domenica 11 luglio 2010

La Chiesa belga in rivolta: «Nessun legame con Dutroux»

l’Unità 8.7.10
Pedofilia. Dopo il sequestro di due cd-rom sul mostro di Marcinelle Interrogato per 10 ore il cardinale Danneels
La Chiesa belga in rivolta: «Nessun legame con Dutroux»
di Marco Mongiello

La Chiesa belga al contrattacco dopo la diffusione della notizia che tra il materiale sequestrato all’arcivescovado ci sarebbero state le foto dei cadaveri delle vittime del mostro di Marcinelle: nessun legame con Dutroux.

La chiesa belga non ha nessun legame con il caso Dutroux, il mostro di Marcinelle arrestato nel 1996 dopo aver rapito e violentato sei ragazzine, uccidendone quattro.
Ieri la conferenza episcopale del Paese ha reagito con una nota indignata alla notizia, divulgata dal quotidiano fiammingo Het Laatste Nieuws, secondo cui tra il materiale sequestrato all’arcivescovado lo scorso 24 giugno ci sarebbero anche le foto dei cadaveri mutilati di Julie e Melissa, le due piccole vittime del pedofilo.
In realtà, ha spiegato il comunicato, si tratta di due cd-rom contenti il materiale del processo Dutroux, già in possesso di giornalisti, politici e altre personalità del Belgio e inviati alla chiesa da una fonte nota ma non rivelata. La stampa locale ha comunque ricostruito che la fonte sarebbe il mensile satirico britannico The Sprout, che nel 2004 avrebbe inviato una copia dei cd-rom all’arcivescovado di Bruxelles per ottenere un com-
mento su una teoria infondata che legherebbe le gerarchie ecclesiastiche al caso del mostro di Marcinelle.
La chiesa belga, dopo essere stata per una giornata al centro delle polemiche e dei sospetti più atroci, ieri è passata al contrattacco puntando il dito contro l’uso strumentale delle rivelazioni alla stampa.
«Sarebbe veramente disdicevole si legge nella nota se un’informazione, che è sotto il segreto professionale e sotto quello dell’istruttoria, fosse stata volontariamente comunicata alla stampa da una persona coinvolta nell’inchiesta allo scopo di creare sensazionalismi». Una decisione che «non contribuirebbe alla serenità dell’inchiesta», hanno aggiunto i vescovi del Belgio, ribadendo la loro disponibilità a «collaborare con la giustizia», ma di voler rispondere «agli inquirenti piuttosto che agli articoli di stampa».
LA POLEMICA
L’avvocato dell’arcivescovado, Fernand Keuleneer, ha inoltre inviato una lettera alla Giustizia chiedendo se le informazioni comparse ieri sul giornale fiammingo provengono «da persone incaricate dell’inchiesta», il «perché sono state rese pubbliche» e «come» i documenti siano finiti negli archivi ecclesiastici.
Anche se smentito il caso ha comunque ripiombato il Belgio negli incubi del passato, riaprendo vecchie ferite e creando un legame tra gli eventi di quindici anni fa e l’attuale scandalo pedofilia della chiesa cattolica.
«Per 24 ore si è creduto che tra i due casi ci fosse una relazione e questo deve essere stato molto doloroso per i genitori delle vittime», ha commentato all’Unità Dirk Depover, direttore della comunicazione dell’associazione antipedofilia «Child Focus», creata nel 1998 dal padre di una delle vittime di Dutroux, la piccola Julie Lejeune. Anche se, ha aggiunto Depover, è «proprio con il caso Dutroux che in Belgio sono cambiate molte cose riguardo alla pedofilia, sono state aggiornate le leggi e si è creata una nuova sensibilità».
Non è un caso che proprio qui sia stata lanciata l’inchiesta per pedofilia più vasta e più severa contro la chiesa che ha fatto infuriare il Vaticano.
Martedì la polizia giudiziaria di Bruxelles ha interrogato per oltre 10 ore l’ex primate del Belgio, il cardinale Godfried Danneels. Dal momento che l’ecclesiastico ha 77 anni all’interrogatorio ha partecipato anche un medico legale, ha riferito ieri il portavoce della procura di Bruxelles, Jos Colpin, smentendo le voci secondo cui l’ex capo della chiesa belga si sarebbe sentito male. Gli inquirenti hanno anche fatto sapere che per il momento il cardinale non è iscritto nel registro degli indagati, ma potrebbe essere riascoltato dai magistrati «alla fine della fase istruttoria». L’inchiesta però non è che all’inizio, ha fatto capire il portavoce. Dopo il sequestro del materiale dell’arcivescovado e dei 475 dossier contenenti le denunce delle vittime alla commissione della conferenza episcopale sugli abusi, ha spiegato Colpin, «ci vorrebbero delle settimane o addirittura mesi per analizzare l’insieme dei documenti».

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