sabato 13 settembre 2008

Vergassola: Sabina, io ti salverò...

l’Unità 12.9.08
Vergassola: Sabina, io ti salverò...
di Toni Jop

SATIRA Non abbiamo badato a spese e abbiamo assunto per Sabina Guzzanti un principe del foro: il professor Dario Vergassola. Egli ci ha esposto la sua linea difensiva da opporre all’ipotesi di reato: ha offeso il Papa oppure no? Leggete...

L’è un lovo, l’è un fogo, l’è un zogo? (Lupo, fuoco, gioco). Scegliere bene, perché dipende tutto dalla risposta. Quando, rilasciando il diaframma ipercompresso come la libertà da questi tempi grigetti, disse al microfono in piazza Navona che il Papa, una volta defunto, sarebbe stato tormentato da «diavoloni frocioni e attivissimi», Sabina Guzzanti commise un reato oppure no? La notizia, secondo noi che non siamo tecnici del diritto, sta nel fatto che il paese sia messo nelle condizioni di affrontare un interrogativo posto esattamente in questi termini. Ovvio che che un magistrato la sa più lunga di noi, ma certo sarebbe strano che Sabina finisse condannata per questioni e proiezioni satiriche che comunque hanno a che fare con una eventuale aldilà. In Italia accade di tutto, specie adesso. Preoccupati, abbiamo chiesto a persona seria e posata, esperta e mentalmente affidabile di rappresentare e difendere gli interessi di Sabina Guzzanti, un avvocato d’ufficio per lei, forte e fragile insieme, furente e insieme gentile. Voi a chi vi sareste rivolti? Noi al professor dottor Dario Vergassola, impagabile, in tutti i sensi.
Allora, dottor Vergassola, lei crede che ci sia spazio per uscirne con la fedina penale pulita, oppure questa volta ci sporcano Sabina?
«Una cosa per volta, prego. Intanto prendiamo in esame la frase incriminata; dunque, ecco: lei parla di “frocioni attivissimi”...Boh! Espressione senza senso, al fondo, poi vediamo. Ma intanto, occorre qui definire la proiezione spazio-temporale cui la nostra assistita ha fatto ricorso. Dice: dopo la morte. Non voglio giocare d’astuzia, né dribblare la giurisprudenza in materia, tuttavia...».
Tuttavia che?
«Ecco non mi risulta, non ci risulta che qualcuno sia tornato indietro da laggiù per dirci come va o in compagnia di chi se la sta passando, se sia finito all’inferno piuttosto che altrove. Mancando una consuetudine concreta, manca un riferimento almeno plausibile di dove possa finire un Papa, una volta che ci ha dolorosamente lasciati su questa terra...».
La seguo. Ma dove porta il suo ragionamento?
«Vede, se non esiste un campo accertato governato da regole particolari di decoro e decenza unanimemente riconosciuti, così come accade dopo la morte, visto che non ne abbiamo testimonianza, non si può nemmeno sostenere che si commetta un reato attribuendo a un Papa, dopo il decesso, una sorte, una compagnia, piuttosto che un’altra».
Quindi, il reato non sussiste, giusto?
«In linea di principio mi pare evidente. Se avesse detto, Sabina, che dopo morto Papa Ratzinger sarebbe finito in una discoteca, una discoteca infernale. Chi avrebbe potuto smentirlo? Chi avrebbe potuto prendere in esame quella discoteca come motore ipotetico di un reato? Chiediamoci anche perché qualcuno avrebbe potuto intraprendere questa strada sotto il profilo giuridico...».
Lei è un genio, dottore. Ma c’è questa questione legata alla parola “frocioni”. Che ne dice? Qualcuno può non gradire...
«Certamente: la definizione non è solo desueta, ma anche talmente nulla-dicente da risultare un banale relitto di archeologia verbale. Nel caso, tuttavia, la si voglia intendere a ogni costo come “contundente”, è del tutto chiaro che ogni ipotesi di risentimento vada comunque attribuito e riconosciuto a chi, infelicemente ed erroneamente si senta male rappresentato da questa definizione. Quindi non certamente il papa da vivo, men che meno una volta defunto. Quel che accadrà in seguito, come abbiamo visto, non è dato di sapere. L’aldilà non è comunque un salotto e non è regolato dalle norme della buona creanza, neanche dalla moglie di Rutelli, chi ha notizie diverse è pregato di farsi avanti...».
Speriamo bene. Poi, forse, benché la giurisdizione non sia mediamente incline ad attribuirgli un ruolo decisivo nelle ipotesi di reato, esiste un contesto...
«Certo: da una parte e dall’altra. Cioè: sia dalla parte dell’ipotetico atto criminoso, sia dalla parte dello sguardo che sintetizza una ipotesi di reato inclinando la legge in direzione di quella che si definisce la “sensibilità dei tempi correnti”...».
Madonna, che difficile...
«Meno di quel che si pensi. Infatti, si può facilmente osservare come l’attenzione e la credibilità siano tributate oggi maggiormente a ciò che sostengono gli autori satirici piuttosto che a ciò che dicono i rappresentanti della politica. È un fatto oppure no, in questo paese?».
Eccellenza, lei è un vero principe del foro...
«Prenda appunti, invece. È vero o no che si tende oggi in Italia a prendere sul serio ciò che dicono i satirici e per niente quel che dicono i politici?».
Sarà vero, anche. Ma questo cosa comporta?
«Comporta che viene chiesto ai satirici di rispondere seriamente dei loro giochi, mentre non si chiede per nulla ai politici di rispondere delle loro affermazioni, promesse etc. etc...Permetta, devo andare, la salveremo».

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