sabato 13 settembre 2008

La Guzzanti sotto inchiesta per la satira su Ratzinger

La Guzzanti sotto inchiesta per la satira su Ratzinger

La Repubblica del 11 settembre 2008, pag. 1

di Curzio Maltese

Per quanto volgare, la satira riesce a esserlo sempre meno del suo bersaglio, il potere. Arriva la notizia che Sabina Guzzanti è indagata dalla Procura di Roma perle frasi sul Papa alla manifestazione di piazza Navona. Non staremo a ripetere quanto poco ci siano piaciute le allusioni di Sabina alla presunta vita sessuale di Joseph Ratzinger.

U n’offesa all’intelligenza dei manifestanti e al talento della Guzzanti. Ma, con tutto questo, che senso ha processare la satira, in democrazia? La satira, diceva il caro Sergio Saviane, è figlia di primo letto della critica. Processare il diritto di satira è sempre stato il primo passo per abolire di fatto il diritto di critica.



La notizia della possibile incriminazione dell’attrice pone anche una questione paradossale. Più o meno questa: per la giustizia italiana l’Italia è meno importante del Vaticano? La procura di Roma ha infatti giustamente archiviato gli insulti rivolti nella stessa occasione da Beppe Grillo al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non li ha trovati abbastanza volgari. Per di più erano indirizzati «soltanto» alla prima carica istituzionale della repubblica. Altro peso, altra misura, per le parole della Guzzanti sul papa, volgarissime e criminali. Perché? E’ davvero curioso il modo di ragionare di certi magistrati. Diciamo la gran parte dei magistrati, quelli di cui si discute poco o nulla. Quelli che non si mettono in testa l’insana idea di applicare la legge uguale per tutti, ma si limitano ad applicare la costituzione materiale che protegge i potenti e umilia i poveri cristi. Poiché il papa non è per l’appunto un «povero cristo», per luivale una legge speciale. Si può offendere perfino il presi- dente, come ha fatto Grillo, dipingendolo come un don Abbondio pronto ad approvare per pavidità qualsiasi porcheria incostituzionale proposta da don Rodrigo Berlusconi. Questa è satira. Ma se si insinua che il papa possa essere omosessuale, peraltro non (ancora) un reato, allora si finisce sotto processo. In virtù del Concordato, questo catafalco fascista riverniciato da Craxi venticinque anni fa, che garantisce al Papa più rispetto del presidente della repubblica, allo Ior più segretezza delle banche svizzere e alla Chiesa più soldi della «casta».



All’autorizzazione a procedere contro Sabina Guzzanti manca soltanto il benestare del ministro della Giustizia, Alfano. A occhio e croce, la concederà. Il Paese è ormai pronto per i processi alle streghe. Dopo gli avvincenti dibattiti di questi anni sull’unità d’Italia (un errore?), sul fascismo (era male o no?), sulla morte cerebrale (è vera morte?), il ritorno alla Santa Inquisizione era prevedibile. Per il prossimo futuro aspettiamo tutti con ansia che si riapra la questione di Galileo (siamo sicuri che la terra gira intorno al sole?) e sull’anima delle donne, che fu concessa soltanto dal concilio di Magonza e con appena due voti di maggioranza. Nel frattempo possiamo contentarci dell’abolizione di fatto del diritto di satira sulla Chiesa. Non sarà un problema, all’inizio dell’anno scolastico, cancellare dai programmi la Divina Commedia e l’intera opera di Dante, grondante disistima nei confronti delle autorità cattoliche.

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