martedì 21 aprile 2009

Una Canossa vaticana per l´ambasciatore belga

La Repubblica 18.4.09
Il diplomatico che doveva presentare al Papa il documento del Parlamento ha atteso due settimane
L’anticamera dell´ambasciatore costretto a una "Canossa belga"
Parla il direttore dell´Osservatore Romano: "I veri problemi sono altri, l’Africa l’ha capito"
di Orazio La Rocca

CITTÀ DEL VATICANO - Una Canossa vaticana per l´ambasciatore belga. Ma con una variante peggiorativa. Se l´imperatore Enrico IV nel gennaio del 1077 per farsi ricevere da papa Gregorio VII fu costretto ad attendere davanti al castello di Canossa 3 giorni e 3 notti, al rappresentante del Belgio è andata peggio: per essere ricevuto dal «ministro» degli Esteri della Santa Sede (e non dal Papa) ha dovuto aspettare 2 settimane. Per presentare la nota di protesta votata dal suo Parlamento il 2 aprile scorso, il diplomatico ha dovuto attendere, infatti, fino a mercoledì 15. «Non è stato un ritardo casuale», si apprende Oltretevere, dove non si nasconde che «l´attesa è stata voluta e ponderata per meglio accentuare il disappunto della Santa Sede per il passo inconsueto, deplorevole e intollerante» fatto dai governanti belgi contro papa Ratzinger.
Canossa torna, dunque, a fare scuola in Vaticano? «E´ paragone azzardato, ma la tempistica di questa vicenda si può tranquillamente evincere dal comunicato della Segreteria di Stato», risponde il direttore dell´Osservatore Romano, lo storico Giovanni Maria Vian, secondo il quale «i veri problemi sono altri, e gli africani, contrariamente ai paesi occidentali, lo hanno capito benissimo». Il direttore addita, in particolare, «quel clima neocolonialistico che gli africani, proprio durante la visita del Papa, hanno notato negli atteggiamenti dell´Occidente sull´aids». Un atteggiamento provocato, a suo dire, «dal cortocircuito mediatico esploso intorno a una parola, preservativo, decontestualizzata dalla risposta data a una domanda di un giornalista, che ha oscurato tutto quanto Benedetto XVI ha detto in difesa dell´Africa». Quasi un black out ideologico, azzarda il direttore, il quale assicura pure che la Santa Sede non è contro l´Onu in materia di morale, ma solo contro «alcune agenzie che promuovono l´aborto come metodo contraccettivo e il condom come il solo mezzo per combattere il l´aids, come le grandi industrie vorrebbero fare in Africa». «Questo continente ha invece bisogno di ben altro», come ha detto il Papa durante la visita, chiedendo medicine gratis, aiuti, lotta a povertà, abbandono e sfruttamento; la fine delle guerre e degli armamenti. Quanto all´aids - ricorda ancora Vian - «il Papa ha parlato di sessualità responsabile, rispetto della donna, educazione, difesa dei più deboli. Ma di tutto questo niente è stato detto in Occidente per le polemiche sollevate artatamente intorno al preservativo. L´Africa non ha bisogno di essere invasa da condom». Ma il Papa sull´aids non è isolato? «Assolutamente no - conclude Vian - la sua posizione è condivisa da tanti studiosi, anche non credenti, ed ora anche da giornali come il Washington Post, il Guardian e Le Monde. Ma soprattutto dall´Africa. Non è quindi solo. Basta ascoltarlo».

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