mercoledì 23 aprile 2008

Aborto, meno interventi ma è boom di obiettori

L’Unità 23.4.08
Aborto, meno interventi ma è boom di obiettori
La relazione del ministero della Salute: Ivg in calo del 3%, il 70% dei ginecologi dice «no»

CONTINUA A CALARE il numero degli aborti in Italia (-3% nel 2007 rispetto al 2006), e in particolare tra le donne italiane. Tuttavia il fronte del no all’aborto tra i
medici ha segnato un vero e proprio boom: i ginecologi obiettori nel 2007 hanno raggiunto quasi il 70% (69,2%), contro il 58,7% del 2003: su 5462 ginecologi che lavorano in strutture in cui si effettuano aborti, solo 1682 non sono obiettori. Sono i dati contenuti nella relazione annuale 2006-2007 sull’applicazione della legge 194, inviata ieri al Parlamento dal ministro della Salute Livia Turco, che ha definito la legge 194 «efficace, saggia e lungimirante», ricordando che «la sua applicazione può essere ulteriormente migliorata». Il ministro ha sottolineato la necessità di potenziare i consultori, che sono solo 0,7 ogni 20mila abitanti, mentre la legge ne prevede 1 ogni 20mila. La Turco raccomanda anche di «monitorare» l’offerta della prestazioni in relazione all’aumento delle obiezioni, al fine di garantire in tutte le Regioni l’accesso al servizio, anche attraverso «la mobilità del personale». La crescita delle obiezioni, infatti, è stata molto marcata in particolare nel Sud, con punte in alcune regioni come la Campania (dal 44,1% di obiettori all’83%), e la Sicilia (dal 44,1% al 84,2%). A porre ostacoli alle donne, sono però anche gli anestesisti (dal 45,7% al 50,4% di obiettori), e il personale non medico (dal 38,6% al 42,6%). Secondo Giorgio Vettori, presidente della Sigo (Società italiana di ginecologia), i medici operativi «sono sufficienti» per far fronte alla domanda. «Il problema semmai è organizzativo, faremo un’indagine attenta per verificare se c’è la necessaria copertura in tutto il Paese». Più critico Silvio Viale, ginecologo ed esponente radicale, secondo cui ormai la legge 194 è «a rischio». Giovanni Monni, presidente dell’Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi), spiega così l’impennata delle obiezioni: «I ginecologi preferiscono fare un parto rispetto ad un aborto, non solo per le implicazioni etiche, ma anche perché nei concorsi questo intervento dà meno punteggio». E poi, dice Monni, «possono aver influito tutte le campagne contro l’aborto: i ginecologi spesso seguono le mode». Infine, pesano le dichiarazioni pro-vita «di molti direttori generali e assessori alla Sanità». Nel 2007 gli aborti sono stati 127.038 contro i 131.018 casi del 2006 (-3%); rispetto al 1982, anno in cui ci sono stati 234.801 casi, il decremento è del 45,9%. Tuttavia il calo è da imputare soprattutto alle donne italiane (- 3,7% rispetto al 2005), soprattutto se istruite, occupate o coniugate, mentre tra le straniere il ricorso all’aborto continua a salire (+ 4,5% rispetto al 2005). Corretta al ribasso la stima degli aborti clandestini: nel 2005 sono stati 15mila e non 20mila. Stabile il numero degli aborti terapeutici effettuati dopo il 90° giorno di gravidanza, nel 2006 pari al 2,9% del totale. Rimane invece sul terreno della sperimentazione l’aborto farmacologico con la pillola RU486: dal 2005 al 2007 ci sono stati solo 2353 casi. Sei le regioni coinvolte: Piemonte, Trentino, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Puglia.

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