venerdì 18 aprile 2008

Dal 1950 al 2002 i sacerdoti accusati di pedofilia sono stati 4392. Negli Stati Uniti le vittime sono almeno cinquemila

l’Unità 18.4.08
Dal 1950 al 2002 i sacerdoti accusati di pedofilia sono stati 4392. Negli Stati Uniti le vittime sono almeno cinquemila
Abusi sui minori, cono d’ombra sul viaggio americano
di Stefano Pistolini

La parola chiave è «inerente». C’è una questione più inerente delle altre al viaggio del Papa in America, in corso di svolgimento. Ma andiamo con ordine. Perché la ferita è aperta. La questione non è sanata. L’offesa non è lavata. Benedetto XVI lo sa così bene, che ha atteso il fatidico non-luogo di un aereo in viaggio tra Roma e Washington, in procinto di sbarcare nella capitale americana e di essere affettuosamente accolto da un presidente in dismissione come George W. Bush, per ribadire d’essere ben al corrente dell’allarmante congiuntura: i contraccolpi dell’imperdonabile, perniciosa diffusione della pedofilia nel clero cattolico statunitense, macchia di vergogna che ha prodotto e produce dolore, riflessione e pentimento. Ma da navigato amministratore di anime Ratzinger sa che la pedofilia dei prelati non ha, nel continente di cui adesso è ospite, lo stesso attutito impatto che ha avuto qua da noi: là è diventato un ostacolo psichico in certi casi insormontabile nel relazionarsi con serenità col cattolicesimo, è diventato uno scandalo indicibile, un germe infettivo, una piaga così purulenta che solo un intervento divino, o perlomeno una parola decisiva dal legale rappresentante di Dio in terra, potrà mondare l’onta. E di tutto ciò Benedetto XVI sa che ora l’America gli chiederà ragione, dopo che ha mal tollerato il suo negarsi al passaggio da Boston, la diocesi culla di questa satanica escrescenza.
Due sono i fattori da aggiungere all’analisi. Il primo riguarda le dimensioni macroscopiche del fenomeno: secondo lo studio condotto dal John Jay College, dal 1950 al 2002 sono 4392 i sacerdoti americani (su 109.000) accusati di relazioni sessuali con minorenni. Di questi, per le più diverse motivazioni, poco più di un centinaio sono stati condannati dai tribunali civili. Lo stesso studio precisa poi che il 78,2 % delle accuse si riferisce a minorenni nella postpubertà e che i sacerdoti accusati di vera pedofilia sono 958 in 52 anni, ovvero una media di 18 all’anno. Negli Stati Uniti oggi sono circa 5.000 le persone che hanno dichiarato di essere state vittima di abusi sessuali da parte dei sacerdoti. Lo scandalo, che a partire da Boston ha contagiato la nazione, è costato fin qui oltre 1,5 miliardi di dollari alla Chiesa cattolica Usa in risarcimenti, a cominciare da quello formidabile da 660 milioni di dollari che la diocesi di Los Angeles, guidata dal cardinale Mahoney (anch’egli travolto dalle accuse) ha pagato a 508 vittime di molestie sessuali, molte delle quali avvenute in un passato lontano, con un’intesa che ha posto fine a tutte le azioni legali nei confronti dell’arcidiocesi più popolosa d’America, per quanto non abbia certo messo a tacere le inquietudini dei fedeli. Il risarcimento medio per ciascuna vittima di molestie è stato stabilito in 1,3 milioni di dollari. Altre diocesi hanno rischiato la bancarotta, come quella di Boston che ha pagato 157 milioni di dollari, o i 129 milioni sborsati dalla diocesi di Portland. Cinque diocesi - San Diego, Davenport, Portland, Spokane e Tucson - hanno richiesto la protezione dalla bancarotta.
Il secondo fattore, che aggrava la drammaticità della vicenda, riguarda le ventilate responsabilità dirette di Joseph Ratzinger nella vicenda, che pongono ancor più sotto i riflettori il pontefice al fatale appuntamento di questo viaggio in America. Risale al 1962 il documento emesso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede consistente in un’«Istruzione» dal titolo «Crimen Sollicitationis», che sanciva la competenza esclusiva della Congregazione su alcuni reati tra cui «la violazione del Sesto Comandamento» che recita «non commettere atti impuri» laddove coinvolgessero un membro del clero e un minorenne. La firma del documento è del cardinale Alfredo Ottaviani, con l’approvazione di papa Giovanni XXIII. Ma nell’anno 2001 il «Crimen Sollicitationis» viene menzionato nella lettera «De Delictis Gravioribus» che rivede l’istruzione alla luce delle riforme dei codici di diritto canonico. E qui le firme sono quelle dei cardinali Ratzinger e Bertone, che qui non disinnescavano, bensì reiteravano (contrariamente a quanto sostenuto dal Vaticano) la volontà della Chiesa di Roma di farsi giudice unica di particolari delitti commessi nel suo grembo. Una responsabilità che nel settembre 2005 negli States costa a Ratzinger una procedura giudiziaria civile per l’accusa di complotto allo scopo di coprire le molestie sessuali di un seminarista del Texas contro tre ragazzi. Accusa poi bloccata dal vice ministro della giustizia Usa Peter Keisler in nome dell’immunità di cui Benedetto XVI, nel frattempo divenuto Papa, gode in quanto capo di Stato, secondo quanto stabilito dalla Corte Suprema. E comunque un segno di rispetto che certamente non è sfuggito al Papa tedesco.
Così il viaggio americano di Ratzinger va in scena in questo cono d’ombra. A Boston i comitati delle vittime di violenze sessuali hanno comprato pagine sui quotidiani per manifestare la loro rabbia verso il pontefice. Che, fin dall’inizio, fin dalle dichiarazioni d’alta quota con cui ha rotto gli indugi ed è piombato sul punto dolente di questa visita pastorale, dimostra la volontà di superare questa crisi spinosa. Errori commessi, omissioni, colpe. Infine il desiderio di ristabilire la dignità di un clero che rischiava d’essere travolto dal disastro-pedofilia. Mentre si sgranano le giornate della sua visita americana, appare chiaro che i motivi dell’espiazione e della ritrovata serenità sono molto più al centro delle intenzioni di Benedetto XVI di quanto si sarebbe potuto presupporre scorrendo il denso programma di appuntamenti politici del viaggio. La sensazione è che, tra Washington e New York, Ratzinger intenda soprattutto mettere riparo al torto commesso da quei cattivi soldati dell’esercito di cui ora è il responsabile tattico e morale.

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