sabato 13 settembre 2008

L’occupazione vaticana del potere politico

L’occupazione vaticana del potere politico

L'Opinione del 9 settembre 2008, pag. 1

di Alessandro Litta Modignani

Alla elezioni del 2006, quando vennero annunciate le candidature di Luigi Bobba e Paola Binetti nelle liste dell’Ulivo, Daniele Capezzone disse che il Vaticano aveva lanciato un’Opa sul 100 per cento della politica italiana. Era sembrata solo una delle tante battute efficaci dell’allora segretario dei Radicali, ma oggi si comprende la portata reale dell’offensiva in corso contro lo Stato di diritto, laico e moderno. Il Vaticano non si accontenta più di avere un proprio spazio, per quanto privilegiato, come nel recente passato. Ora vuole tutto il “piatto”, e per ottenerlo punta a occupare l’intero arco dello schieramento politico, con esponenti di stretta osservanza collocati nelle posizioni-chiave. C’è bisogno di nuovi cattolici nella politica italiana, ha detto infatti Benedetto XVI durante la sua visita in Sardegna. Un modo per dire che i cattolici alla vecchia maniera non bastano più. I cattolici liberali nell’800 avevano fatto il Risorgimento, contro la Chiesa stessa; i clerico-fascisti avevano spinto alla conciliazione, attraverso il Concordato; i cattolici democratici avevano fatto la Repubblica, con la Democrazia cristiana; i catto-comunisti avevano “coperto” a sinistra durante gli anni della contestazione e del compromesso storico.

Oggi nessuno di costoro è funzionale al disegno egemonico del Vaticano. Nel terzo millennio servono cattolici di tipo nuovo, antropologicamente privi di senso dello Stato, “laici” solo in quanto non sacerdoti, ma - al pari dei sacerdoti - fedelmente allineati alle posizioni della Chiesa, vincolati all’obbedienza e pronti a corrispondere agli impulsi delle gerarchie. Militanti della Chiesa, insomma, mandati in missione non nel terzo mondo, ma su un fronte di lotta particolarmente importante e delicato: lo Stato italiano. Al momento della formazione del governo Berlusconi, avevamo previsto che la pesante penalizzazione di esponenti integralisti avrebbe contrariato la Chiesa e che il Vaticano avrebbe presentato il conto: è accaduto domenica, in Sardegna. Joseph Ratzinger non è certo tipo da farsi intortare a pacche sulle spalle. Esige da Berlusconi contropartite precise, cioè uomini di sua fiducia in posizioni di potere.

E soprattutto divieti su divieti, per rafforzare la presa di controllo su una società sempre più secolarizzata e sempre meno preda delle ataviche paure su cui si fonda il potere sacerdotale. Per questo “c’è bisogno di nuovi politici cattolici”: perchè i cattolici, in Italia, sono sempre meno, come dimostrano le statistiche. Naturalmente tutti, a destra e a sinistra, si sono precipitati a dire che il Papa ha ragione. Per primo Berlusconi, che si è detto pronto a difendere la “libertà di parola” del Papa. A dire il vero, il problema italiano è semmai l’opposto: chi è rimasto a difendere la laicità dello Stato? Gianni Letta, braccio destro di Silvio, fuga anche gli ultimi timori: “Santità, non ci è sfuggito il suo messaggio”. Ecco finalmente un esempio di “sana laicità”.

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