martedì 6 luglio 2010

CASA LUNARDI, DAL NOTAIO CON SEPE NEI VERBALI GLI INTRECCI COL VATICANO

CASA LUNARDI, DAL NOTAIO CON SEPE NEI VERBALI GLI INTRECCI COL VATICANO
di Antonio Massari e David Perluigi
“Il Fatto Quotidiano”, 6 lug. 2010

Il nipote di monsignor Camaldo lavorava per Anemone

Il palazzo di Lunardi fu acquistato “mediante l’intervento risolutivo di Angelo Balducci”. E’ questa la tesi della Procura di Perugia. I particolari sul palazzetto dell'ex ministro Pietro Lunardi, venduto alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe, i dettagli sulla casa con vista Colosseo dell'ex ministro Claudio Scajola e sull'appartamento affittato, dal capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, a spese dell'imprenditore Diego Anemone. E ancora: il rapporto Anemone e Angelo Balducci, l'ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici, e tra quest'ultimo e l'ex ministro Antonio di Pietro. E poi gli uomini del Vaticano, i politici, i registi e gli attori che frequentavano Balducci e Anemone. “Recapitavo regali per tutti”, dice l'ex autista di Balducci, Hidri Fathi Ben Laid, interrogato dai pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, il 27 aprile 2010. “A tutti loro portavo regali di Natale, argenti, vestiti. Tutti regali che acquistavano presso il negozio Anatriello, che adesso si è spostato verso via Frattina. Quando ritiravo i pacchi a volte pagavo, assegni o contante, ed erano cifre nell'ordine degli 8 o 10mila euro”. Fathi ricorda “Anemone conosceva tutti, aveva conoscenze anche in Vaticano. Tra i tanti monsignori anche Francesco Camaldo, il cui nipote lavorava per Anemone”. E il Vaticano, in questa storia che vede indagati per corruzione Pietro Lunardi e il cardinale Crescenzio Sepe, Guido Bertolaso e Angelo Balducci, giorno dopo giorno, interrogatorio dopo interrogatorio, assume sempre più un ruolo da co-protagonista. Il “sistema gelatinoso” scoperchiato dalla procura d Firenze, sul quale indaga oggi la procura di Perugia, troppo spesso vede comparire alti prelati. Da don Evaldo Biasini, soprannominato dagli investigatori don Bankomat, per via dei soldi che Anemone gli affidava, fino al cardinale Crescenzio Sepe, iscritto nel registro degli indagati per via del suo rapporto con l'ex ministro Pietro Lunardi. La vicenda è nota: la famiglia Lunardi nel 2004 acquista, dall'ente Vaticano Propaganda Fide, un palazzo in via dei Prefetti per 3 milioni di euro. L'immobile, secondo un teste chiave, l'architetto Angelo Zampolini, valeva tra i 7 e gli 8 milioni. “Non ricordo di aver svolto un ruolo attivo per la compravendita, ciò che posso aver fatto è recapitare i documenti di Propaganda Fide allo studio del notaio. Se sono intervenuto è perché può avermelo chiesto Balducci, che era consultore di Propaganda Fide, e si occupava degli immobili. Ero presente il giorno del rogito, ma in una stanza separata, nel caso che fossero sorte difficoltà tecniche. Il valore dell'immobile era sicuramente superiore ai 3 milioni. All'incirca almeno 7 milioni e anche 8”. La procura, su questa storia, ha delle idee precise: “A fronte di tale acquisto, Lunardi, all'epoca ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, consentiva, grazie alla sua qualifica, che Propaganda Fide accedesse al finanziamento Arcus, in difetto dei presupposti, per l'importo di 2,5 milioni di euro, per la realizzazione di un museo aperto al pubblico”. E dinanzi alla procura della Corte dei Conti del Lazio, il 9 giugno 2010, è proprio il direttore generale della Arcus a fornire un ulteriore dettaglio: la segnalazione – dichiara Ettore Piertrabissa – è avvenuta “secondo una procedura non frequente, dal capo di Gabinetto del ministro per le Infrastrutture”. E nell'atto di compravendita del palazzo, firmato dal notaio Gianluca Napoleone, risulta presente il cardinale Sepe.

Nel suo interrogatorio del 18 maggio, però, Zampolini aggiunge ulteriori dettagli. L'uomo che dice d'aver portato, per conto di Anemone, 900mila euro in assegni, quando Scajola acquistò la casa con vista Colosseo, spiega di aver visto l'ex ministro altre volte, anche “in occasione della visita di un altro appartamento che non gli piacque”. “L'esplosione della fortuna commerciale della ditta Anemone – continua – era strettamente dipendente dal rapporto con Balducci (…). Questo rapporto gli garantiva il mantenimento della posizione di preminenza nell'aggiudicazione degli appalti pubblici”. Zampolini riassume anche la vicenda legata all'appartamento di Bertolaso: “Anemone mi disse che cercava un appartamento. L'ho aiutato a trovarlo. Se non sbaglio fu consegnato un acconto iniziale di alcuni mesi. Diego (Anemone, ndr) mi diede i soldi in contanti (…), successivamente il proprietario si rivolgeva a me per avere il pagamento dei canoni (…) e alla fine, a causa dei lunghi ritardi nei pagamenti, s'è determinato a risolvere il contratto. (…) Era intorno al 2005/2006 (…) se ricordo bene il canone era di 1.500 euro al mese”. Su di Di Pietro racconta che Balducci “affermava di non condividere il suo stile”, che definiva “irruento e impetuoso”, e “non lo presentò in Vaticano”, come l'ex ministro gli avrebbe chiesto. L'architetto ricostruisce anche la vicenda di Ercole Incalza, funzionario del ministero per le Infrastrutture, anch'egli coinvolto nell'acquisto di un appartamento che, Zampolini, dice di aver contribuito a pagare, con i soldi di Anemone.

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