sabato 13 settembre 2008

Sarah, un vicepresidente in missione per conto di Dio

Sarah, un vicepresidente in missione per conto di Dio

Il Riformista del 10 settembre 2008, pag. 5

di Anna Momigliano

Chiede ai suoi di pregare per la costruzione di un oleodotto da 30 milioni di dollari. Prende il tè insieme al leader di un gruppo che si chiama «Jews for Jesus». E, almeno a sentire il suo ex pastore, ha il dono di parlare direttamente con Dio, in lingue sconosciute agli uomini.

A metterla così Sarah Palin sembrerebbe più una santona, che a una candidata alla vicepresidenza. E probabilmente a John McCain la tentazione di vedere nella sua novella numero due un dono del Signore sarà anche venuta: la candidatura di Sarah Palin è fruttata la raccolta di dieci milioni di dollari in soli tre giorni; e secondo un sondaggio di Washington Post/ABC News reso noto ieri, il ticket repubblicano godrebbe di un vantaggio di dodici punti tra le elettrici bianche, presumibilmente grazie alla governatrice. Il sondaggio dava Obama e McCain testa a testa.



Ma sul passato di Sarah Palin vengono lanciate accuse che lasciano pensare non sia proprio una santa. Un’inchiesta del Washington Post sostiene che la governatrice dell’Alaska avrebbe incassato dei rimborsi illeciti: l’accusa è di avere ricevuto la diaria di trasferta prevista per i governatori fuori sede, anche per le 312 notti trascorse nella sua abitazione di Wasilla. Totale? Poco meno di 17 mila dollari. Non molto, ma è pur sempre un brutto colpo per una candidata che si è sempre presentata come una outsider, per giunta paladina della trasparenza.



Quanto all’immagine di santa donna, questa invece Palin non se l’è creata da sola, anzi probabilmente ne avrebbe fatto a meno. Lei ha sempre tenuto a presentarsi come una "social conservative", una puritana delle questioni etiche (aborto, educazione sessuale eccetera). Ma finora ha sempre cercato di tenere privata la sua fede - e probabilmente per una buona ragione.



Due giorni fa invece il suo ex pastore, il pentecostale Tim McGraw, ha ben pensato di gettare la religiosità della governatrice in pasto ai media. Il reverendo ha rilasciato alla Cnn un’intervista che ha messo non poco in difficoltà lo staff della campagna repubblicana.



In primis perché la governatrice ha finora fatto il possibile per sviare l’attenzione dalla sua (ex?) fede pentecostale, una denominazione evangelica "bora again" che fino a pochi decenni fa era guardata con molto sospetto anche dal resto della destra cristiana: non a caso Palin aveva deciso di abbandonare la chiesa pentecostale Assembly of God nel 2006, proprio a ridosso della sua elezione a governatore. Ha scelto una chiesa protestante senza denominazione, e meno controversa.



E poi perché le dichiarazioni del reverendo McGraw avrebbero messo in imbarazzo chiunque. Il pastore ha raccontato che la governatrice Palin ha continuato a visitare di tanto in tanto l’Assembly of God. Come quella volta che chiese a tutti di pregare per la costruzione di un oleodotto: «Il volere di Dio è unire il popolo e le compagnie nella costruzione della pipeline» ha detto. Oppure lo scorso 17 agosto, quando si è unita ai Jews for Jesus, gruppo evangelico dedito alla conversione degli ebrei e secondo cui gli attentati palestinesi contro Israele sarebbero una punizione divina. Una teoria molto amata anche dal televangelista Pat Robertson, che tentò invano di essere candidato alla vicepresidenza repubblicana nel 1988: oggi Robertson sostiene che Ariel Sharon e in coma per punizione divina (la causa sarebbe il ritiro da Gaza) e ha più volte chiesto ai suoi di pregare per la morte di Hugo Chavez.



Dulcis in fundo, il reverendo McGraw ha lasciato intendere che, come gli altri membri della sua chiesa, anche Sarah Palin avrebbe il dono di «parlare con Dio in una lingua che solo Egli comprende». La glossolalia, ovvero il parlare per fonemi che somigliano a una lingua ma privi di senso compiuto, ha un valore mistico per i pentecostali. Secondo alcuni psichiatri, è indice di schizofrenia. Secondo altri però è uno strumento per sfogare la tensione: pare che Tolkien fosse un grande estimatore di questa tecnica.

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