sabato 10 luglio 2010

L´Aquila, gli affari immobiliari del vescovo "Una srl della Curia per ricostruire"

L´Aquila, gli affari immobiliari del vescovo "Una srl della Curia per ricostruire"
ANTONELLO CAPORALE
29 GIUGNO 2010, LA REPUBBLICA

Monsignor D´Ercole: "Ma ora lascio la presidenza, non voglio grane"

Al lavoro una task force di ingegneri, e architetti. "Basta piangersi addosso, i soldi ci sono"
La nota dopo la bufera giudiziaria Ristrutturazione in vista per evitare nuovi scandali

L´AQUILA - «Aspettano i soldi, ma se non c´è il seme...». Il seme. Un´idea, un piano di rinascita, un progetto di ricostruzione. La classe politica aquilana non ce l´ha, la Chiesa sì. Idee chiare, cioè un master plan, e strumenti innovativi per un vescovo: una società privata, una srl, con il compito di costruire e vendere, chiedere finanziamenti e concederne. Lottizzare, espropriare, partecipare ad affari con altre società, ricevere naturalmente contributi statali, anche utilizzando l´istituto della concessione, e - insomma - erogare servizi di "global service".
Nata tre giorni prima di Natale dell´anno scorso "Aquilakalo´s srl" ha un capitale sociale di diecimila euro, la sede presso la Curia arcivescovile e un presidente del consiglio di amministrazione che è il vescovo ausiliare della città: Giovanni D´Ercole. Nel consiglio un giovane sacerdote e un imprenditore locale. D´Ercole è il rappresentante del Vaticano inviato a L´Aquila per garantire alla Chiesa la presenza attiva nella ricostruzione della città, opera che non è stata ritenuta alla portata dell´arcivescovo titolare, l´anziano Giuseppe Molinari.
E D´Ercole ci sta riuscendo. Ogni giorno i suoi uffici sfornano progetti e piani di investimento. Indicano aree su cui costruire, terreni da preservare. È un vescovo del fare: «Ho ancora tredici milioni da spendere, sono soldi della Caritas, e il municipio non mi spiega, non indica dove, non mi dà la possibilità di investirli per il bene della comunità. Ho dato un ultimatum: entro giugno devono darmi le autorizzazioni, altrimenti li rimando via». Nel master plan che la Curia sotto la sua direzione ha prodotto (Piano strategico di restauro e rifunzionalizzazione del centro storico) le idee fondanti della rinascita sono stese attorno ad assi strategici e gli interessi ecclesiastici delineati con chiarezza. «Quasi tutto il patrimonio artistico è nostro». Chiese e monumenti, ma anche negozi, e case, e terreni. Dunque e perciò: lottizzazioni e investimenti.
D´Ercole è giovane, a suo agio con la tv (ha condotto per anni in Rai un programma religioso) e le pubbliche relazioni. Ora il grande passo: l´attività immobiliare complessiva, un´attività quasi commissariale in una città ancora stordita. Le carriole a testimoniare la protesta dei residenti per l´inerzia della classe politica, i puntellamenti a fotografare uno stallo incomprensibile. È questo il clima che consiglia alla Curia di far da sola, avanzare anziché attendere. Una srl con cui prendere le misure dei progetti e tenerli nelle proprie mani. La società del vescovo. «Non è così, mi sono dimesso». Dimesso? Dalla visura camerale non risulta, fino a tre giorni fa era lei il presidente. «Da domani non lo sarò più». Domani vedremo. «Solo tre mesi sono stato alla guida (sei, secondo le visure, ndr) e non ho intenzione di ritrovarmi impelagato tra due o tre anni in qualche cosa».
La Curia adesso ha sede in un´area industriale, come una linda fabbrichetta della periferia abruzzese. Al pian terreno si opera per il bene comune. È un open space: «Venga, le mostro il nostro grande ufficio tecnico». Geometri, ingegneri, architetti. Sviluppo edilizio, piani di recupero, restauri, ma anche valorizzazioni fondiarie, piani urbanistici. Preghiere e mattoni. Al primo piano c´è lui, D´Ercole: «Sa quanta gente è passata in questa stanza offrendomi sponsorizzazioni?». Si riferisce a imprenditori che si proponevano alla chiesa per prendersi cura, gratuitamente, dei suoi edifici di culto? «Uno scambio: io ti offro questo e tu un domani mi dai quest´altro. Ma non si può fare. Ci sono le gare d´appalto, massima legalità e trasparenza. Così ci siamo dotati di questa società di servizi, consigliati da persone competenti. Anche altre diocesi lo fanno». Non s´era mai visto un vescovo a presiedere una srl. «Io mi dimetto, lascio». Lascia a chi? «A un sacerdote. È chiaro che il controllo resta qui dentro. Adesso ci stiamo specializzando nella diagnostica ingegneristica».
Idee avanzate. «Tre miliardi e mezzo, ed è una cifra sottostimata, la valutazione dei nostri beni da ricostruire. È una bella cifra a cui noi dobbiamo rispondere con efficienza e puntualità». Profilo da imprenditore: «Oggi L´Aquila è una città conosciuta in tutto il mondo. È un´occasione pubblica che dovremmo raccogliere al volo invece di piangerci addosso. Stiamo divenendo antipatici con la richiesta quotidiana di aiuti, i soldi ci sono ma servono prima le idee".
I semi della Curia sono raccolti in cento pagine. E il sindaco dell´Aquila? «Fa troppe cose: la maggioranza e l´opposizione. L´uno e il suo doppio. Dovrà scegliere: o di là o di qua». Fin troppo chiaro. La Chiesa corre, il vescovo prega e promette opere di bene. Si prenderà cura delle anime e anche del resto. Per l´appunto, un global service.

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