martedì 22 aprile 2008

Papa negli Usa, domande senza risposta

Papa negli Usa, domande senza risposta

L'Opinione del 22 aprile 2008, pag. 13

di Alessandro Litta Modignani

Con la sua visita negli Stati Uniti, Benedetto XVI ha sicuramente incassato un successo di immagine. L’accoglienza di Bush, il discorso sui diritti umani all’Onu, il dialogo interreligioso, il raccoglimento a Ground Zero sono tutte tappe simboliche ben studiate, soprattutto dal punto di vista mediatico. La Chiesa cattolica esce politicamente rafforzata dalla trasferta del suo capo.



Guardando al di là dell’apparenza, tuttavia, non è difficile notare come il Papa, forte di un’abilità millenaria, abbia sostanzialmente eluso tutte le grandi questioni ai centro dei dibattito culturale e politico del nostro tempo.



Joseph Ratzinger si è, nuovamente scusato (già Karol Wojtila l’aveva fatto prima di lui) per la gravissima vicenda dei preti pedofili, che scuote l’opinione pubblica americana nel profondo. II Papa ha condannato duramente questo scandalo, ma in realtà era stato lo stesso Ratzinger (nel ‘99, quando era cardinale) a invitare la Chiesa cattolica americana a non collaborare con la giustizia di quel paese, nel tentativo di mettere tutto a tacere. E’ di questo atteggiamento omertoso che egli avrebbe dovuto fare ammenda, se avesse voluto davvero voltare pagina; mentre condannare lo scandalo oggi appare come un tentativo, tardivo e incompleto, di "chiamarsi fuori" dall’intera vicenda.



Restano senza risposta gli interrogativi di fondo.



Come è possibile che siano stati ben 10.665 i casi accertati di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica americana? Dato il numero, non si può certo parlare di episodi isolati. E come mai, a fronte di questa cifra, quelli finora riscontrati in Italia si contano sulle dita di una mano? I preti italiani sono buoni e quelli americani cattivi, oppure la Chiesa cattolica gode in Italia di reti di protezione ben più solide di quelle disponibili nell’America laica e liberale? Ancora, come è possibile che la Chiesa cattolica americana disponga di due miliardi di dollari da versare in risarcimenti, senza andare in bancarotta? A quanto ammontano allora globalmente le sue ricchezze, che dovrebbero essere destinate ai poveri? E infine: le penose tendenze alla pedofilia dei sacerdoti non sono forse strettamente connesse al vincolo dei celibato? Ratzinger si è guardato bene dall’affrontare quest’ultima domanda, che lo esporrebbe al rischio di dare ragione, su una questione cruciale, alla "concorrenza" protestante.



A parte tutto ciò, è sul piano teologico che Benedetto XVI si mostra per nulla innovativo. II suo appello alla libertà religiosa altro non è che un invito alle altre confessioni ad accordarsi sulle "regole del gioco", mentre non affronta uno degli elementi fondanti dell’Occidente liberale: quello della libertà di non credere, che Ratzinger chiama sbrigativamente relativismo.



Salvo poi, nel dialogo interreligioso, ribadire la superiorità del messaggio cattolico-cristiano. Come a dire: "Siamo tutti figli dell’Unico Vero Dio. Il mio, naturalmente".

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