martedì 21 aprile 2009

Funerali di Stato e laicità. I riti del lutto collettivo

Corriere della Sera 17.4.09
Funerali di Stato e laicità. I riti del lutto collettivo
Risponde Sergio Romano

Ricordo che l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana dice testualmente: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Le chiedo quindi: a chi spettava la decisione di far celebrare i funerali di Stato delle vittime del sisma dell’Aquila al cardinale Tarcisio Bertone? La decisione viola palesemente l’articolo 3, impedendo che tutti i cittadini possano sentirsi parimenti rappresentati come si conviene a uno Stato effettivamente laico. La scelta, al contrario, ne privilegia alcuni e ne discrimina molti altri. I funerali di Stato devono essere laici e, a seguito di questi, ogni famiglia può decidere se e come celebrare un rito che soddisfi la propria fede, religiosa o laica che sia. Dato il ripetersi gravissimo di queste imposizioni tutt’altro che democratiche, sarebbe il caso che si avesse il coraggio di modificare davvero quella Costituzione partendo proprio dall’articolo 3 e accettando la realtà che vede il nostro come uno Stato confessionale che non considera affatto i cittadini tutti uguali, perché alcuni sono più uguali di altri.
Enrico Bonfatti

Caro Bonfatti,
Potrei risponderle che l’Italia è stata laica sol­tanto per qualche de­cennio fra l’Unità e il 1929, vale a dire negli anni in cui gli uomini pubblici sfidava­no la scomunica pur di resta­re fedeli all’indipendenza dello Stato che stavano co­struendo. Non è più laica dal momento in cui, nel 1929, firmò con la Santa Sede un trattato (il Concordato) che garantisce alla Chiesa un ruo­lo privilegiato nella società nazionale e le affida alcune funzioni ufficiali. Da allora, il problema italiano non è la separazione fra Stato e Chie­sa, ormai impossibile, ma il rapporto di forze tra i due fir­matari del Trattato. Vi è sta­to un periodo, durante il fa­scismo, quando lo Stato poté usare la Chiesa, entro certi limiti, per rafforzare se stesso e conquistare maggio­re consenso. Vi è stato un se­condo periodo, dopo la fine della Seconda guerra mon­diale, quando la Chiesa di Pio XII cercò di fare dello Sta­to, nelle questioni etiche, l’esecutore della sua volon­tà.
Vi è stato un terzo perio­do, fra gli anni Sessanta e Ottanta, quando la società strappò ai governi alcuni di­ritti che la Chiesa considera­va contrari ai suoi insegna­menti. E stiamo attraversan­do una fase, infine, in cui la politica, chiunque governi, è troppo debole per resiste­re alle offensive della Chie­sa nelle questioni a cui que­sta attribuisce grande im­portanza.
Detto questo, caro Bonfat­ti, è difficile immaginare che l’Italia, anche senza i vincoli del Concordato, possa essere laica nel senso che lei sem­bra attribuire alla parola. Il cristianesimo romano, per noi, non è soltanto una reli­gione. È la forma concreta­mente assunta, nel corso dei secoli, dalla spiritualità italia­na. È il titolare dei riti e delle liturgie con cui scandiamo la nostra vita quotidiana e cele­briamo i momenti fonda­mentali dell’esistenza. Vi è una parte della società italia­na che ha cercato di elabora­re liturgie alternative a cui ciascuno di noi può libera­mente ricorrere. Ma temo che un grande funerale laico nella piazza d’Armi dell’Aqui­la per le vittime del terremo­to sarebbe stato una ridicola scopiazzatura e non avrebbe soddisfatto nemmeno i mol­ti agnostici che hanno parte­cipato alla messa del cardina­le Bertone. È possibile essere laici e liberali senza ignorare i sentimenti e le tradizioni della maggior parte della so­cietà in cui viviamo. La Fran­cia, ad esempio, è probabil­mente lo Stato più laico d’Eu­ropa. Ma la prima cerimonia a cui il generale de Gaulle prese parte dopo la liberazio­ne di Parigi nel 1944 fu un so­lenne Te Deum nella catte­drale di Notre Dame. E a nes­suno venne in mente che la Francia stesse rinunciando al principio della separazio­ne tra lo Stato e la Chiesa.

Nessun commento: