martedì 6 novembre 2007

Il Papa, i farmacisti e la libertà dell’individuo

l’Unità 2.11.07
Il Papa, i farmacisti e la libertà dell’individuo
di Fulvio Tessitore
È possibile, è lecito, dal punto di vista etico e religioso, infrangere la libertà individuale di comportamento, ossia una libera scelta di vita?Chi sa qualcosa dell’elaborazione dottrinale delle religioni in età moderna non ha dubbi nel rispondere no...Credo sia difficile sottovalutare l’ultima esternazione di Benedetto XVI ricevendo un gruppo di farmacisti in congresso. Trascurando le leggi dello Stato, il Papa ha chiesto di non rispettare la norma che concerne la somministrazione di farmaci che possano riguardare materie eticamente sensibili nella prospettiva cattolica.Non mi sembra interessante discutere qui della dimensione politica, normativa e costituzionale dell’«invito» pontificio. Non è interessante, tanto evidente è la violazione delle suddette dimensioni del discorso. È sufficiente ricordare l’art. 7 della Costituzione lì dove definisce la Chiesa e lo Stato «indipendenti e sovrani» ciascuno del proprio ordine. Se il Papa ignora una legge dello Stato, ed anzi invita a non tenerne conto, non c’è commento. Si tratta di un atteggiamento contrario alla Costituzione, da configurare come violazione o denuncia dei Patti Lateranensi, regolati dal suddetto articolo. Da tempo vado sostenendo l’opportunità per la Chiesa (non sembri paradossale l’affermazione) di denunciare i Patti lateranensi, in tal modo acquistando la piena libertà di dire ciò che la gerarchia ritiene, naturalmente rinunciando ai privilegi accordati in conseguenza del rispetto dei patti. Non è forse questo un atto di lealtà e non una pratica ipocrita, che è il contrario dell’etica, che è il contrario dell’etica, anche di quella religiosa? Non vale discutere neppure di laicità e antilaicità, perché non si può chiedere al Papa di essere laico. Gli si potrebbe chiedere di essere rispettoso dei laici. Ma questo è affar suo. Mi verrebbe fatto di dire manzonianamente (sia pur con qualche riconosciuta irriverenza) che il senso del rispetto chi non lo ha non se lo può dare. Questo Papa è un convinto esaltatore del dogmatismo cattolico e il dogmatico è, per definizione, contrario al rispetto, perché è incrollabilmente convinto dell’«assolutezza» del cristianesimo e l’assoluto è incompatibile col rispetto, che significa riconoscimento e relazione con l’altro e degli altri, che rappresentano diversi princìpi e possono pensarla diversamente, perché non credono in nessun assoluto, animati e sorretti dalla forza del dubbio.Ciò che mi pare più interessante è riguardare i profili religiosi, di fede, etici dell’invito papale, che, per i credenti, è poco meno di un richiamo ad una precisa «condotta di vita». È possibile, è lecito, dal punto di vista etico e religioso, infrangere la libertà individuale di comportamento, ossia una libera scelta di vita? Chi sa qualcosa dell’etica moderna, dell’elaborazione dottrinale delle religioni in età moderna non ha dubbi nel rispondere no. E rispondere no, non già per rifiuto dell’etica, della fede, della religione, ma perché etica, fede, religione, nel mondo moderno, non si reggono senza l’individuo che le configura e le attua nell’effettività della propria vita. L’«invito» di Benedetto XVI è grave, è pericoloso, è tragicamente anacronistico perché fonda su un «individuo senza individualità», qual è, quale sarebbe un soggetto che agisse in base a un ordine altrui. Ma davvero Benedetto XVI pensa che oggi la religione, la fede, l’etica si possono imporre a suon di comandi camuffati, di inviti surrettizi? Ma davvero Benedetto XVI non capisce quale errore (e quale grave scelta etica e di fede) è insinuare incertezze e dubbi nei comportamenti degli individui già dilacerati da grandi problemi di fede? Un credente, in base al proprio convincimento, dovrebbe impedire autoritariamente ad un suo simile di pensarla diversamente, negandogli la somministrazione di farmaci che assicurano l’effettività della scelta compiuta? Il magistero della Chiesa, oggi, come aveva capito Giovanni XXIII, si realizza e si rafforza, si fa rispettare se si esplica con il ragionamento, con il confronto, libero e spassionato, con le convinzioni, con i bisogni, con le esigenze dell’individuo contemporaneo. Giovanni XXIII era davvero un uomo di fede incrollabile, perché riteneva che la religione cattolica fosse ancora capace di convincere gli uomini della validità dei propri princìpi. Accettava la sfida della modernità, sicuro di poter convincere in quanto disponibile a essere convinto. Giovanni XXIII era sicuro della forza della fede e della Chiesa e perciò lanciò la navicella di Pietro tra i flussi tumultuosi e minacciosi della contemporaneità. Forse la Chiesa avrebbe dovuto rinunciare a qualche privilegio, per farsi serva della fede e non dominante: un grande coraggio! Benedetto XVI è dominato dalla paura e si chiude in difesa, con un ingenuo alternarsi di prescrizioni dogmatiche e di sollecitazioni sociali, che, assai spesso, cadono nell’ovvio. Certo è importante sentire a Napoli che solo la scuola e il lavoro possono sconfiggere la criminalità e la camorra. Ma questa appare a qualcuno una scoperta degna del magistero papale? Certo è importante sentire il Papa condannare una flessibilità che sia precarietà, ossia il contrario del sistema della vita, della vita come sistema. Ma forse ciò appare a qualcuno una scoperta degna del magistero papale?Insomma, questo Pontefice non solo sta ottusamente riaprendo una «questione religiosa» nella già dilacerata Italia di oggi; egli sta ricollocando la Chiesa di Roma sul terreno del dogmatismo più rigoroso e astratto. Sono scelte difficili, sono scelte pericolose per l’Italia e per la Chiesa. Che Dio lo assista!
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commento:
solo ch è fuori dalla logia del monoteismo pensa agli altri come persone. Chi è prigioniero di un dogma, di una fede non vede gli altri come persone, ma come peccatori o pecorelle smarrite.

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