmiato la cattolicissima Polonia. È stato una sofferenza per Giovanni Paolo II accogliere le «dimissioni» di mons. Juliusz Paetz, l’arcivescovo di Poznan, suo amico personale, per anni impegnato in Curia, accusato di aver abusato di preti e seminaristi nella sua diocesi. In Austria il caso che ha fatto maggiore scalpore è stato quello del cardinale Hans Hermann Groer, ex arcivescovo di Vienna, costretto dopo un lungo braccio di ferro a dimettersi nel 1995 per le accuse di molestie rivoltegli da un suo ex allievo di seminario. Ne ha fatto le spese anche la cattolica Irlanda ai cui vescovi si è rivolto sabato il Papa. I casi denunciati sarebbero oltre 350. Quello più grave è avvenuto nella diocesi di Ferns dove il vescovo mons. Comiskey si è dimesso perché si è sentito responsabile per non aver fatto tutto il possibile per fermare un suo sottoposto, padre Sean Fortune, denunciato da 66 persone e morto suicida nel 1999.
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commento:
hanno resistito e poi con i soliti metodi... il silenzio