martedì 9 settembre 2008

Spagna, cambia la legge sull'aborto. Protesta la Chiesa: «Scelta triste»

Corriere della Sera 6.9.08
Il governo vuol rendere l'interruzione di gravidanza libera fino al 4˚ mese
Spagna, cambia la legge sull'aborto. Protesta la Chiesa: «Scelta triste»
di Mario Porqueddu

Il prefetto per la Dottrina della Fede, cardinal Levada: «L'aborto non è solo una questione politica: tocca le radici dell'uomo»

MADRID — Nel 2006, centomila donne spagnole hanno abortito. I dati del ministero della Salute dicono che nel 96% dei casi l'interruzione di gravidanza è stata motivata da un medico con il «rischio per la salute psichica della madre». In Spagna non è previsto che una donna interrompa la gravidanza perché ha deciso di non mettere al mondo un figlio. Giovedì il governo di Madrid ha annunciato che alla fine del 2009, o al più tardi all'inizio del 2010, entrerà in vigore una nuova legge sull'aborto. Ieri la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega ha spiegato che «l'attuale normativa è superata dagli eventi e in parte può risultare ambigua ».
L'aborto in Spagna è entrato nel dibattito pubblico nel 1979, quando undici donne finirono davanti a un giudice a Bilbao per aver interrotto la gravidanza. Furono assolte, il tribunale decise che avevano agito in base a «una necessità sociale». Sei anni più tardi, nel 1985, fu approvata la legge che regola tuttora la materia e depenalizza l'aborto in tre casi: se la gravidanza è frutto di violenza sessuale (con un limite fissato entro 12 settimane), se si individuano «gravi tare fisiche o psichiche» nel nascituro (entro 22 settimane, previo parere di uno specialista) o se c'è un «grave pericolo per la vita o la salute psichica della madre » (senza limiti di tempo, ma dietro parere medico vincolante). Nei fatti, però, capita che il trattamento per chi affronta l'aborto cambi da regione a regione — con casi come quello della Navarra, dove non c'è neanche un medico disposto a praticarlo —, e che si possano giustificare con «rischi psichici» anche interruzioni di gravidanza tardive, fino al sesto o al settimo mese. Cosa che per qualcuno equivale a negare i diritti dei prematuri. La maggioranza degli interventi, infine, avviene in cliniche private.
Il governo socialista di Zapatero vuole cambiare. Il ministro dell'Uguaglianza Bibiana Aìdo ha detto che la nuova legge dovrà incorporare «il meglio del panorama internazionale in materia», e tutelare «diritti fondamentali e sicurezza delle donne e dei medici». L'idea, secondo le indiscrezioni riportate dai principali quotidiani, è di consentire alle donne di abortire senza bisogno di giustificazioni entro le prime 14 o 16 settimane. Mentre interrompere la gravidanza dopo la ventiduesima o ventiquattresima settimana diventerebbe più difficile, a meno di gravi evidenze mediche. È stato formato un comitato di esperti che affiancherà i membri del Parlamento chiamati a elaborare le norme. Ne fanno parte giuristi, ginecologi e tecnici di vari ministeri. «È una squadra di abortisti, vicina ai socialisti» scriveva ieri El Mundo, che ha dato voce alle perplessità del Partito Popolare, pronto a opporsi, e a quelle dei collettivi femministi, rimasti fuori dall'organismo tecnico. Protesta anche la Chiesa. «Sono intristito — ha detto il prefetto della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede, cardinale William Levada —. L'aborto non è questione meramente politica, ma anche religiosa, culturale, sociale, tocca le radici dell'essere umano». Il governo ha assicurato che la futura legge «sarà frutto del maggior consenso possibile e di un dibattito completo, ragionevole, senza dogmi o posizioni preconcette. Nel solco della Costituzione ».

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